Alice B. Toklas e le Avanguardie 1900

La caduta degli Dei

Con le confidenze pervenute da Alice  B. Toklas su Césanne, cade definitivamente la prima testa di un artista dell’Avanguardia del Novecento invitando i collezionisti, prima di vantare di essere in possesso di un capolavoro  di Césanne, di valutare bene l’originalità del prodotto e comunque, chi vende, di avvertire il collezionista ignaro sulla truffa avvenuta alle spalle dell’artista e diffidare dei quadri che riportano la data dal 1903 al 1906 anno di morte dell’artista.

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A riconferma l’arguta Alice B. Toklas dice su gli Stein: “… furono presto i privilegiati che potevano demolire le cataste di tela e frugare nel mucchio a proprio gusto”.
Cataste? Privilegiati? Un Mucchio di che e di chi? Di Paul Césanne.
Chi oltre al  mercante d’arte Ambrogio Vollar in quel periodo rivendeva ai collezionisti d’Arte ignari, i falsi quadri di Cèsanne e Daumier destinati al mercato USA?                                                                         Foto; Alice Babette Tocklas

Valore economico ed artistico 

I quadri di Cèsanne dal 1900 in poi, se stimati oggi,  il reale valore verrebbe dimezzato o addirittura annullato, oppure, ridotto al valore di otto ore di lavoro di due servette polacche immigrate a Parigi nei primi del novecento, che pur dipingendo bene come copiste  i quadri di Césanne,  lavoravano al primo piano della bottega di Ambrogio Vollar dipingendo di fresco i futuri quadri attribuiti a Paul Césanne. Alice Toklas, per aver fatto la spia pubblicando la notizia sul suo capolavoro di Biografie , verrà punita severamente.

Sul finire dei suoi anni, Alice B.Tocklas, invecchiata, rimasta sola. Ella verrà espropriata di tutti i suoi beni personali dalla famiglia degli eredi Stein, espropriata di tutti i quadri accumulati e relativi capitali personali e ridotta in miseria. Ma poco importa alla piccola  Alice Toklas  di  quella “robaccia” della quale sapeva il vero valore perché priva di magia artistica di Césanne.
Ella volle infine – pagandola anticipatamente qualche anno prima – essere tumulata vicino a Gertrude Stein, compagna e unica vera “
amica del cuore”.

Ai collezionisti 

I collezionisti di tutto il mondo oggi hanno il diritto di chiedere le perizie e il rimborso della spese sostenute per l’acquisto di quadri di Césanne e che, a sua volta, il venditore d’Asta girerà al rivenditore precedente le spese e cosi via fino arrivare al patrimonio di famiglia dei veri truffatori: Ambrogio Vollar e gli eredi Stein. A quel punto dopo le controversie giuridiche e critiche si può ricominciare da capo e rilanciare sul Mercato la stessa merce al prezzo che un estimatore  decide in cuor suo il valore di partenza o che voglia esso  sostenere.
Che altro c’è da dire su questa brutta “Storia dell’Arte”, è che verrà richiamata in causa  per rispondere di altre malefatte nascoste presenti tra le pagine in svolgimento di questo Blog, L’arte delle Avanguardie verrà citata rea imputata più volte, artisti compresi. Qui in FiloRossoArt non si cerca la Verità, ma la Realtà, ovvero ciò che è successo veramente. “Qui da noi si fa così”, si vuol sapere storicamente come sono andati i fatti e rendere Giustizia all’Arte per  liberarla dai Mercanti di diamanti di vetro e Vergini innocenti bistrattate.

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Ma chi era veramente Alice Babette Tocklas la gentile signorina americana il cui volto assomiglia a un noto poeta francese misteriosamente defunto a finire Ottocento? Che reato ha commesso per essere diseredata dopo una vita di Servizi Segreti  resi agli USA  in Francia assegnando documenti falsi e  cambi di identità nelle relazioni pericolose di agenti segreti americani nella preparazione e svolgimento della Prima e Seconda Guerra Mondiale?

Le indagini continuano…

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Alice T.

Picasso: Arte Seriale e Capitale

Picasso e il Capitale (1 di 2)

Da: Autobiografia di tutti  di Getrude Stein (pag.76)

C’è sempre qualcosa che uno vi dice su qualcuno che non si conosce ancora. Marcoussis mi parlò di Picasso e Guillaume Apollinaire e Max Jacob. Mi disse che lo sapeva da quei tempi eppure era molto più giovane comunque mi disse che in quei primi tempi Picasso aveva concepito la produzione in serie esattamente come lo facevano in America. Diceva che un poeta doveva scrivere una poesia al giorno come lui un quadro al giorno e se tutti scrivevano una poesia al giorno e se lui dipingeva un quadro al giorno ci sarebbe stato un tale ammasso che avrebbe completamente forzato un mercato per la poesia e i quadri sarebbe successo questo. Diceva che dovevano portare ogni giorno la poesia a lui e naturalmente lui avrebbe portato un quadro pronto da mostrare e cosi faceva e loro facevano. Certo loro non facevano tante poesie ma lui fece un quadro al giorno Tutto questo così Marcoussis disse, accadde prima che li conoscessi, forse si.

Alla luce di questa confidenza letteraria e la discussione accesa avvenuta tra Pablo Picasso e le signorine Gertrude Stein e Alice Toklas sul principio che l’Arte delle Avanguardie che dovesse essere assolutamente “brutta”; legittimare tali brutture come Arte, nascondeva il principio secondo cui: se l’arte fosse caduta nelle reti del Capitale diventava obbligatoriamente da Iconoclasta a “oggetto seriale” da lanciare sul “Mercato” per creare il “Collezionismo” d’Elite.

