Duchamp: Rose Selavy

Rebus: Dalì è qui e Rose Sèlavy più in la…

Teeny, Gala, l’ospite infimo è arrivato guardatelo!
Sventola dell’Arte la bandiera mai ammainata
Gli abbiamo promesso Roses e RRoses ha avuto.

Dal Porto sulla via dei roseti va a Cadaquès

pervenuto con spezie, droghe e funghi indios
liberate le bianche colombe, sollevatele dall’incarico,
sulla carrettiera andiamogli incontro cantando:

Quando mi prende tra le sue braccia 
Mi parla sottovoce, io godo la via in Roses
Lui mi parla con amour, parole d’ogni journ..”

…”Mon cœur qui bat”

La la, la la, la la
La la, la la, la  la
La la la la la la laaaa

rose è la via - rose

Porto ROSES e via Roses (Carrettiera Roses per Cadaquès)

Cadaques è il paese di nascita di Salvador Dalì il quale cede una casetta per la residenza estiva a Marcel Duchamp che la terrà per anni. Salvador Dalì si sposterà poco più in la in  Figueres.

sezione d oro - triangolo copia

Il Triangolo d’oro comincia a formarsi come anche la “Sezione Aurea” o Sesion d’Or.
Dipartimento para/militare delle Avanguardie franco/spagnole.

Maestro: “Scacco all’Alfiere”

Marcel_Duchamp

la partita continua ….”A Lei la mossa”


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Mercanti d’Arte o Mercanti di Morte?

Chi sono i mercanti d’Arte?

I mercanti nella storia umana sono mediatori che si collocarono tra il produttore e il consumatore durante le trattative di scambio assumendo un indiscusso prestigio di conoscenza sulle merci dando vita al ruolo di mediatore, posto intermedio nelle transazioni di beni dove ricava un compenso onorevole.

La storia dei Mercati hanno radici lontane. Dapprima nascono in aree all’aperto tra i confini territoriali di due popoli, dove in certi giorni della settimana gli agricoltori e gli allevatori scambiavano i loro prodotti in cambio di vettovaglie, utensili, o qualcosa che migliorasse la loro esistenza.

mercanti 1
L’unità di misura iniziale fu il sale, elemento importantissimo per la vita dell’uomo  quando decise di trasferirsi, per fame, dalle zone marine verso gli entroterra. La figura del mediatore che per esperienza conosceva la qualità della merce, si rivelò col tempo importante e opportuna, in quanto detentore di bilance.

Il mercante veniva  chiamato o additato ai mercati. Gli interessi erano sempre  di parte, alla fine, uno dei contendenti ci smenava  e quindi ci voleva una figura retta , morale.
Le dispute furono sedate dai sacerdoti i quali  governavano l’onestà mercantile direttamente sui piazzali dei Templi imponendo il Giuramento di Onestà in chiesa prima di procedere agli scambi, altrimenti nessuno si portava al banco dello spergiuro.

Il prezzo divenne stabile. Si garantiva  in questo modo la stabilità e la governabilità.

il Sacerdote (o Vate) Ministro della Religione, divenne col tempo un  Potere morale molto forte. Per il buon servizio all’Onestà a chiunque impiantasse la bancarella sul mercato del Tempio il sacerdote si limitava a chiedere una piccola percentuale fissa . Nascono le prime imposte ai templi. Col tributo dovuto fu un proliferare di Dei, Templi belli e nuovi .

 

La Finanza per quanto la si tenga sotto controllo, proprio per il guadagno improprio che ricava nella mediazione (inflazione programmata)  genera sempre corruzione  e malcostume appetibile. I mercati clandestini divennero vere e proprie trappole costruite dai mediatori i quali, monopolizzando le merci e i luoghi di rivendita, il loro potere di controllo arrivò al punto di conquistare i mercati fuori dai Templi.

Noto, fu il flagello di Cristo contro i Mercanti nel Tempio dove addirittura  spinsero le bancarelle  fin dentro le chiese così come avviene oggi negli ospedali coi farmaci e fornitori esterni di prestazioni professionali (processo di privatizzazione).

Tornando a noi, come ci fa presente la gentile Paola, blogger tra noi, ella dipinge con studiosa minuzia la figura di Paul Durand-Ruel (1831-1922)  noto mercante d’Arte parigino. Paul Durand fu colui che tra il 1891 e il 1922 comprò circa 12 mila opere di Monet, Manet, Pisarro, Degas, Renoir e Mary Cassat e per lunghi anni è stato praticamente il solo depositario. Arrivò a sostenere persino le spese mediche dei suoi artisti, o a pagare il conto del sarto quando necessitavano di un vestito nuovo. ma è veramente andata cosi?
Vediamolo:


red&roseFoto: Red&Rose

Chi è Paul Durand-Ruel ?

Dirà nelle sue ultime parole velate di filo di bugia:
«Finalmente i maestri dell’Impressionismo trionfavano come avevano trionfato quelli del 1830. La mia follia era stata saggezza. E dire che se fossi morto a sessant’anni, sarei morto gonfio di debiti e insolvenze in mezzo a tesori misconosciuti.»

Cosa successe di tanto interessante nel 1830 da essere citato da chi mercante d’Arte nascerà nel 1831? Vediamo:

– 1830 nasce lo Stato del Belgio (un Evento straordinario)
– Giuseppe Mazzini, in esilio a Marsiglia fonda il movimento della “Giovane Italia”
– Nasce nel Quebec francese nell’America settentrionale la Società dei Figli della Libertà
– Scoppiano i Moti del 1830-1832
– In Sardegna viene abolito il Feudalesimo
– A Roma viene fondata la Cassa di Risparmio di Roma , primo Istituto di Credito Pontificio.

Di tutti questi eventi citati il più significativo è certamente la nascita dello stato belga con capitale Bruxelles che verrà chiamata in causa in Arte diverse volte e che diverrà l’attuale capitale parlamentare europea.

Paul Durand-Ruel. Nasce a Parigi, 31 ottobre 1831 – muore sempre a Parigi, il 5 febbraio 1922) è stato un imprenditore francese. Fu tra i più fervidi sostenitori dei pittori impressionisti come Monet, Renoir, Pissarro, Moret e Sisley. Aprì una galleria d’arte a Parigi (16 rue Laffitte) e Londra.  Nella lista della spesa troviamo sui suoi scaffali: 1.000 Monet, 1.500 Renoir e 400 Degas, oltre a 200 Manet, 800 Pissarro e decine di Sisley, Cézanne e molti altri. Opere comprate dall’artista per pochi franchi sono state vendute decenni dopo a cifre enormemente superiori, come un lavoro di Renoir pagato 1.500 franchi nel 1881 (erano gran bei soldoni)  e rivenduto nel 1925 a un collezionista di Chicago per 100mila dollari. Ma guarda che sorpresa, rispunta nuovamente Chicago...

Come detto, tra  il 1891 e il 1922, Durand comprò circa 12 mila opere di Monet, Manet, Pissarro, Degas, Renoir, Mary Cassat ecc. e per lunghi anni è stato il solo a farlo. Di lui disse Monet: « senza Durand saremmo morti di fame tutti noi impressionisti, gli dobbiamo tutto». Certo, in economia, dodicimila quadri non sono lenticchie ma un patrimonio ben speso, e per immagazzinare tante opere e rivederle ci sarebbe voluti diversi capannoni industriali odierni. Qualcosa in questa follia” però non “quadra” del tutto. Vediamo cosa:

Dall’altra parte del pianeta europeo, sulle sponde dell’Oceano Atlantico, altri collezionisti Americani ammassavano quadri, scoprendo nelle Sorelle Cone n. 500 quadri di Matisse e n.100 quadri di Picasso, tali numeri appartengono alla sola sorella minore Etta Cone, mentre nulla sappiamo sul tesoro artistico rimasto ancora segreto della sorella più grande, la geniale dottoressa Clairbel Cone.

Dietro l’innocente “filo di Arianna”delle sorelle  si nascondevano altri Minotauri? Vediamo: Ad Est della Fraancia, oltreconfine con la Russia, una altro Minotauro collezionava quadri “finanziando” l’Arte parigina; stiamo parlando di: Sergei Ivanovich Shchukin. Chi era costui?

Erede anche lui di una grande industria tessile russa, in seguito alla morte del padre, S. I. Shchukin (1854-1936) si trasferisce per affari a Parigi dove incontrerà su presentazione il collezionista Paul Durand-Ruel (mercante degli impressionisti). Nell’ottocentonovantasei comincia a collezionare i primi quadri di artisti allora sconsiderati. Chi lo ha indirizzato e istruito in materia d’arte europea e perché fino a Parigi? Paul Durand-Ruel? Pare di no, in quanto, è da Vollard che acquisterà i suoi primi pittori sconsiderati come Cèsanne e Gauguin. Più avanti, anche lui acquisterà svariati Matisse sostenendo la scuola dei feroci Fauves.

schiavi-in-america

foto: America, schiavi del cotone.

Ora ci troviamo e non a caso davanti ad una osservazione comune: Le Sorelle Cone, Sergei Ivanovich Shchukin, Paul Durand-Ruel e Matisse hanno diverse matrici in comune: l’essere collezionisti ,  ebrei e rampolli di famiglie di industriali tessili.

Sulle prime due matrici, sorvoliamo, ma sul filorosso che li unisce notiamo che per ammazzare lo Zar Nicola II, qualcosasta venedo alla luce ovvero: il finanziamento illecito dei rivoluzionari francesi avuto dai confratelli russi con i quali insceneranno la “rivoluzioni del pane”, rivoluzione a dir poco discutibili.

La Rivoluzione Russa dell’Ottobre del 17 è una operazione borghese finanziata da imprenditori tessili e affini in quanto, oltre i menzionati, nel mondo ce n’erano altri e più potenti.  La Via del Cotone era tutta rigorosamente sotto controllo monopolistico; dagli schiavi, ai campi, ai prezzi, alla produzione, alla distribuzione alle mode, alle tintorie   e telai, ingegneria del vapore ecc. Quello del Cotone era un “Cartello” multinazionale di cui Lenin spiegherà le dinamiche nella “Teoria marxista delle relazioni internazionali”.

