FAUVES: Scuola di Arte Crudele

“Fauvismo”: a giudizio.

Dal punto di vista dalla Storia dell’Arte il Fauvismo è un bell’Enigma scomodo, in quanto, per tale materia di studio non contemplando a fondo le condizioni sociopolitiche inerenti gli anni della sua ascesa, allo studioso o analista per giudicarli gli abbisognano più riferimenti per capire meglio ciò che il pennello ha eseguito su quelle tele a suo tempo. Spesse volte non considerare i dettagli che servono per comprendere meglio l’opera durante “l’osservazione critica”, se si sbaglia il giudizio o la narrazione, l’opera resta infantile, pittoricamente dilettantistica. Le opere brutte o buffe, al critico gli si annulla il concetto di Arte classica stessa, dovendo per tale occasione, inventare nuovi concetti, odi nuovi, a supporto dell’incomprensione.

Il Critico d’Arte di oggi, quando si trova di fronte una opera moderna, proprio per la complessità raggiunta dal linguaggio astrato, spesso lo si trova impreparato Ciò lo si denota quando procede  ragionamento o per schemi. L’occhio critico di chi fa questo mestiere resta sempre appannato in prima istanza, e, non capendo come o cosa abbia voluto rappresentare il pittore, e se mai  ce ne fosse stata una ragione, si limita a giudizi storico schematici, veloci e sommari per riallacciare l’opera al linguaggio Accademico di cui essa fa parte, dando un proseguo legale e garantito alla declamazione. 

La moderna figura del “Critico d’Arte Moderna”, personaggio eclettico, spesso volte figura contemporanea dell’Autore, trovandosi il Critico alla fonte battesimale di una nuova corrente stilistica, osserva e giudica il tangibile di un vestito che riveste il nascituro senza scoprirne le carni assicurandosi il sesso del nascituro ed eventuali difetti.
L’opera nuova moderna,  proprio perché si pone come cosa nuova o contraria ai canoni accademici, il critico deve saperla riconoscere come tale e inserirla nel contesto della rivoluzione in atto e saperne coniare: nome, classe di merito, stile,  perché riconoscerla e descriverla, la data è grande  importante altrimenti gli viene difficile ed ostile collocarla negli archivi artistici in continua vertiginosa evoluzione. Quindi, egli usa elogi se prezzolato, meritevoli se l’invenzione è rivoluzionaria a prima vista, oppure, o deplorevole se urta i suoi interessi economici, canonici e scuola e di pensiero.


Louis Meyer: Un critico meritevole davanti alla Storia:

Louis Meyer anche lui di famiglia ebrea, è nato a Parigi (1 gennaio 1870 – 21 luglio 1943), nel corso della sua vita cambierà il nome in Louis Vauxcelles.

Tornando al Fauvismo si narra che durante una mostra di pittura presso il Salon d’Automne, Louis Vauxcelles conosciuto come un influente critico di indiscussa saggezza e conoscenza dell’Arte, mentre osservava con ammirazione una statua classica appartenente all’artista Donatello, scultore italiano del Rinascimento, voltandosi si trovò a cospetto di alcuni “quadracci” di giovani pittori francesi emergenti, di cui, un certo Enri Matisse vantava esserne l’ideologo e portavoce del gruppo. Pare che Vauxelles abbia esclamato inorridito: “Un Donatello tra le bestie selvagge”. Appunto Fauve (bestiaccie- fiere feroci – fiere con fauci)

La cosa non finisce qui.

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Tra i “quadracci” ce n’era uno che lo colpi in modo particolare; il quadro di Enri Matisse, allora giovane pittore, studente di giurisprudenza, studi che abbandonerà studi per rincorrere l’Arte.

 
 
Foto:
Enri Matisse Blue Nude o (Souvenir de Biskra)

l quadro scandaloso ebbe il suo giusto clamore in quanto, l’avvento della scoperta, fu riportato a chiari lettere sulla rivista d’Arte Tableau n. III nella quale Louis Vauxcelles descriveva i fatti avvenuti al Salon nella seguente osservazione  critica:

Ammetto di non capire. Una brutta donna nuda è distesa sull’erba di un blu opaco sotto le palme … Questo è un effetto artistico tendente all’astratto che mi sfugge completamente. (firmato: Vauxcelles, Gil Blas, 20 marzo 1907) 

Louis Vauxcelles, prudente critico e scrupoloso, interrogò l’autore Enri Matisse per capire meglio  il comportamento dell’artista e l’opera stessa, ed ascoltare del  gruppo di pittori omogenei come stile, le aspirazioni future del gruppo.
Vauxcelles, mette in luce tutta la sua contrarietà rasentando quasi la bocciatura del gruppo ma, rileggendo  attentamente la sua illuminante critica, ci evidenzia la sua forte preoccupazione  lasciandoci con raffinatezza, d’intuire alcuni aspetti inquietanti sulla personalità di Enri Matisse e gli aderenti al gruppo già ufficializzati “Fauves” e ne traccia gli spettri inquietanti sulla loro natura religiosa all’interno dell’universo artistico  ebraico nei primi del ‘900.
Ciò che narra, lo premia come Critico onesto non influenzabile anche davanti a minacce future, e lo premia per la delicatezza con cui a trattato quel gruppo sacrilego scrivendo:

Un movimento che considero pericoloso (nonostante la grande simpatia che ho per i suoi autori) sta prendendo forma in un piccolo clan di giovani. Una cappella è stata istituita, due sacerdoti altezzosi che officiano. MM Derain e Matisse; alcune dozzine di catecumeni innocenti hanno ricevuto il loro battesimo. Il loro dogma equivale a uno schematismo vacillante che proscrive la modellizzazione e i volumi in nome dell’astrazione pittorica che io non conosco. Questa nuova religione difficilmente mi piace. Non credo in questo Rinascimento … M. Matisse, fauve-in-chief; M. Derain, deputato fauve; MM. Othon Friesz e Dufy, fauti presenti … e M. Delaunay (un quattordicenne allievo di M. Metzinger …), infantile fauvelet.

(Vauxcelles, Gil Blas, 20 marzo 1907).

Non aggiungo altro se non il dovuto ringraziamento al Critico Louis Vauxcelles, per il coraggio che ha avuto il quel preciso sconvolgente periodo storico di esporsi apertamente diplomatico nel darci modo di capire nel doppio e triplo senso  criptato, lo schema dell’organizzazione politico/religiosa che si nascondeva sotto il mantello dell’Arte Fauve.

Alcune dozzine di catecumeni innocenti fanno almeno 36 giurati preesistenti alla nascita del gruppo artistico Fauve. Chi erano? A quale Rinascimento religioso si riferiva?

Leggendo attentamente il suo articolo, una cosa va osservata e detta: in quanto Louis Vauxcelles oltre essere critico è anche un “Comandante” che lascia un fonogramma ai suoi Superiori utilizzando la sua personale rivista d’Arte quale piattaforma dei suoi “rapporti” sui militanti,  veicolando col proprio bollettino di guerra ai  ranghi superiori del Quartiere Generale, informazioni sull’andamento delle manovre in corso e gli strani comportamenti in campo delle proprie Avanguardie addette alla penetrazione e confabulazione ad Arte.

Ciò da modo di continuare serenamente a inseguire le orme di Enri Matisse e la sua Sezione Fauve,  per capire i meccanismi che inquinarono l’Arte.

 

Ordine della PIPA

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Enri Matisse – Autoritratto

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Meret Oppenheim, di Valeria Palumbo — daniela dintorni

Quando le donne parlano delle donne non hanno bisogno di un avvocato difensore. Il sito: enciclopediadelledonne.it/  segnalato da Daniena Dintorni Bloger in Word Press, ci rimbalza una buona scheda di presentazione di Valeria Palumbo per parlare in futuro e in modo approfondito di Meret Oppenheim, altro personaggio artistico avvicinatosi all’Arte con scopi non artistici e che avremo modo di approfondire allargando la rosa degli “allegri sospettati”, o finti artisti/e che, misero a rischio la propria vita per fini e ideali diversi dell’Arte e che, invischiati/e nella Storia d’Europa si ritrovano eroi/eroine della rivoluzione di inizio secolo XX°.