Due sono state le porte scardinate: la prima fu, il monopolio dell’idea del “Brutto” che in Arte avrebbe conquistato il suo giusto posto in cielo; l’altra, fu quella di far diventare la sua “Brutta Arte” e  “l’Arte orribile” di Matisse,  una nicchia di Mercato nella quale potessero accedere soltanto i finanziatori delle manovre illecite destabilizzanti in vista del progetto rivoluzionario di cambiare la vecchia Europa in una Nuova Europa e a tutti i costi, dove solo ai “finanziatori” del progetto sarebbe stato permesso di accedere ai frutti che tale manovra metteva in scena e ricompensati poi con i futuri utili vertiginosi. L’Arte, militarizzata, concorse alla  presa del potere in Europa.

Gli utili derivati dalla capitolazione di Francia e la capitolazione dell’intera Europa, avrebbe generato ricavi monopolistici vertiginosi, conquistando, quei fedeli riuniti, i migliori posti di prestigio e di grande potere politico negli stati conquistati, manipolando in questo modo i futuri parlamenti Democratici nascenti e gli  stessi elettori. Geopolitica.

La Democrazia parlamentare e il suo controllo, era “il Progetto” che stava alla base di tutte le guerre e rivoluzioni inscenate dal 1905 in poi.

 

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Il collezionismo d’Arte, secondo il modello “Picasso/Jacob”, sarebbe stato diviso in: “Finanziatori Occulti” di un nuovo mai visto prima “collezionismo moderno” inspiegabilmente attratto dalla bruttuzza, e il Collezionismo Classico al quale potevano accedere i collezionisti  borghesi storici, tradizionali e accademici. (Arte Classica)
Il principio capitalista secondo il quale, un quadro, essendo generato o “creato” da una “azione” umana, è un prodotto del Lavoro come tutti gli altri industriali. Tale oggetto, se fatturato o preventivato, avrebbe seguito il destino speculativo di Mercato e di Borsa come tutti i prodotti umani del Lavoro classificati in Azioni e Titoli.

Lo schema “Picasso/Jacob” –  suggeritoci dalla signorina G. Stein nelle Biografie, finge di averlo saputo in modo indiretto da Marcoussis dell’operazione commerciale in atto  di Picasso. Ricordiamo ai lettori che, negli 83 giorni di posa continua della Gertrude Stein nell’Atelier di Picasso non fu per produrre su tela  quel suo noto ritratto di pessima fattura pittorica, divenuto poi, per importanza strategica nella Storia dell’Arte un valore culturale inestimabile, ma è di avere raggiunto come “Titolo azionario” una cifra esorbitante in quanto, matrice fondamentale di quello che i modernisti d’Arte insistono chiamare la “significatisva svolta delle Avanguardie nella Storia dell’Arte” e quindi essendo il primo di una lunga serie viene chiamato  Capo-Lavoro.

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In parte hanno ragione, Durante quella posa, Max Jacob non risultava essere già inquilino permanente dell’atelier “Battello” di Pablo Picasso, ma accomodatosi solo poi.

Jacob fu arruolato a “Ritratto” compiuto e richiamato in “servizio” dallo stesso Picasso per dirigere il nuovo e strategico settore commerciale del suo Atelier, mettendo in pratica la strategia commerciale americana suggerita dalla Getrude Stein, la quale, non a caso diventerà la “Piazzista” per ecellenza delle opere di Picasso in America incaricando l’ufficio vendita americano a suo fratello Leo Stein…

Ricordiamo sempre ai lettori che, la signorina Gertrude Steiner, era a Parigi per spalmare gli aiuti economici americani ai rivoltosi perdenti della campagna rivoluzionaria di Russia del 1905 e quindi, la Stein aveva funzioni Finanziatrice. Che sia stata sua l’idea maturata negli 83 giorni di posaciò  è possibile in quanto, dopo quel Ritratto , Picasso ascese finanziariamente gli olimpi artistici.

Notoria è, alla storia dell’Arte, il “bacio/abbraccio” tra Jacob e Picasso la sera in cui Jacob si presentò per la prima volta alla porta dell’Atelier parigino Battello di Picasso, e che, strettisi affettuosamente come chi  amico è stato “ritrovato” dopo anni, Picasso imbandisce per lui  dopo le presentazioni dovute agli “amici-artisti” spagnoli  presenti,  una gran bella  serata d’allegria imbandita di musica, canne, vitto e vino fino al mattino; insomma, fecero una baldoria tale da porgere le scuse la mattina seguente al vicinato.

Quale fu il compito di Jacob in quell’ambito progetto picassiano rivolto all’assalto della diligenza chiamata Arte?

Vediamone gli aspetti::

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Max Jacob: raffinatissimo Gay , dal carattere sensibile di origini ebraiche, figlio di antiquari, si convertì al cattolicesimo sostenendo che  tale conversione fu per aver avuto nel 1909 una reale visione di Gesù Cristo; ma ciò, non lo esonerò dalla feroce rappresaglia nazista che lo internò con  l’intera sua famiglia sterminandoli tutti.
Jacob, era poeta francese , uomo colto, multilingue, omosessuale e che, oltre ad impartire lezioni di francese a Picasso durante il giorno, vestito di tutto appunto perlustrava elegantemente le piccole gallerie parigine comportandosi come un ricco collezionista d’Arte. Entrato nel negozio,  presentato il biglietto da visita, la prima cosa che chiedeva al gallerista dopo un rapido sguardo ai quadri esposti, formulava: “Avete un Picasso?”.

Alla risposta negativa del gallerista, prima di uscire: “Tornerò e spero ne abbiate uno.” Ripassava dopo un paio di giorni gli amici artisti del Battello facenti da comparse, proponendo al gallerista la vendita di almeno due o tre quadri di Picasso a prezzo d’amicizia, così, col ricavato di due quadri, dato a Jacob, egli tornava dal gallerista il giorno seguente, comperandone da gran signore, uno.

