Un brutto segreto di Enri Matisse

Suicida per non dover denunciare.

 Narra Alice Toklas che durante una delle sue prime cene in casa Gertrude Stein, la sacra scrittrice asseriva che fosse meglio il cibo tiepido in tavola e non bollente, mentre Alice indispettita asseriva che il cibo va mangiato caldo, arrivando al dunque che, il cibo andava servito bollente in tavola specie la minestra, e chi fosse contrario, poteva aspettare che si raffreddasse.
Quindi Gertrude servita la minestra bollente, per ripicca, comandante, volle che Alice leggesse un fogliettino scritto a matita come solea da sempre lei quando abbozzava qualcosa, fogliettino fitto fitto di parole. Era il ritratto intitolato ADA, il primo di una  lunga serie di ritratti pubblicati nell’opera: Geography and Pays. Alice Toklas restò affascinata della narrazione e imparò a mangiare la minestra tiepida impegnandosi a leggere ogni sera a tavola prima di cenare il piatto, leggere un nuovo ritratto in arrivo, trascritti tutti a mano su foglietti che Gertrude ogni giorno elaborava.

Foto: Alice B. Toklas (dietro) e Gertrude Stein

alice toklas

Per Alice Toklas quei ritratti erano lo specchio psicologico dei personaggi che animarono con loro due  la Storia del novecento in Europa, personaggi che avevano mansioni strategico/politiche precise,  quindi Agenti.
Sarebbe interessante mettere gli mani su quel tesoro, penso che ci spiegherebbe certi “giochi di ruolo sostenuti” da ognuno di loro, testo che non sono riuscito trovare in lingua italiana, scusando la mia ignoranza sul lessico inglese, ma ho le mie giuste motivazioni e scuse. Ma per la letteratura mondiale il modello Gertrude Stein ritrattista, descrisse i suoi agenti segreti come un pittore nell’eseguirne un  ritratto al committente senza farlo vedere se non ad opera finita.
I ritratti di Geography and Pays vanno considerati piccole opere d’arte della letteratura? Se si, in quei “ritratti”, l’artista avrà messo tra le ombre e pieghe il modo più sottile di informare i suoi adepti scoprendo in quella collezione letteraria il vero volto dei briganti che hanno stravolto la Storia d’Europa.

Vediamone uno: PATRICK HENRY BRUCE
(Dalla Biografia di Alice Toklas a pag. 116/117)ritratto Bruce di

“Cominciò così la lunga serie di ritratti. Gertrude Stein ha scritto i ritratti di pressoché tutte le persone da lei conosciute , e ne ha scritti d’ogni sorta e d’ogni stile.”
 prosegue:
“Bruce, Patrick Henry Bruce , fu uno dei primi e entusiasti allievi di Mantisse e ben presto fu in grado di dipingere piccoli Matisse, ma ciò lo lasciava infelice. Cercando di spiegare questa sua infelicità, disse una volta a Gertrude Stein: “Parlano tanto del dolore dei grandi artisti, della tragica infelicità e dei grandi artisti; ma dopotutto sono grandi artisti, si o no? Un piccolo artista ha tutta la tragica infelicità e i dolori del grande artista, e non è un grande artista.

Questa confessione denota il malessere di un Copista d’Arte che ha fatto la vera fortuna di Enri Matisse e produzione della sua collezione d’Arte immensa. Bruce resterà in ombra. In questo passo, Toklas annota che, molti, ma dico molti quadri di Enri Matisse non sono falsi agli occhi dell’Arte ma nemmeno suoi.

Patrick Henry Bruce è nato a Long Island, in Virginia. Studia a New York sotto William Merritt Chase (americano, 1849-1916) e Robert Henri (americano, 1865-1929), Bruce si trasferisce a Parigi nel 1903, dove rimase in servizio fino al 1936.