53a2dc2cdbb2c421af626acb2814fd90 foto: Cotone

Per S. I. Shchukin fu fondamentale il suo incontro nel 1907 con Enri Matisse, di cui trentasette sue opere entrano immediatamente nella collezione” Shchukin”. Matisse in quell’occasione gli presenterà Pablo Picasso da cui comprerà ben cinquanta quadri del periodo blu, rosa e di quello cubista. I suoi finanziamenti illeciti alla Massoneria Cosmopolita francese proseguiranno fino allo scoppio della prima Guerra Mondiale.

– La collezione finisce di crescere nel 1914. 
– Nel 1918 dopo la rivoluzione bolscevica verrà nazionalizzata.
– Nel 1922 è fusa a quella dell’industriale tessile russo Ivan Morozov (1871-1921)
per diventare il Museo della pittura occidentale moderna.

 Ma guarda guarda…. Ivan Morozov un altro Minotauro legato al Filorosso di Rebecca.

Nel 1948 per volere di Stalin la collezione Shchukin,  che comprende ben 275 opere di altissima qualità, viene destinata in parte all’Ermitage di San Pietroburgo e parte al Muìseo Puškin di Mosca. L’Arte Moderna mise le sue profonde radici anche in Russia.
Scoperto il giochino,  l’8 novembre 1918 un decreto del Commissario del Consiglio del Popolo, firmato da Lenin, aveva dichiarato che la «storica Galleria Shchukin”, sita in Bolshoy Znamensky pereulok n. 8 e tutto il suo contenuto sarebbero diventate di proprietà del popolo e tenuta in custodia per l’educazione del popolo». Stalin, nel dopo Lenin la dichiarerà  “Arte Borghese” incarcerando le opere nelle segrete dei sotterranei delle medesime città per 70 anni. Sarà il reazionario Boris Eltis che nel 1992, caduto il comunismo, le farà sdoganare dai sotterranei. Ma il governo di Boris Eltsin è a maggioranza ebraico, è di destra capitalista; agente segreto della nota Casa delle Libertà (Freedon Hause) nota agenzia americana nella produzione di rivoluzioni di inizio secolo novecento fino ai nostri giorni. Anche  questa è un altra storia pista politico/artistica  che ci porterà a comprendere meglio sia il Grande Vetro di Marcel Duchamp che le nuove tendenza museali e il mancato accreditamento richiesto dagli eredi di quel patrimonio artistico, respinto dal governo Putin.

Infine:
il Mediatore d’Arte non è un Commerciante
Il Commerciante d’Arte non è un Mercante
Il Mercante d’Arte non è un Collezionista.

Il Mediatore o Critico, influenza il consumatore sui concetti da modificare.
Il Commerciante è sia gallerista d’Arte che rivenditore.
l Mercante d’Arte è un monopolista politico/commerciale con l’alto grado di chef economista.

Nel caso dei “Collezionisti” d’Arte dei primi 900, possiamo parlare di finanziatori occulti di un sistema parallelo all’Arte a sostegno di una causa eversiva; oppure, di ignari giocatori d’azzardo o amatori d’arte che nulla sanno sul ruolo del “Mazziere” battitore e i finti artisti.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale il ruolo del Mercante d’Arte eversivo e internazionale verrà a meno. Il grande collezionista titolare delle opere s’impegnerà nella costruzione di case museali per tenere alto l’onore dei suoi cimeli bellici, acquistati per finanziare manovre insurrezionali o politco industriali. Il ruoli dell’artista rivoluzionario verrà sostituito con intellettuali, scrittori, giornalisti opinionisti televisivi o chiunque sia in grado di intrattenere il pubblico. Nasce la televisione e con essa un Mercato d’arte senza più spinte e correnti, ma blandi slogan ed enfasi pubblicitari del nuovo modo di fare arte. Oggi l’interesse per l’Arte astratta viene a meno da parte di un pubblico distratto da nuove stelline noiose truccate e grafiche piatte per, opere insipide slegate da profondo mistero che stava oltre l’immagine. La televisione è il traguardo che i secessionisti viennesi volevano raggruppare in una unica opera tutte le arti adunate, mostra tutto il piacevole inganno di abbandonarsi a illusioni sovvenzionate da mercanti e Mercato, immagini truccate per la creazione di una opinione pilotata, concentrando tutte le ipnosi degli ipnotizzati nell’unico quadro casalingo diretto ancora dal Mercante e Mercato.

Il Nuovo, congela rapidamente il vecchio datandolo, catalogandolo; ma il concetto del cimitero degli elefanti nei “Musei” innescherà un sistema capillare di narrazione storica dell’Arte sostenuta da pacchetti e cataloghi culturali che spostano milioni di visitatori da uno stato all’altro basato sul falso esposto. Nasce il turismo d’arte e, come in Egitto gli occidentali vanno alle piramidi per scoprire il nesso tra la fantascienza ufologica e il mistero universale smarrito nelle religioni occidentali capitalizzate e catalizzate, al contrario, quelli che s’aggirano nei musei di Arte Moderna restano un palmo di naso davanti alle grandi Opere astratte prive di  fascino, eleganza e mistero. Il concettualismo in Arte smaterializza l’opera riducendola più astratta dello stesso astratto della materia svanita, proseguendo verso il nulla, verso il solo verbo, e il mercante si ritrova a vendere aria fritta oppure i suoi vecchi cimeli d’arte in attesa che nasca qualcosa dal nulla e che sappia prendere forma oggettuale, opera che sfida sestessa dall’autore, dove la maestria esalti dell’Uomo la sua capacità costruttiva in rapida elevazione e caduta. L’opera iconoclasta che sapeva sfidare l’eterno, senza l’eterno non ha ragione di essere.

Quanti finanziamenti illegali e vertiginosi sono stati trafugati sotto le ampie e misteriose vestigi dei Cartelli delle tele e del cotone nei giochini ad Arte? Sfogliando le pagine di guerra, della Storia degli artisti e della loro Arte, abbiamo nel novecento uomini ombra che ci hanno preceduto e condizionato questo nostro futuro compromesso sul nascere, dove è possibile ricostruire tutte le brutali violenze di ciò che si è voluto nascondere sotto le ampie sottane dell’Arte.


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G. Stein: il Potere della Lingua.

All’ombra delle Piramidi (1/2)

 

G. Stein: “A incominciare in un posto si finisce sempre in un altro.”

Narrava un  giovane egiziano a Parigi a Gertrude Stein…

1913: “C’erano due lingue in Egitto, la lingua corrente e la lingua parlata; poi venne la lingua francese. Tre lingue.
Le due lingue egiziane, per quanto la mia famiglia fosse egiziana fin dall’inizio dei tempi, parlava spesso francese. A poco a poco la due lingue egiziane le spensero del tutto: la madre lingua e l’altra.”

M13: “Spiegati meglio”

1913: “Gli egiziani in passato avevano solo una lingua, vale a dire, nella vita quotidiana tutti usavano soltanto un po’ di quella lingua antica ed era in possesso di chiunque. Ma quando erano innamorati o parlavano ai cavalli o erano commossi o narravano storie, allora parlavano in quella diversa lingua “esaltata e fantasiosa” che adesso è diventata una lingua solamente scritta, e poiché oggi, di questi tempi, gli egiziani non si esaltano più nel parlare e adoperano sempre una lingua quotidiana comune a tutti, noi egiziani siamo finiti col dimenticare la lingua dell’esaltazione diventata buona solo per la scrittura e mai più parlata nelle enfasi d’amore.” Così narrava la spia egiziana al Superiore Francese.

 

M13: È molto interessante”  disse la spia americana al giovane egizio ambedue dal pessimo francese:

M13 Ribatté: “Invece l’inglese ha fatto tutto il contrario. Ha sempre cercato di scrivere come si parla, ed è soltanto da poco che, quella lingua scritta non interessa più a nessuno, e non si può più fare nulla o scrivere come si parlava un tempo, perché non lo fa più nessuno.
Oggi invece, tutti parlano come i giornali, i cinematografi e le radio che insegnano a non parlare la lingua parlata di un tempo perché non è più interessante. E così, a poco a poco, la lingua scritta dice qualcosa, e lo dice in modo diverso dalla vecchia lingua parlata. La nuova lingua scritta ci ha modificati.

Riflette M13: Mi interessava molto quel che dicevo via via che lo esprimevo, ed è molto importante, specie ora; così arriveremo presto a una lingua scritta che è più un inglese a se.

Occhio di Horus

Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare innamorati,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare ai cavalli,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno amare la Storia ecc

Meditava ancora: “A incominciare in un posto si finisce sempre in un altro.”

Vedi l’impresa di Lee Miller in Egitto


un-giovanissimo-james-laughlin-minSei anni dopo, nella primavera/estate del 1934 a fare da chauffeur della Ford, incluso il servizio di cambio gomme a terra, per un giro nella Francia meridionale di Gertrude Stein e della compagna sua Alice B. Toklas, nonché da press agent per un tour di conferenze che la Stein avrebbe dovuto fare negli Stati Uniti, è un diciannovenne spettacolarmente alto, atletico, incredibilmente bello, coltissimo e poliglotta e, soprattutto, ricchissimo di nome James Laughlin (1914-1997). James è di Pittsburg, come Gertrude, ed è uno degli eredi della Jones and Laughlin Steel Company, la quarta acciaieria degli USA fondata dall’omonimo bisnonno di origini irlandesi nel 1824. Da qui il sopranome dinastico di: James Laughlin IV°. Pittsburg: Piramide del Mondo.


