L.H.O.O.Q.

Marcel Ducamp : Cartolina postale in codice da ” DECRIPTARE”

pag.  1/2 in corso

duchamp-2

Marcel Duchamp: Redy Made:

Indagini preliminari, prendere nota:

Appuntamento: al LOUVRE: 4 persone munite di baffi e pizzetto, devono incontrare Mister X per l’acquisto (H-Ospedale). Il mediatore è riconoscibile da pizzo e baffi come da modello  cartolina . C’è di mezzo un  un Ospedale? (Indagare l’omonimo quartiere Hospitale di Barcellona.
Barcellona: indagare dove avviene la trattativa per l’imbarco eccellente.

Indagare sui 4 artisti  baffuti e pizzuti che esercitavano in gruppo – (formavano insieme una corrente artistica… Quale?)

Foto: L.H.O.O.Q. (di Marcel Douchamp)
Cartolina postale venduta alle aste per 631.000,00 dollari. (indagare sull’acquirente: Chi, dove come e quando)

mani di mona lisa
Mona Lisa: “Ordine della Manina”

Ordine della  Manina”
…indagare sui fotografi dell’Avanguardia della divisione di  Man Ray che hanno per simbolo quella posa delle mani della Gioconda nelle loro opere. A parte Nam Ray , nell’Ordine della manina risultano essere presenti solo donne. (indagare)








Picabia…  indagare i suo quadro L.H.O.O.Q – Fotografato nel proprio salotto durante il DADA.





Trovato!

cxffulow8aatn8t

L’enigma di Picabia: (tradusione)

I due Mondi : Europa – America
Fragile: imballo
domicilio: consegna?
m’amanez’ y: “portami li”
Bar (girato): restro del bar
Che le malade: che i malati
Deu n’a jamai guerì: Dio non ha mai guarito. (Obitorio?)

Sviluppare la ricerca con planimetria in Barcellona.

Foto: Picabia opera del 1915 

NOTE:: Vincenzo Peruggia, italiano, sui Giornali francesi detto : il ladro della Gioconda (stessi baffi)

index

Nato in provincia di Varese 1881. Per sopravvivere non trovò di meglio che emigrare in Francia. Subirà gli “sfottò” da parte dei francesi sull’abitudine di suonare il mandolino o di essere un “mangia-maccheroni”, insulti persistenti  piuttosto pesanti i da sopportare per un tipo orgoglioso e vendicativo come lui. Vincenzo  Perugia sospettava che la Gioconda fosse stata  trafugata dai francesi nei motti napoleonici in Italia, ma seppe, durante l’arresto che la Gioconda era uscita dall’Italia in modo legale coi bagagli di Leonardo da Vinci durante l’espatrio dell’artista in vecchiaia rimasto senza risorse economiche. Chiederà protezione finanziaria. L’Opera fu portata in Francia dallo stesso Leonardo e si pensa ceduta al Re Francesco (non da lui) come altre opere minori, manuali e scritti diventati patrimonio di stato.stato. Leonardo Da Vinci apparteneva a un ordine massonico con sede in Francia. Mona Lisa detta Gioconda è un opera iconoclasta e appartiene come tutti i diritti del “Grande Mastro” all’Ordine dei Cosmopoliti .  

Il furto dell’Opera avvenne da parte di “ignoti”. Furono arrestati Picasso e Apolliner i quali dopo pentimenti e pianti (Picasso) in galera, si misero a disposizione delle Autorità francesi per il ritrovamento del capolavoro.   Poco nota sarà l’attività segreta di Picasso come trafugatore di opere classiche spagnole presso privati, musei  e cattedrali spagnole (vedi El Greco). Asserirà di averle messe in salvo dal vandalismo della guerra civile spagnola presso i musei privati di Chicaco, città allora sotto il dominio di gangster che gli diede grandi tributi economici ed onori politico artistici ancora oggi.

Poco noto è il sospetto sul ritrovamento della Gioconda a Firenze due anni dopo. Il ritrovamento, per due anni fece accrescere l’attenzione sull’opera aumentandone la fama a dismisura, opera attorniata da strani personaggi e misteriosi trasferimenti.

Vincenzo Peruggia a detta dei giornali francesi detto “il ladro” ci risulta in Italia essere stato un ottimo copista.

Nel 1962 la Gioconda ebbe un tour importante in due note  città americane. L’opera fu esposta negli Stati Uniti: al National Gallery di Washington e al Metropolitan Museum di New York.
La Gioconda fu accolta al suo arrivo in America come una Santa Icona  da John Fitzgerald Kennedy, Jacqueline Kennedy e Lyndon Johnson che tra loro sorridevano come chi sapeva tutto della truffa di mezzo secolo prima e la sua vera collocazione. Si saranno certamente chiesti: “Se l’originale è presso i nostri archivi, quella Gioconda è una copia… o sono ambedue delle copie?”

…e bravo il nostro  mandolino di Varese, che simpatico truffatore italiano.

Risoluzione del problema della cartolina di Duchamp in cantiere: a detta dei decriptatoti d’Arte pare che il messaggio LHOOQ sia l’acronimo di un ordine tranquillizzante ai camerati cosmopolita francesi: “La Signora ha il culo al caldo” come dire, “tranquilli,” potete cominciare la Guerra (1814/18) la nostra Madonna Lisa è in salvo.

Le indagini continuano.


home page
Marcel Duchamp

Underwood: Ready Made (2/2)

UNDERWOOD (Parte  seconda)

“Underwood” è un  readymade che raffigura l’esposizione di una macchina da scrivere della omonima azienda costruttrice ed esposta su concessione militare. Marcel Duchamp lascerà sul cavalletto d’esposizione  la sola custodia ispirandosi alla fiaba di Alice nel Paese delle Meraviglie: “il gatto scomparve lasciando sul ramo l’impronta del suo sorriso“.

“Underwood” readymade era la mossa ideale di prestidigitazione autodidatta di un artista frequentatore dei “Sabati Sera” presso il Circus Medrano a Parigi, luogo prediletto per gli incontri tra gli artisti ebrei parigini che attraverso lo spettacolo imparavano la gestualità folle del Circo per meglio mascherare con fantasia una artisticità fittizia, ma anche luogo ideale per incontri sotterranei eversivi.

“Dove sarà finita la macchina da scrivere?” si chiedeva la Critica: “Dove sta il trucco illusorio artistico?” si domandava il pubblico americano e francese incuriosito, il quale, si chiese per decenni il significato dell’ opera tirando a indovinare  con quella strana mossa sulla scacchiera Cosmopolita.

Esclamerebbe il prestigiatore:“Signore e Signori… et Voilà!” rieccola apparire in Italia.

220px-Woman_with_Underwood_typewriter

L’opera ready made in effetti è un Enigma, un Rebus, un Indovinello  che invita ad osservare  dove l’oggetto sarebbe riapparso. Ma era anche un messaggio occultato per osservare quale azienda della “confraternita” avesse rilevato la produzione ed allestito la catena di montaggio.