A Parigi, Bruce faceva parte dei circoli d’Avanguardia di Henri Matisse e importanti collezionisti americani come Gertrude e Leo Stein. Durante il periodo prebellico, assimilò la scuola di Matisse e Paul Cézanne che morirà tre anni dopo (1906). L Arte  ufficiale di Bruce sarà una combinazione di colori vivaci del fauvismo con la struttura rigida del cubismo e carezze sèsaniane. Nel 1912 Bruce conobbe i pittori modernisti Robert e Sonia Delaunay e sviluppò le proprie “Composizioni” astratte con colori audaci su modello del “cubismo orfico” dei due Delaunay. Nel 1917 Bruce iniziò a dipingere nature morte geometriche di ispirazione cubista, raffigurando forme a blocchi come cilindri, cubi e zeppe in una tavolozza di blu non modulati, verdi, lavanda e rossi. I “Forms”, come li chiamava Bruce, venivano regolarmente esposti a Parigi durante la sua carriera artistica, ma erano poco conosciuti negli Stati Uniti fino al 1965, quando furono inclusi in una mostra sul sincronismo alla Knoedler Gallery di New York.

Nel luglio del 1936 come tutti gli ebrei agenti, animatori, insurrezionalisti ed intellettuali, si trasferisce a New York per scampare al nazismo, vivendo con sua sorella nella East 68th Street. Soffrendo di malinconia e senso di isolamento, Bruce distrusse gran parte dei suoi dipinti nel 1933, inviando le opere sopravvissute al suo amico di lunga data Henri-Pierre Roché.  Si suicidò quattro mesi dopo.

Certamente per un pittore bravo che vede esposte le proprie opere acclamate al Maestro Enri Matisse, da una parte fa piacere, ma dall’altra, la coscienza si corrode sapersi protagonista di quella truffa mondiale e stare zitto. Chiederà a compenso un riconoscimento artistico per nutrirsi di gloria per tanto lavoro prodotto e meritato per la “causa”, ricevendo in cambio solo pochi spiccioli e qualche articoletto di fondo pagina nella riviste d’Arte. Tutto ciò fa certamente male, specie per uno come lui che ha falsificato anche la produzione d’Arte di Cèsanne, di Picasso e di chi sa quanti altri artisti impegnati sui fronti a combattere e morire. Ma la cosa peggiore penso sia stata nel vedere franare un disegno Cosmopolita di quelle proporzioni immense che ha avuto origine anche dalle sue mani. Vedere degenerare quel capolavoro strategico in pochi anni verso una prospettiva “Feroce”, “Bestiale”, “Fauve”, messa in piedi dal proprio maestro Matisse, impegnato a creare squadre d’assalto feroci per il controllo di tutti gli eserciti e stati del Mondo (Nuovo Ordine Mondiale) e vedere trasformare gli allievi in potenziali criminali senza scrupoli fino a farli diventare “bestie naziste”, il segno incisivo nella coscienza o subconscio o come volete chiamarlo, quello resta e rimane.

Patrick Henry Bruce esce di scena in punta di piedi distruggendo il proprio operato disonorato,  salvando solo il più amato, finendo nel cono d’ombra della Storia fino a quando il processo di indagine all’Arte del Novecento, FiloRosso riscopertolo, gli porge la palma d’oro che gli è stata sottratta, dono della Musa dell’Arte imprigionata, imbavagliata il nome in gloria a quel suo devoto.
La sua fu una storia d’Arte amara legata da un filo rosso sottile che attraversa : Henry Bruce, Robert Henri, Enri Matisse e Henri-Pierre Roché al quale lascia infine le opere scampate alla propria furia distruttrice. E’ un passaggio cosmico rilegato nel fondo cielo oscuro, agganciato ad un filo di Enry in Enri, in Enri in Enry fino arrivare ai nostri giorni in silenzio, senza fare rumore, lasciandoci a testimonianza il vero volto dei carcerieri dell’Arte profanata.  E dei suoi quadri segreti? Li sapreste riconoscere nella super collezione di Enri Matisse che annovera migliaia di quadri non suoi? E del secondo Maestro Cèsanne, quanti ne ha fatti e quanti sono i falsi in circolazione? lo vedremo.