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Incontro con Ezra Pound

Poco tempo dopo, il superlativo James, che aveva interrotto gli studi ad Harvard (2° anno di medicina…) per il suo viaggio in Europa, scrisse a Ezra Pound chiedendo se poteva vederlo e, con sua sorpresa, il poeta gli rispose: Visibility High, visibilità alta. Cominciò così quella che Laughlin chiamò l’immatricolazione alla “Ezuniversity” (Università Ezra Pound) , un corso informale e intensivo di sei mesi su letteratura e storia che di solito consisteva in conversazioni o al ristorante dell’Albergo Rapallo di fronte al mare o durante le nuotate nel golfo del Tigullio o nel corso di tirate partite di tennis. James aspirava di diventare poeta e voleva da Pound un parere sulla sua scrittura, ma, alla fine del suo soggiorno, Pound, scettico sulle sue qualità letterarie, lo consigliò «di fare qualcosa di utile» dedicandosi all’editoria più che alla poesia.

James Laughlin IV° quell’incarico accettò svolgendolo col tempo e brillantemente.

Nel 1936, conseguita la laurea in latino e italiano ad Harvard, usò il denaro di famiglia per fondare, a soli 22 anni, la casa editrice New Directions, cominciando a pubblicare (dei fratelli di fede), non solo la Stein e Ezra Pound, ma anche E.E. Cummings, William Carlos Williams, Elizabeth Bishop e Henry Miller. Alla laurea, per la sua start up, come si dice oggi, il padre – come casualmente si menzionò in un’intervista – gli diede 100 mila Dollari pari a 100 anni di stipendio medio alto (nel ’36 il reddito di una famiglia della media borghesia americana era di 2 mila dollari annui).

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Anche James Laughlin IV° da buon giovane “egiziano” costruttore di “piramidi” dirà: «Il mondo è in crisi, e il linguaggio è allo stesso tempo la causa e la cura».

James, “mezzo medico” impegnerà per tutta la vita il suo capitale e altro di guadagnato nel promuovere ad Harward letterati di fede insegnanti, capaci di diffondere il modificato senso delle parole dette, favorendo le scritture della sua scuderia New Directions sostituendo con altri diversi sensi quelli generalmente parlati.

Tra i nomi, solo per citarne alcuni: Tennessee Williams, Randall Jarrell, John Berryman, Karl Shaphiro, Jean Garrigue, John Frederick Nims, Paul Goodman, Eve Merriam, Djuna Barnes.

La lista degli autori di fede nel corso dei decenni successivi si fece davvero impressionante. Fu Laughlin IV° a pubblicare George Oppen, Carl Rakosi, Delmore Schwartz, John Hawkes, Charles Reznikoff, Lawrence Ferlinghetti, Paul Bowles, Robert Creely, Gregory Corso, Gary Snyder, Kenneth Rexton, Denise Levertov, Thomas Merton, Edward Dahlberg e Robert Duncan, ma anche a ristampare Henry James, E.M. Forster, Ronald Firbank, William Faulkner ed Evelyn Waug….

Anche questa è Storia dell’Arte.


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Matisse: La chitarra e l’intrigo.

IL POTERE DELLE DONNE

 

Quando s’indaga sulle Donne in Arte, purtroppo, come col “tea” delle 17,00, il passino filtra solo ciò che i fori permettono. Le bustine ancor peggio, fanno passare solo l’odore e  meno il sapore, il te poco sa o di nulla e con lo zuccheriamo si assimila teina. Tali sono i personaggi femminili quando vengono filtrati da studiosi censori i quali vogliono far passare delle artiste solo ciò che torna comodo. Ma quando sono le donne a narrare se stesse, sono uno spasso.

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foto: Mantide Religiosa

Qui sotto, ho voluto riportare un dialogo tra due donne poco note all’Arte Moderna e che la critica, molto distratta nei loro confronti, hanno omesso dettagli importantissimi per la comprensione storica dell’Arte Moderna. Snobbando questo dialogo e le opinioni delle nostre due  interpreti,  gli storici non avendole  mai prese in seria considerazione non si sono accorti della loro denuncia che magistralmente presenta tutto il  potere occulto delle donne e senza pudore alcuno. Come mai le hanno omesse?

Sappiamo che quando due donne si ritirano in camera a fare toilette, allontanano in altre stanze gli incomodi osservatori prendendosi tutta la tranquillità che il caso richiede, mostrando tra loro anche le parti intime, senza pudore e senza peccare. Le donne tra loro hanno un altra considerazione del proprio corpo, meno oggettuale e più clinico. Il peggiore difetto degli uomini invece, è quello di dare poca attenzione ai pettegolezzi femminili in quanto, tra donne, quando parlano pubblicamente il pudore vela scandali e vanti, ma quando parlano tra loro e in modo libero, i puntini di sospensione vengono a meno assumendo le confidenze denudate, pettegolezzi al limite dello scandalo. Così le due artiste, letterate, ci svelano allegramente in un breve dialogo le giuste trame  da inserire nella  Storia dell’Arte e aggiornarla, chiarendo il potere femminile nell’arte. Vediamole insieme:

Dall’Autobiografia di Alice Toklas:
GERTRUDE STEIN A PARIGI (1903-1907)

Pag. 40 CAPITOLO TERZO

Matisse stava in quel momento dipingendo Madame
Matisse in costume da zingara con la chitarra. C’era a pro-
posito di questa chitarra tutta una storia, che a Madame
Matisse piaceva enormemente raccontare. In quegli anni,
insomma, lei non aveva mai finito di darsi d’attorno, e per
di più le toccava posare: aveva un’ottima salute e un gran
bisogno di sonno. Un giorno che appunto posava e il ma-
rito dipingeva, le cominciò a cadere il capo avanti e alla
scossa la chitarra vibrò. – Piantala, – disse Matisse, – sve-
gliati -. Lei si svegliò, lui riprese a dipingere; le ricadde il
capo e la chitarra vibrò. – Piantala, – disse Matisse, – svegliati-
Si svegliò, ma poco dopo tornava a ciondolare e la chitarra
a vibrare più forte. Matisse su tutte le furie diede di piglio
alla chitarra, spaccandola. E qui Madame Matisse
aggiungeva sconsolatamente: – “Eravamo in bolletta a quei
tempi, ma ci toccò farla riparare per continuare il quadro. “

Reggeva appunto nella posa questa chitarra riparata, il
giorno che arrivò il biglietto del segretario della Mostra
d’Autunno. Matisse era fuori di sé dalla gioia. – Sicuro che
accetto, – diceva. – No, – disse Madame Matisse, – se questi
tali (ces gens) s’interessano del quadro al punto da fare
un’offerta, vuol dire che se ne interessano abbastanza per
pagare quel che hai chiesto. E la differenza, – aggiunse, –
servirà per vestire Margot quest’inverno -. Matisse esitava,
ma alla fine si lasciò convincere e scrissero un biglietto che
lui insisteva sul suo prezzo. Non seguì nulla e Matisse entrò
in uno stato terrificante, traboccava di rabbia e di rimproveri.

Poi, qualche giorno dopo, mentre Madame Matisse stava
ancora una volta posando con la chitarra e Matisse dipingeva,
ecco entrare Margot con un petit-bleu. Matisse l’apre e fa
una faccia. Madame Matisse, atterrita, temette il peggio.
La chitarra andò in terra. – Che cos’è? – disse lei.
– L’hanno comperato. – Che bisogno c’è di fare quella faccia,
allora? Spaventarmi così e andare a rischio di farmi rom-
pere la chitarra? – Facevo segno per farti capire, – disse
Matisse. – Ero talmente commosso che non potevo parlare.
Ecco com’è, – concludeva trionfalmente Madame Matisse,
– dove si vede che siamo state noi a far tutto: io non
mi sbagliavo a insistere sul primo prezzo e Mademoiselle
Stein a insistere nell’acquisto.

MANTIDE RELIGIOSE

Ecco svelato il segreto del successo di Matisse. L’ereditiera americana G. Stein, avendo messo gli occhi su Matisse e decise di finanziarlo occultamente e diffondere i suoi lavori in America senza che a questi trapelasse mai l’idea che dietro le future  vendite milionarie c’era lo zampino della signorina Geltrude Stein in buona intesa con la consorte di Matisse ignaro di tutto.

le due terribili zitelle      x-default
foto: Gertrude Stein e Alice Toklas                       foto: Coniugi Matisse

Ora, il concetto che nello strapotere ebraico le donne non hanno un ruolo importante è falso. Le confidenze tra la Signora Matisse (ebrea), la signorina Alice Toklas (ebrea) che firma il brano,  ci svelano, non solo esserci grandi donne di Potere  nel loro sistema ma anche l’esistenza di una rete sotterranea molto ampia tra le donne. Traspare anche l’esistenza di una organizzazione ben mimetizzata, intrigante, penetrante e spesse volte decisionista. Muovendoci nel sottobosco femminile dell’Arte e della Politica del novecentodieci, le donne potenti si raccontano confidenze come fossero “madamigelle al bagno” e in quelle loro toilette letterarie e intellettuali Dio solo sa cosa si confidano. Quando le donne escono imbellite dalle toilette, chi avesse avuto modo di osservarle bene, in quella metamorfosi estetica assumono un tono superbo, di sfida magistrale, e, come amazzoni, nella recita che s’apprestano gioiosamente a sostenere in scena o fuori casa, partono decise e tornano sempre vincenti con qualche trofeo.

Poiché per cultura ereditata i consorti tendono a isolare o sotto considerare le proprie donne, in generale poi, le femmine, vuoi per debolezza fisica o stupida presunzione dei maschi,  sviluppato nella loro cultura le “alleanze sotterranee”, alleanze strategiche con chiunque ritengono manipolabili  pur di portare a termine i loro piani con fermezza e prudenza vincente .

Madre Matrioska (la Matriarca)

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Gertrude Stein

Dopo quell’acquisto del quadro, l’irascibile Enri Matisse finirà sotto scacco della consorte per tutta la vita, ignaro che, il proprio destino sarà invece nelle mani della signorina Gertrude Stein, la quale, forte delle sue conoscenze in materia di Alleanza Internazionale Finanziaria, obbligherà i contribuenti ebrei di tutto il mondo a sottoscrivere con l’acquisto dei “brutti quadri” le varie operazioni segrete di politica finanziaria a beneficio dell’Arca dell’Alleanza. Nella stessa rete finirà non solo Pablo Picasso, ma tutte le Avanguardie francesi, Futuristi italiani compresi ad opera di rete segreta di Matriarche devote. La Regina sulla scacchiera dell’Arte in Europa fu certamente la signorina Gertrude Stein, “Matrioska” di un domino senza fine  a capo di un esercito intelligente di sole donne come anche mecenate delle migliori menti intellettuali maschili europee di fede cosmopolita .