Pur essendo il guadagno quasi nullo, metteva a segno il meccanismo commerciale del passaparola secondo cui, in città, i quadri di un certo Pablo Picasso di origine spagnola,  piacevano assai e quindi, Jacob e amici pittori dell’Atelier misero a frutto lo stratagemma aprendo un piccolo giro d’affari facendo crescere il prezzo  dei quadri come in borsa: domanda, offerta.

Ci pensarono poi i galleristi a fare da grancassa e buona pubblicità di vendita ai loro ignari collezionisti, che, avvicinati da un geitil uomo di nome Max Jacob, venivano ricontattati per la rivendita dell’opera quasi subito dopo l’acquisto e a un prezzo superiore. Il collezionista sprovveduto tornava in Galleria per un nuovo acquisto. Nel frattempo le opere succcessive  erano aumentate di prezzo e Jacob contrattando i collezionisti ignari, rivendeva dei Picasso al ribasso (facendogli credere di fare un buon affare), portando a casa un buon utile col quadro picassiano contrabbandato sottobanco. Felicità del collezionista che a sua volta lo rivendeva nel giro e felicita di Picasso che vedeva le sue entrate valutate.

Nasceva in questo modo il guadagno. L’Arte, in questo modo, perdeva tutta la sua solennità figurativa iconoclasta (sacra) trasformandosi in oggetto d’arte, quindi “Oggetto” da collezionismo vertiginoso.

Una cosa che la Gertruse Steiner venne a conoscenza (dice: solo poi), fu che questa strategia truffaldina in nome dell’Arte, non era farina del sacco di Picasso, ma a Parigi, c’era già un altra mafia “titolare” del giochino perverso, ed era del pittore Fauveista: EnriMatisse.

Matisse applicava questa tecnica di vendita su suggerimento di Monet che nel frattempo, invecchiando e quasi cieco, usciva dal “giro” per lasciare a Matisse lo scettro artistico e il mercato americano da seguire, ma a Matisse, interessava piu il mercato russo vendendo (a prestito) i suoi quadri per il finanziamento delle rivolte popolari russe ad opera della  confraternita ebraica industriali, fornitori ufficiali alla corte dello Zar Nicola II° tramado alle sue saplle un nefasto destino.

Quindi, Matisse da solo, non poteva sostenere una produzione così elevata per il finanziamento illecito in danaro dei rivoluzionari russi e americani, per ciò pensò bene di elevare il costo dei singoli quadri a prezzi elevatissimi, quindi oltre l’autore artista e i collezionisti borghesi insurezionalisti,  solo l’organizzazione eversiva di vendita e bancaria erano a conoscenza delle “manovre” segrete in atto: Il Coplo di Stato allo Zar.

Tra i due gangster, Matisse e Picasso, non correva buon sangue, perchè la torta da spartire era troppo grossa e politcamente strategica. Per assicurarsi il primato, Matisse dovette combattere duramente contro l’astuto Picasso.


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I Due concorrenti:
Matisse era di estrazione borghese, studente fuori corso di Giurisprudenza e quindi le leggi le conosceva bene. Godeva della fiducia dell’intera comunità ebraica capitalista francese dove, per  riciclare il  danaro per finanziare le manovre insurezionaliste e di  concorrenza sleale nel mondo industriale in ascesa di idee e invenzioni,   per realizzare tutto ciò bisognava essere addentro nelle fitte maglie delle Famiglie borghesi ebraico/russe e americane non che  convivenze diplomatiche e con alti esponenti politici. Matisse era un anello di congiunzione  ideale e credibile.

Picasso invece no, era di estrazione umile, figlio di un insegnante d’Arte e casalinga, crebbe politicamente sprovveduto,  e come tutti i piccoli gangster emergenti che volevano  interferire in affari contro i pescecani, per lui ci volle una buona dose di  determinatezza spagnola ex colonialista. Una cosa che giocò a favore di Picasso, fu la conoscenza dei fratelli  Stein. Ottimi affaristi e finanzieri americani, dopo il fiasco del 1905 in Russia, presero in mano la nuova situazione e pensarono gli Stein a far crescere altre realtà parallele nei giochini in Arte per mettere in secondo piano il potente Henri Matisse, in parte responsabile indiretto del fallimento bellico insurazionale russo ma finito sotto la tutela dalle sorelle Cone, impresarie americane e monopoliste del cotone.

Gli Stein, addocchiato il piccolo e tarchiato bullo di quartiere  di nome Picasso, e che si faceva avanti  da solo. Durante il “Ritratto” che  la Getrude Stein gli aveva commissionato, cominciò il gioco d’azzardo tra Lei e lo scaltro mafiosetto emergente. Stein riuscirà coinvolgere Pablo Picasso ad accettare quella sfida impossibile.

Il protettorato Stein era molto addentro nelle questioni Finanziarie d’America, mentre Matisse era addentro nei potentati industriali d’Europa, Inghilterra, Germania, e Russia. Matisse, era anche Rabbino, mentre Piccasso era l’impronta caratteriale di un torero spagnolo senza paura, praticamente, un incoscente sceso nell’Arena a “Matar el Toro”.

La domanda possibile che Picasso pose alla Stein durante il  ritratto fu: “ Matisse, quanti quadri fa al giorno?” La Stein probabilmente gli rispose senza scampo, “Se vuoi conquistare l’America ne devi fare  due o tre al giorno. In America abbiamo migliaia e migliaia di ricchi, specie adesso che agli europei sono in crisi economica per i grandi investimenti industrialidi inizio secolo.

A Picasso gli si presentava davanti un sogna grande come un impero. Doveva inventare una tecnica pittorica talmente velocee  produttiva da portare via lo scettro a Matisse. La macchina produttiva si mise in moto. L’incontro con Duchamp fu l’inizio di una grande avventura.