Grazie Bruce, Patrick Henry Bruce di Long Island, ti sia riconosciuto il meritato  Onor in un altro articolo dedicato ai falsi Césanne.

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Note bibliografiche riprese dall’articolo di Sarah Cash, Emma Acker 29 settembre 2016 dal sito National Gallery of Art


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Poesia cosmca n. 24

Luna, rosa e cormorano
E’ la mia città ad ancorare il porto per non lasciarlo scappare,
lo vuole per ospitare le barche pirate che navigavano di notte,
e come meretrice mi piace stare seduta sulle ginochia dei pirati
inebriare di rum quelli che sanno raccontare fiabe di Spade.

I barcaioli che pescano pesce con i cormorani s’inebriano
di rum giamaicano, e li ascolto sotto la grande Luna bianca;
anch’Ella s’inebria, ascolta con me e sogna; così mi narra
Masahiro Kuwana la twitter giapponese poetessa carina
che ha per icona una Luna una Rosa e un Cormorano.

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Poesia Cosm/orfica n. 15

Il paese muore.

 

Con la valigia in mano non saluta nessuno.

Il tramonto è veloce e sereno come ogni sera.

Due gabbiani ondeggiano al vento solitari

con l’unica bambina sotto che gioca sola;

ultima persona nata dall’intimo atto d’amore.

“Signore, anche lei se va… non torna più?…”

Le cade sulla fronte una goccia commossa dal cielo

la gabbinella lo conosce, sa che non tornerà.


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Enea archivio

Duchamp: Rose Selavy

Rebus: Dalì è qui e Rose Sèlavy più in la…

Teeny, Gala, l’ospite infimo è arrivato guardatelo!
Sventola dell’Arte la bandiera mai ammainata
Gli abbiamo promesso Roses e RRoses ha avuto.

Dal Porto sulla via dei roseti va a Cadaquès

pervenuto con spezie, droghe e funghi indios
liberate le bianche colombe, sollevatele dall’incarico,
sulla carrettiera andiamogli incontro cantando:

Quando mi prende tra le sue braccia 
Mi parla sottovoce, io godo la via in Roses
Lui mi parla con amour, parole d’ogni journ..”

…”Mon cœur qui bat”

La la, la la, la la
La la, la la, la  la
La la la la la la laaaa

rose è la via - rose

Porto ROSES e via Roses (Carrettiera Roses per Cadaquès)

Cadaques è il paese di nascita di Salvador Dalì il quale cede una casetta per la residenza estiva a Marcel Duchamp che la terrà per anni. Salvador Dalì si sposterà poco più in la in  Figueres.

sezione d oro - triangolo copia

Il Triangolo d’oro comincia a formarsi come anche la “Sezione Aurea” o Sesion d’Or.
Dipartimento para/militare delle Avanguardie franco/spagnole.

Maestro: “Scacco all’Alfiere”

Marcel_Duchamp

la partita continua ….”A Lei la mossa”


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Lingue d’Italia – introduzione

Dialetti Italiani:

Trovo questo articolo interessante come anche lo sviluppo che ne segue . Quindi lo reblog qui, da me. Per chi ama leggere solo i telegrammi e risposte telegrafiche e basta, farà fatica a seguirlo , ma per chi sa legge e comprendere ciò che si scrive, troverà questo blog divertente e istruttivo.

Complimenti all’autore e buona lettura


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Quanti sono i dialetti (dal greco διάλεκτος, dialektos, letteralmente “per mezzo della parola”, quindi il “parlare”) nel mondo?

A rigor di logica, la risposta dovrebbe essere la seguente: ci sono tante lingue e dialetti quante sono le persone al mondo. La mia non è una boutade provocatoria, ma un’asserzione corretta, da un certo punto di vista.