Concludendo rileggiamo:

Ecco com’è, – concludeva trionfalmente Madame Matisse,
dove si vede che siamo state noi a far tutto: io non
mi sbagliavo a insistere sul primo prezzo e Mademoiselle
Stein a insistere nell’acquisto.


La Matriarca Etta Cone (grande collezionista e ricca ebrea americana) chiarisce meglio il concetto dandoci di lei un proseguo giusto. La signorina Etta Cone e la sorella Claribel, venivano da Baltimora a Parigi per passare l’inverno. Etta Cone si era prestata, tempo permettendo,  a fare da dattilografa a Gertrude Stein (innamorate). Etta, alla mattina aveva il compito di trascrivere i pensieri notturni sparsi di Gertrude Stein, pensieri  annotati rigorosamente con la matita scolastica su pezzetti di carta scritti tutta notte per poi coricarsi fino a mezzogiorno. Le scritture di Gertrude erano passaggi di informazioni strategiche. Etta Cone, ebbe anche un altro compito sensibile oltre quello di finanziare indirettamente i coniugi Picasso, imparare il linguaggio codificato di Gertrude Stein per diventare poi la sua referente politica d’oltremare in America.

Leggiamo insieme il passo:

Sempre di ALICE TOKLAS: Bibliografia.

Per Etta Cone, i Picasso erano terrificanti ma tanto romantici.
Ve la conduceva Gertrude Stein ogni qual volta che le finanze
dei Picasso erano al di là di ogni soccorso umano, e le faceva
acquistare un centinaio di franchi di disegni. Dopo tutto, cento
franchi a quei tempi valevano venti dollari. Quella era incantata
di compiere una così romantica carità. Inutile dire che quei disegni
divennero molti e molti anni dopo, il nucleo della sua collezione.

Claribel Cone – Getrude Stein – Etta Cone in vacanza lavoro in Italia 1903

Si possono elencare altri casi di arsiti le cui finanze erano sotto il diretto controllo delle donne “del giro” e che, in caso di capricci del partner, avvertivano la centrale economica femminile che provvedeva a bloccare le entrate finanziarie del artista disobbediente. Se ubbidienti invece, tornavano in auge. Tremende erano le amministratrici russe, scrupolose nei conti e severe contabili le quali, avevano anche compiti di tessere al femminile una fitta rete di matriosche in Russia, in quanto, gli ebrei russi milionari versavano forti somme clandestine all’Alleanza pur di destituire lo Zar, acquistando “scarabocchi” europei d’Arte Moderna.

La moglie di Picasso era filo russa, come anche l’ultima Amministratrice di Matisse dopo il decesso della moglie; anche  Gala moglie di Salvador Dalì, ecc. Le Matriosche  tenevano in ordine fotografico e tutti rigorosamente numerati, i quadri del consorte artista. I conti, o i versamenti da restituire ai finanziatori, avvenivano durante le Aste di collezionisti anonimi , agenti bancari o garanti finanziarie, che, restituivano ai legittimi proprietari dei quadri allora sostenuti, la somma restituita dopo la vittoria o conquista di operazione politico militari avvenute con i rispettivi interessi dovuti.

Tutto ciò si svolgeva tra il 1903 – 1907, prima, durante e dopo la guerra Russia-Giappone e proseguirà ancora oltre.matrioska-25-novembre-contro-la-violenza-sulle-donne

Foto: Matriosche Russe


alla pagina Gertrude Sten

Picasso: Accademia delle Brutte Arti

Picasso: “Chi crea una cosa è costretta a farla brutta”

Cominciare con un titolo simile è scoraggiante per chi conosce Pablo Picasso come l’artista che a rivoluzionato l’estetica della rappresentazione figurativa in pittura nel 1900. Con la sua invadenza rivoluzionaria, il pittore spagnolo ha  contaminato e distrutto l’epoca della bella pittura, offrendoci  in alternativa, brutte raffigurazioni spacciate per “moderne”.

Picasso è stato un caposcuola europeo operante prevalentemente a Parigi e, per circa una ventina di anni conquisterà il primato assoluto di artista rivoluzionario , surclassato solo nella seconda metà del ventennio da muovi maestri pittori europei fondatori di nuove correnti, discipline artistiche e pensieri d’Arte. Il sorpasso a Picasso fu  lento e graduale in quanto le due guerre mondiali di mezzo sono state feroci, distruttive e disastrose, sia a  livello umanitario che urbano, subendo una brusca frenata l’accelerazioni che le Avanguardie avevano imposto. La frenata fu data dal neoclassicismo, Arte Monumentale di Regime,  rappresentazione marmorea quasi burlesca dell’Impero su modello classico greco-romano. Ciò valse anche e sopratutto per gli abitanti dell’altra sponda atlantica che del’imperialismo romano se ne erano invaghiti. 

E’ ridicolo pensare che un solo artista abbia da solo messo in piedi una simile rivoluzione estetica come quella picassiana cubista e che ci ha spinto in massa nel modernismo del XX° secolo, ma, che, un esercito di altri artisti abbiano dato un sostenuto contributo estetico e di sangue alla rivoluzione avvenuta, lo possiamo asserire oggi col senno di poi a secolo concluso.

 

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La storicizzazione degli eventi sostenuti delle Avanguardie del 900 non separano e non scagiona-no in toto il loro impegno dal resto delle rivoluzioni industriali di ieri e da queste ancora in corso nel mondo; rivoluzioni di  gran lunga superiori a quelle dell’Arte, ma tenute sempre lontane dall’Arte rispetto a ciò che oggi osanniamo. 
La domanda  legittima da porsi è la seguente. ” E’ l’Arte che ha rinnovato l’industria e la società, oppure è l’industria che finanziando più del dovuto l’Arte l’ha spinta a rinnovarsi fin oltre l’immaginario?”

Quando si cita l’Industria, i suoi laboratori di ricerca, l’economia indotta che ha generato e le lotte sindacali per la gestione e ripartizione dell’utile, non possiamo non mettere in campo la Politica, e, quando si dice politica, si dice rivoluzione. Ma la Rivoluzione non è la politica, ma è una rotazione sconvolgente distruttiva assecondo della velocità da sostenere, sia essa  rinnovatrice che, conservatrice, difensiva. propositiva specie se  sostenuta da moti acceleranti come i cippi elettrici che sviluppano forti campi e tensioni per lo sviluppo e la crescita scientifica.

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L’industria comincia a generare esseri semoventi che l’arte non aveva concepito e ne compreso.

Quindi, nessuno può arrogarsi il diritto di essere il titolare della parola Rivoluzione, tanto meno dare un senso morale alla questione. La Rivoluzione, per chi la subisce, è un Ciclone inarrestabile non annunciato; diversa lo è per chi la promuove e la esercita come spinta animatrice di cambiamenti. La Rivoluzione è il Ciclone dei Ciclo: forza in rotazione centrifuga o centripeta non sempre controllabile o governabile e quindi bisogna domarla. Alla famiglia dei cicloni appartengono gli uragani, i tifoni, i tornado e le trombe d’aria, esse sono forze classificate diverse che si dissolvono consumandosi sul loro cammino distruttivo. Insomma, la parola Rivoluzione è inaspettata per chi la subisce ed è voluta e programmata da chi la organizza.
Possiamo asserire che “il cubismo”  è stata una forza rivoluzionaria presente nell’Arte perché insurrezionalista, animata da forze distruttrici.
Ma rivoluzionario per conto di chi? Se nel novecento le rivoluzioni in moto erano migliaia in tutti i campi, a partire dall’ago e filo diventato macchina da cucire, dallo straccio della polvere diventato aspirapolvere, dalle mani dei panettieri diventate impastatrici industriali, alla falce contadina diventata trebbiatrice, dal martello operaio diventato maglio, la spada del soldato divenuta carro con mitragliatrice ecc. La parola Rivoluzione appartiene a tutto il genere umano e nessuno può vantarsela sua.

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E il quadro?…

Niente rivoluzioni: da quadro è rimasto sempre quadro riquadro quadrato.
In Arte, nel 900, le cose non sono tanto mutate.
Eppure una mutazione rivoluzionaria il quadro l’ ha a avuta, ed è  stata la più straordinaria rivoluzione che Arte poteva donarci: la fotografia, divenuta cinema e Televisione animata.

Il quadro, quale supporto depositario dei nostri desideri immaginifici,  rappresenta da sempre la vita dell’ l’uomo con tutti gli addobbi estetici delle sue creazioni. La vera “rivoluzione” in Arte si manifestò solo verso la fine del secolo XX°.

I tentativi nei secoli precedenti di staccarsi dalla rappresentazione Classica, Iconoclasta, Rappresentativa ed Estetica, apportarono solo delle varianti modeste sulla frammentazione del “soggetto immagine” (vedi cubismo) o l’utilizzo del solo colore decorativo cercando di dare nuove forme geometriche o spaziali alle immaginazioni mai rappresentate prima. Ciò che ci ostiniamo  ancora oggi chiamare Arte, non è mai uscita dalla sua cornice di quadro o rettangolo appeso al muro, sia esso: affresco, murales, quadro, foto, manifesto, souvenir ecc. Eppure, tra i tanti quadri nel mondo appesi al muro,  lo Schermo regna sovrano!  In Arte, dentro quel riquadro  si sono aperti nuovi scenari incredibili vanificando il più prezioso quadro esistente al mondo. La vecchia Arte pittorica, si avvarrà dello schermo per rendersi pubblica. 

Il vecchio modo di fare arte  di fine ‘900 è andato in soffitta.

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Tornando al nostro impiastratele Pablo Picasso, caposcuola di un pensiero modernista  che ha aperto mille nuove vie e possibilità ai futuri disegnatori, artisti e grafici mondiali, muovere una critica artistica sana o demolitrice su Picasso, è un compito arduo e difficile da sostenere per mancanza di prove, fino a quando, si viene in possesso di una serie di informazioni inquietanti sul suo conto.