Meret Oppenheim, modella di posa per nudo, noleggiò il proprio corpo in diversi studi artisti francesi infilandosi nelle spesse maglie dei servizi segreti europei che inquinarono il mondo dell’Arte dalla metà delll’Ottocento fino ai nostri giorni assumendo poi,  nella “ricostruzione” del dopoguerra ’45, la strada concettuale che chiamiamo oggi Arte Moderna.
Anche Meret Oppenheim verrà arruolata da Man Ray (Uomo Ragno) come altre modelle  con mansioni delicate di fotoreporter o artiste o amanti in Avanguardia scoperta. Scaltra, spregiudicata ma di alta fermezza, dopo i tormentati anni bellici, forte della esperienza presso la corrente surreslista ,  si riaffacerà in arte utilizzando il chick come arte dissacratroria, spalancando all’informale scenico, una sorta di novità per la Moda, introducendo il concetto di “osceno”,  performance ad alto effetto sureale e scandalistico. Queste parole oggi non hanno piu senso in quanto abbiamo digerito quel’ “Oltreconfine” nel quale fu impegnata Meret con altre artiste, negli anni 40/50/60 le sue idee fecero breccia  contro il formalismo borghese di vecchio stampo, introducendo nuove tecniche dissacranti ed esibizioniste, divenedo ella stessa: il motore creativo.

http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/meret-oppenheim/ Charlottenburg (Berlino) 1913 – Basilea 1985 Berlinese: Meret Oppenheim nacque il 6 ottobre 1913 a Charlottenburg, oggi nel cuore della capitale tedesca e fino al 1920 una città autonoma. Suo padre era un medico di Amburgo, Erich Alphons. Sua madre, Eva Wenger, era svizzera. Il suo insolito nome, Meret, veniva dall’episodio Meretlein del […]

prosegue ne Link: Meret Oppenheim, di Valeria Palumbo — daniela e dintorni 


 

Nel rovistare nei Blog di Daniela Dintorni è possibile imbattersi in una sua singolare esperienza molto curiosa, quando la bloger narra su ciò che le è accaduto con la direzione di Face Boock, quando ha cominciato a trattare inconsapevolmente l’argomento  “Meret Oppenheim” tra le sue dive femminili da divulgare, rimanendo interdetta per i successivi incomprensibili scatti di censura da parte della direzione di Face Book in difesa dell’artista. Daniela Dintorni si era limitata a pubblicare una serie di foto che ritraggono l’artista nuda e da parte di Face Book c’è stata una alzata di scudi protettivi a favore dell’artista, quindi vi troverete davanti a due quesiti di estrema sensibilità da parte del Network e sono:

  1. che i titolari dell’impresa FB essendo di fede ebraica si assumono il compito di difendere una loro consorella di fede da eventuali comportamenti scandalosi di consumo rete.
  2. potrebbe essere che Face Book abbia voluto salvaguardar un diritto di immagini quando lo stesso Network lascia che si diffondano le stesse immagini per aumentare la notorietà dell’Artista loro protetta.
  3. Tutte e due insieme.

A causa di questa osserrvazione, siete invitati a leggere alla sua pagina:
https://danielaedintorni.com/2018/10/07/facebook-e-i-suoi-assurdi-standard-di-oscenita-di-daniela-domenici/  dinamiche di censura e che vanno al di là di ciò che la Daniela Dintorni neanche immagina.

L’articolo mette in luce le relazioni segrete della Meret Oppenheim con due noti personaggi inquietanti della Storia dellArte quando nell’articolo leggiamo :

E lì conobbe Alberto Giacometti e Hans Arp. In qualche modo il suo successo cominciò con l’orecchio di Alberto: la prima opera di Meret che ebbe risonanza si intitolava appunto L’orecchio di Giacometti. L’artista aveva allora 20 anni. Giacometti e Arp la invitarono a esporre, sempre nel 1933, al Salon des Surindependentes. Da quel momento fece parte del gruppo dei surrealisti.

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Cio è a dimostrazione che, gli incontri perfetti nella storia non sono mai casuali, ma “presentazioni Ufficiali”

L’articolo in realta è di Valeria Palumbo, ella col suo metodo ordinato di presentare i fatti, ci da modo di capire le convivenze intriganti nel Mondo dell’Arte di quegli anni, presentandoci lo spezzone di un filo rosso appartenente a una matassa molto complessa da smatassare, filo da riannoidare, e che grazie a ciò, mi scagiona da eventuali imputazioni di costruire imputazioni falsificate nel processo ai danni subiti dall’Arte.

 

Visita guidata presso la “galleria”  Googli Immagini al link sottostante dove è possibile avere una panoramica delle opere artistiche dell’Artista: Meret Oppenheim

(fare copia-incolla dell’indirizzo sotto):
https://www.google.it/search?q=meret+oppenheim+opere&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwjw47is0s3gAhVswYMKHVs0CrgQ_AUIDigB&biw=1280&bih=869#imgdii=dpq72T3CsVFA0M:&imgrc=sbP3U__Bi74znM:

 

Ultime volontà dell’artista: “Mi chiamo Meret La Roche Oppenheim, sono una pittrice e scultrice. Le cose che ho fatto non hanno molta importanza, vorrei essere cremata e non desidero sacerdoti al mio funerale.”

 


(indagare su X è un coniglio)

l’indagine continua

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Picasso: dall’Anima alle “Cose” e “Roba”.

La Storia ha i suoi pregi e difetti che vanno valutati (di volta in volta) assecondo l’uso che se ne fa. I libri di Storia più famosi in occidente, e di largo consumo o conoscenza, sono pochi e, questi, si autodefiniscono “immortali”, mentre in letteratura sono definiti:  Classici. Continua a leggere “Picasso: dall’Anima alle “Cose” e “Roba”.”

G. Stein: Femminicidio di una spia tra le spie

Che gli artisti deplorino la Guerra è arcinoto, lo hanno dichiarato nei loro Manifesti fondativi. La Storia dell’Arte esonera i propri eroi dalle responsabilità belliche santifi-candoli con aureole sul capo o petto per essere stati “obiettori” di coscienza. Ma le cose sono andate veramente cosi?

L’assassinio bellico (Fratricida) è pertinente al mondo delle armi. Le donne furono  esonerata dai campi di battaglia godendo di una protezione straordinaria quasi mistica: “La donna genera la Vita, l’uomo genera la Morte”. Tutto seguì il normale corso delle guerre e gli ordini cavallereschi  fino a quando i contendenti  sconfinarono dai campi di battaglia per entrare nelle città. da 1930 ad oggi   e gli eserciti fascisti per stanare i rivoltosi  decisero di bombardare la città di Guernica. La guerra dello straniero contro civili,  sconfinò.

Con l’avvento delle Avanguardie artistiche nel XX° secolo, la pentola del diavolo si scoperchiò e nel brodo delle passioni infere vennero messe in cottura anche le donne. Il Manifesto Futurista  declamerà la morte della ” donna romantica ” (dalla gran sottana) chiedendone l’impegno di sacrificare la propria femminilità trascinandola in un mondo asessuato fatto di lavoro. La rivoluzione femminile di allora, vista da lontano, fu una rivoluzione esplosiva per le donne che videro in breve tempo  stravolto non solo il guardaroba ma anche la propria presenza nella corsa selvaggia della industrializzazione.

Tante scuse artistico-letterarie e bugie furono dette, solo per sostituire  i giovani operai caduti in trincea. I Manifesti Futuristi osannavamo la guerra come scatto di emancipazione sociale, e qui, possiamo anche essere d’accordo alla luce dei risultati tecnologici stupefacenti che quei  demoni ci donavano, ma, la coscienza umanitaria del poi, vanificherà ogni sforzo dichiarando che si sarebbe raggiunto quel traguardo anche senza le disastrose risse nazionali.

Ma la comunità ebraica quando chiama all’adunata i suoi fedeli per un esercizio militare di conquista suprema, tutti rispondono prontamente  e animosamente all’appello; siano essi maschi o femmine, poveri o ricchi, i richiamati fanno quadrato insieme. Quindi ora, grazie a Gertrude Stein ci spostiamo con la macchina del tempo (Letteratura) in una base segreta di guerra, ufficialmente camuffata nella placida vita di campagna, si prepara-vano e impartivano anzitempo gli ordini di guerra ai confratelli impegnati nella grande rivoluzione industriale prebellica.