Infatti, mentre da una parte esiste una  lingua ufficiale per ogni luogo, ogni persona interpreta questa lingua in base al proprio background rendendola unica. Il cosiddetto “lessico famigliare”, descritto da Natalia Levi in un racconto del 1963.

 Il romanzo della Levi (in Ginzburg) descriveva dall’interno la vita quotidiana della propria famiglia, dominata dalla figura del padre Giuseppe. Il libro era la cronaca ironico – affettuosa della famiglia dal 1925 ai primi anni ’50, attraverso abitudini, comportamenti e soprattutto la comunicazione linguistica, da cui derivò il titolo.

Ora, mentre in molte parti del mondo i…

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Enea: Poesia Cosmica n.1

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Intingolo bianco

L’intimo o intimità, è un luogo prettamente
personale velato di pudori che amiamo
in quanto
cripta poetica ove le pulsioni
in moto ci traslano nell’immaginario
con soave potenza suadente.

Eppure riuscite bene nei verbi:
così il sapiente ama vagabondare
come gli stalloni eruditi su piste ove
furono condannati a morire con voi
in battaglie di lance e spade taglienti.

Narrate o intinte piume calamaie
poemi lucenti insanguinati. Orsù!
Testimone, canta ai bianchi crini
la via indicata da Pegaso Alato,
l’intrepido Unicorno reciso dal Cielo
per ciò che rivelò alle Arpe segrete
gli incantesimi i da non rivelare.


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Enea archivio

 

Marcel Duchamp gioca a scacchi

Questo RiBlog è’ nato da un incontro casuale fortunato che si è animato su Marcel Duchamp e gli scacchi, sua grande passione, come se avesse un nesso con l’Arte. Seguirlo, per chi si interessa di Arte delle Avanguardie, è divertentissimo ed istruttivo.

buona lettura

https://rebstein.wordpress.com/2019/05/02/marcel-duchamp-gioca-a-scacchi/


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Avatar di Antonio Devicientila Dimora del Tempo sospeso

La decisione è, apparentemente, radicale: a partire dal 1923 abbandonare le arti figurative per dedicarsi agli scacchi – in realtà Duchamp continua a praticare il pensiero, ma, diciamo così, allo stato puro, svincolato da qualunque fine espressivo o rappresentativo (“retinico” secondo una sua nota formulazione) – con indeflettibile coerenza egli continua la propria ricerca intellettuale.

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Man Ray: La quarta dimensione

 

REBUS

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Man Ray : La Quarta dimensione.

Rebus: Gioco enigmistico che richiede la ricostruzione di una parola o di una frase per mezzo di segni ( r. letterale ) o di figure ( r. figurato ).

Se l’enigma e il rebus superano (come in questi due casi)  il concetto stesso di chi lo ha idealizzato, gli artisti restano  esclusi a vita dalla soluzione. Le duue opere furono descritte e narrate senza soluzione nell’opera univa del “Poeta Invisibile” .
Le due istantanee riportate sotto, collocheranno il fotografo Man Ray nell’olimpo dell’arte moderna.  Quando ritorneremo sul tema della “Quarta Dimensione” queste due immagini verranno richiamate più volte avremo modo di capire come l’Arte sia una Entità suprema che utilizza gli artisti senza che questi vengano a conoscenza prima del scadenza sui segni mistici di cui sono portatori… “nemmeno dopo la morte”. 

Tipo: “E’ come un manico d’ombrello sopra una macchina da cucire avvolta da coperta sopra un tavolo di divisezione” Isidor Ducasse.

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Foto 1: Man Ray, ricostruzione di un rebus di Isidor Ducasse – Oggetto Spaziale

 

ENIGMA

Da TRECCANI.