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(Picasso Capitale 1/2)

L.H.O.O.Q.

Marcel Ducamp : Cartolina postale in codice da ” DECRIPTARE”

pag.  1/2 in corso

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Marcel Duchamp: Redy Made:

Indagini preliminari, prendere nota:

Appuntamento: al LOUVRE: 4 persone munite di baffi e pizzetto, devono incontrare Mister X per l’acquisto (H-Ospedale). Il mediatore è riconoscibile da pizzo e baffi come da modello  cartolina . C’è di mezzo un  un Ospedale? (Indagare l’omonimo quartiere Hospitale di Barcellona.
Barcellona: indagare dove avviene la trattativa per l’imbarco eccellente.

Indagare sui 4 artisti  baffuti e pizzuti che esercitavano in gruppo – (formavano insieme una corrente artistica… Quale?)

Foto: L.H.O.O.Q. (di Marcel Douchamp)
Cartolina postale venduta alle aste per 631.000,00 dollari. (indagare sull’acquirente: Chi, dove come e quando)

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Mona Lisa: “Ordine della Manina”

Ordine della  Manina”
…indagare sui fotografi dell’Avanguardia della divisione di  Man Ray che hanno per simbolo quella posa delle mani della Gioconda nelle loro opere. A parte Nam Ray , nell’Ordine della manina risultano essere presenti solo donne. (indagare)








Picabia…  indagare i suo quadro L.H.O.O.Q – Fotografato nel proprio salotto durante il DADA.





Trovato!

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L’enigma di Picabia: (tradusione)

I due Mondi : Europa – America
Fragile: imballo
domicilio: consegna?
m’amanez’ y: “portami li”
Bar (girato): restro del bar
Che le malade: che i malati
Deu n’a jamai guerì: Dio non ha mai guarito. (Obitorio?)

Sviluppare la ricerca con planimetria in Barcellona.

Foto: Picabia opera del 1915 

NOTE:: Vincenzo Peruggia, italiano, sui Giornali francesi detto : il ladro della Gioconda (stessi baffi)

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Nato in provincia di Varese 1881. Per sopravvivere non trovò di meglio che emigrare in Francia. Subirà gli “sfottò” da parte dei francesi sull’abitudine di suonare il mandolino o di essere un “mangia-maccheroni”, insulti persistenti  piuttosto pesanti i da sopportare per un tipo orgoglioso e vendicativo come lui. Vincenzo  Perugia sospettava che la Gioconda fosse stata  trafugata dai francesi nei motti napoleonici in Italia, ma seppe, durante l’arresto che la Gioconda era uscita dall’Italia in modo legale coi bagagli di Leonardo da Vinci durante l’espatrio dell’artista in vecchiaia rimasto senza risorse economiche. Chiederà protezione finanziaria. L’Opera fu portata in Francia dallo stesso Leonardo e si pensa ceduta al Re Francesco (non da lui) come altre opere minori, manuali e scritti diventati patrimonio di stato.stato. Leonardo Da Vinci apparteneva a un ordine massonico con sede in Francia. Mona Lisa detta Gioconda è un opera iconoclasta e appartiene come tutti i diritti del “Grande Mastro” all’Ordine dei Cosmopoliti .  

Il furto dell’Opera avvenne da parte di “ignoti”. Furono arrestati Picasso e Apolliner i quali dopo pentimenti e pianti (Picasso) in galera, si misero a disposizione delle Autorità francesi per il ritrovamento del capolavoro.   Poco nota sarà l’attività segreta di Picasso come trafugatore di opere classiche spagnole presso privati, musei  e cattedrali spagnole (vedi El Greco). Asserirà di averle messe in salvo dal vandalismo della guerra civile spagnola presso i musei privati di Chicaco, città allora sotto il dominio di gangster che gli diede grandi tributi economici ed onori politico artistici ancora oggi.

Poco noto è il sospetto sul ritrovamento della Gioconda a Firenze due anni dopo. Il ritrovamento, per due anni fece accrescere l’attenzione sull’opera aumentandone la fama a dismisura, opera attorniata da strani personaggi e misteriosi trasferimenti.

Vincenzo Peruggia a detta dei giornali francesi detto “il ladro” ci risulta in Italia essere stato un ottimo copista.

Nel 1962 la Gioconda ebbe un tour importante in due note  città americane. L’opera fu esposta negli Stati Uniti: al National Gallery di Washington e al Metropolitan Museum di New York.
La Gioconda fu accolta al suo arrivo in America come una Santa Icona  da John Fitzgerald Kennedy, Jacqueline Kennedy e Lyndon Johnson che tra loro sorridevano come chi sapeva tutto della truffa di mezzo secolo prima e la sua vera collocazione. Si saranno certamente chiesti: “Se l’originale è presso i nostri archivi, quella Gioconda è una copia… o sono ambedue delle copie?”

…e bravo il nostro  mandolino di Varese, che simpatico truffatore italiano.

Risoluzione del problema della cartolina di Duchamp in cantiere: a detta dei decriptatoti d’Arte pare che il messaggio LHOOQ sia l’acronimo di un ordine tranquillizzante ai camerati cosmopolita francesi: “La Signora ha il culo al caldo” come dire, “tranquilli,” potete cominciare la Guerra (1814/18) la nostra Madonna Lisa è in salvo.

Le indagini continuano.


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Marcel Duchamp

Wislawa Szymborska: Nobel Poetessa Polacca

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La poesia non è subdola cospirazione. Qui presentiamo l’analisi successa per caso  di una poetessa che tale si spacciava durante  nella sua funzione “agente” di tessitrice di trame e scoprire la sua natura mediorientale assassina.

Come si analizza una poesia presentata come tale scovandola essere una  non poesia? Vediamola.