Eccola uscire dagli stabilimenti “dell’illuminato” Cavalier Camillo Olivetti di Ivrea-Torino  che sottoscrisse quel contratto “multinazionale” in cambio di ubbidienza e fedeltà “all’Arca dell’Alleanza”.
Eccolo il bersagliere italiano della foto di gruppo assumere tutto il valore militare in ciò che diverrà. In quel scomparire ed apparire ad Arte  si gettavano le basi di partecipazione alla Prima Guerra Mondiale.


OLIVERTTI S.p.a.

Ai primi del Novecento gli impianti produttivi della Underwood vennero trasferiti nel Connecticut, ad Hartford, cittadina destinata a diventare la capitale della scrittura meccanica in quanto vi era anche lo stabilimento della Royal. Nel 1908 Camillo Olivetti visitò la fabbrica della Underwood ad Hartford, che allora produceva già 70.000 macchine all’anno, livello raggiunto dalla Olivetti solo negli anni cinquanta.[2], arrivando a produrre anche una macchina al minuto.

220px-Camillo_Olivetti_1920s “Nel 1895 la Underwood, fino ad allora produttrice di accessori, rileva da Franz Wagner il brevetto di una innovativa macchina per scrivere e ne avvia la produzione. Nasce così la “Underwood 1”, che si distingue dalle altre macchine sul mercato per una struttura che consente al dattilografo di vedere subito e frontalmente ciò che sta digitando (cosiddetta “scrittura visibile”) e, la presenza di un tabulatore ne consente il perfetto allineamento delle colonne. Queste caratteristiche verranno accolte favorevolmente dal mercato, tanto da divenire molto presto uno standard per tutti i produttori di macchine per scrivere”.

Foto: Camillo Olivetti fondatore dell’azienda italiana OLIVETT Spa – Ivrea  (To-I)

Foto 1 – Modello: “Undervood 1”                Foto 2 – Modello: “Olivetti M1”

underwood5Macchina_per_scrivere_a_martelletti_portacaratteri_-_Museo_scienza_tecnologia_Milano_03126_dia

Questo passaggio di proprietà è importantissimo per capire in futuro quanto avverrà nell’opera principe di Marcel Duchamp il “Grande Vetro” comprendendone meglio il significato. Basti pensare che quando l’ing. Adriano Olivetti (figlio di Camillo) volle alla fine degli anni ’50 comperare lo stabilimento Underwood, al momento della cessione scoprì Underwood essere una fabbrica  talmente obsoleta e spoglia di tecnologia e mezzi che ci restò malissimo. Il prezzo non valeva la fabbrica, il patto fu firmato sulla fiducia. L’acquisto fu un fallimento.

Underwood  fu un pacco napoletano confezionato a meraviglia in America. Eppure, Adriano Olivetti, l’opera Underwood di Duchamp avrebbe dovuto conoscerla bene avendo ereditata dal padre la fabbrica e la trattativa segreta. Invece, penso che la soluzione del ready made non la conoscesse affatto o forse su consiglio dei suoi straordinari intellettuali dirigenti qualcosa di diverso avevano fiutato e intuito, fidandosi.

Chi conosceva quel ready made bene fu certamente  Marcel Duchamp che la usò impropriamente da militare. Negli anni novecentosessanta si presenterà in Italia  per incassare un premio artistico quale riconoscimento di “sua spettanza” chiedendo aiuto artistico e giuridico al Professore Universitario d’Arte Artur Swartz (ebreo), il quale, imbastì con Marcel Duchamp (forse bisognoso) i multipli in miniatura del processo bellico/artistico completo. Crea la “scatola verde in valigia”, sintesi rispettabile e souvenir DADA sistemandosi economicamente. Duchamp riceve il giusto compenso economico da una nota Università americana che doveva rispondergli un pattuito mai ricevuto sull’operato dato alla Fratellanza Cosmopolita nei primi del novecento in veste di Avanguardia. Duchamp  lascerà al professore Artur Swartz (suo legale e critico) la licenza commerciale dei suoi “Multipli” in scatola e ready made vari.

Domanda: Quel capitale ricevuto era parte del bottino sborsato dalla povera Olivetti raggirata e truffata? Forse si o forse no. Se volgiamo essere intellettualmente onesti e generosi, diciamo che la Olivetti Spa forse ha pagato col bidone ricevuto una sovra tassa sulla ricchezza incamerata con le macchine da scrivere Underwood (copyright). In mezzo a tutto ciò, l’Arte maiuscola, senza che il grande scacchista Duchamp se ne accorgesse, muoveva la proprie pedine invisibile a lunga scadenza nel tempo, suggerendo anticipatamente l’Arte, nel messaggio intrinseco del Grande Vetro, la grande mossa strategica  sulla caduta di fine secolo dell’impero mondialista del “Messia” durante un intervento armato nei deserti.

Il Grande Vetro si rivelerà essere uno Scacco al RE e a quella mossa finale l’indagine di FiloRossoArt continua a perseguire svelando nuovi retroscena.

Infine:

Adriano Olivetti, non si diede pace. Dovette accontentarsi unicamente dei punti vendita della Underwood sparsi per l’America e nel mondo. Ma Adriano Olivetti, pur circondato da noti intellettuali di grande stima e livello, avevano fiutato in Underwood “qualcosa” di metafisico e Arte. Non si erano accorti che dentro la Underwood, bistrattata, lo attendeva una mirabile sorpresa: “l’Anima Invisibile” di colei che noi artisti chiamiamo Musa dell’Arte.

Adriano Olivetti, con aria sconfitta portava a casa nel più bel Museo d’Arte al Mondo (Italia), la “Sposa” ascensionale meravigliosa, una Musa industriale che si accomodò nei padiglioni Olivetti guidando i loro Staff , accarezzando le menti dei più brillanti ingegneri dell’universo elettronico, dando origine a una serie di invenzioni di prima eccellenza al mondo: la memoria strittiva, la scheda magnetica, il Personal Computer e il linguaggio Software moderno.

olivetti 9003

Il “cervello segreto” del Grande Vetro, verrà realizzato in Olivetti, mettendo in orbita la Spada della Sposa grazie al sacrificio umano di atri martiri chiamati nell’opera gli “scapoli” i quali verranno decapitati per punizione d’aver generato un simile capolavoro liberando il mondo dallo strapotere messianico.

underwood_a

 Olivetti, quelli che si sono “fatti da sè”. (redy made)

large_traveller's64.jpg

Underwood: Ready Made di Maecel Duchamp

la Storia dell’Arte su Marcel Duchamp continua alla scoperta degli altri ready made..


home page

Poesia comica n. 23

Gradisca

 

Perdio! non posso lasciarti un momento sola

che subito di allusioni ti circuiscono i conoscenti

e tu: Oca! è possibile che ti giuggioli seducente

a tutti i pretendenti, gli amanti e traditori sposati ?

 

Lo so! Lo so! che non ti sei mai concessa, lo so!