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Leggiamo su “Autobiografia di tutti” della Stein:

… Madame Caesar non molto ma un po” preoccupata per lei. E poi Madame Steiner se ne andò e doveva ritornare l’inglese. Bernard Fay stava a casa nostra allora e George Lyon, George Lyon, era di Chicago e voleva fare il diplomatico ed era cattolico e ora è impiegato in una fabbrica di cibi in scatola ma questo non importa perché tutti si interessavano a lui proprio come tutti si interessano a tutti.
L’uomo di cui tutti parlano se non parlano di qualcos’altro mi chiamò al telefono e disse che l’inglese era morta, be’ dissi, sí disse, che cosa è successo dissi, è morta disse ma è appena arrivata dissi sí lo so disse ma è morta . Oh sí dissi be’ mi dispiace molto dissi sí disse, be’ dissi, come è morta be’ disse l’hanno trovata morta nel fosso, chi dissi, be’ disse, l’hanno trovata morta. Oh be’ dissi che cos’è successo se è morta be’ disse è venuta la polizia perché dissi l’ha uccisa qualcuno, be’ disse credo sia meglio che venga disse, dissi lei c’è no disse non ci sono, e la morta c’è, no disse non c’è, be’ dissi ci sono i cani l’hanno trovata, no non l’hanno trovata disse, ma comunque disse sarebbe meglio che venga. Così Bernard Fay e io andammo.
Piango verso lacrime ma questo non c’entra per niente.
Piange versa lacrime.
Tutti quelli che sono venuti là hanno occhi bellissimi così disse Bernard Fay (1) e non sbagliava Madame Caesare e Madame Steiner li avevano. C’era anche un’americana che sapeva tutto su Benjamin Franklin. Bernard Fay sa tutto anche lui su Benjamin Franklin, e fuori , c’erano due l”uomo che installa le stufe elettriche e la moglie e dentro c”era una donna molto grassa che non si muoveva ed era tutta in nero come se fosse sera. Era la madre della moglie dell’elettricista e più tardi rimase lì.
E l’inglese era morta. Madame Caesar disse che era arrivata a casa e avevano chiacchierato e organizzato insieme e l’indomani mattina nessuno l’aveva vista e poi l’avevano trovata e dissi ma se voleva uccidersi doveva farlo durante la traversata e non aspettare fin quando l’aveva fatto era ed era molto considerato da parte sua. Sì disse Madame Caesar ed era stata non molto considerata con me. Poi ripetemmo tutti questa cosa molte volte, la polizia era venuta e l’aveva presa ma non avrebbe dovuto farlo.

Be’ comunque non successe altro.

C°erano due pallottole nella sua testa, il berretto basco che portava spesso era stato messo con cura su un sasso

l dottori dissero che nessuno si spara mai due volte, tutti quelli che erano stati al fronte durante la guerra dissero (*) che a volte quando ci si voleva uccidere ci si sparava due volte.
Comunque fu solo una volta che rivedemmo Madame Caesar, venne a trovarci e quelli che volevano vederla tirano da lei e dopo un po’ tutti avevano paura di lei e per lei e poi dopo un po’ per quanto fosse da lei nessuno era da lei «vale a dire la signora Steiner non c”era più e c’era la moglie dell’elettricista.

Non ci infastidì mai più ma ogni volta che voglio scrivere voglio scrivere su ciò che le accadde. Comunque è inutile non dimenticare quel che si sa, e non sappiamo quel che le accadde.

E Poi quell’estate finì

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Chi erano e quanti erano i “Medici” presenti e che, anzitempo, favorirono le mosse della Germania Nazista che stava diventando con la benevole autorizzazione- la prima futura potenza nucleare al mondo? Dada ci darà le risposte.

Di fatto, una eroina di nome Steiner (cognome ebraico pure quello )  fu sentenziata a freddo dopo essere stata scoperta anche se aveva gli stessi “occhi belli” dei confratelli?

Mha!? La sentenza rimane ancora sconosciuta, segretata nelle “Ragioni del Stato” franco-americane.


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Gertrude Stein

L’Aviazione di Picasso

Sia i simbolisti che Pablo Picasso nel suo periodo blu, si ispirarono alle fredde tonalità pittoriche di El Greco servendosi della stessa anatomia ascetica del maestro rinascimentale greco/veneziano naturalizzato spagnolo.  Picasso durante la lavorazione al quadro  Les Demoiselles d’Avignon. Egli fece visita all’amico Ignacio Zuloaga e al suo atelier di Parigi interessato al quadro di El Greco l’Apertura del quinto sigillo dell’Apocalisse che studiò a fondo come copista. Quel capolavoro di El Greco era di proprietà dello stesso Zuloaga dal 1897 ereditato col patrimonio di famiglia.
L’amicizia che lega Ignacio Zuloaga al pittore catalano  Santiago Rusiñol, ci darà modo di trovare il secondo bandolo della matassa (vedi anche Enri Matisse) che unisce il Santiago Rosignol al “Cartello del Cotone”, una estesa  organizzazione massonica  monopolistica internazionale invischiata nel Cotone/Arte dove troveremo presso loro i più grandi depositi di opere accatastate, rete segreta del collezionismo rivelandosi essere la centrale dei finanziamenti occulti per operazioni politico/militari utilizzando l’Arte delle Avanguardie.

Il comparazione diretta ed artistica tra “Les Demoiselles d’ Avignon” e “l’Apertura del quinto sigillo dell’Apocalisse” venne messa in evidenza nei primi anni ottanta quando le similitudini stilistiche e le correlazioni tra gli elementi base dei due dipinti vennero attentamente analizzate seguendo il processo pittorico picassiano dei vari periodi colorati (Blu, Rosa e Nero) messo in in relazione con le opere di El Greco.
Ignacio Zuloaga (Eibar, 26 luglio 1870 – Madrid, 31 ottobre 1945) è stato un pittore spagnolo, ultimo erede ed estimatore della esile eleganza tendente al gigantismo delle anatomie di El Greco, modello ideale per molti impressionisti affiliati.

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Foto: El Greco, Apertura del quinto sigillo dell’Apocalisse (1608–1614, olio,
225 × 193 cm.)

Questo quadro per i giovani artisti cosmopoliti del novecento Avanguardia sarà il testamento d”Arte del nuovo rinascimento spagnolo ma anche. la pietra angolare di tutte le generazioni moderne a seguire dove la pittura, gli stili, le  Silhouette dei corpi, come le sbavature delle pennellate e gli impasti scomposti rapidi ed esecutivi, li accompagneranno attraversando  l’Apocalisse degli anni decimi del Novecento dino al dopoguerra ’45; rivoluzione passata sulla testa degli Stati europei diventando El Greco, il “modello” pittorico di riferimento per le Avanguardie e quindi,  un modello segretato da parte di chi, dell’Apocalisse del novecento progettava le tremende Guerre Mondiali a seguire, comprese quelle civili. Per realizzare tutto ciò ci vollero delle menti micidiali: ecco i Cosmopoliti e le loro Avanguardie intellettuali.

Gertrude Stein narrandoci gli artisti conosciuti  scrive queste parole  sotto nelle sue “Autobiografia di Tutti” a pag. 183 :

” Cosi dopo aver anch’io rifiutato tutto ed esser rimasta
senza niente, quell’estate andammo a Bilignin.
E ora questo è Bilignin e ora questa è la rivoluzione
spagnola. Non ho da parlare sulla distruzione dei quadri
di El Greco, Picabia è stato qui da poco con noi e ha visto
Picasso a Cannes, disse che gli disse be’ è la tua nomina
a direttore del Prado e Picasso non gli rispose, Picasso lo
svegliò alle sei del mattino per parlare della Spagna. Pare
disse Picabia che abbia dato al governo di Madrid due
aeroplani e per questa ragione gli hanno data la direzione
del Prado. Si dissi e quando il re fu mandato via vennero
Pablo e Ortiz, Ortiz era appena andato a trovare il Re che
veniva a Parigi e Pablo era furioso che la Spagna
diventasse repubblicana. Oh non è che Surrealismo disse
Picabia e io dissi no credo che sia Sarbates* sa che Pablo
non andrebbe mai a Madrid e lui potrebbe rappresentarlo,
e Pablo sperando che tornasse indietro la sua giovinezza
pensò che sarebbe stato ridicolo farlo. Be’ disse Picabia
seccato che cosa importa a noi quello che fanno loro, ed
è vero che cosa importa a noi di quel che fanno loro.

