“Fauvismo”: a giudizio.
Dal punto di vista dalla Storia dell’Arte il Fauvismo è un bell’Enigma scomodo, in quanto, per tale materia di studio non contemplando a fondo le condizioni sociopolitiche inerenti gli anni della sua ascesa, allo studioso o analista per giudicarli gli abbisognano più riferimenti per capire meglio ciò che il pennello ha eseguito su quelle tele a suo tempo. Spesse volte non considerare i dettagli che servono per comprendere meglio l’opera durante “l’osservazione critica”, se si sbaglia il giudizio o la narrazione, l’opera resta infantile, pittoricamente dilettantistica. Le opere brutte o buffe, al critico gli si annulla il concetto di Arte classica stessa, dovendo per tale occasione, inventare nuovi concetti, odi nuovi, a supporto dell’incomprensione.
Il Critico d’Arte di oggi, quando si trova di fronte una opera moderna, proprio per la complessità raggiunta dal linguaggio astrato, spesso lo si trova impreparato Ciò lo si denota quando procede ragionamento o per schemi. L’occhio critico di chi fa questo mestiere resta sempre appannato in prima istanza, e, non capendo come o cosa abbia voluto rappresentare il pittore, e se mai ce ne fosse stata una ragione, si limita a giudizi storico schematici, veloci e sommari per riallacciare l’opera al linguaggio Accademico di cui essa fa parte, dando un proseguo legale e garantito alla declamazione.
La moderna figura del “Critico d’Arte Moderna”, personaggio eclettico, spesso volte figura contemporanea dell’Autore, trovandosi il Critico alla fonte battesimale di una nuova corrente stilistica, osserva e giudica il tangibile di un vestito che riveste il nascituro senza scoprirne le carni assicurandosi il sesso del nascituro ed eventuali difetti.
L’opera nuova moderna, proprio perché si pone come cosa nuova o contraria ai canoni accademici, il critico deve saperla riconoscere come tale e inserirla nel contesto della rivoluzione in atto e saperne coniare: nome, classe di merito, stile, perché riconoscerla e descriverla, la data è grande importante altrimenti gli viene difficile ed ostile collocarla negli archivi artistici in continua vertiginosa evoluzione. Quindi, egli usa elogi se prezzolato, meritevoli se l’invenzione è rivoluzionaria a prima vista, oppure, o deplorevole se urta i suoi interessi economici, canonici e scuola e di pensiero.
Louis Meyer: Un critico meritevole davanti alla Storia:
Louis Meyer anche lui di famiglia ebrea, è nato a Parigi (1 gennaio 1870 – 21 luglio 1943), nel corso della sua vita cambierà il nome in Louis Vauxcelles.
Tornando al Fauvismo si narra che durante una mostra di pittura presso il Salon d’Automne, Louis Vauxcelles conosciuto come un influente critico di indiscussa saggezza e conoscenza dell’Arte, mentre osservava con ammirazione una statua classica appartenente all’artista Donatello, scultore italiano del Rinascimento, voltandosi si trovò a cospetto di alcuni “quadracci” di giovani pittori francesi emergenti, di cui, un certo Enri Matisse vantava esserne l’ideologo e portavoce del gruppo. Pare che Vauxelles abbia esclamato inorridito: “Un Donatello tra le bestie selvagge”. Appunto Fauve (bestiaccie- fiere feroci – fiere con fauci)
La cosa non finisce qui.

Tra i “quadracci” ce n’era uno che lo colpi in modo particolare; il quadro di Enri Matisse, allora giovane pittore, studente di giurisprudenza, studi che abbandonerà studi per rincorrere l’Arte.
Foto:
Enri Matisse Blue Nude o (Souvenir de Biskra)
l quadro scandaloso ebbe il suo giusto clamore in quanto, l’avvento della scoperta, fu riportato a chiari lettere sulla rivista d’Arte Tableau n. III nella quale Louis Vauxcelles descriveva i fatti avvenuti al Salon nella seguente osservazione critica:
“Ammetto di non capire. Una brutta donna nuda è distesa sull’erba di un blu opaco sotto le palme … Questo è un effetto artistico tendente all’astratto che mi sfugge completamente. (firmato: Vauxcelles, Gil Blas, 20 marzo 1907)
Louis Vauxcelles, prudente critico e scrupoloso, interrogò l’autore Enri Matisse per capire meglio il comportamento dell’artista e l’opera stessa, ed ascoltare del gruppo di pittori omogenei come stile, le aspirazioni future del gruppo.
Vauxcelles, mette in luce tutta la sua contrarietà rasentando quasi la bocciatura del gruppo ma, rileggendo attentamente la sua illuminante critica, ci evidenzia la sua forte preoccupazione lasciandoci con raffinatezza, d’intuire alcuni aspetti inquietanti sulla personalità di Enri Matisse e gli aderenti al gruppo già ufficializzati “Fauves” e ne traccia gli spettri inquietanti sulla loro natura religiosa all’interno dell’universo artistico ebraico nei primi del ‘900.
Ciò che narra, lo premia come Critico onesto non influenzabile anche davanti a minacce future, e lo premia per la delicatezza con cui a trattato quel gruppo sacrilego scrivendo:
Un movimento che considero pericoloso (nonostante la grande simpatia che ho per i suoi autori) sta prendendo forma in un piccolo clan di giovani. Una cappella è stata istituita, due sacerdoti altezzosi che officiano. MM Derain e Matisse; alcune dozzine di catecumeni innocenti hanno ricevuto il loro battesimo. Il loro dogma equivale a uno schematismo vacillante che proscrive la modellizzazione e i volumi in nome dell’astrazione pittorica che io non conosco. Questa nuova religione difficilmente mi piace. Non credo in questo Rinascimento … M. Matisse, fauve-in-chief; M. Derain, deputato fauve; MM. Othon Friesz e Dufy, fauti presenti … e M. Delaunay (un quattordicenne allievo di M. Metzinger …), infantile fauvelet.
(Vauxcelles, Gil Blas, 20 marzo 1907).
Non aggiungo altro se non il dovuto ringraziamento al Critico Louis Vauxcelles, per il coraggio che ha avuto il quel preciso sconvolgente periodo storico di esporsi apertamente diplomatico nel darci modo di capire nel doppio e triplo senso criptato, lo schema dell’organizzazione politico/religiosa che si nascondeva sotto il mantello dell’Arte Fauve.
Alcune dozzine di catecumeni innocenti fanno almeno 36 giurati preesistenti alla nascita del gruppo artistico Fauve. Chi erano? A quale Rinascimento religioso si riferiva?
Leggendo attentamente il suo articolo, una cosa va osservata e detta: in quanto Louis Vauxcelles oltre essere critico è anche un “Comandante” che lascia un fonogramma ai suoi Superiori utilizzando la sua personale rivista d’Arte quale piattaforma dei suoi “rapporti” sui militanti, veicolando col proprio bollettino di guerra ai ranghi superiori del Quartiere Generale, informazioni sull’andamento delle manovre in corso e gli strani comportamenti in campo delle proprie Avanguardie addette alla penetrazione e confabulazione ad Arte.
Ciò da modo di continuare serenamente a inseguire le orme di Enri Matisse e la sua Sezione Fauve, per capire i meccanismi che inquinarono l’Arte.
Ordine della PIPA

Enri Matisse – Autoritratto
continuasu Fauve e Matisse

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