ENIGMA, (o enimma) s. m. [dal lat. aenigmaătis, gr. αἴνιγμαατος, dal tema di αἰνίσσομαι «parlare copertamente»] (pl.-i). – 1. Breve componimento, per lo più in versi, che propone, attraverso immagini e allusioni, un concetto o una parola da indovinare (se l’enigma è breve e si riferisce a cosa comunissima si chiama indovinello): proporre, risolvere, decifrare, spiegare, sciogliere un e.; Edipo spiegò l’e. della Sfinge. Il nome è spesso esteso a indicare anche altri giochi enigmistici. 2. estens. Detto, frase di significato oscuro, espressione ambigua o velata: parlare per enigmi; le Sibille davano i loro responsi per mezzo di enigmi; di grazia, padre guardiano, non mi dica la cosa così in enimma (Manzoni). Quindi, cosa oscura, inspiegabile, incomprensibile: certe poesie sono veri e.; come facciano a trovare tanti soldi è un e. per tutti; anche di persona misteriosa, che non lascia intendere quello che pensa e sente: quel ragazzo è per me un vero enigma.

 

l’Enigma dell’opera di Duchamp si è rivelata nel Desret Storm – Iraq. 1991

12-Abb-3-Man-Ray-Elevage-de-poussière-1920.jpg

 foto 2 Man Ray : Coltivazione della Polvere newyorchese depositasi sul “Grande Vetro”
                               di Marcel Duchamp


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home page:   Marcel Duchamp

 

“ready made” – La mossa invisibile.

La Mossa invisibile”

il ready made

box_scacchi

Nella Storia dell’Arte, Marcello Duchamp ce lo presentano, raccomandano e insegnano come l’Artista che ha rivoluzionato concettualmente le sorti dell’Arte nel XX° secolo imprimendo una svolta radicale straordinaria.

Dopo una lunga ricerca sull’artista, è possibile scoprire narrativa dell’artista, da parte della maggioranza degli addetti ai lavori, nel raccontare di lui si sanno le stesse medesime cose.

Ciò che spicca maggiormente, e che tutti ripetono di lui, sono le stesse nozioni identiche fino alla nausea. Il suo nome è sulla bocca di tutti gli insegnanti europei esaltandolo come “Grande artista e inventore dell’arte moderna. Ma per me, che ho conseguito gli studi d’arte presso una nota accademia artistica italiana, la cosa non mi ha mai convinto abbastanza, credo nemmeno l’accademia stessa, ma venivo catalogato dalla mia insegnante un scettico in Arte.

“Scettico” all’ora, era offensivo per me, scontrandomi più volte con l’insegnante Jole De Sanna che di Duchamp era la paladina innamorata in quanto, se mai fosse venuta a conoscenza sulle mie intuizioni, le sarebbe caduto addosso l’intero impalcature che aveva appreso presso l’Università Statale di Milano che di Lauro le aveva cinto il capo.

Per chi come me non dotto, conveniva tacere o ingoiare, ma i suoi bocconi li ritenni amari e indigesti ripromettendo a me stesso un giorno di sbrogliare la matassa di Arianna, non per uccidere il Minotauro che mi è sempre stato simpatico anche se tenebroso, ma per capire perché Perseo una volta asservito la Vergine, riavvolta la matassa decise di esiliare Arianna su di un isola infelice dopo che l’ebbe abusata.

Qui nasce l’idea di FiloRossoArte. Ispettore d’arte e politica europea che cerca di ricucire i tessuti stracciati di un Europa delle Nazioni, bistrattata e dimenticata. Nel frattempo questa indagine ebbe una battuta d’arresto allontanandomi dal mondo dell’Arte fino al fatidico 1991 quando mi apparve la “Mossa Invisibile” che Duchamp cercava disperatamente d’interpretare nel  Grande Vetro senza mai riuscirci.

Il suo superiore e Maestro, lo aveva avvertito che certe profezie l’artista non le avrebbe mai viste neanche dopo la morte e oltre. Quel poeta chi era? Dove si nascondeva? Dove era possibile raggiungerlo per interrogarlo?