*Sarbates: è stato un artista, poeta e scrittore spagnolo. Era un caro amico personale di Pablo Picasso e in seguito divenne il suo segretario / amministratore.

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Bilignin FR: a 2 passi da Ginevra

Nel passo citato la Stein ci evidenzia due reati storici coperti dalla critica e dalla Storia dell’Arte:

  1. Sulla distruzione dei quadri  di El Greco in Spagna  i fatti andarono veramente così quando sappiamo che in passato  Pablo Picasso e Max Jacob furono incriminati ambedue sul furto della Gioconda al Louvre, opera ritrovata miracolosamente appesa al suo posto quando la polizia scarcerò i due ladruncoli per seguirli a vista.  (La sicurezza al Louvre in quegli anni era quasi inesistente),. La “distruzione” citata dalla Stein delle opere di  El Greco, furono inscenate da un committente misterioso direttore del museo del Prado  che del cubismo gli importava meno ma interessato a impreziosire la propria collezione d’Arte universitaria localizzata oltre oceano?
    Trafficare le opere Classiche è un reato di Stato, ma se tali opere sono andate distrutte negli sconquassi rivoluzionari  di sedicenti ateisti anticlericali , quei quadri hanno fatto perdere le sue tracce riapparendo  dopo la guerra del 1945 altrove. Quella distruzione cui accenna la Stein suona più di contrabbando quando quelle opere appariranno per incanto 30 anni dopo a Chicago.
  2. L’altra truffa Storica è quando si asserisce che Picasso era un simpatizzante di sinistra e sostenitore  delle lotte repubblicane contro la monarchia. Ai tempi della guerra civile spagnola l’arte cubista era in discesa, il Cubismo aveva perso la spinta rivoluzionaria iniziale consumata nella guerra del ’18, perdendo collezionismo di riferimento in Russia e quindi. I collezionisti cosmopolita di sinistra anericani puntarono sul Surrealismo, artisti intellettuali meglio addentrati nelle sinistre spagnole, le quali furono raggirate dal controspionaggio. Gli americani di sinistra preferirono questa seconda “corrente”  passando al contrattacco  e, il RE di Spagna fu destituito in breve tempo abdicando, lasciando il compito di riconquistare la spagna alla destra fasciste spagnole che presero il Potere..

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Il cubismo, come organizzazione paramilitare venne completamente abbandonata  ma non Picasso e la sua rete. Il mondo finanziario e politico aveva in Picasso un baluardo credibile con un consenso popolare ampio. Le pentagonali  “Demoiselles d’Avignon” si presentarono in tutta la loro magnificenza Militare: una mascherata simbolica che  comprendeva tre divisioni africane e due europee (Tunisia, Marocco, Algeria e  Italia e Germania ). Erano questi i motivi dei viaggi segreti  in Africa di Pablo Picasso. L’Arte africana? Un passatempo creativo e fonte di ispirazioni copista per la creazione del suo rivoluzionario Copy Right artistico.

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Il Generalissimo Franco vinse con le tre alleate Damoiselle africane messe in piedi coi finanziamenti di Picasso. Franco sbaragliò la rivoluzione anarco/socialista con il supporto aereo e militare del volontariato fascio/nazi entrando in trionfo nella capitale scortato nella parata finale  da due divisioni fasciste e tre divisioni africane. Fu uno sterminio impari. dallo stretto di Gibilterra arriveranno per lui gli aiuti Cosmopoliti e africani intrappolando i rivoltosi, assediandoli
I fuggiaschi, nella ritirata, portatisi sul confine Basco, la Francia ne impedì  l’espatrio e  asilo politico. Gli insorti fuggiaschi furono massacrati tutti. Guernica (base logistica rivoluzionaria) fu solo uno dei tanti giorni tristi per gli anarchici spagnoli rincorsi dalle camice nere, scovati  e decimati uno ad uno. Si salvarono solo i “quadri politici cosmopoliti” espatriati alla chetichella appena in tempo come anche i volontari comunisti perché muniti di carri armati russi e aerei, e che  pur presentando un pugno di ferro, dovettero sloggiare dalla rivoluzione fallita. Come nella tragedia troiana di Cassandra,m i comunisti non furono ascoltati dagli insorti, ma anzi, saranno duramente attaccati dagli stessi acrazi (anarchici) che vedevano i comunisti come usurpatori del futuro “Primo Stato Anarchico” al mondo.

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Li si frantumerà il sogno  progettato a Lugano degli anarchici e che l’ebreo Gori compositore musicale  ce li canterà esuli nell’inno tragico: “Addio Lugano bella…” dissolvendosi l’intera comunità anarchica anche in Svizzera. Resteranno solo poche unità storiche a tenere alto il vessillo, il sogno e  la tradizione anarchica. In Italia furono messi fuorilegge dal Fascismo.

Quando verso la fine della rivoluzione spagnola gli anarchici insorti vista la malparata riconobbero il valido apporto delle forze comuniste, fu troppo tardi. Mancava il cibo e la ritirata fu disastrosa, disorganizzata. L’Aviazione dall’alto registrava ogni spostamento infliggendo altre perdite.  La “Tenaglia” bellica che il popolo anarchico dovette subire decimandosi, fu la fame e fuoco dei fucili.  La piaga della fame non lasciò libera la Spagna per molti anni ancora; essa  sarà sottoposta ancora a fame e miseria sotto Franco perché non volle allearsi ai Nazi-Fascisti nella “guerra contro tutti”.

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Alla richiesta di Alleanza con gli americani Franco si rifiuterà per aver perso le sue Americhe a Cuba contro gli Usa, quindi l’intero popolo spagnolo  verrà messo sotto embargo anche dalla stessa Alleanza franco angolo americana , e, per resistere nuovamente contro la “Sindrome Cubana”, origine dei guai di  Spagna, non accetterà  gli aiuti alimentari USA procedendo a modo suo.

Morti per fame la Spagna ne seppelliti a centinaia di migliaia in 10 anni. La febbre spagnola aggiunse altre milioni di vittime alla Spagna ma  non entrerà nella Seconda Guerra Mondiale. In Spagna non si parlerà mai più di politica per 60 anni  divenendo la Spagna uno stato sospeso, uno stato Surrealista, senza più vento e tempo restando immobile e legato al passato folcloristico e camice nere ovunque.

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foto:  Salvador Dalì maestro d’arte surrealista.

La compagine del pittore italo-ebreo Amedeo Modigliani, sostenitore cosmopolita di sinistra, (anarchico) internazionalista e finanziatore con la sua arte ai volontari anarco-toscani pervenuti in Spagna dall’Italia, crollò con la sua salute . La moglie Jeanne Hébuterne alias “Noce di Cocco” ex modella del pittore giapponese Tsuguharu Foujita  fu “suicidata” all’ottavo mese di gravidanza e definestrata con feto in grembo.

Tsuguharu Foujita Pittore giapponese naturalizzato francese, verrà insignito in Francia  con medaglia napoleonica “Legion di Francia”  come anche in Belgio per meriti di guerra, croce che si appunta sui petti degli  ufficiali della Marina francese a chi si è distinto per valore in guerra…  Ufficiali o militari?
Certamente si ma non artisti, ma agenti di copertura  per conto dei Servizi Segreti.

E gli aerei di Picasso chi glie li fornì?

Chi artista francese trafficava nella Aviazione franco/americana.

Le indagini ci porteranno diritti-diritti al cranio stellato del progettista e cospiratore  Marcel Duchamp, un fornitore bellico del governo  “Ombra” per conto dell’Alleanza.

Reade Made?… Va là! Va là!

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Cubismo

Dietro le Avanguardie

3eb7262e231c37361b93950e25f43893Foto: amplificatori acustici militare giapponesi

La pentola dei Demoni progressisti.

1905 – La campagna di Russia, un successo per i Giapponesi vincitori , ma è finita male per l’Europa cospiratrice. Progettata militarmente in America con l’ausilio di Giappone e Privati europei, causa l’arretratezza militare e industriale della Russia gli “Alleati” pronosticarono un esito vincente e in tempo breve. La Borghesia francese giacobina si fece carico solo in parte dell’impresa. Finanziarono gli insorti con prestiti a medio termine, dopo tutto,  per la ricchezza che si presentava  a compenso, una volta preso il  potere in Russia la “comunità” cospiratrice avrebbe onorato i debiti in brevissimo tempo.