Da Picasso in po in Arte tutto sarà permesso e possibile, ed altro ancora, ma possiamo parlare serenamente d’Arte in futuro davanti alle sue opere guida? Abbattere un imponente elefante minaccioso con un fucile a canne mozze, ci da modo di capire sul sacrilegio che si adempie contro Natura, ma se l’animale, avvicinatosi troppo mette a rischio la sopravvivenza del minacciato, la sfida si conclude senza troppi preamboli e rancori. Si spara.

Così succede quando ci si trova davanti a un  dinosauro dell’arte come Picasso per  capire come sia stato possibile tanto sacrilegio da lui perpetrato nei confronti dell’Arte e i meccanismi che hanno permesso tutto questo  possible.

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Pablo Picasso, per la storia dell’arte, è l’ascia implacabile che taglia di netto l’arto con il quale l’Arte aveva raggiunto un altissimo raffinato livello espressivo e decorativo, stramazzandola a terra. All’accusa di retrograda mossa dall’Avanguardia all’Accademia, dava modo di far nascere la nuova “Accademia delle Brutte Arti”.
Tutto ciò è passato in silenzio attraverso una escalation che ha le sue origini nelle rivoluzioni cosmopolite dell’Ottocento e Novecento, incolpando esse  la neonata fotografia di contrapporsi con una immediata immagine della realtà. Quindi, si diceva che, se gli artisti classici trovandosi senza lavoro non  si fossero riciclati alle Arti Moderne sarebbero morti di fame.

Alla luce di quanto detto, addentriamoci come pulci tra i peli di quel gorilla che Gustav Klimt ci aveva segnalato nella sua opera dedicata a Beethoven, seguiremo il Mostro nel suo fagocitare d’Arte per mettere a segno altre mire. Ora scopriamo le prove e i meccanismi dove la Brutta Arte s’impose con l’inganno sulla bella Arte:

Da “Picasso” di Gertrude Stein ediz. Adelphi:


Per Picasso la pittura fu sempre un mestiere:
un fatto di quel tempo è significativo al riguardo. A Parigi c’era una scultrice americana che desiderava esporre al Salon le sue tele e le sue sculture. Al Salon aveva sempre esposto scultura fuori concorso, (…) non desiderava esporre scultura e pittura insieme, allo stesso Salon; chiese dunque a Miss Toklas di prestarle il nome per i quadri, e lei acconsenti. I quadri furono accettati col nome di Miss Toklas; erano nel catalogo, noi avevamo il catalogo.
La sera del vernissage Picasso era a casa mia. Gli mostrai il catalogo e gli dissi: ecco qua Alice Toklas e non ha mai toccato un pennello e ha avuto un quadro accettato al Salon. Picasso divenne di fuoco. Non e possibile, disse, deve avere dipinto a lungo, di nascosto. Mai vi dico, risposi. Non è possibile, disse, non è possibile, quella del Salon è cattiva pittura, ma anche così, se uno sa dipingere come suo primo quadro un quadro che viene accettato, vuol dire che non capisco niente di niente.
Calmatevi, gli dissi, no, il quadro non l’ha dipinto lei, ha solo prestato il suo nome. Era ancora un po’ scosso. No, ripete, bisogna sapere qualcosa per dipingere un quadro, bisogna, bisogna.

Sapere che cosa?

Quesiti :

  1. la prima perplessità sorge quando Stein dichiara: “avevamo il catalogo” … avevano il Monopolio del Salon?
  2. la seconda sorge nel sapere  Alice Toklas poteva disporre degli “eletti” al “Salon d’Automne” , suo noto vizietto quello poter  cambiare le identità alle spie.
  3. Picasso: “quella del Salon è cattiva pittura” e tale doveva restare… Perché?
  4. Picasso 120.000 quadri eseguiti in vita… quanti al giorno?

Leggendo i loro testamenti, la corsa delle Avanguardie alla fatturazione di brutte opere d’arte super pagate. nascondeva già allora – come oggi – una curiosità legittima e un dilemma irrisolvibile per i collezionisti e gli artisti di tutto il mondo. “ Perché costavano cosi tanto quei quadri se erano  volutamente delle brutte opere?”

Continua: IN CANTIERE la parte seconda

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Alcune delle foto presenti su questo blog potrebbero esser prese da internet. In caso ne rivendicassi il copyright, invia una mail a 2milaventieventi@gmail.com  e saranno immediatamente rimosse 🙂

 

Avanguardie e Spie: Bernard Fay

Appunto!  Chi era Bernad Fay?

“…sospettato di essere un agente della Gestapo  per gran parte dell’occupazione in Francia da parte della Germania, proteggeva Gertrude Stein e Alice B. Toklas “.

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Verrà arrestato e condannato all’ergastolo.
Funzionario del governo filo nazista di Vichy in Francia e studente di “Harward”  (nota Università ebraica americana), era conosciuto al mondo artistico come ebreo e agente della nota agenzia Freemason  (Casa delle Libertà). Spia, fu un ottimo e sfrontato “doppiogiochista”. Chi proteggeva?
Innanzitutto le nostre due “spie eroine” come  la lunga lista di artisti francesi spie.  Al servizio e fiancheggiatore delle segrete liste di  “Avanguardie” impegnate nel rastrellamento finanziario a favore delle  organizzazioni eversive, amico intimo di G. Stein e A.Toklas, riusciva a muoversi indisturbato tra le fila di tutti gli artisti nei vari stati europei, siano essi: letterati, musici, poeti,  pittori, fotografi ecc.

Si narra di Lui:

Gertrude Stein scrisse una lettera a favore di Faÿ quando fu processato come collaboratore.  Nel 1946 un tribunale francese lo condannò al “degrado nazionale”  e al lavoro forzato a vita, ma riuscì a fuggire in Svizzera nel 1951, e a facilitare la sua evasione dalla prigione, furono i capitali finanziari provenienti da Alice B. Toklas.

Bernard Faÿ, fu graziato dal Presidente della Repubblica francese René Coty nel 1959.

Ci sono molti spunti in quelle due pagine (vedi  G. Stein: Femminicidio di una spia tra le spie), due paginette di un libro saturo di altri spunti incredibili per ricostruire nella Storia dell’Arte, le Avanguardie e che ci fanno capire come tutti quei  cittadini del paesello di campagna (Bilignin, Belley, Francia.) facevano parte della stessa organizzazione paramilitare ebraica.  Siamo in presenza di una “Base Eversiva” con sede in Chicago. Questa losca città americana, verrà menzionata dalla Stein più volte.

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Seguendo le orme suggerite dalla scrit-trice, scopriremo nelle Università Americane i quarti di potere delle amministrazioni degli Stati Uniti, ateene slegati dal nostro concetto italiano di farre Università di Stato che aduna a se e impartisce ordini direttamente dai Ministeri preposti.

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La parola Chicago, nel nostro immaginario europeo spazia nel repertorio cinematografico del proibizionismo  acquisito nella filmologia americana di inizio secolo che rispecchia una malavita agguerrita per il controllo dell’alcol, prostituzione, cocaina, bische clandestine e d’azzardo. I banditi formarono  eserciti di Gangster efferati pronti a tutto. Quella di Chiacago fu una scuola di veri Killers urbani. Quel modello asociale fu di esempio al moderno modello capitalista esportato in tutto il mondo nei primi novecento controllato da squadristi gangster e paramilitari.

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Se 1+1 fa 2, possiamo liberamente ipotizzare che gli allievi americani di Matisse  provenienti in gran parte da Chicago, non venivano in Francia per apprendere lezioni artistiche di Fauvesmo (Bestie) dal Maestro. Quando si accenna l’Accademia di Belle Arti di Matisse e alla gommapane mangiata da qualche allievo “per la durezza delle sue lezioni”, Alice Toklas si riferiva alla scuola per l’addestramento di agenti americani capaci di tenere testa ai mafiosi italiani, gangster irlandesi, spie tedesche, cartelli latini ecc., oppure alla malavita spagnola e altro in Francia.
Le Bande operanti a Chicago per il controllo della grande finanza capitalista da esportare nel mondo, non erano interessate al solo danaro o alla volontà di dirigere i monopoli mondiale (Multinazionali), ma una  volta addestrati come la “feroceGuardia scelta di Napoleonica, tale forza criminale  fu impegnata anche per risolvere i  problemi interni sindacali negli Stati Uniti.
La specializzazione della Università di Chicago di ieri come oggi, era la Finanza politica. Il  compito che si ponevano quelle Università era di esportare con le buone o con le cattive  il modello ultra Liberal in Europa,  in quanto, le formazioni europee socialiste conquistavano grandi consensi elettorali e sindacali che andavano assolutamente fermate e annientate.

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La scuola di Chicago era prevalentemente Liberista, mentre quella d’Europa: Socialista. Gli scioperi operai di inizio secolo acquisivano rapidamente consensi tali da mutare la gestione del lavoro. Al Manifesto di Carlo Marx, i Liberisti dovevano opporre altri Manifesti di “distrazione di massa”, dove si acclamasse  i vantaggi di un modernismo capitalista lucroso e imminente e privatista. Ma poiché, l’opposizione al socialismo in Europa, poco scalfiva gli ideali di uguaglianza tra i popoli e tra i lavoratori, i Liberal attuarono tutta la repressione spregiudicata sperimentata nelle colonie d’Africa, India e Oriente.

Intanto la scienza moderna americana, attraverso i “Diritti d’autore” applicati alle arti, mestieri e  scienza d’impresa,  ricompensava lautamente la nascente modernizzazione del lavoro e del divertimento spensierato. Quel loro modello di società diventerà nel mondo la “Fiaccola splendente sui Mari” , l’Eldorado dei miseri, il grande Sogno Americano, attirando a sè i migliori artigiani, artisti e costruttori mondiali attratti dal  facile guadagno. La grande fame di fortuna, l’ambita rendita democratica  a vita applicata sui “Diritti d’autore” , fu la chiave di successo dell’egoismo soggettivo nichilista contro il socialismo collettivo e comunista. Questi due modelli sociali progettuali del futuro industrilale, scatennarono la Seconda Guerra Mondiale dopo la crisi del ’29 dove Stalin fece crollare la borsa americanana mettendo sul mercato le derrate a gratis.