Ma pensi che non noto i tuoi modi e languide maniere

lasciate scivolare come veli ceduti accompagnati

per ciglia soffuse suadenti gli sguardi torvi amici

come dire all’estraneo: “Gradisca” …appena mi giro.

 

Humm!.. Il tormento mi assale vincente,

morbo che m’attanaglia saperti infedele

e mi piace, senza dirtelo mai, e ti beffi

di ciò, manifestandoti più porca e sexy

quando al collo m’abbracci seducente

e alle labbra mie fingi chiedere perdono

su ciò che succederà a vanto tuo tra poco.

 

Intenzioni purpuree che non sai trattenere

struggendomi di piacere appena mi sfiori

perdonandoti ogni peccato della carne che sarà,

perdonandoti per quel privarti di lingerie sotto

usciti di casa a sera senza, fino al rientro sul tardi

eccitati un poco brilli scherzando sugli amici sedotti.

 

Noi due, peccatori consenzienti che braccia

clementi porgi incrociate per la punizione,

d’amore legate  dietro  ami con nastro

scarlatto raso immobilizzarle subendomi

nella piacevole giusta punizione d’amore

mentre la Luna fuori sorride curiosa.

.

E t’amo dici ,ti amo, tanto mi ami a nastri sciolti:

“Perdonami amore – dici e ancora – perdonami”

poi come astronauti plananti ci amiamo senza

colpe e gravità commesse nel saperti posseduta

da ciò che di sesso erotico offri e in dono possiedo.

 

3d7d1effd8aa522fcff96b8be11450bf


home

Arte: Concetto e Idea

urinal

Come già accennato nel capitolo sul duchampiano readymade: Underwood, ripartiamo dalla deduzione concettuale espressa per capire ciò che ha scatenato nell’Arte Moderna l’opera: Fontana.

 

Si sono scritti  volumi e volumi di parole e tante  mostre sull’operato dei readymade senza capire molto sul vero senso e significato, come ad esempio Fontana o la custodia dell’oggetto smarrito della ditta americana di macchine da scrivere Underwood come se questa fosse scomparsa sul cavalletto espositivo in galleria.

Dall’opera “Fontana” in poi, i readymade di Marcel Duchamp divennero un delizioso appuntamento d’Arte Moderna dilettando come un tormentone estivo i critici di tutto il mondo nel favorire le migliori interpretazioni artistiche o critica nel parlare di un artista come Duchamp che, pur vivente, restava praticamente muto o assente alle domande inquirenti, oppure, evasivo, il quale, doveva tacere assolutamente per sviare l’attenzione per non far trapelare nulla sulle ingerenze militari del suo Stato Maggiore ai danni di altri stati minori e cominità.

L’artista Marcel Duchamp fu tanto menzionato e chiacchierato nella storia delle Avanguardie che se ne parla ancora oggi a cento anni e più dai suoi primi readymade. Se ne deduce oggi nuove versioni e interpretazioni immaginarie.
Sulla base di tanti errori aconcettuali d’Arte inscritti ingenuammente nella Storia dell’Arte, la critica, senza volerlo, ha partorito nuovi filoni creativi d’Arte/progettuale per cui, ogni artista/progettista tende a creare un brevetto artistico proprio, commerciale o concettuale che sia, spingendo  tanti nuovi artisti disciplinati al Concetto verso un nuovo modo di fare Arte. Il nuovo sul nuovo del nuovo, diventa la regola principale di chi vuol fare arte concettuale e, per non ripetersri o sbagliare, deve restare sempre informato sull’operato mondiale di tutti gli artisti del settore. Insomma, l’arte concettuale diventa una condanna a vita per l’artista alla ricerca di un Record che non raggiungerà mai, morendo nel dubbio.

Prima di ciò, la concettualità era imposta su dettato dei Dogmi Santi, in quanto, la religione, essendo una Ragion di Stato e quindi economicamente fonti generative di danaro, sia esso privato o pubblico, commissionava agli artisti  la rappresentazione dei Dogmi sotto forma di immagine, ciò  al fine di erudire i propri fedeli analfabeti attraverso forme scultoree e  pittoriche e musicali e poetiche o  geometriche ecc.  (Muse d’Arte),tutto ciò per diffondere i Dogmi santi. Dio aveva preso corpo e il corpo doveva regnare sugli altari come da dio creato (nudo).
Tutto doveva restare immobile e tradizionale nelle opere dell’Uomo dedicate a Dio. Pe rdogma l’Uomo doveva amnistrare il creato ma non Creare. Creare per l’ uomo era un peccato di vanità, blasfem, eretico. Bisognava disobbedire per uscire dalle stagnazioni millenarie religiose e per fare ciò, la concettualità doveva liberarsi della forma.

La Concettualità è cosi sintetizzabile: “Mettendo insieme i <concetti non definiti> con gli <enunciati non dimostrati> si ottiene il fondamento di un sistema deduttivo, “punto di partenza” da cui ricavare tutti gli altri teoremi e concetti.”

Se questa è la nuova legge universale del Concetto, dove l’oggetto enunciato  e non definito o non definibile in quanto smaterializzato, svanisce dal contesto dell’arte ciò che “materialmente” la rappresenta, però la domanda creatrice resta sempre la medesima : “Cos’è l’Arte?” .

Si deduce che:
l‘Arte è un Concetto senza Oggetto e quindi è la rappresentazione di una Idea.

La filosofia di materializzare una idea, oggi non ha più bisogno di nuovi rappresenti in quanto, l’Illuminismo ci ha dato delle riflessioni confezionate talmente ben atte che, una volta applicate al lavoro progettuale e produttivo hanno generato straordinarie e potenti industrie delle mille idee concrete, ma in Arte, persiste quel vuoto generativo sconosciuto che da impulsi dominanti alla creazione del nuovo, anche all’ultimo artista pervenuto sul pianeta, quindi: Creare e Generare in arte sono due discipline apparentemente dissimili  ma nello stesso tempo: interdipendenti unite.

A causa delle mille domande e mille risposte che gli enigmi readymadeiani ponevano, questi hanno scatenato scenari Patafisici persistenti alla ricerca continua e costante di un Arte senza oggetto e quindi, la capacità di attivare l’immaginazione come processo creativo dando più risposte patafisiche diversificate e contemporanee. La Patafisica fu adottatta quale insegnamento  per la costituzione di designers capaci di creare  nuove forme avvenieristiche.

Nel novecentodieci la giovane Arte Moderna Patafisiica attacca di petto l’Arte Classica Metafisica vincendola. L’Arte Moderna, essendo stata generata da monoteisti ananimati (privi di anima), preferì come territorio di scontro la sconosciuta Patafisica, terreno vergine a lei idonea e quindi, la non rappresentatività del corpo teologico a favore di  COSE immaginarie, diventa la manifestazioni d’Arte vincente nel XX° secolo. Essa invaderà tutti i settori produttivi dell’industria, editoria, animazione, danza , teatro, musica ecc fino alla creatività impulsiva della Guerra, (officine)  generando prodotti bellici di squisita fattura distruttiiva atti allo sterminio di masse, oggetti  capaci di uccidere a distanza i  corpi umani ritenuti appunto tali, perchè privati di anima.