Con la caduta dello Zar si sarebbe allargata la Coalizione militare Internazionale divenendo talmente ampia da poter chiudere a breve  i libri di storia in materia di Guerre espansioniste. Restava solo l’impero Austroungarico e Ottomano da dissolvere. Con la Russia conquistata le operazioni belliche si sarebbe presentate come una passeggiata da Impero Romano. Quindi, contro la Russia si presentarono alla “guerra di aggressione” due fronti uniti: uno non ufficiale composto da insurrezionalisti europei a ovest, l’altro, ufficiale, composto  dall’esercito regolare giapponese (istruito ed armato da America e Francia, Inghilterra), e poiché il Giappone è uno Stato  lontano dagli Usa e dall’ Europa, non avrebbe destato sospetti diplomatici la cospirazione americano-nipponiche. La partita si presentava con un esito positivo.

Dal giorno 8 febbraio 1904  al giorno 5 settembre 1905, il Giappone terrà impegnato l’esercito russo costretto a spostare in massa le riserve umane verso il conflitto asiatico, sguarnendo in tal modo il fronte europeo. Ma un esercito di “scalzacani” senza divise e male armato avrebbe approfittato del vuoto militare portandosi oltreconfine russo. (le Avanguardie) Tramarono coi fornitori locali (gli industriali). Il sabotaggio sulla  produzione di derrate alimentari e altro, creeranno la penuria di generi di prima necessità, alimentando  in tal modo: fame e miseria,  aizzando il popolo ed esercito affamato alla rivolata contro lo Zar Nicola II accusato di tirannia e di affamare il popolo. Scattava la “sindrome cubana” conosciuta come rivolta o rivoluzione per fame.

Le guerra sul fronte giapponese riportò il giusto successo ai nipponici grazie all’apporto tecnologico americano in materia di armamenti, e quello inglese in materia di navi da guerra, mentre sul fronte europeo, le cose non essendo andate bene come sarebbero dovute andare, la comunità ebraica, respinta ed esule dalla campagna di Russia, si rifugiò a Monparnasse trasformando quel quartiere cattolico in “Ghetto” ebraico.

Ci fu probabilmente un Conferenza Internazionale sulla “questione Montparnasse” ma non si trovano tracce, però, però… la presenza di un certo numero di ebrei ricchi stranieri pervenuti in soccorso in Francia dall’America , deduce che tale Conferenza si sia svolta in Inghilterra.

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Se la nostra ricca ereditiera americana Gertrude Stein  e suo fratello Leo Stein (arrivato prima di lei) non sono pervenuti a Parigi direttamente dall’America ma via Londra, si evidenzia il condotto preferenziale segretato dove i parteci-panti animatori di quel Congresso affidarono le iniziative in campo, a letterati di inizio secolo. Di fatto, quando si studia la letteratura dei primi del novecento si evidenzia una sorta d’intreccio polico-simpatico costituito da un unico filone narrativo che conferma un forte legame e stima  tra i letterati europei come se appartenessero tutti alla stessa Loggia politica, lo evidenzia il mdesimo modello di scrittura e tematiche.


Foto
; Gertrude Stein

Per tale motivo una lunga lista di nomi di intellettuali e artisti di affilia, siano essi: scrittori, pittori, scultori, poeti, registi, musicisti e quant’altro, come diretti dallo stesso Regista di pensiero che li vuole uniti. Uno parla dell’altro, mai degli altri, uno recensisce l’altro e mai sugli altri, se uno critica gli altri taciono, lasciando sembrare la cosa un fatto casuale e liberale. Appaiono nel firmamento artistico letterario delle costellazioni fisse circondate da una miriade di piccole stelle insignificanti per riempirlo. Nessuno oltre la Loggia letteraria è permesso passargli davanti oscurandoli. Tra gli astri esclusi vediamo sopratutto le donne anche se meritevoli.

Tra i fratelli di fede ospitati  di volta in volta  presso le famiglie ebraiche inglesi, spiccano tra le 12 tribù a protezione dei tanti esuli, i Benjamin inglesi , discendenti di Begnamino d’Israele. Presso queste famiglie e nei loro rispettivi “Club”, si attrezzano sedi logistiche e organizzazioni umanitarie in aiuto ai Giacobini francesi caduti in disgrazia.

L’Inghilterra underground, in quegli anni nascondeva sotto mentite spoglie una vasta organizzazione di quadri politici di tutte le Lobby disseminate nel Regno Unito (Scozia e Irlanda comprese). Mettere insieme le “costellazioni” politico-economiche-militari nei relativi scambi di corrispondenza non è cosa facile, perché tra i confini geografici che ci hanno insegnato a scuola, seguendo i cospiratori si scopre un’altra Geografia Ombra a noi sconosciuta.

Una grande comunità segreta è presente in tutti gli stati la quale modellano in armonia tra loro i confini nazionali utilizzando anche la guerra contro i restii, quindi, quando queste famiglie si riuniscono e  prendono una decisione politica collettiva: “Apriti o cielo!” (Cielo sta per coperchio della pentola del Diavolo)

Dicevano gli antichi greci: “Bisogna portare rispetto anche ai Demoni in quanto anche loro sono portatori di Novità”… a che prezzo?

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Arte o macchine della scrittura?

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Gertrude Stein, non ancora nota conferenziera, essendo di origine ebraico-tedesca la si presume di Loggia “Aschenazita”. Un legame profondo legherà i tedeschi d’America coi fratelli  aschenaziti d’europa.
Convertitasi al Giudaismo primario d’America gli resterà fedele fino alla morte. La miscela etnica Aschenazita e tedesco-americana, la Stein aveva le carte in regola per la creazione di un sistema forte di natura nazionalsociale da opporre al Comunismo. Dopo il successo della Grande Guerra 1914-18 ai danni dell’impero austroungarico, la vedremo ideologa e collaboratrice durante del regime nazista.

La vedremo anche promotrice per la  nomina di Adolf Hitler a Premio Nobel, ma poi, quando il mostro Nazista, sfuggirà al controllo dell’Alleanza, la Stein come molti ebrei si batterono per polverizzare la Germania di Hitler, l’Italia di Mussolini e il Giappone imperiale coalizzati sullo stesso asse. Roma- Berlino- Tokio.

Gertrude Stein,  capitalista ma intellettualmente onesta, non ha mai negato la sua origine ebraica, anzi, l’ha sottolineata più volte, cosa che  farà anche la sua amica del cuore Alice B. Toklas della quale, poco si sa e poco trapela sulla sua origine vera. Lei affermerà nelle nella “Autobiografia di Alice Toklas” di essere di origine  ebreo-americana,  essere di origine Californiana, con alte conoscenze di Stato  che le permetterà di cambiare le generalità di agenti segreti e rifugiati dando nuovi documenti ufficiali. Ma da un dettaglio inquietante, non solo la si saprà di genitore paterno francese, ma anche pedina sulla scacchiera ebraico-giacobina francese sotto la giuda del noto scacchista Marcel Duchamp che la utilizzerà nelle sue partite d’azzardo e mosse strategiche.

Fu il Poeta Invisibile a dare ordini a Duchamp di usare Alice Toklas  per  spiare la stessa Gertrude Stein? Questa è normale  prassi dei Servizi segreti di tenere sotto crollo i propri agenti anche se fedelissimi, in quanto, i crolli psicologici per stress avvengono sovente. Negli ultimi anni di vita di Alice Toklas, per il trattamento inflittole dalla FBI ad opera degli eredi di Gertrude Stain, si porterà verso la conversione Cristiana per due motivi:

  • il primo è d’amore verso Gertrude sentendo il suo  spirito defunto  aggirarsi nelle stanze riconoscendo la presenza dell’anima viva in una vita extra terrena, cosa che l’ebraismo nega in modo assoluto.
  • Il secondo motivo fu, che nelle “Autobiografie di Alice B. Toklas” e in alcune ricette (in codice), la Toklas svela molte responsabilità sugli intrecci della Comunità Ebraica  ai danni dell’Umanità europea e russa nelle tre guerre mondiali fratricide. (Guerra zero la rima e la seconda guerra mondiale)

Per tale motivo Alice entrò come altri americano-europei (vedi Duchamp) nel mirino della FBI quale spia comunista per l’esportazione di materiale scientifico atto alla costruzione dell’Atomica russa, quindi per questi ed altri motivi ancora, le furono requisiti tutti i beni materiali e patrimoniali acquisiti durante la vita di coppia con la Stein riducendola in miseria (Ragione di Stato). Ciò mette in luce che, alla fine di una vita sotto mentite spoglie di “artisti”,  l’Arte vera, si presenta in tutto il suo mistero, imponendosi per confonderci e smarrirci nei suoi misteri.