Duchamp, pittore stratega , perché ad un certo punto della sua vita carriera decise si servire la Patria con l’Arte, non come arma di difesa, ma d’offesa.

E’ risaputo che i militari hanno da sempre utilizzato l’Arte come arma “offensiva”, arte che si è sempre prestata per far passare codici cifrati. Già i poeti in passato furono arruolati mettendoci in guardia attraverso altri codici cifrati mimetizzati nelle opere stesse, sulla pericolosità degli eventi imminenti, oppure, dopo i fatti, le eventuali responsabilità da imputare ai mandanti.

“E’ per una ragione di stato” si diceva allora e adesso, ma, mai è trapelato dalla Storia una sola chiave di lettura per interpretare o decodificare tali messaggi sublimati.

Poi, si cimentò anche la letteratura a raffinare l’arte bellica alleggerendo le responsabilità alla pittura nel rappresentare eventi complessi.

Fare un ritratto di un Ministro Ombra o di un Alto Ufficiale o Cortigiano responsabile, o altro ancora che governasse il paese, era per i militari un boccone ambito avere una copia del viso nemico e quindi, per secoli ci fu un mercato proficuo per gli artisti “venduti” fare molteplici copie del volto dei sovrani, castellani, cortigiane ecc. da disseminare in tutti gli eserciti che ne facevano richiesta. Scoperto l’inganno, si sviluppò il mercato del falso. Per vincerlo e rendere veritiere le opere ci voleva un Ordine segreto degli Artisti capace di passare i ritratti originali. Ci volevano dei Giurati integerrimo: i Massoni

Sto parlando di tempi in cui la macchina fotografica non aveva fatto ancora la sua comparsa; avvenuta poi, spostando l’interesse strategico verso comunicazioni sublimate circoscritte in nuovi modi di fare arte.

Quindi l’Arte moderna aveva bisogno di nuovi stili per meglio mimetizzare le informazioni sublimate, e, l’economia moderna, mise i suoi occhi sulle opere d’arte incomprensibili per nascondere meglio i piani eversivi in materia di finanziamenti occulti, illegali.

Con le Avanguardie (Picasso) il quadro divenne Ricevuta Bancaria al portatore. L’acquirente in tale modo poteva finanziare illegalmente manovre economiche e industriali di ampia portata eludendo sia le banche che l’Intendenza di Finanza dei vari stati. In Francia la cosa fu possibile in quanto, dentro all’Intendenza di Finanza si nascondeva il Regista assoluto sugli spostamenti Capitali.: Il Poeta.

Uno degli artisti vicini a Duchamp, poeta pure lui, in un momento di delirio di droga e alcol – che spesso assumeva e poi frequentemente- in quel momento di concitazione psichica svelò il nome. Da quel momento, tutte le mosse invisibili delle Avanguardie divennero visibili. Il poeta nascosto presso la Finanza aveva la chiave di lettura di tutte le opere delle Avanguardie di fine ‘800 e inizio ‘900, correnti artistiche che in Francia teneva sotto stretto controllo. Nelle sue opere poetiche, si possono riconoscere tutte le chiavi d’interpretazione e nascita delle idee dell’Arte Moderna.

La “mossa visibile” di Andre’ Breton svelò l’Invisibile.

Morto l’Invisibile, M. Duchamp crollò psicologicamente ritirandosi dall’Arte. Il Grande Vetro dettatogli dall’Invisibile restò per Duchamp un “enigma insoluto”. Fu la mossa dentro la quale c’era la mossa delle mosse, la “più invisibile” e segreta, mossa futura che lui stesso non avrebbe mai comunicato ai suoi superiori perché incomprensibile per se stesso, scervellandosi tutta la vita, non venendo mai a capo di nulla.

“Jole, mia cara Jole, peccato che sei deceduta prematuramente, te l’avrei svelata.


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