Le meditazioni concettuali in terrazza o a passeggio tra Duchamp e Picasso erano su questa natura di interpretazione della macchina pensante, capace di scatenare nuove  idee belliche, in uno ed estetiche nell’altro in vista della “rivoluzione mondiale”, apprese Picasso da Marcel  Duchamp i principi fondamentali della Patafisica. Marcello Duchamp. recise il cordone ombelicale di Picasso quanto l’istruzione politico/artistica spagnola nel cubismo ebbe termine. Ritenuta questa Sezione Artistica (d’Oro) arruolata al processo geopolitco in fase di allestimento, Pablo Picasso, promosso in campo con un alto grado di Ufficiale dell’Alleanza, in cambio garantirà a Duchamp il porto di Roses in provincia di barcellona, per le operazioni di sbarco di uomini e merce clandestina proveniente dall’America. Duchamp  proseguirà il suo viaggio di istruttore militare incontrando i Futuristi italiani attirando la sua attenzione in quanto, sul loro primo manifesto si accennava la “profezia ” di una Opera d’Arte straordinaria, un capolavoro ; il “Sole in Terra” che si rivelerà risolutrice al termine della Seconda Guerra Mondiale. Dopo i primi contatti, Duchamp in Italia si assicurava una rete informativa universitaria di alta affidabilità seguita direttamente dal Fratello maggiore della Gertrude Stein, il quale avrà in Italia la sua seconda residenza permanente seguendo da vicino l’ascesa del Fascismno. Il viaggio di Marcel  Duchamp proseguirà per la fondazione, organizzazzione dei giovani militanti artisti da educare alla Patafisica: i DADA.


Dirà in merito il fondatore di tale pensero, lo scrittore francese Alfred Jarry:

  «Profeticamente ammiccante [la sua] scrittura energica, lucida, dirompente […] affida la funzione simbolica agli oggetti più triviali, la dinamica teatrale ai sussulti farseschi più corrivi e sbrigativi»

Patafisica: scienza delle soluzioni immaginarie.

Io e le sue vacche (Je et ses vaches) è un racconto breve scritto da Alfred Jarry nel 1894. L’opera è da alcuni considerata un manifesto ante litteram del teatro surreale francese. Il testo compare per la prima volta nella raccolta di testi Visions actuelles et futures (1894).


Secondo Marcel Duchamp, le Avanguardie del novecento, nelle operazione di distruzione dell’Arte Classica erano impegnate militarmente anche alla distruzione di tutto ciò che il vecchio mondo aveva costruito a propria immagine e somiglianza di  Metafisico (chiese, templi e monumenti). Per le Avanguardie quel vecchio mondo andava distrutto senza sentire rimorsi, ed edificare dalle sue ceneri il Nuovo Mondo. Ciò sarebbe stato possibile solo se la mente  dell’artista e i partecipanti dirigenti fossero istruiti alla  Patafisica.

Lo stesso Picasso dichiarerà alla G. Stein e Alice T. interdette davanti a due bruttissimi quadri in esposizione,  che non essendoci nulla di più nuovo dei suoi, il pubblico si sarebbe abbituato alle sue brutture. Le opere cubiste più belle, le avrebbero fatte i suoi seguaci perchè non dovendo fare nessuno sforzo mentale per inventare qualcosa di nuovo, le loro opere sarebbero state il Nuovo brutto abbellito perchè ispirati da suo  Nuovo.
Al Pubblico diceva Picasso, quando gli si presenta il Nuovo non deve avere scelte, altrimenti preferisce il vecchio. Su questo principio, essendo possessori del Nuovo e degli spazi espositivi, le Avanguardie potevano imporre tutto ciò che volevano.
Il Brutto era l’Idea  primordiale, primitiva, da qui la caccia a tutto cio che in arte rappresentasse il primitivo e imitandolo come il Nuovo che avanzava. Altri arttisti  lo seguiranno nell’imppresa in quanto il primitivo era  stato sdistrutto dalle Belle Arti e quindi sconosciuto al pubblico.

“Tutti i grandi imperi cadono sotto l’avanzare del primitivo”

Da quel giorno l’Arte Moderna assunse il ruolo concettuale di IDEA, e per le Mostre, le esposizioni e i cataloghi d’Arte fu un susseguirsi di elaborazioni ideali, rappresentazioni ideali, supposizioni ideali, forme ideali  e via e via a seguire. La dialettica in Arte, vinse la battaglia sull‘immagine. La parola prese il posto del colore, i monoteisti ebbero la meglio, ma, divenuti monopolio dell’Arte rischiano oggi di ritrovarsi non solo senza immagini, ma anche senza parole scritte che spieghino a parole le Parole inesistenti come verbo. Rischiano che la trappola scatti con dentro loro.

Anafunzionali, per nutrire orde e orde barbare di  analfabeti/funzionali che passano migliaia di ore della loro esistenza davanti al “quadro dei quadri”, la macchina dei sogni perfetti, l’uomo è  alla divinizzazione del proprio simile fattosi Divo, divino. L’immagine diventa il vecchio simulacro statico (scrittura) in movimento nella filmologia.

Nella concettualità in Arte resta il dogma : “Non è l’Opera che conta ma l’Idea.”


cron_12448903_49260

Fanes Dio Serpente pagano, cosi lo
narravano  i poeti greci:

“Si poteva dalla Luce esserre invasi
da distinte figure dalle squame radianti
la luce emanata dal proprio ventre
nascondeva tra i gas chi le promanava”

culto-di-phanes2.jpg

4

Zeus il lampo, presolo per la coda lo accese.


home

 

 

 

 

 

 

M. Duchamp: PARIS non punge più.

La telescrivente è un dispositivo elettromeccanico molto usato in passato per trasmettere messaggi di testo attraverso la rete telegrafica. I modelli più recenti sono interamente elettronici chiamati Computer.

La telescrivente, madre dei futuri calcolatori, fu una evoluzione del telegrafo, mezzo per la comunicazione di dati a distanza tra utenti attraverso stazioni riceventi e trasmittenti e terminali. Oggetto simile ad una macchina per scrivere automatica veniva comandata a distanza. Fu una dei primi robot. Nasce Telegrafo per diventare Telescrivente.