Gertrude Stein, donna di lettere, grazie all’opera enigmatica del Poeta Invisibile francese, studiandolo a fondo imparerà a mettere tra le parole  le soluzioni enigmatiche utilizzando la “circolarità della frase” criptate, metodo per ingannare spie e lettori – come la stessa Alice Toklas che, nonostante che, quelle frasi riscriveva a macchina di giorno gli sfuggivano i sensi annessi delle misteriosi notti di Gertrude stando e la Sirena che stava in fondo al mare.
Il piacere di Gertrude Stein era di ingannare l’astuta Alice e il piacere della Toklas era di scovare i messaggi criptati dell’amata Gertrude. In questo idillio intellettuale, l’astuzia le farà innamorare una dell’altra. Mai ignare nemiche, si sfidarono anche se sospettose, divertendosi assai ambedue. Divennero amanti intriganti non tanto per il sesso che con l’arte e  la storia ha poco a che vedere,  ma per il piacere dell’anima  quando diventa gemella di tradire e rincorrere e amare la gemella. Da qui, l’attributo convivio Lesbico.

Ambedue amavano la Francia e l’America in quanto Stati  alleati da sempre, e dobbiamo ammetterlo servirono le rispettive patrie a meraviglia. Ambedue comunicavano con dovizia religiosa riportando ogni cosa ai Superiori, Grandi Ufficiali e severissimi intelligenti. Sui loro superiori si potrebbero aprire oscure cartelle (dossier)  che stanno emergendo in queste indagine. Ma per la complessità storico militare si rischia di uscire dal tema Arte, e di essere forvianti. Il nostro compito artistico invece è indagare sulla “Fine dell’Arte” come la fine di un mondo per cercare di comprendere il meccanismo intrinseco sull’autodistruzione.
Ma per noi artisti poco importa per comprendere meglio l’Arte Moderna scatenata all’inizio del secolo novecento da una truffa intellettuale. A noi interessa liberare l’Arte dalle catene della disonestà intellettuale.

Perché Gertrude Stein scriveva di notte e Alice Toklas traduceva di giorno?

Perché le ore notturne francesi corrispondono agli orari diurni negli Stati Uniti d’America. Il mondo è rotondo e le Americhe stanno dall’altra parte,  “in fondo al mare” dicono i poeti e eschimesi dove per fondo non s’intendo l’abisso sottostante profondo, ma infondo intendevano oltre l’orizzonte del mare, la dove ci sono le verdi praterie.
I servizi segreti ebraico-francesi e angloamericani, comunicavano fra loro in tempo reale grazie alle telescriventi. Essendo queste  macchine un oggetto misterioso e ancora sconosciuto alla moltitudine europea, nel testo “Autobiografia di Tutti” di Gertrude Stein, tale macchina scrivente viene menzionata  in codice come “stufetta elettrica” e, l’installatore manutentore responsabile del “centro dati” del paesino “vacanziero” di Belley, base logistica vicino al confine di Ginevra, dove tutto si tramerà, sarà noto col nikname l’ “Elettricista”.

   Le segrete Telescriventi

L’alfabeto Morse nel 1905 non solo aveva già steso i suoi cavi sottomarini vicino al Polo Nord, ma l’alfabeto poteva “tradursi” già in tipografico editoriale grazie alle telescriventi. I cavi sottomarini  realizzati nel 1866 dalla ditta Atlantic Telegraph Co. restarono in funzione fino al 1965. (99 anni)


Foto:Samuele Morse,
pittore pluridecorato inventore USA dell’omonimo linguaggio  Morse e telescrivente.

 


 

cri_000000434540linguaggi criptati: 

Marcel Duchamp 1926 : Esquivons les ecchymoses des esquimaux aux mots exquis’

Traduz. 1 “Evitiamo le ecchimosi degli eschimesi dalle parole squisite”

Traduz. 2 “Schiva i lividi degli eschimesi con parole squisite ”

Pizza per nastrini  di Telescriventi?

 

cf7d327806b868dd312c06538c115089     Foto : DADA Tristan Tzara

 


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Gertrude Stein

DORA MAAR

DORA MAAR Fotografa (compagna di Picasso?)

Dora Maar, il cui vero nome di battesimo era Henriette Theodora Marković.
Il padre è l’autore del padiglione della “Bosnia Erzegovina” all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 che gli permetterà buone commesse in Argentina.
Durante gli studi  artistici di pittura, Dora Maar si appassionerà alla fotografia e si iscrive all’École de Photographie de la Ville de Paris.

A parte qualche opera pittorica (tra le quali due nature morte su legno ovali  che Dora vendette per necessità economica dopo essersi divisa da Picasso, Dora abbandonerà da subito la pittura per dedicarsi alla fotografia. Conoscerà Man Ray.
Durante la crisi del 1929 si dedicherà alla “fotografia di strada” scattando fotografie ai miserabili delle baraccopoli parigine. Ciò la spingerà ad aderire al modello comunista dal quale, conosciuto Picasso, si allontanerà.

Dora: “A venticinque anni ero molto di sinistra, non come adesso…”

Questa sua presa di posizione entrò in contraddizione con l’istintiva inclinazione all’esoterismo soprannaturale, pratica che sovente rapisce gli artisti sensibili e sensitivi durante la ricerca  ed esperienza di lavoro durante lo  svolgimento di opere nuove dai lunghi silenzi per concentrazione artistiche che il caso richiede.
Le pratiche spirituali le rivedremo in altri colleghi nel mondo delle Arti e non solo, negli  affari, in  politica, scienze, religione ecc. Magie per scopi e fini diversi legati alla gestione del Potere. Parlare di Arte esentando le esperienze spiritistiche e spirituali è pressoché impossibile, a meno che si resti nella sfera artigianale e non è detto, in quanto la magia è un desiderio antico dell’uomo che per elevarsi è disposto fare i patti con chiunque, anche col diavolo. Siamo  negli anni in cui il confine che separa la Vita dalla Morte è breve e la medicina era ancora impotente. L’immortalità dell’anima era sentita come una esigenza inseparabile dalla Vita quotidiana. Tutto ciò era affidato in larga parte al mondo metafisico e religioso e la psicologia muoveva i primi passi verso la distruzione di quel mondo. Quindi la Psicologia divise fin da principio nei suoi primi passi, il mondo metafisico dell’anima immortale  dallo spirito dissolto o dissoluto dell’IO materiale.
La strada intrapresa da Dora Maar nell’arte fu quella di allearsi a Picasso restando affascinata dalla sua dissolutezza intellettuale e pratica quotidiana aderendo al mondo giudeo di Picasso dove l’anima raggiunge l’immortalità attraverso l’Impresa.

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Prima di scoprire le carte su Dora Maar, bisogna sapere chi è il vero Pablo Picasso che si nascose sotto il mantello protettivo dell’Arte e che non si vuole far conoscere; solo poi è possibile capire perché Dora Maar sia uscita dalla corrente Surrealista per confluirei nel Cubismo mettendosi a disposi-zione di Pablo  Picasso con tutta la propria esperienza divinatoria. Divenuta compagna spirituale non che fotoreporter ed altro  nella “organizzazione” presieduta da Picasso, terrà in ordine  gli archivi.
Scoperta l’entità sull’impero di Picasso e il ruolo da lui presieduto, Dora Maar lo asservirà in segreto come maga, fotografa archivista e pittrice, lavorando per lui in sua assenza. Nell’amministrare quel  “Tesoro” verrà a conoscenza della lunga e riservatissima lista di finanziatori del Cubismo e dell’intera organizzazione eversiva con base a Barcellona. Come fotografa, sono famose le sue sequenziale durante la lavorazione del quadro “Guernica”.

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Dora: “Io non sono stata l’amante di Picasso. Lui era soltanto il mio padrone.