C’è chi

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.
È lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.
Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.
Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.
E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.
A volte un pò lo invidio
per fortuna mi passa.

Wisława Szymborska


La realtà secondo Wislawa Szymborska.

Il conduttore della rubrica Pòèsis in FaceBooke azzarda una “recensione” su questa  poesia della poetessa Wislawa e non mi trova d’accorso se non come fonte informativa generica sulla attività eversiva della “poetessa” come anche sull’interpretazione personale letteraria e non poetica della poesia stessa. La recensione assume anche il tono di analisi senza critica poetica, in quanto, questa poesia è un passaggio storico epocale della “rivoluzione colorata ” Sollidarnosch, in Polonia, prima rivoluzione reazionaria diretta dall’agenzia eversiba “Casa delle Libertà”. centrale politica. con sede negli Stati Uniti, già nota dal 1905. Leggiamome i passi e, a seguire, la risposta  in merito. A fondo pagina l’osservazione politica sulla poetessa e il suo operato da parte di Enea Anchise critico.

Wisława Szymborska è stata  una delle più illustri poetesse del 900′, tanto da ottenere il premio Nobel nel 1996 nonché una delle più insigni e rappresentative della sua terra, la Polonia. Nasce a Kòrnik, un piccolo paese della Polonia centrale nel 1923, all’età di otto anni, assieme alla famiglia si trasferisce a Cracovia, città che le rimarrà impressa per la vita. Riesce a sfuggire alla deportazione in Germania, e riesce a compiere studi seppure irregolari in Polonia.

Wislawa comincia a pubblicare i suoi lavori nel dopoguerra e incontra le prime difficoltà con la censura socialista dell’epoca, a cui aderisce e in cui si impegna politicamente fino al 66′. Nella sua vita, pubblica opere di notevole importanza artistica e che riscossero anche un grande successo come ad esempio “Dwukropek “(Due punti) datato 2005, che ne fanno un autrice imperdibile per qualunque appassionato di letteratura.

La poetica di Wislawa viene spesso riassunta in poche parole: stupore, ironia, fremito e meraviglia. Inoltre nelle sue poesie è facile scovare nel linguaggio semplice e diretto, temi di carattere filosofico-esistenziale, che toccano l’umanità in ogni aspetto, collettivo o personale, facendo della poesia di Wislawa una delle più umane di questo secolo, perché comunica a tutti e comunica di tutti.

“C’è chi” è una poesia della raccolta postuma Basta così, la quale si presenta come una meditazione sul carattere assolutista del determinismo e sulla pressante voglia di stilizzare e definire tutte le cose univocamente; volendo effettuare un parallelo con un altro autore del 900′, C’è chi si presenta come un’osservazione sagace sulla realtà dell’umanità come Io temo tanto la parola degli uomini di Rilke. In effetti le due poesie hanno in comune la stessa febbre e rabbia, ovvero la prepotenza degli uomini che credono di poter decidere del mondo o che credono di dover sapere come esso sia stato deciso. Ovviamente i testi nelle idee e nelle espressioni, oltre che nel fine si discostano notevolmente.
L presentatore e critico della Poetessa Wislawa, ad un certo punto pensa di interpretare a modo suo i concetti allineati grammaticamente e i suggerimenti che la poetessa dà e fa sul soggetto criticato, aggiungendo personali pareri che sviano il senso delle parole nascondendo il fatto che di poesia non si tratta ma di un “rapporto militare” di controspionaggio.

C’è chi

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.

La poesia comincia con un ritratto freddo e preciso. La persona o meglio l’atteggiamento di cui si parla è un atteggiamento solenne, apparentemente di libertà e di altissima risonanza interiore, è un atteggiamento di pregevole sicurezza, perché ogni cosa è al suo posto e tutto è in ordine, sembra quasi un idillio nell’odierna società divora-uomini, trovarsi a provare queste cose.

È lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.

La capacità e la forza di questo “uomo” è anche futura oltre che pregressa, non ha problemi ad adattarsi alle più svariate situazioni.

Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.

Il superfluo viene gettato via, come in una macchina perfetta, creata appositamente, e le verità non sono discutibili, non possono essere smentite e le persone ignote o quelle da non ricordare vengono sistematicamente eliminate, ma sempre con ordine.

Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.

La poetessa ora comincia a delineare qual’è la debolezza di questo atteggiamento. La persona in questione pensa quel tanto che serve a non smentirsi da solo perché sa bene che la sua vita è vuota. In questo atteggiamento si svela la sua profonda fragilità: ella non può pensare, perché il pensiero diverrebbe il canale della verità e del risveglio, mentre ella preferisce un torpore onesto che dà una sottile gioia di ozio e la sottomissione a uno stile di vita assoluto e non vario, fisso e non variabile.

E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.

Questa persona opera un ragionamento lucido e distaccato, sa che dovrà morire e come dovrà andarsene. Non teme la morte perché la pensa come una porta obbligatoria e non la contempla più di quel che è, il licenziamento dalla vita.

A volte un po’ lo invidio
– per fortuna mi passa.

In questi ultimi versi la poesia di Wiaslawa si carica di un giudizio solenne e ironico, il marchio della poetessa, che diventa derisione e insieme canto di rivendicazione per la propria vita.
Tutta la sicurezza, la freddezza e la preparazione metodica al mondo, fanno di questa fantomatica persona l’ideale di uomo da seguire, per il coraggio che mostra ma che in fondo non sa cosa sia, per la vita che vive ma non possiede e per la sua risolutezza assoluta.

Ed è proprio qui che l’autrice polacca prende le distanze, ella preferisce il dubbio all’assolutismo che è sempre vuoto e insipido di conoscenza. Preferisce avere qualche ripensamento, tremare alla vista della morte, rimpiangere gli amici persi, preferisce vivere. E quando si ricorda di questo, ella ricorda che c’è chi, semplicemente non vive. E il giudizio che la poetessa da a queste persone è feroce: per fortuna mi passa, per fortuna non sono come loro.