Questa macchina elettrica, funzionava come la Ninfa Eco, pronunciava le parole senza l’ausilio della voce propia (muta). La sua data di nascita risale al 1897 e darà vita alla modernizzazione di nuovi eserciti meccanografici. Essendo una macchina segreta, veniva mimetizzata in modi diversi dentro oggetti domestici per dar modo alle Avanguardie insurrezionaliste, di comunicare in tempo reale con le centrali operative o a distanza di centinaia e migliaia di chilometri. La linea di comunicazione preferenziale resterà il telegrafo fino al 1966. Verranno utilizzat poi le linee via radio e le linee telefoniche anche se, alcune compagnie aeree odierne fanno ancora uso delle telescriventi per le comunicazioni riservate tra loro (PARS)

La Torre Eiffel, dopo l’Expo, fu per molto tempo utilizzata come antenna militare per le intercettazioni radio. Sulla sua funzione strategica siamo tornati per capire molte cose successe nella storia dell’Arte e capire perché Parigi fu il centro internazionale di spionaggio delle Avanguardie camuffate da artisti e responsabile di tre Grandi Guerre.

28ae870100298bc226deeae2b54ad263.jpg

Così come Getrude Stein ci parlerà velatamente delle sue “Stufette elettriche” telescriventi dalla sua base operativa sul confine svizzero-francese, Marcel Duchamp ci accompagnerà tra i sotterranei e i cunicoli della Torre Eiffel svelandoci la sua base operativa segreta adiacente alla Torre Eiffel.

Inaugurata nel 1889, la torre Eiffel è diventata da subito una vera e propria icona universale. Il monumento parigino nasconde molti segreti: dispone infatti di un bunker antiaereo, un ufficio postale e… un appartamento nella cupola a più di 300 metri di altezza. A costruire l’appartamento segreto è stato lo stesso Gustave Eiffel, dove lì riceveva i suoi invitati nella Centrale Operativa della Massoneria francese. Nessuno doveva udire.

caricature_gustave_eiffel

Marcel-Duchamp Ruota di Bicicletta

 

L’appartamento segreto del “Superiore” di Marcel Duchamp dove era ubicato?

52815982

La grande Ruota di PARIS. Ufficio arruolamento.
Seduto sullo sgabello della Reception della Grande Ruota si poteva incontrare il “Poeta Invisibile”, colui che arruolò e diresse tutte le Avanguardie. L’opera di Marcel Ducamp era  il rebus criptato per indicare agli adepti dove portarsi per gli arruolamenti. La ruota venne smontata 10 anni dopo e trasferito l’Ufficio Assunzioni in altra sede presso l’Intendenze di Fiananza di Parigi, dove il “Poeta” controllava tutti i flussi dei finanziamenti.

 

Marcel_Duchamp

Scacco al Re: “Maestro… a Lei la mossa.”


Visione dettagliata della Grande Ruota di Bicicletta di Parigi (antenna?). A differenza di quella di Chicago i raggi  tenditori erano sottili come quelli di una bicicletta. Ci si poteva incontrare, parlare un cabina, tramando d’Arte e altro per aria.

 

Parigi 

 1599px-la_grande_roue_paris_france_ca._1890-1900-640x473

Cenni storici

L’Esposizione di Parigi del 1900 è una delle ultime a rispettare il significato letterale di universale. In effetti le mostre che conosciamo dagli anni ’20 non hanno nulla di universale perché tutte sono tematiche. Alla Mostra del 1900 furono discussi tutti i temi e tutte le nazioni potevano essere rappresentate. Riteniamo che questa mostra sia stata l’evento festivo e commerciale più importante nella storia dell’umanità. Commerciale perché è stato presentato tutto il genio creativo dell’uomo che era industriale o artistico. Festa perché per le popolazioni le mostre rappresentavano soprattutto luoghi di ricreazione, scoperte insolite e meraviglie.L’esposizione di Parigi del 1900 era di 113 ettari intramurali e 110 ettari nel Bois de Vincennes. 76.000 espositori hanno presentato le loro creazioni e oltre 156.000 persone hanno lavorato lì. Durante i 212 giorni di apertura, 52 milioni di visitatori hanno pressato (popolazione della Francia nel 1900 = 38 milioni).Ecco i motivi che ci hanno motivato ad esplorare in dettaglio questo evento tanto pubblicizzato ma così poco conosciuto.

In occasione dell’esposizione universale del 1900 di Parigi fu costruita la Grande Roue, una ruota panoramica alta 100 metri dotata di 40 cabine. Rimase in funzione fino al 1937, anno in cui venne demolita.

In seguito furono costruite moltissime strutture di questo tipo, prevalentemente in parchi di divertimento o luna-parks. La sola ditta degli ingegneri australiani Gaddelin e Watson, che costruirono la Grande Roue di Parigi, ne realizzò oltre 200.

La prima ruota panoramica nasce a Chicago nel 1893 e fu progettata dall’ingegnere americano George Washington Ferris, da cui il nome “Ferris wheel” usato per indicare tale struttura nei paesi di lingua inglese. Fu costruita in occasione della Columbian Exposition che si tenne in quell’anno a Chicago. Era alta 80 metri ed era dotata di 36 cabine, ciascuna con 60 posti (di cui 40 a sedere), per cui poteva trasportare ben 2160 persone. Nel 1904 fu smontata e poi ricostruita a St. Louis per l’esposizione universale di tale città. Venne demolita nel 1906.

Nel 1905 fu costruita a Londra la Great Wheel, una ruota panoramica alta 94 metri costruita sul modello della Ferris wheel di Chicago. Progettata da due ingegneri australiani, Adam Gaddelin e Gareth Watson, rimase in funzione fino al termine del 1906, trasportando in totale 2,5 milioni di persone, e fu demolita nel 1907.

la Great Wheel di londra

Nel 1896 fu costruita a Vienna la Riesenrad, una ruota panoramica alta 65 metri tuttora esistente e in funzione. Fu progettata dall’ingegnere inglese Walter Basset al fine di poter ammirare il panorama della capitale austroungarica.

Vienna

bca2f7499ae9db258417207eed55431d-800

La più alta ruota panoramica è attualmente la Singapore Flyer, completata in febbraio del 2008, che raggiunge i 165 metri. È destinata però a perdere presto questo primato, in quanto sono in costruzione tre ruote più alte: una di 208 metri a Pechino, una di 175 metri a Berlino e una di 185 metri a Dubai.

SingaporeSingapore Flyer #2

 


home page

M. Ray – M. Duchamp: Stallo?

Man Ray nasce come pittore non artista. Da piccolo gli regalano dei pastelli divertendosi assai nello “sviluppo” d’immagini da far apparire su di un foglio bianco e, vista la sua attitudine al disegno, crescendo, chiede ai genitori di frequentare istituti d’arte newyorchesi dove imparare a copiare i quadri europei delle Avanguardie nelle visite alle gallerie domenicali, aggiornandosi artisticamente nei suoi studi di architettura. L’America è isolata , priva di Stati significativi vicini e di moderna cultura. Per tenersi aggiornata in arte  scelse la Francia come stella polare e stella guida. La scelta americana risale ai tempi della collaborazione con Monet quale uomo d’oro su cui puntare i finanziamenti illeciti nella guerra Giappone/Russia.  Quindi, senza volerlo, Man Ray sviluppa quel futuro “copia e incolla” innato, che solo piu avanti la fotografia e la topologia gli soddisferà appieno quella domanda innata. Di fatto la fotografia è un prodotto derivato dal “copia e incolla”;  dove con la modellazione della luce, ,  si forma la differenza stilistica del  pittorico. Da qui: Uomo Flash, Uomo Raggio di luce: diventa Man Ray.