Le pedine anticomuniste erano state collocate, le pedine naziste e fasciste, finanziate e potenziate. Il ventennio per la preparazione scolastica dei futuri eserciti aggressori era avviata. Gli artisti delle Avanguardie prezzolati con laute ricomprese per umili quadri.

L’Orchestrazione mondiale dava inizio al girotondo. In Russia le rosse nude ballerine rosse pentagonali di Enri Matisse e le mischiate odalische pentagonali di Picasso davano il via ai “Balletti” (esercitazioni).

Bernard Frey del governo Viky in Francia se ne stava comodamente al comando della destra francese  con un piede in due scarpe, Cosi per Benito Mussolini in Italia, Adolf Hitler in Germania, Francisco Franco in Spagna e altri dittatori minori collocati in altri stati pronti a prendere il potere con piccoli colpi di stato  orditi dalla Germania.

Ma per quel “Sole sulla terra” (ricerca atomica Università di  Pisa) annunciata sul Manifesto dei Futuristi italiani, non fu mai preso in seria considerazione, abbandonando Duchamp i futuristi , ma che cambierà sorprendentemente le sorti della programmata Seconda Guerra Mondiale che per quel “Sole”,  diventeranno feroci, crudeli e bestiali.


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Picasso: ritratto da Juan Gris

Il tricolore di Picasso 

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Sul finire del 1905, Montmartre-Parigi, fu invasa da una comunità ebraica internazionale allo sbando trasformando quel quartiere urbano in un  “Ghetto” mimetizzato.Il quartiere era affollato prevalentemente da insurrezionalisti internazionali reduci sconfitti  da battaglie a sostegno dei moti popolari di piazza nella  Russia durante la guerra del 1905 contro il Giappone.
La Rivoluzione Bundista (BUND ebrei di stampo socialista), forza animatrice per la presa del Palazzo d’Inverno dello Zar, le Forze Armate non previste dei Cosacchi non permisero di portare a termine quel Colpo di Stato.
Vigila nella comunità ebraica una sorte di regola (molto rispettata) che chi chiede prestiti  d’impresa – tra loro – e fallisce, deve con le proprie forze e inventiva onorare il prestito. altrimenti scattano le sanzioni debitorie accompagnate da pesanti interessi sul capitale ricevuto (Spread). La comunità colpita, coinvolta insieme,  si fa carico del debito risparmiando anche sul pane. Le comunità ebraiche di Montmartre si strinsero intorno attivando la sussistenza. Ma poiché la loro operazione bellica rientrava nella strategia americana nella guerra russo/giapponese, nei confronti degli insorti avevano un debito morale organizzando la ripresa economica. con aiuti umanitari. E’qui che entra in scena Gertrude Stein agente. 

Scriverà Gertrude Stein sulla biografia di Picasso:

 “Picasso, dicevo, torna a Parigi dopo che il periodo Blu della Spagna era passato, 1904; dopo che il periodo rosa della Francia era passato, 1905; dopo che il periodo Nero era passato, 1907; torna a Parigi avendo nelle mani l’inizio del suo cubismo, 1906. Era venuto il momento.”

Rileggendo il testo attentamente notiamo che i tre periodi colorati di Picasso:  Blu, Rosa e Nero,  corrispondono a tre tempi socio-politici diversi. Nel “Periodo Blu” legò il suo impegno a favore della casa Reale di Spagna, (sangue blu). Gli resterà vicino fino a quando un ventennio più tardi il Sovrano  sarà  sotto scacco  dei Liberali e i “motti popolari”.  Picasso ai sovrani regalerà due aerei da guerra. Nel Periodo Nero, o squattrinato, anche lui doveva sopperire con aiuti alla comunità ebraica spagnola reduce della guerra del 1905, mentre nel seguente “Periodo Rosa” l’artista piantò le radici nella ricchezza grazie ai collezionisti americani, curati da  Gertrude Stein quale piazzista e garante (1906). Coi proventi delle vendite cubiste l’artista finanzierà le operazioni prebelliche che  sfoceranno nella Prima Guerra Mondiale: nome in codice “Parade”.

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Superato lo shock nero, Picasso tornerà dalla Spagna in Francia entusiasta col suo nuovo progetto Copyright, il “Cubismo” . A  quel punto dichiarerà chiusi  i  tre “periodi”  colorati della sua gioventù.

Foto: base logistica di Picasso e dei capi “cubisti in Spagna.

Nota: Cosmopolita,  colui che riconosce o rivendica il Mondo come Patria o di luogo nascosto in cui far confluire caratteri, motivi, interessi universali della Lobby.

Domanda: Come funzionarono i piani insurrezionali dei Cosmopolita per conquistare uno Stato estero e far crollare i Governi in carica? Nella guerra Ispano-Americana del 1898 la corona di Spagna si trovò a combattere sulla questione CUBA. La Spagna perderà con essa la flotta navale e il possesso coloniale dell’isola come anche i porti dell’intera America Latina. In una lettera intercettata  di José Martí, al suo amico Gonzalo de Quesada i quali animavano la rivoluzione cubana per l’indipendenza dalla Spagna scrive il 4 dicembre 1889 mettendolo in guardia sulla possibilità di un intervento decisivo statunitense:

“Sulla nostra terra, Gonzalo, grava un altro piano più tenebroso […]: il diabolico piano di forzare l’isola, di farla piombare nella guerra per avere il pretesto per intervenirvi e con il credito di mediatore e garante, tenersela per se”.

Quindi la caduta di Santiago di Cuba avvenuta nel 1898 segna il tramonto della presenza spagnola in America. Cuba diverrà l’esperimento americano d’esportazione per tutte le rivoluzioni avvenire: l’Embargo (termine coniato dalla marina militare americana a Chicago), ovvero: affamare il popolo per farlo ribellare ai propri superiori e intervenire poi con gli “Aiuti Umanitari” come grdto di clemenza internazionale. Di fatto quel porto marittimo finito sotto il controllo degli Stati Uniti, proprio perché gli Usa si erano affacciati al mondo come il “Mediatore e Garante” dell’isola, Cuba divenne per decenni il “Porto Clandestino” strategico da dove far partire tutto ciò che di illecito potesse raggiungere l’Europa e viceversa negli Stati Uniti.
Le Rotte marittime Cuba-Spagna le ritroveremo approvvigionatrici di capitali illeciti, contrabbando di armi, droga, articoli, sussidi  per finanziare i cosmopoliti europei per nuovi piani d’intervento strategici, ancora una volta, contro la Russia. Useranno le Avanguardie artistiche come manovalanza per l’invasione culturale e ideologica. Su questo principio bellico, Cuba diverrà in futuro una colonia americana fantasma, base affaristica di tutti i Capi Mafia e Gangster cosmopoliti mondiali.

Gertrude Stein, aveva messo gli occhi sul Fratello di fede Pablo Picasso ingaggiandolo quale futuro governatore ideale per tali traffici in Spagna. Si trattava di integrare il piccolo contrabbando di Pablo Picasso col grafo di Ufficiale nella Marina Militare americana nella grande organizzazione mondiale Cosmopolita: “l’Arca dell’Alleanza”.

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Juan Gris: Ritratto di Picasso del 1912.

<p value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80"><em>S</em>ebbene egli vedesse Picasso come un Gran Maestro, Gertrude Stein ci narra sui due: <em>“Gris è quel genere di persona che Picasso avrebbe volentieri cancellato dalla terra”.<br></em>Picasso odiava Juan Gris perché stupido, in quanto  aveva commesso un torto imperdonabile a Picasso; quel ritratto avrebbe tramandato in Arte la prova comprovata del suo ruolo nell'Alleanza. Aveva ancora i capelli.Sebbene egli vedesse Picasso come un Gran Maestro, Gertrude Stein ci narra sui due: “Gris è quel genere di persona che Picasso avrebbe volentieri cancellato dalla terra”.
Picasso odiava Juan Gris perché stupido, in quanto  aveva commesso un torto imperdonabile a Picasso; quel ritratto avrebbe tramandato in Arte la prova comprovata del suo ruolo nell’Alleanza. Aveva ancora i capelli.

FOTO: Pablo Picasso in Uniforme

Juan Gris muore l’11 maggio 1927 a Boulogne-sur-Seine senza vedere la sua programmata Guerra Civile di Spagna, tanto simile a quella cubana, e che erigerà al potere il Generalissimo Fancisco Franco deporre il sovrano: Alfonso XIII di Borbone e governare al posto suo per conto del grande “Mediatore Garante”.
Per il Grande Mediatore (USA), la Spagna Repubblica era troppo inquinata di Anarchia, Socialismo e Comunismo e quindi da ripulire. Dopo l’esempio rivoluzionario popolare del 1917 che vedrà Lenin beffare il “Grande Mediatore” finanziatore, la Spagna divenne per precauzione il primo laboratorio di sterminio di masse delle Sinistre europee e sperimento della guerra tradizionale da trincea trasformarsi in guerra urbana e quindi la legittimazione di bombardare i centri civili e città dal cielo: Barcellona e Guernica.

Nel 1906 Juan Gris si trasferisce a Parigi e diventa amico di Henri Matisse, Georges Braque e Fernand Léger (gran soggettoni pure questi)

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Braque
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L’indagine continua…


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A differenza di Picasso e Braque le cui opere sono  monocromatiche, Juan Gris si concentrerà  sulla pittura a colori vivaci, l’ordine e composizione equilibrata.

L’indagine continua..


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Il Cubismo

Gertrude Stein: Ritratto di Picasso

Il Pittore visto con gli occhi dalla modella.