 

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Dora Maar

Per un certo periodo della vita segreta di Picasso, di Dora si scoprirà essere stata tutto per lui: assistente spiritistica, dipendente, segretaria, archivista, servizio stampa, responsabile della produzione esterna e interna e distribuzione delle opere. Pagata bene? No.
Dora Maar era per Pablo una deliziosa e affidabile sensuale mantenuta dipendete della    poliedrica organizzazione cubista, la Fabbrica di “Vida o Muerte” (vita o morte) della famigerata Pablo Picasso & Cubisti Associati, un infernale macchina da Guerra. Non le fece mancare niente, ma non poteva toccare niente.

Di Picasso dirà Dora, essere stato per lei il Titolare d’Impresa. (Padrone)
Per la collaborazione data fu licenziata senza una dignitosa liquidazione.
Perché fu diseredata? Quale sacrilegio ha commesso?

Dora Maar cristiana?… Non puoi entrare a far parte di una organizzazione militare ebraica come quella Cubista se non si è di origine ebrea.

(altre indagine sono ancora in corso)


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Dora Maar

 

 

 

 

“ready made” – La mossa invisibile.

La Mossa invisibile”

il ready made

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Nella Storia dell’Arte, Marcello Duchamp ce lo presentano, raccomandano e insegnano come l’Artista che ha rivoluzionato concettualmente le sorti dell’Arte nel XX° secolo imprimendo una svolta radicale straordinaria.

Dopo una lunga ricerca sull’artista, è possibile scoprire narrativa dell’artista, da parte della maggioranza degli addetti ai lavori, nel raccontare di lui si sanno le stesse medesime cose.

Ciò che spicca maggiormente, e che tutti ripetono di lui, sono le stesse nozioni identiche fino alla nausea. Il suo nome è sulla bocca di tutti gli insegnanti europei esaltandolo come “Grande artista e inventore dell’arte moderna. Ma per me, che ho conseguito gli studi d’arte presso una nota accademia artistica italiana, la cosa non mi ha mai convinto abbastanza, credo nemmeno l’accademia stessa, ma venivo catalogato dalla mia insegnante un scettico in Arte.

“Scettico” all’ora, era offensivo per me, scontrandomi più volte con l’insegnante Jole De Sanna che di Duchamp era la paladina innamorata in quanto, se mai fosse venuta a conoscenza sulle mie intuizioni, le sarebbe caduto addosso l’intero impalcature che aveva appreso presso l’Università Statale di Milano che di Lauro le aveva cinto il capo.

Per chi come me non dotto, conveniva tacere o ingoiare, ma i suoi bocconi li ritenni amari e indigesti ripromettendo a me stesso un giorno di sbrogliare la matassa di Arianna, non per uccidere il Minotauro che mi è sempre stato simpatico anche se tenebroso, ma per capire perché Perseo una volta asservito la Vergine, riavvolta la matassa decise di esiliare Arianna su di un isola infelice dopo che l’ebbe abusata.

Qui nasce l’idea di FiloRossoArte. Ispettore d’arte e politica europea che cerca di ricucire i tessuti stracciati di un Europa delle Nazioni, bistrattata e dimenticata. Nel frattempo questa indagine ebbe una battuta d’arresto allontanandomi dal mondo dell’Arte fino al fatidico 1991 quando mi apparve la “Mossa Invisibile” che Duchamp cercava disperatamente d’interpretare nel  Grande Vetro senza mai riuscirci.

Il suo superiore e Maestro, lo aveva avvertito che certe profezie l’artista non le avrebbe mai viste neanche dopo la morte e oltre. Quel poeta chi era? Dove si nascondeva? Dove era possibile raggiungerlo per interrogarlo?

Duchamp, pittore stratega , perché ad un certo punto della sua vita carriera decise si servire la Patria con l’Arte, non come arma di difesa, ma d’offesa.

E’ risaputo che i militari hanno da sempre utilizzato l’Arte come arma “offensiva”, arte che si è sempre prestata per far passare codici cifrati. Già i poeti in passato furono arruolati mettendoci in guardia attraverso altri codici cifrati mimetizzati nelle opere stesse, sulla pericolosità degli eventi imminenti, oppure, dopo i fatti, le eventuali responsabilità da imputare ai mandanti.

“E’ per una ragione di stato” si diceva allora e adesso, ma, mai è trapelato dalla Storia una sola chiave di lettura per interpretare o decodificare tali messaggi sublimati.

Poi, si cimentò anche la letteratura a raffinare l’arte bellica alleggerendo le responsabilità alla pittura nel rappresentare eventi complessi.

Fare un ritratto di un Ministro Ombra o di un Alto Ufficiale o Cortigiano responsabile, o altro ancora che governasse il paese, era per i militari un boccone ambito avere una copia del viso nemico e quindi, per secoli ci fu un mercato proficuo per gli artisti “venduti” fare molteplici copie del volto dei sovrani, castellani, cortigiane ecc. da disseminare in tutti gli eserciti che ne facevano richiesta. Scoperto l’inganno, si sviluppò il mercato del falso. Per vincerlo e rendere veritiere le opere ci voleva un Ordine segreto degli Artisti capace di passare i ritratti originali. Ci volevano dei Giurati integerrimo: i Massoni

Sto parlando di tempi in cui la macchina fotografica non aveva fatto ancora la sua comparsa; avvenuta poi, spostando l’interesse strategico verso comunicazioni sublimate circoscritte in nuovi modi di fare arte.

Quindi l’Arte moderna aveva bisogno di nuovi stili per meglio mimetizzare le informazioni sublimate, e, l’economia moderna, mise i suoi occhi sulle opere d’arte incomprensibili per nascondere meglio i piani eversivi in materia di finanziamenti occulti, illegali.

Con le Avanguardie (Picasso) il quadro divenne Ricevuta Bancaria al portatore. L’acquirente in tale modo poteva finanziare illegalmente manovre economiche e industriali di ampia portata eludendo sia le banche che l’Intendenza di Finanza dei vari stati. In Francia la cosa fu possibile in quanto, dentro all’Intendenza di Finanza si nascondeva il Regista assoluto sugli spostamenti Capitali.: Il Poeta.

Uno degli artisti vicini a Duchamp, poeta pure lui, in un momento di delirio di droga e alcol – che spesso assumeva e poi frequentemente- in quel momento di concitazione psichica svelò il nome. Da quel momento, tutte le mosse invisibili delle Avanguardie divennero visibili. Il poeta nascosto presso la Finanza aveva la chiave di lettura di tutte le opere delle Avanguardie di fine ‘800 e inizio ‘900, correnti artistiche che in Francia teneva sotto stretto controllo. Nelle sue opere poetiche, si possono riconoscere tutte le chiavi d’interpretazione e nascita delle idee dell’Arte Moderna.

La “mossa visibile” di Andre’ Breton svelò l’Invisibile.

Morto l’Invisibile, M. Duchamp crollò psicologicamente ritirandosi dall’Arte. Il Grande Vetro dettatogli dall’Invisibile restò per Duchamp un “enigma insoluto”. Fu la mossa dentro la quale c’era la mossa delle mosse, la “più invisibile” e segreta, mossa futura che lui stesso non avrebbe mai comunicato ai suoi superiori perché incomprensibile per se stesso, scervellandosi tutta la vita, non venendo mai a capo di nulla.

“Jole, mia cara Jole, peccato che sei deceduta prematuramente, te l’avrei svelata.


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Underwood: Ready Made (1/2)

Questa prima  pagina 1/2 è delicata alla narrazione della “metamorfosi” artistico industriale dei primi novecento che ci porterà piano nel tempo ad a un “calcolatore proibito” italiano. Qui viene svolta la prima fase sull’indagine “arte e spionaggio” e più avanti, il significato che assumerà l’opera “Grande Vetro” di Marcel Duchamp.
L’Olivetti Spa e l’Itala , in quell’opera artistica avranno un  ruolo importante e  determinante, subendo per castigo la nazione dalla macchina repressiva giudiziaria  italiana (Mani Pulite),  la morte della Politica parlamentare italiana della Prima Repubblica.