Si presentano dunque due casi distinti ed un ammonimento. La distinzione è operata tra chi vive sopravvivendo e chi sopravvive vivendo. La poetessa critica aspramente i primi, infatti essi cercheranno sempre di trovare via di fuga al dolore, per il loro mestiere assoluto di sopravvivere e li critica nei comportamenti e nella paura, nel rifugio alla cieca certezza e nel vendersi ad un assolutismo che non muta. Mentre i secondi invece vivranno il dubbio perché esso è insito nella vita stessa degli uomini e ne rende tutte le cose più vive, perché essi vivono come tesi tra due estremi inconciliabili e seppure appariranno più turbati, più preoccupati e apparentemente meno felici, essi saranno i più vivi e saranno coloro che quando sapranno rispondere, quando avranno i metodi, sarà perché hanno cercato la risposta e non perché l’avranno solo accettata.

 

Risposta di Enea.Anchise:

Il Filosofo non è Poeta, ma il filosofo che scrive i propri pensieri allineati con spazi e gli “a capo” che facilitano il respiro lettore, evita solo la virgola. Nulla a che vedere con la poesia, ma scritto, inscritto, nella concettualità filosofica, quella si.
Il poeta non fa filosofia, retorica o politica; il poeta indaga e muove gli spetri non i solidi come fa il filosofo dietro i quali nasonde o scopre altri solidi a piacimento di condotta.

Il Premio Nobel è un premio etnico e la poetessa è stata premia dalla sua etnia per quei servizi e disegni eversivi Cosmopoliti di cui ella è  Agente.
Agente s’intende colui o colei che agita le masse per conto di …quindi agente sta per agire, agitatore, agitatrice. Ecco perché non è poesia la sua ma politica eversiva.
Il 1996 è un anno importante sul processo decennale per l’abbattimento dell’URSS. I militi Cosmopoli “Nobiliani”, l’hanno voluta premiare da Agente a Comandante responsabile depositandole un assegno di 500 milioni di Lire in premio (o rimborso), e, in Polonia in quegli anni erano dei bei soldoni.

Risposta a Poesis: “Caro collega Poeta, se rileggi la poesia “C’è chi” e pensi al “burocrate” che ella osserva per comunicare alla centrale le abitudini e le funzioni di stato di un impiegato o dirigente da scalzare, tutto ciò non è una bella poesia ma una insana “soffiata politica”. Una volta liquidati i dipendenti dello Stato e conquistato (POLONIA comunista) ecco le sue parole prendere forma di “agente spia anticomunista” per un processo indolore di conquista curato devotamente.

E quando è licenziato dalla vita, (uccisio?)
lascia la postazione
dalla porta prescritta.”


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Lee Miller: il Quartiere Generale

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Occhio di Horus in Lee Miller.

Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare innamorati,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare ai cavalli,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno amare la Storia.

Nei Grand’ Hotel d’Egitto
Su morbidi cuscini nuziali
Sono rime ascese ai padri
Ad indicare sulla lingua di Nilo,
l’occhio nudo di Horus, occhio
femminile che deve indicare qual è
il palazzo Centrale da dove Seth
Trama tra le mura dell’antica Sirio,
Costellazione in terra e non in cielo,
Porta d’Oriente della Mano Nera
Sigillo di morte dell’anarchia,
mano armata contro i RE d’Europa.

lee in eggitto

La falsa Ombra.
In questa città non esistono Piramidi. L’effetto ombra fu un trucco ad Arte di Lee Miller indicante il punto preciso del Quartiere Generale eversivo degli attentatori “Ammazza Reali”. Per scovare il covo sposò – segnalatole dalla Stein – il ricco industriale egiziano Aziz Eloui Bey, direttore generale del ministero delle Ferrovie, del Telegrafo e dei Telefoni. Lo seguì in Egitto asservendolo. Finito il suo compito militare divorziò portando a casa il trofeo ambito sotto forma di fotografia manipolata, superando, tra le migliaia fotografie, la terribile censura e dogana egizia.

Foto 1: Oggetto per autoipnosi di Man Ray con affisso l’occhio di Lee Miller.(occhio di Horus)
Foto 2 : Reporter Lee Miller, agente, fotografa e informatrice cosmopolita.

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La ricerca continua…


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Lee Miller

Man Ray: Foto, Cartografia e Matrioske

Arte e Matrioske.

Le immagini artistiche di Man Ray, quelle d’Arte rivolte all’Arte e  scattate per l’Arte sono pochissime anche se, dobbiamo ammettere che, senza l’operato fotografico di Man Ray, sarebbe impossibile avere oggi un quadro ampio sulle Avanguardie e dei loro lavori andati dispersi durante i conflitti bellici, come anche i reportage sugli incontri , le convivenze e gli amori tra gli artisti.

Come già detto, le sue immagini veramente artistiche sono quelle commisionategli da M.D. e che restano enigmatiche anche per se stesso in quanto, essendo supporter ed amico di Marcel Duchamp, Man Ray, non aveva una cultura metafisica in Arte, specie sul sapere enigmatico dell’Alchimia, lezioni che prenderà in seguito con l’amico M.Duchamp.
Man Ray, in questo settore si è sempre mosso in modo impacciato e non faceva domande perché è buona regola per chi lavora nei Servizi di non fare mai domande ad un proprio collega. Nei Servizi, il punto interrogativo è severamente vietato, ciò è uno regola militare alla quale attenersi. Una domanda in più o fuori luogo, e si era tacciati di controspionaggio. Quindi, il sacro ermetismo nell’arte delle Avanguardie, era semplicemente una regola del silenzio imposta dai Servizi. Se depistare, depistare e depistare sempre è il dovere dell’avanguardista, ricostruire il processo avvenuto nell’Arte nei primi del novecento è cosa difficile e merita molta attenzione.