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Come scriverà Gertude Stein nella biografia intitolata: “Picasso” (ed. Adelphi): “Picasso, dicevo, torna a Parigi dopo che il periodo Blu della Spagna era passato, 1904; dopo che il periodo rosa della Francia era passato, 1905; dopo che il periodo Nero era passato, 1907; torna a Parigi avendo nelle mani l’inizio del suo cubismo, 1906. Era venuto il momento.”

Foto: Getrude Stein, Parigi 1904

Clima politico.
Siamo nel 1906  a Parigi, “i colori sono molto costosi” dicevano: “non ce li possiamo permettere”  e utilizzavano quel poco che bastava per fare apparire un immagine, un quadro. Indagando si scoprirà che ciò non era vero, il motivo era un altro, era religioso.

Da qui partono le indagini sull’ereditiera americana Gertrude Stein e Pablo Picasso.

Gertrude Stein nasce in Allegheny, 3 febbraio 1874, Pennsylvania, città americana industriale nota per i suoi laminatoi e le acciaierie. Sull’origine della fortuna economica  di famiglia Stein, poco si sa se non che il padre dirigesse in città una linea tranviaria di proprietà. Nell’universo letterario dell’arte poco si sa di lui , qualcosa verrebbe fuori dai testi teatrali scritti da Gertrude, ma non essendo egli pertinente alla storia dell’Arte la figura paterna passerà in secondo piano anche se, come figura politica e che abbia determinato la costruzione del carattere di Gertrude,  sapere qualcosa in più di lui risolverebbe certi aspetti politici avvenuti in Bruxelles, città chiave di lettura degli avvenimenti politici europei e dell’universo delle Avanguardie, ma soprattutto del perché Bruxelles  è stata al centro di grandi eventi storici succeduti in Europa per diversi secoli.

I fratelli Stein sono cinque, tre maschi, lei e la sorella Berta. Quelli che  arrivano a Parigi nel 1904 via Londra sono Leo e Gertrude, attorno ai quali, ruota la storia dell’Arte delle Avanguardie dei primi ‘900. Dovendo gli Stein  distribuire a Montmartre una discreta somma di danaro come “aiuti umanitari” della Comunità ebraica americana alla Comunità ebraica europea caduta in disgrazia durante i motti in Russi 1905, Gertrude Stein, dopo essersi guardata intorno a Parigi, puntò gli occhi su in certo Pablo Picasso, pittore chiacchierato,  per meglio sondarlo da vicino, e se il caso d’ingaggiarlo per ulteriori piani eversivi futuri.

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Gertrude seppe di Lui da un uomo della “Centrale” e volendo sondare sulle acclamate capacità sovversive, organizzative ed intellettuali, lo volle avvicinare. Perché scelse Pablo Picasso e non altri artisti contemporanei più noti e più bravi di lui?

Fiuto di donna?
No! Gertrude Stein seppe dai suoi informatori di un certo  Pablo Picasso da contattare quale piccolo capo banda di un gruppo di manigoldi e truffatori rigorosamente ebreo-artisti che si animavano nella illegalità di Montmartre per campare ed imporsi. La sua  Centrale Ebraica stava creando piccole gang  locali in Parigi (città cosmopolita), per la ricostruzione di gruppi dal forte carattere spregiudicato per  imprese ardite a cui affidare la gestione di merce illegale proveniente via Spagna dalle Americhe. Ma essendo la Spagna da poco vittima perdente nella guerra di Cuba contro la marina USA, nessun spagnolo amava dare servizi agli americani e Gertrude era americana e quindi doveva avvicinarsi al giovane Pablo Picasso in modo soft per conquistarlo quale futuro interlocutore ambizioso per compenetrare il sistema finanziario spagnolo e francese; insomma, doveva farselo amico e trasformarlo in spia americana. Pablo Picasso poteva essere la chiave di volta per intraprendere l’impresa che Gertrude Stein  aveva in testa.

La presenza di una giovane donna disinibita per un “contatto” difficile iniziale si prestava come l’unica occasione possibile per lei, e poiché Picasso presentava le caratteristiche di macho spagnolo, l’occasione sensuale si sa, fa l’uomo amante. Si trattava di dargli in seguito una licenza di agente  particolare con forte copertura politico/militare, licenza da concedere sulla fiducia “imprenditoriale” ad un arrivista, parola ancora poco in uso nella Francia di inizio secolo.
Tale licenza, se ben gestita, poteva creargli un discreto indotto iniziale sanando l’economia disastrata della sua piccola Comunità di Montmartre. Il progetto era di avere un agente  per poi usarlo, come  fecero gli americani in passato con Claude Monet, in veste di “Ambasciatore” occulto tra i giapponesi, ma Monet era arrivato al suo tramonto e andava sostituito, diventando Picasso “l’artista” attraverso il quale far entrare in Francia un cospicuo capitale  illegale da giostrare internamente a fini insurrezionali, diventando Picasso e il suo gruppo di fuoco, la possibile Centrale antagonista da mettere in concorrenza a Enri Matisse, oramai totalmente assorbito nella preparazione di agenti internazionali nei sotterranei della sua Accademia di belle Arti, per riorganizzare intrighi in Russi, Giappone e Usa, atti alla preparazione della prima Guerra Mondiale.

 Per onestà intellettuale una cosa va sottolineata ed è che, nella religione ebraica il danaro non ha la funzione di ricchezza personale come in genere si crede, esso va reinvestito per la conquista del mondo in quanto, tale Capitale non appartiene al singolo individuo ebreo, ma alla intera comunità che si autofinanzia attraverso il risparmio dei fedeli portandola fino all’estremo cavilloso risultato. Tale risparmio è frainteso come “avarizia ebraica”, ma che avarizia non è in quanto, è orgoglio individuale apportare il massimo risparmio personale nelle cassa della Comunità  . La “Proprietà Privata” è il meccanismo attraverso il quale essi possono “amministrare e governare” gli stati conquistati. Il modello promosso è il Capitalismo e quindi i partecipanti sono tutti associati rigorosamente al registro delle quote individuali che ne determina il diritto decisionale sulle singole azioni politiche nel mondo e i rispettivi futuri guadagni. Insomma, la Comunità ebraica è di fatto una S.p.A Multinazionale e quindi non politica come la intendiamo noi  ma Cosmopolitica, senza confini. 

Chi alla signorina Gertrude Stein aveva segnalato Pablo Picasso? Il suo fiuto? Macché!

Le indagini ci porteranno al “Poeta Innominato ”, che dall’interno dell’Intendenza di Finanza di Francia seguiva scrupolosamente gli spostamenti delle banconote numerate che transitavano illegalmente tra Spagna, Francia, Inghilterra e America. Altri all’interno dell’Intendenza seguiranno miriadi di conteggi, canali e canaletti cosmopoliti; questi sono gli impiegati “ombra” che formano un esercito sociale esterno ma anche interno allo stato cui appartengono.

Gertrude Stein super agente,  attuò il suo piano: incontrare presso il noto mercante d’arte Vollard quel tale Picasso  commissionargli “casualmente” un propino ritratto pagandolo bene. Picasso sentito la cifra accettò immediatamente. Quel giorno, nello studio di Montmartre, i due giocatori d’azzardo si affrontarono. I due caratteri mastini si saranno  squadrati e, per due tipi del genere basta un occhiata o l’odore del sudore per capire chi hanno davanti. Accordata la sostanziosa somma di partenza, la scelta del soggetto lo impose la nostra super tarantola. Gertrude  si  presentò dal pittore vestita di scuro, imponendolo di propria volontà, il colore marrone predominante: “Lo voglio bi-cromo. Prendere o lasciare”.

Prima di iniziare: Mi parli di lei …” disse Picasso.

Ella accettò, fissandolo negli occhi come chi giovane intraprendente americana non abbassa mai lo sguardo davanti a nessuno, e cominciò con un racconto enigmatico: parlava di aver incontrato a Bruxelles in piazza: una bambina mentre giocava, sui 12 anni circa, con le trecce, “vestita di marrone” e che alla domanda rivoltale,  la bimba rispose che stava giocando a imitare il padre che era morto. Quella bambina era Gertrude Stein.

“BRUXELLES?” annui Picasso…

Pablo Picasso intuì subito il grosso “calibro” che aveva davanti e cominciò il ritratto. E lei?
Lei spiegava, si spiegava e lo interrogava,  e lo ascoltava, spiegandosi reciprocamente  tra le pieghe e sottintesi … “Bruxelles?..”  Eravamo all’ inizio ventesimo secolo…

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Pablo aderì al progetto Cosmopolita con tutti i rischi e le “prospettive”  presentate. Picasso cancellò il volto del ritratto e si recò immediatamente a Gòsol in Spagna. Li incontrerà chi doveva, ricevendo e impartendo nuovi  ordini alla sua organizzazione di contrabbandieri diretti da cosmopoliti di Barcellona i futuri “Cubisti” . Tornato a Parigi, senza la presenza della modella, Picasso portò a termine il volto del ritratto facendolo pervenire finito. Come buon augurio le aveva dipinto il volto come sarebbe stato 25 anni dopo.” se non le assomiglia” – ripeteva agli amici scherzosi – “Le assomiglierà“. Picasso su ciò non sbagliò affatto. Lei, di quel quadro sosterrà sempre: “sono io” e lo amò.

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l costo dell’opera fu di zero franchi francesi. I giorni di posa 93. Picasso del quadro gliene fece dono. Il patto Gertrude Stein / Pablo Picasso andò a buon fine. Picasso fu arruolato nell’Alleanza. La loro amicizia durò fino alla morte di lei.

l’indagine continua


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(Gertrude Stein)

DORA MAAR

DORA MAAR Fotografa (compagna di Picasso?)

Dora Maar, il cui vero nome di battesimo era Henriette Theodora Marković.
Il padre è l’autore del padiglione della “Bosnia Erzegovina” all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 che gli permetterà buone commesse in Argentina.
Durante gli studi  artistici di pittura, Dora Maar si appassionerà alla fotografia e si iscrive all’École de Photographie de la Ville de Paris.