La Topologia: sostantivo femminile, nella lingua italiana ha assunto due significati precisi e diversi;
  1. Lo studio del paesaggio dal punto di vista morfologico.
  2. In linguistica, lo studio relativo alla collocazione delle parole nella frase.

Man Ray nasce come pittore non artista. Da piccolo gli regalano dei pastelli divertendosi assai nello “sviluppo” d’immagini da far apparire su di un foglio bianco e, vista la sua attitudine al disegno, crescendo, chiede ai genitori di frequentare istituti d’arte newyorchesi dove imparare a copiare i quadri europei delle Avanguardie nelle visite alle gallerie domenicali, aggiornandosi artisticamente nei suoi studi di architettura. L’America è isolata , priva di Stati significativi vicini e di moderna cultura. Per tenersi aggiornata in arte  scelse la Francia come stella polare e stella guida. La scelta americana risale ai tempi della collaborazione con Monet quale uomo d’oro su cui puntare i finanziamenti illeciti nella guerra Giappone/Russia.  Quindi, senza volerlo, Man Ray sviluppa quel futuro “copia e incolla” innato, che solo piu avanti la fotografia e la topologia gli soddisferà appieno quella domanda innata. Di fatto la fotografia è un prodotto derivato dal “copia e incolla”;  dove con la modellazione della luce, ,  si forma la differenza stilistica del  pittorico. Da qui: Uomo Flash, Uomo Raggio di luce: diventa Man Ray.

I due inseparabili amici Marcel Duchamp e Man Ray avevano ben presente il significato della tale parola, specializzandosi separatamente, ma in simbiosi, sulle loro opere artistiche senza mai confrontarsi. Man Ray non farà quasi mai uso della parola in Arte se non in casi eccezionali o casuali, mentre Marcel Duchamp , passerà tutto il tempo della breve vita artistica a giocare con le parole. I ready made, sono puri giochi linguistici per la creazione di Rebus criptati.

Quando un buon giocatore a scacchi come Duchamp decide di apprestare la sua mossa per indurre l’avversario alla risposta, come un qualsiasi giocatore, egli presenta all’avversario una “mossa enigmatica” nel senso che, dietro quella mossa egli sta preparando uno schema di mosse successive obbligatorie che indurranno l’avversario a muovere i pezzi degli scacchi, obbligandolo a una “mossa riparatrice” obbligandogli percorsi indesiderati facendolo “ballare”.

A quel punto non sono i pezzi della scacchiera avversaria sotto scacco, ma lo sfidante. La “mossa enigmatica ” è la mossa risolutrice dirà Duchamp che annoverando tanta esperienza formulerà: “negli scacchi ci sono mosse invisibili.”

Ma , anche il miglior giocatore di scacchi ha dei momenti in cui subisce la strategia avversaria. Una volta che il campione se ne accorge, e riconosce tra gli “schemi” memorizzati la partita che vorrebbe condurre l’avversario, parte un contro schema già collaudato, Altrimenti passa lunghi momenti di silenzio e riflessione provando partite su partite fino a trovare la mossa decisiva che era a lui invisibile. Scatta l’offensiva.

E’ il caso del Grande Vetro di Duchamp o il mistero di Isidoro Ducass, due opere Enigmatiche dove la topologia linguistica prende forma sotto forma di immagini. La prima di M. Duchamp è una visione aerea del grande vetro rimasto abbandonato nell’appartamento di New York mentre era in trasferta per Servizio in Argentina; l’altra, di Man Ray, è la ricostruzione di un passo del “peota invisibile” Lautréamont datogli in concessione a Man Ray in quanto lamentava a se stesso una scarsa produzione artistica di elevata concettualità.

A parte le due fotografie come supporto cartaceo delle due idee geniali, possiamo cominciare a parlare di livello superiore d’Arte, talmente superiore che i due artisti sono stati interdetti dalla comprensione dal loro lavoro fissandosi nelle loro mente la meditazione di una mossa invisibile senza speranza per una partita a scacchi senza fine.

I due srtisti sanno che le due opere sono legate tra loro da un “filo invisibile” comune non capacitandosi una soluzione che tarderà a venire.

Passeranno quasi 50 anni da quegli scatti fotografici morendo ambedue senza venire a capo della soluzione. Intanto sto meditando sulla “partita senza fine” per ambedue, perché il loro silenzio considerato una mossa sotto “Stallo” in realtà evidenzia lo Scacco Matto subìto se si conosce il volere dell’Arte.

 

L’Enigma associato indivisibile

12-Abb-3-Man-Ray-Elevage-de-poussière-1920
lEnigma-di-Isidore-Ducasse

 

 

 

 

Foto Man Ray: coltivazione polvere – Duchamp                    Foto Man Ray: Mistero di Isidore Ducasse.

 

 

Marcel Duchamp gioca a scacchi

Questo RiBlog è’ nato da un incontro casuale fortunato che si è animato su Marcel Duchamp e gli scacchi, sua grande passione, come se avesse un nesso con l’Arte. Seguirlo, per chi si interessa di Arte delle Avanguardie, è divertentissimo ed istruttivo.

buona lettura

https://rebstein.wordpress.com/2019/05/02/marcel-duchamp-gioca-a-scacchi/


home page

Avatar di Antonio Devicientila Dimora del Tempo sospeso

La decisione è, apparentemente, radicale: a partire dal 1923 abbandonare le arti figurative per dedicarsi agli scacchi – in realtà Duchamp continua a praticare il pensiero, ma, diciamo così, allo stato puro, svincolato da qualunque fine espressivo o rappresentativo (“retinico” secondo una sua nota formulazione) – con indeflettibile coerenza egli continua la propria ricerca intellettuale.

View original post 1.575 altre parole

Man Ray: La Scena.

LA SCENA

Narra di Man Ray il Prof. Artur Swartz:

...  Alcuni anni dopo in California Man Ray fu attratto da un altra configurazione casuale. Aveva appena ricevuto un pacco; impaziente di vedere il contenuto, strappo via lo spago lo gettava sul pavimento. Quando rivolse gli occhi in basso il disegno casuale formato dai pezzi di spago si rivelò più interessante per lui del contenuto del pacco stesso. In questo caso non poteva conservare quella configurazione incollando lo spago al pavimento, cosicché fissa immediatamente la “scena” fotografandola. La foto è “Abbastanza corda” 1944 , fotografia solarizzata.

Una scena è la più piccola unità narrativa che abbia una propria autonomia all’interno di una sceneggiatura più ampia o un evento ordinario. Scena è lo spazio che un immagine memorizzata occupa in un evento statico o dinamico indipendentemente sia costruita su un set televisivo, cinematografico o teatrale. Scena è un ambiente circoscritto al campo visivo che la memoria riesce a contenere dentro un area prestabilita: quadro, riquadro o inquadratura.