Oggi, spiegare di Man Ray le immagini enigmatiche che lo resero famoso, supererebbe la sua stessa aspettativa. L’archivio immenso fotografico di Man Ray, furono scatti di “Servizio” in quanto, essendo responsabile americano in Europa per conto della Moda (diceva lui), ma da come si sono avvicinate e mosse e assunte certe modelle e pedine femminili a lui legate, evidenzia del Maestro, un impegno politico/militare per conto degli Americani e Massoneria.

Mettendo momentaneamente in disparte il suo operato militare, l’impegno civile e artistico di Man Ray pare sia stato eccellente. Dedico alla Moda, e messi a fuoco i suoi spostamenti e frequentazioni, il suo, fu un Servizio eccellente su “modi e maniera” di vivere dei francese. In tal modo M.R. aggiornava le centrali operative americane sull’andamento dell’Europa da manipolare in seguito. L’America nutriva per noi progetti di vita e di trasformazione alla maniera americane e quindi, modelli industriali nuovi in grado di trasformare gli ambienti urbani europei per l’arrivo industriale dei “beni di consumo di massa“. Arrivava il Consumismo.

Ora, visto che dopo la prima guerra mondiale lìAmerica è l’unico stato che si è arricchito con le munizioni, impoverendo tutti gli stati coinvolti in quella guerra, all’Alleanza che non aveva ancora una aviazione d’alta quota e le ottiche capaci di fare rilevamenti minuziosi, gli abbisognava molti fotografi, incisori minuziosi e cartografi per mappare i terreni e città di tutti gli stati debitori sotto il suo controllo e le cartine venivano spedite alla ” The American Geographical Society Library” dentro i bauli diplomatici mai aperti dalla Finanza appartenenti delle super collezioniste d’arte:  le Sorelle Cone. Ogni squadra d’arte doveva dare il proprio contributo. Per l’occasione vennero in Francia centinaia e centinaia di americani disegnatori e pittori a prendere lezione “d’arte Moderna” dai Maestri francesi che vantavano primati d’aste nel mondo (tipo Matisse e Picasso e soci).

L’Europa non era adeguata a tale trasformazione industriale, troppo piccola e ristretta. Come Nerone per Roma da modernizzare, l’Europa andava distrutta, abbattuta e ricostruita secondo i nuovi canoni industriali per far circolare meglio i nuovi mezzi di trasporto pubblici, le automobili private e camion  in arrivo alle industrie europee. I motori avrebbero preso il posto di carrozze e cavalli. Il monopolio sarebbe stato il carburante, il terziario del trasporto: ponti, strade, porti e gallerie, verranno lasciati alla libera interpretazione degli stati ma da attenersi alle normative urbane internazionali redatte dalle capitali americane super collaudate. Tale progetto si rivelerà per noi europei un disastro umano: due grandi guerre fratricide e massacri infernali.

La sfida alla Russia da convertire al consumismo e capitalismo, doveva essere diretta da  agenti americano/russo, persone che parlassero la lingua russa, capace di contattare e adunare i rifugiati politici russi e motivarli, uomini e donne da usare per contattare i fratelli ebrei al di là  della impenetrabile frontiere russe.  Quel maledetto 1917 sfascista in Europa, sfasciò le finanze di molti stati, gli animi, il lavoro, e milioni di ragazze e donne rimaste senza mariti, madri senza più figli, orfani di padri, tutto ciò  si rivelò un disastro umano di proprozioni immani; poi ci si era messo per la seconda volta, il fallimento di conquista della Russia che diventava Comunista, quindi gli approvigionamenti della ricostruzione europea sarebbero stati tutti a carico dell’America, la piu ricca di risorse e mezzi.

Uno di questi agenti organizzatori di reduci di seconda ondata dalla Russia monarcha e anticomunisti,  fu Man Ray, colui che conoscendo l’arte della cartografia, fotografia e delle “Matrioske”,  l’applicherà alle sue squadre parigine e spagnole nella creazione della sua Avanguardia Surrealista e Dadaista, basi del nuovo servizio segreto camuffato nell’Arte per relazioni diplomatiche pericolose.

 

SCACCO ALLE AL-FIERE

 

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Tutte RUSSE E “sorelle” DI FEDE ecc. ecc. ecc.

 


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                     SCACCO ALLA ANCELLA

 

Chi era la stampatrice ufficiale delle mappe?

 

 

 

Foto Man Ray: Meret Oppenheim al torchio

 

l’Architetto Man Ray aveva lavorato con passione e imparato il mestiere in una ditta di cartografia…  se lo ricordo bene, solo poi divenne fotografo a 24 anni frequentando la scuola anarchica spagnola di New York.

 

la ricerca contunua


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Man Ray: La Scena.

LA SCENA

Narra di Man Ray il Prof. Artur Swartz:

...  Alcuni anni dopo in California Man Ray fu attratto da un altra configurazione casuale. Aveva appena ricevuto un pacco; impaziente di vedere il contenuto, strappo via lo spago lo gettava sul pavimento. Quando rivolse gli occhi in basso il disegno casuale formato dai pezzi di spago si rivelò più interessante per lui del contenuto del pacco stesso. In questo caso non poteva conservare quella configurazione incollando lo spago al pavimento, cosicché fissa immediatamente la “scena” fotografandola. La foto è “Abbastanza corda” 1944 , fotografia solarizzata.