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La storia del ready made “Underwood”, per noi italiani fu l’inizio di una grande avventura durata un secolo, aprendo in tale occasione una superba  azienda italiana di macchine da scrivere e calcolatori: la Olivetti Spa di Ivrea-To. La Olivetti Spa ha esportato per decenni i propri prodotti sui mercati mondiali con grande successo ee interesse al notro prodotto sempre innovativo. Seguirà un declino forzoso ad opera delle concorrenti americane che vedevano nell’ Olivetti una azienda privata troppo avanti nel campo dei grandi calcolatori elettronici gestionali, avvertendola  come una potenziale e preoccupante  rivale politico-sociale e commerciale.
Fu tale la preoccupazione americana da chiederne il veto al Governo Italiano considerato da loro, “prigioniero di guerra” richiamandoci all’obbedienza. I reparto di eletronica per calcolatori fu espropriato attraverso lo struzionismo delle banchee affiliate alla Banca Mondiale d’America, esportando  interi reparti dall’ Olivettii, reparti strategici commerciali potenzialmente militari impiegati nella riscerca di applicazioni  elettroniche. Ma un calcolatore di quelli maii sequestrati Elea 9003.
Per un atto di disobbedienza verso la NATO (sgarbo), ovvero, l’aver venduto quel grande calcolatore all’Iraq, l”Olivetti fu costretta a chiudere definitivamente i battenti in quanto ritenuta dalla Nato: “fabbrica inquinata” di socialismo.


Torniamo al readymade in questione:

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La Underwood alla fine dell’ottocento era una fabbrica americana costruttrice di macchine da scrivere con  un vasto indotto per accessori compatibili come i ricambi per se  e  altre marche concorrenti.
Nell’anno 1905, in occasione della guerra Russia/Giappone verrà precelta come fabbrica per la produzione e fornitura della Difesa Americana.

La strategia di nascondere dentro innocenti aziende la produzione strategico militare è una prassi ancora in voga oggi in tutti gli stati del mondo che hanno una Difesa propria e un sistema militare offensivo.

Nel 1904 Underwood si aggiudicherà le forniture  ufficiali di munizioni  agli Stati Uniti d’America prossimamente impegnate  in guerre, trasformandosi segretamente da azienda commerciale ad “azienda strategica” impegnandosi nelle avventure belliche americane e produrre munizioni, apparecchiature “sensibili” e altro ancora. Underwood diviene una  industria trasformata anche in produttrice di piccole parti meccaniche di fucili  a ripetizione come la “Mitragliatrice” , arma segretissima a quei tempi, arma di “distruzione di massa”, che verrà data in dotazione all’esercito giapponese alleatosi con gli  USA per portare a termine il piano – mai dichiarato ufficialmente sulla conquista della Russia. Lo svolgimento delle indagini belliche del 1905, sveleranno gli indizi provatòri verso gli Stati Uniti d’America nella figura del banchiere ebreo-tedesco Jacob Schiff, naturalizzato cittadino americano con prestiti pari a 200 milioni di dollari di allora, come reazione ai “Pogrom” russi contro gli ebrei arrestati in Russia per disordini sovversivi e  allontanati dalle frontiere con l’Europa indebolendo le trame anti zariste.  Uunendo le sinergie  interne russo/ebraiche con la guerra giapponese alla presa del potere, scattò la macchina da guerra in quello che diventera per la storia la Guerra Russo/Giappone del 1905.
Quel “prestito” Shiff attrasse l’attenzione di tutto il mondo politico e capoitalista occidentale  ed ebbe conseguenze di gran rilievo: il Giappone vinse la guerra grazie all’acquisto di armi e munizioni e l’acquisto di navi da guerra miderne dall’inghilterra.. Alcuni leader giapponesi lo interpretarono come una “Giustta Alleanza” a dimostrazione del potere degli ebrei di possedere in breve tempo tutto il mondo.

Grtazie al readymade “Underwood”  scopriremo essere tale opera d’arte un comando politico/militare  in codice ben mimetizzato, usato come informazione militare agli Agenti segreti ebreo-europei travestiti da “artisti” ,  responsabili ogniuno delle loro ” correnti” d’arte e gli attivisti che sotto mentite spoglie di Arte non se ne intendevano.
Con Underwood e altri readymade a seguire, Duchamp avvertiva le centrali operative europee sullo svolgimento delle forniture  belliche e i relativi piani di rifornimento.

Oltre le Mitragliatrici (Macina Caffè),  nel contempo le Università di ingegneria americane portavano a termine la pistola a colpi in ripetizione (Colt), ma anche i primi fucili semiautomatici, e  nuovi detonatori. Le Acciaierie finanzziatriici ddelle correnti artistico/militari, portavano avanti anche le grandi  costruzioni marziali moderne,  cannoni, motori diesel eliche, turbine ecc.. Chiunque ne richiedesse la licenza d’uso o di costruzione, oltre a pagare le royalti alle Università inventrici (arricchendole), trasformavano con tali prodotti i prorpi eserciti, e  le Università americcane divennero dei veri e propri  potentati  Finanziari occulti, ma elargivano invenzioni se il cliente  sottoscriveva ol “Patto all’Alleanza”.

Royalty: “Nel linguaggio internazionale, è una parte dell’aliquota di prodotto lordo che le società concessionarie  si impegna a corrispondere al concedente in sostituzione o a fianco degli utili netti.”

Proseguendo la narrazione, in materia di polvere da sparo, il famoso Alfred Nobel (ebreo),  fondatore del  prestigioso Premio Internazionale al quale accedono solo gli affiliati o i sostenitori esterni “alla causa”, in quegli anni in America Nobel brevettava la nuova polvere da sparo che, a differenza della “pirite nera” ottocentesca, questa nello sparo non oscurava la visuale dei fucilieri che potevano in questo modo sparare il colpo successivo sull’avversario centrandolo in pieno e senza aspettare i tradizionali tempi morti di snebbiamento dei fumi neri della pirite e ricarica del colpo in canna . La nuova  polvere da sparo dai fumi trasparenti di Novel determonò l’esito vioncente di  molte battaglie e guerre agli USA.

Dopo il successo bellico del Giappone contro la Russia dello Zar in Cina e la conseguente disfatta dei gruppi golpisti cosmopiliti contro lo Zar, in vista della rivincita e del “boccone” facile europeo aii danni degli eserciti retrogradi delle fragili monarchia da conquistare, agli USA abbisognava di produrre in grandissima quantità di munizioni in vista della conquista dell’Europa intera, e quindi,  ai bandi di forniture dell’Esercito Americano parteciparono molte aziende meccaniche private “consorelle”.

Underwood vide rinnovata la fiducia di fornitore d’armi  portando  a casa un altra grossa commessa, commessa talmnte grande da sospendere la produzione di macchine da scrivere dandole in concessioone a terzi.  Quel readymade di Marcel Duchamp fu dall’artista rivolto agli industriali e artisti cosmopoliti europei, allertandoli dela guerra imminente senza farsi notare dall’esercito francese e tedesco.  Ma la Grande Guerrafu una disfatta economica per gli stati belligeranti trovandosi  indebitati fortemente con gli “Alleati Americani”  spendendo piu del dovito per accedere alle armi  moderne a ripetizione come tutte le costose munizioni prodotte.

Prima dello scoppio della grande guerra questi erano gli eserciti  precostituiti dentro l’Alleanza. Li ritroveremo tutti “uniti”  contro la Russia in ben due guerre consecutive.

Troops_of_the_Eight_nations_alliance_1900Fanti: Inghilterra, America, Canada, India, Germania, Francia, Austria, Italia, Giappone.
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READYMADE è Arte o non Arte?

La produzione artistica di Marcel Duchamp fu particolarmente bassa in quanto, come artista “Porta Ordini”, per essere credibile e autorevole, le sue opere  dovevano allertare solo novità  militari e industriali ai guerrafondai associati europei. Le sue opere dovevano essere uniche, chiare e  prive di valore. Una volta recepite, dovevano essere distrutte per non essere identificabili come prove spionistiche, di modo che, esse postessero eludere la sorveglianza dei Sevizi Segreti militari degli stati accerchiatiti, oppure, tali opere  dovevano essere percepite come Opere d’Arte, non “Cimeli di Guerra”.

La tattica era:  creare una  “mossa” che nascondesse l’ordine “invisibile”, una volta fotografata, editata sulle riviste d’arte, poi veniva alloggiata negli archivi fotografici dei  servizi segreti americani, archivi diretti dai registi geopolitici nel mondo artistico europeo. Tale archivio –  di opere-cimeli europee – era diretto da Man Ray e Alfred Stieglitz. Le centrali erano mimetizzate in gallerie d’arte, riviste di moda,  biblioteche geopolitiche e geografiche  ecc.

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