La fissazione scenica genera un tatto metafisico nell’area della meditazione o riflessione sospendendo il tempo, riducendolo “attimo” senza sequenze conseguenziali. Tale attimo, fissatosi nella mente, affiora nella mente sviluppato dentro una placca mnemonica più solida di altre per poterla richiamare senza esserne aggrediti. La fissazione (o trauma) è l’affiorare in modo imprevedibile di un attimo fulgente. Cio permette all’analista  una messa a fuoco logica sul nesso contenuto.
La Macchina fotografica si comporta nello stesso modo, impressiona l’attimo di una sequenza di vita quotidiana impressionata su un supporto chimico o elettronoico l’attimo grazie a ottiche lettrici di ciò che la luce esternamente illumina.

Per Ray la Luce è luce, la storia è storia, la posa è posa e la scena è scena. Ma quanti sono i Ray nel mondo? Be’ sono tanti quante le macchine fotografiche prodotte e in circolazione. L’industria missi gli occhi sopra questa invenzione pensò bene di divulgarla alla popolazione avviando un circuito di “consumo” e manutenzione tale da essere premiata come una gratificazione ricreativa della società moderna.

Assecondo l’uso o impiego cui è destinata la singola macchina fotografica, questa genera immagini di sequenze di vita che verranno a far parte immediatamente del passato in quanto le nuove ancora da scattare appartengono ancora al futuro.

L’industria fotografica a questo punto genera prodotti intermedi per il grande consumo, preparando un produzione separata per i soli professionisti i quali, descrivendo alle fabbriche costruttrici le loro esigenze, hanno dato modo di sviluppare nuove tecnologie a supporto. Quindi le ottiche professionali sono costruite con ottimi cristalli che ne fanno la qualità d’immagine.

La fotografia se storica seguirà un percorso d’archivio o didattico, se commerciale ne seguirà quello spregiudicato e accattivante del profitto e quello amatoriale finisce negli album tascabili, scatole di scarpe o nei raccoglòitori elettronici dei Personal Computer.

Invece, le fotografie d’Arte finiranno al mercato delle vergini dove sceicchi e mercanti se le aggiudicheranno come trofei di ricchezza al rialzo.

arthur-rimbaud-a-17-anniQuando  Charles Baudelaire (nella foto) s’infuriò all’avvento della macchina fotografica asserendo che, “non sarebbe mai stata in grado di generare Arte”, un fondo di verità ce l’aveva in quanto, il concetto di Arte ai suoi tempi non era stato stravolto dall’uragano modernista delle Avanguardie, ma che, grazie a quella sgridata, il mondo dell’arte tenne lontano l’occhio del Diavolo dal tempio dell’Arte. Ma la petulanza è arte dell’efimero, e piano piano attra-verso la bellezza delle Donne e l’ipnotico corpo nudo, senza far rumore la fotografia s’impose piantastabile nel grande Templio di Arte asserendo di essere immagine anch’ella, bella e illustrativa.

L’immaginifico della Fotografia poteva generarsi in multipli e quindi essere alla portata di tutti, sostituendo immagini iconoclate di Santini ed Eroi, infilandosi come  peccato seducente con tutta la grazia che le donne sanno donare. Da li, eccola spadroneggiare sui videi di tutto il mondo pronta per essere amministrata secondo i suoi fini.


Le-Violon-dIngresLa rivoluzione fotografica concettuale.

Man Ray, capito tutto ciò, fu uno assalta-tore spregiudicato nel diffondere le sue prime “scene” nude scene più moderne delle tradizionali “figurine” della Bella Epoque, scoprendo in Kiki di Montparnasse (la Regina) il corpo moderno attraverso il quale aggiornare il concetto di donna moderna utilizzando quel piccolo trucco aggiuntivo: la “scena vuota” , astratta senza piu fronzoli orientaleggianti, sminuendone la lussuria, risvegliando la curiosità dell’Alta Moda parigina affascinata da quel modo  moderno, cominciando a rivalutare le “svergognate” ballerine Blu Belle elevandole a Modelle di Alta Moda, modelle propositive per Vogue. La visione modernista di Man Ray, Americano a Parigi, poteva eccedere in quel suo modernismo continuo e costante assimilato all’istituto artistico: Francisco Ferrer Social Center sotto l’attenta istruzione dell’insegnante anarco-rivoluzionaria Emma Goldman la quale gli impartì il seguente comandamento:

Abbiamo bisogno di Uomini capaci di svilupparsi incessantemente …, di rinnovarsi; di uomini la cui indipendenza intellettuale sarà la loro massima forza, …, di uomini che aspirino a vivere in una vita una molteplicità di vite.”

kiki3

Alice Prin, soprannominata Kiki de Montparnasse, fu la prima Musa di Man Ray per la quale perderà la testa.

Arrivato a Parigi, Man Ray metterà in “scena” il suo piano: creare una squadra di fotografe/modelle capaci con la propria personalità e bellezza fisica di deviare i concetti d’Arte nell’immagine, nel portamento, nella posa, donne disinibite  pronte a posare su fondi scenici museali  per foto “artistiche” rapprentanti non più gli attimi fulgenti barocchi, ma icone statiche fortemente esensuali e composte, prive di attrazioni pornografiche spicciole o da cassetta. Finiva la Belle Epoque iniziava per la fotografia: l’Era Moderna reale.

 

Chi è KIKI?
(vedi Link)   KIKI de Montparnasse


home page

Man Ray: “Escuela Moderna”

Le segrete origini politiche di Man Ray.

Come asserisce la Bibliografia di Man Ray redatta del prof. Arturo Swart, il quale scrive che, Man Ray ancora studente di architettura a New York, per sopravvivere accettava ogni opportunità di lavoro che gli si presentava. Trovò i primi impieghi come disegnatore e poi come  impagintore presso piccole riviste varie, o, come disegnatore tecnico; infine si appassionò illustratore presso una una casa editrice di piantine geografiche, come premessa, posso accettarla anche se… approfondendo…

Affascinato dall’illustrazione come mezzo di comunicazione, frequentò presso gli Istituti serali i corsi artistici uscendone sempre insoddisfatto. Aveva voglia di qualcosa che soddisfasse la sua bramosia di sapere, ma non accademica, qualcosa di più, di diverso, qualcosa affine al suo sentirsi  diverso. In America, in quegli anni, venire in possesso di una invenzione (copy) era la garanzia di successo sociale ed economica. Man Ray Vagò fino a quando identificò presso l’istituto artistico serale “Francisco Ferrer Social Center“ il luogo giusto, ideale, dallo spirito appagante le proprie aspirazioni, sentendo avvolgenti gli insegnanti e in particolare modo Emma Goldman e Alexsander Berkman (due cognomi ebrei), insegnanti affini al suo mondo immaginario e di appartenenza libertaria asserirà Man Ray: “Era come quando andavo a scuola da bambino, quando tutti mi dicevano quello che devo fare. Io invece volevo già fare ciò che uno non dovrebbe fare“ Li, invece, si poteva fare.
Le scuole in genere si differenziano tra loro per lo spirito di condotta degli insegnanti. Man Ray era arrivato nel luogo giusto al momento giusto? Tra gli insegnati spiccavano altri nomi che diverranno importanti come: Will Durant (ancora studente di filosofia), o come i pittori George Bellows e Robert Enri.