A parte qualche opera pittorica (tra le quali due nature morte su legno ovali  che Dora vendette per necessità economica dopo essersi divisa da Picasso, Dora abbandonerà da subito la pittura per dedicarsi alla fotografia. Conoscerà Man Ray.
Durante la crisi del 1929 si dedicherà alla “fotografia di strada” scattando fotografie ai miserabili delle baraccopoli parigine. Ciò la spingerà ad aderire al modello comunista dal quale, conosciuto Picasso, si allontanerà.

Dora: “A venticinque anni ero molto di sinistra, non come adesso…”

Questa sua presa di posizione entrò in contraddizione con l’istintiva inclinazione all’esoterismo soprannaturale, pratica che sovente rapisce gli artisti sensibili e sensitivi durante la ricerca  ed esperienza di lavoro durante lo  svolgimento di opere nuove dai lunghi silenzi per concentrazione artistiche che il caso richiede.
Le pratiche spirituali le rivedremo in altri colleghi nel mondo delle Arti e non solo, negli  affari, in  politica, scienze, religione ecc. Magie per scopi e fini diversi legati alla gestione del Potere. Parlare di Arte esentando le esperienze spiritistiche e spirituali è pressoché impossibile, a meno che si resti nella sfera artigianale e non è detto, in quanto la magia è un desiderio antico dell’uomo che per elevarsi è disposto fare i patti con chiunque, anche col diavolo. Siamo  negli anni in cui il confine che separa la Vita dalla Morte è breve e la medicina era ancora impotente. L’immortalità dell’anima era sentita come una esigenza inseparabile dalla Vita quotidiana. Tutto ciò era affidato in larga parte al mondo metafisico e religioso e la psicologia muoveva i primi passi verso la distruzione di quel mondo. Quindi la Psicologia divise fin da principio nei suoi primi passi, il mondo metafisico dell’anima immortale  dallo spirito dissolto o dissoluto dell’IO materiale.
La strada intrapresa da Dora Maar nell’arte fu quella di allearsi a Picasso restando affascinata dalla sua dissolutezza intellettuale e pratica quotidiana aderendo al mondo giudeo di Picasso dove l’anima raggiunge l’immortalità attraverso l’Impresa.

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Prima di scoprire le carte su Dora Maar, bisogna sapere chi è il vero Pablo Picasso che si nascose sotto il mantello protettivo dell’Arte e che non si vuole far conoscere; solo poi è possibile capire perché Dora Maar sia uscita dalla corrente Surrealista per confluirei nel Cubismo mettendosi a disposi-zione di Pablo  Picasso con tutta la propria esperienza divinatoria. Divenuta compagna spirituale non che fotoreporter ed altro  nella “organizzazione” presieduta da Picasso, terrà in ordine  gli archivi.
Scoperta l’entità sull’impero di Picasso e il ruolo da lui presieduto, Dora Maar lo asservirà in segreto come maga, fotografa archivista e pittrice, lavorando per lui in sua assenza. Nell’amministrare quel  “Tesoro” verrà a conoscenza della lunga e riservatissima lista di finanziatori del Cubismo e dell’intera organizzazione eversiva con base a Barcellona. Come fotografa, sono famose le sue sequenziale durante la lavorazione del quadro “Guernica”.

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Dora: “Io non sono stata l’amante di Picasso. Lui era soltanto il mio padrone.

 

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Dora Maar

Per un certo periodo della vita segreta di Picasso, di Dora si scoprirà essere stata tutto per lui: assistente spiritistica, dipendente, segretaria, archivista, servizio stampa, responsabile della produzione esterna e interna e distribuzione delle opere. Pagata bene? No.
Dora Maar era per Pablo una deliziosa e affidabile sensuale mantenuta dipendete della    poliedrica organizzazione cubista, la Fabbrica di “Vida o Muerte” (vita o morte) della famigerata Pablo Picasso & Cubisti Associati, un infernale macchina da Guerra. Non le fece mancare niente, ma non poteva toccare niente.

Di Picasso dirà Dora, essere stato per lei il Titolare d’Impresa. (Padrone)
Per la collaborazione data fu licenziata senza una dignitosa liquidazione.
Perché fu diseredata? Quale sacrilegio ha commesso?

Dora Maar cristiana?… Non puoi entrare a far parte di una organizzazione militare ebraica come quella Cubista se non si è di origine ebrea.

(altre indagine sono ancora in corso)


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Dora Maar

 

 

 

 

PICASSO: Ritratto di Gertrude Stein

L’incontro con l’Artista

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Gertrude Stein arrivò a Parigi dall’America, via Londra, con suo fratello Leo nel 1903. La guerra Russia-Giappone scoppierà nel 1905.
Gertrude Stein si prese l’incarico di riassettare le fila sparpagliate degli insurrezionalisti europei a cominciare dagli artisti, distribuendo i finanziamenti della Comunità americana in aiuto a quella europea. Sentendo elogiare un certo Pablo Picasso come un pittore moderno, dopo l’incontro in galleria lo andrà a trovare nello suo studio di Montmartre per conoscerlo e  commissionargli un proprio ritratto.

Foto: Gertrude Stein

Per chi pittore ha modo di osservare questo quadro e pensa che ci sono voluti 93 giorni intensi di posa, (quasi tre mesi), su ciò che sia veramente accaduto fra loro in quello studio, solo Dio lo sa.

Per venirne a capo di quei giorni non ci vuole molta immaginazione per trarre delle deduzioni: la prima è quella di una consumazione abbondante erotica e cibo, la seconda è che, tra una prestazione a l’altra si sia intavolata una alleanza strategica franco-spagnola-americana con i relativi studi e vidimazione di piani da perseguire.
Quando Gertrude Stein lascerà lo studio di  Picasso, al 93esino giorno, il quadro non è ancora terminato. Verrà ultimato più avanti.
Il vero Picasso non ancora identificato per quello che vedremo poi essere , lamentava che non riusciva a capire chi avesse davanti, lasciando incompleto il volto del ritratto.
Di ritorno dalla Spagna, presenterà in fretta e furia il ritratto con un evidente fuori assetto dell’occhio sinistro come chi, persona losca, verrà identificata in futuro come potenziale “spia organizzatrice”. Altri pittori (vedi Modì) adotteranno questo codice pittorico durante i ritratti dei “quadri” cosmopoliti organizzatori.

Dopo l’input di Picasso, per altri pittori parigini dello stesso periodo, raffigurare ritratti di persone note, o intellettuali senza un bulbo oculare (orbi o loschi) fu un tema ricorrente in Arte. Studiando la simbologia, quel modo di rappresentare fu un vero codice cifrato. Per gli ospiti del “sabato sera” a casa di Gertrude Stein, chi avesse avuto modo di conoscere altri agenti non presenti nella stanza, notare nel ritratto dell’interessato la mancanza dei bulbi o fuori orbita, era sinonimo di fiduciario confratello, segno politico dell’Avanguardia.

In quel periodo G. Stein era una giovane americanotta dalla vita stretta, fianchi e bacino ampi, forma che denota forte appetito culinario e sessuale, ma il suo “compito” era un altro, non di cercare marito o amante, ma adunare e istruire intorno  a se “uomini ombra” dalla condotta sfrontata e audace per piani militari arditi. Aveva sentito parlare, di un certo Pablo Picasso (piccolo boss) dal cognome genovese, un giovane pittore con la capacità di polarizzare intorno a se una piccola banda di giovani spagnoli motivati ad emergere, decisi, intrepidi, ma anche comandante di una vasta rete di contrabbandieri di montagna in Spagna presso i Baschi), e come tutti i bulli esordienti, gli mancava un riconoscimento e un protettore d’eccezione per cominciare a imporsi oltre il quartiere parigino di Montmartre. Picasso aveva i requisiti per l’organizzazione richiesta e, la signorina Gertrude, se lo lavorò per benino. Picasso invece vedeva nella ricca ereditiera americana la piattaforma per lanci imminenti verso il successo. Assoggettandosi a quel “gioco d’azzardo” , Picasso porterà a termine gli impegni presi con lei.

Dopo l’incontro con Gertrude Stein, nella vita di Picasso cominciano aggirarsi i primi personaggi strani che cambieranno la sua vita e la storia degli stati europei. Negli stessi anni avverranno altre due Grandi Guerre Mondiali che insanguineranno l’Europa e la Russia; e sempre in quegli anni nascerà il nuovo collezionismo di Arte Moderna a prezzi vertiginosi , generando il Mercato d’Arte, la Critica, le Gallerie ed infine i Musei.

Tratto da: Autobiografia di Alice B. Toklas

Fernande era, come sempre, molto grande, molto bella e
molto gentile. Si offri di leggere ad alta voce i Cantes di La
Fontaine a Gertrude Stein per divertirla mentre posava.
Gertrude Stein prese la posa, Picasso sedette sull’orlo della
sedia, addosso alla tela, e poi su una minuscola tavolozza
di un color grigio bruno uniforme spremette un altro pò di
grigio bruno, e si mise a dipingere. Fu questa la prima di
qualcosa come ottanta o novanta sedute.
Sulla fine del pomeriggio i due fratelli di Gertrude Stein,
sua cognata e Andrew Green, vennero un po’ a vedere.
Furono tutti meravigliati della bellezza dell’abbozzo e
Andrew Green pregava e strapregava Picasso di lasciarlo cosi
com’era. Ma Picasso crollò il capo e disse di no.
E un vero peccato che in quei tempi nessuno abbia pensato
a far la fotografia del quadro cosi come era, perché va
da sé che nessuno dei presenti allora si ricorda più come
fosse, nemmeno Picasso o Gertrude Stein.

Scrive, concisa una bloger della quale ho perso il contatto: “Dopo ottanta o novanta sedute, il risultato – secondo i loro reciproci amici – non assomigliava minimamente a Gertrude Stein”. La risposta di Picasso fu una scrollata di spalle. ”Non importa,” rispose, “alla fine gli assomiglierà”.
Oggi rimane uno dei ritratti più famosi ed emblematici che Pablo Picasso abbia mai prodotto: Il ritratto profetico di Gertrude Stein vista anticipatamente a trent’anni di distanza.

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              1904                                              1906                                             1930

Questa paginetta prendiamola come punto di partenza per spingerci oltre.

segue:


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