Due parole su questa scuola devono essere spese per capire le scelte sulle adesioni politiche future di Man Ray in Europa, sia presso i Surrealisti, gli anarchici e gli spagnoli “rivoluzionri”.


Francisco Ferrer è il fondatore della omonima scuola alla quale darà nome e lustro all’Istituto frequentato da Man Ray, all’anagrafe è Francisco Ferrer Guardì. (nato ad Alella il 10 gennaio 1859 – deceduto a Barcellona il 13 ottobre 1909), ed è stato un anarchico, pedagogista, massone e libero pensatore spagnolo.

tratto da Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Francisco_Ferrer_Guardia

“Fu un seguace del capo repubblicano Manuel Ruiz Zorilla, ma il suo impegno politico gli procurò ben presto dei problemi perché perse il posto di lavoro per aver aiutato dei rifugiati politici a nascondersi. Inoltre nel 1885 fu esiliato a Parigi con la moglie Teresa Sanarti e i quattro figli perché implicato nell’insurrezione di Santa Coloma de Farners. Ben presto però intervenne una crisi familiare dovuta sia all’educazione religiosa che la moglie impartiva ai figli in contrasto con le idee libertarie di Ferrer, sia alla prematura morte di due dei bambini. La crisi sfociò in modo violento con una revolverata della moglie a Ferrer per costringerlo a fargli dire dove si trovavano gli altri due bambini superstiti e finalmente divorziarono nel 1899. Ferrer si risposò poco dopo, con una facoltosa insegnante parigina.”

Francisco Ferrer , insurrezionalista, è stato incarcerato e liberato più volte anche quella volta che fu accusato dell’attentato ai sovrani. E a proposito di Manuel Ruiz Zorilla capo insurrezionalista spagnolo, la sua affinità ci porta ad un altro Ruiz di fama internazionale: lo spagnolo Pablo Ruiz y Picasso. Da qui è possibile capire perchè Picasso volle sopprimere il cognome paterno Ruiz e defilarsela a Parigi,  allontanando in questo modo da se, i sospetti di collusione politica con i repubblicani di “Ruiz Zorilla” che poi insceneranno la feroce Guerra Civile di Spagna. Era un parente?


330px-Francisco_Ferrer_Guardia

La “Escuela moderna “ di Fancisco Ferrer
fu fondata per insegnare i valori sociali radicali; ebbe molte filiali in Europa di cui una anche a New York dove Man Ray fu educato a tale pensiero ed azione.
La “Escuela Moderna” ebbe il meritato successo per simpatia e adesione di giovani “allievi” tale da fondare diverse succursali in giro per l’Europa (Italia compresa). Fu infine condannato a morte.

Ferrer fu arrestato il 31 agosto 1909 con l’accusa di essere il fomentatore della rivolta contro la Guradia Civil. Sottoposto ad un processo farsa da parte del tribunale militare, venne condannato a morte con prove artefatte e fucilato a Barcellona, il 13 ottobre 1909 nella fortezza di Montjuich.
Francisco Ferrer Guardi diventerà un mito presso i gruppi anarchici di tutto il mondo. S’inscenarono cortei di protesta e petizione, ma a nulla valse salvarlo dalla pena capitale. Gli verranno dedicate Targhe, Piazze e Strade.

Ora, da queste poche informazioni è possibile imbastire molte deduzioni che porteranno l’avvicinamento di Man Ray a Pablo Picasso, ai Surrealisti spagnoli defilandosela invece dalla Guerra Civile di Spagna seguendola da Parigi.

Su Emma Goldman e Alexsander Berkman non ci sono parole per descrivere il loro impegno politico avventuroso diventando i due simboli anarco/rivoluzionari per eccellenza, special modo per Emma che in America è stata la madre fondatrice dell’Anarchia americana.


Emma Goldman: https://en.wikipedia.org/wiki/Emma_Goldman

Emma Goldman seated.jpg

…nasce in una famiglia ebrea ortodossa a Kovno nell’Impero russo, che oggi conosciuta come Kaunas in Lituania. Subirà dal padre ortodosso pesanti punizioni corporee per richiamarla alla disciplina, invano. Dopo vicissitudine rocambolesche e fallimentari del padre, riuscirà a sbarcare in America dove l’aspetterà una vita dura e difficile. Ma per quel suo spirito combattivo e indomite, diventerà una grande organizzatrice di scioperi e comizi dove la sua voce si affermerà tra i lavoratori spingendoli verso l’anarchia. Organizzo anche un attentato fisico ai danni di un imprenditore, asserendo pubblicamente:

Nel suo primo giorno in città, Goldman ha incontrato due uomini che hanno cambiato la sua vita. Al Sachs’s Café, un luogo di ritrovo per i radicali, fu presentata ad Alexander Berkman, un anarchico che la invitò a un discorso pubblico quella sera. Andarono ad ascoltare Johann Most, direttore di una pubblicazione radicale chiamata Freiheit e sostenitrice della “propaganda dell’azione“, l’uso della violenza per istigare al cambiamento. Rimase impressionata dalla sua ardente orazione e la maggior parte la prese sotto la sua ala, addestrandola nei modi di parlare in pubblico. La incoraggiò energicamente, dicendole che avrebbe “preso il mio posto quando me ne sarò andato”.

Lei e lo scrittore anarchico Alexander Berkman, il suo amante e amico di lunga data, progettarono di assassinare l’industriale e finanziere Henry Clay Frick come un atto di propaganda dell’azione. Frick sopravvisse all’attentato nel 1892 e Berkman fu condannato a 22 anni di carcere. Goldman fu imprigionata più volte negli anni seguenti, per “incitamento alla rivolta” e distribuzione illegale di informazioni sul controllo delle nascite. Nel 1906, Goldman fondò la rivista anarchica Madre Terra.

Leggere la scheda di Emma su Wikipedia ci si accorge che Man Ray qualche bugia l’ha raccontata, in quanto, le lezioni di Emma Goldman non erano certamente di disegno artistico ma piuttosto di disegno eversivo. Quindi prima di parlare d’Arte andiamoci piano. Magari di Politica mi trova anche d’accordo .. ma d’Arte no!

Che le Scuole e le Università americane fossero, e lo sono tutt’ora, “centri di potere eversivi ” è arcinoto, quindi, quando il Prof. Artur Swartz, curatore in Italia dell’immagine di Man Ray ci presenta tutta l’Innocenza della “Esquela Moderna” per la creazione di alunni da inserire nel mondo dell’Arte … bhe , un sorrisino beffardo ci scappa.


home page