Una scena è la più piccola unità narrativa che abbia una propria autonomia all’interno di una sceneggiatura più ampia o un evento ordinario. Scena è lo spazio che un immagine memorizzata occupa in un evento statico o dinamico indipendentemente sia costruita su un set televisivo, cinematografico o teatrale. Scena è un ambiente circoscritto al campo visivo che la memoria riesce a contenere dentro un area prestabilita: quadro, riquadro o inquadratura.

La fissazione scenica genera un tatto metafisico nell’area della meditazione o riflessione sospendendo il tempo, riducendolo “attimo” senza sequenze conseguenziali. Tale attimo, fissatosi nella mente, affiora nella mente sviluppato dentro una placca mnemonica più solida di altre per poterla richiamare senza esserne aggrediti. La fissazione (o trauma) è l’affiorare in modo imprevedibile di un attimo fulgente. Cio permette all’analista  una messa a fuoco logica sul nesso contenuto.
La Macchina fotografica si comporta nello stesso modo, impressiona l’attimo di una sequenza di vita quotidiana impressionata su un supporto chimico o elettronoico l’attimo grazie a ottiche lettrici di ciò che la luce esternamente illumina.

Per Ray la Luce è luce, la storia è storia, la posa è posa e la scena è scena. Ma quanti sono i Ray nel mondo? Be’ sono tanti quante le macchine fotografiche prodotte e in circolazione. L’industria missi gli occhi sopra questa invenzione pensò bene di divulgarla alla popolazione avviando un circuito di “consumo” e manutenzione tale da essere premiata come una gratificazione ricreativa della società moderna.

Assecondo l’uso o impiego cui è destinata la singola macchina fotografica, questa genera immagini di sequenze di vita che verranno a far parte immediatamente del passato in quanto le nuove ancora da scattare appartengono ancora al futuro.

L’industria fotografica a questo punto genera prodotti intermedi per il grande consumo, preparando un produzione separata per i soli professionisti i quali, descrivendo alle fabbriche costruttrici le loro esigenze, hanno dato modo di sviluppare nuove tecnologie a supporto. Quindi le ottiche professionali sono costruite con ottimi cristalli che ne fanno la qualità d’immagine.

La fotografia se storica seguirà un percorso d’archivio o didattico, se commerciale ne seguirà quello spregiudicato e accattivante del profitto e quello amatoriale finisce negli album tascabili, scatole di scarpe o nei raccoglòitori elettronici dei Personal Computer.

Invece, le fotografie d’Arte finiranno al mercato delle vergini dove sceicchi e mercanti se le aggiudicheranno come trofei di ricchezza al rialzo.

arthur-rimbaud-a-17-anniQuando  Charles Baudelaire (nella foto) s’infuriò all’avvento della macchina fotografica asserendo che, “non sarebbe mai stata in grado di generare Arte”, un fondo di verità ce l’aveva in quanto, il concetto di Arte ai suoi tempi non era stato stravolto dall’uragano modernista delle Avanguardie, ma che, grazie a quella sgridata, il mondo dell’arte tenne lontano l’occhio del Diavolo dal tempio dell’Arte. Ma la petulanza è arte dell’efimero, e piano piano attra-verso la bellezza delle Donne e l’ipnotico corpo nudo, senza far rumore la fotografia s’impose piantastabile nel grande Templio di Arte asserendo di essere immagine anch’ella, bella e illustrativa.

L’immaginifico della Fotografia poteva generarsi in multipli e quindi essere alla portata di tutti, sostituendo immagini iconoclate di Santini ed Eroi, infilandosi come  peccato seducente con tutta la grazia che le donne sanno donare. Da li, eccola spadroneggiare sui videi di tutto il mondo pronta per essere amministrata secondo i suoi fini.


Le-Violon-dIngresLa rivoluzione fotografica concettuale.

Man Ray, capito tutto ciò, fu uno assalta-tore spregiudicato nel diffondere le sue prime “scene” nude scene più moderne delle tradizionali “figurine” della Bella Epoque, scoprendo in Kiki di Montparnasse (la Regina) il corpo moderno attraverso il quale aggiornare il concetto di donna moderna utilizzando quel piccolo trucco aggiuntivo: la “scena vuota” , astratta senza piu fronzoli orientaleggianti, sminuendone la lussuria, risvegliando la curiosità dell’Alta Moda parigina affascinata da quel modo  moderno, cominciando a rivalutare le “svergognate” ballerine Blu Belle elevandole a Modelle di Alta Moda, modelle propositive per Vogue. La visione modernista di Man Ray, Americano a Parigi, poteva eccedere in quel suo modernismo continuo e costante assimilato all’istituto artistico: Francisco Ferrer Social Center sotto l’attenta istruzione dell’insegnante anarco-rivoluzionaria Emma Goldman la quale gli impartì il seguente comandamento:

Abbiamo bisogno di Uomini capaci di svilupparsi incessantemente …, di rinnovarsi; di uomini la cui indipendenza intellettuale sarà la loro massima forza, …, di uomini che aspirino a vivere in una vita una molteplicità di vite.”

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Alice Prin, soprannominata Kiki de Montparnasse, fu la prima Musa di Man Ray per la quale perderà la testa.

Arrivato a Parigi, Man Ray metterà in “scena” il suo piano: creare una squadra di fotografe/modelle capaci con la propria personalità e bellezza fisica di deviare i concetti d’Arte nell’immagine, nel portamento, nella posa, donne disinibite  pronte a posare su fondi scenici museali  per foto “artistiche” rapprentanti non più gli attimi fulgenti barocchi, ma icone statiche fortemente esensuali e composte, prive di attrazioni pornografiche spicciole o da cassetta. Finiva la Belle Epoque iniziava per la fotografia: l’Era Moderna reale.

 

Chi è KIKI?
(vedi Link)   KIKI de Montparnasse


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Man Ray: “Escuela Moderna”

Le segrete origini politiche di Man Ray.

Come asserisce la Bibliografia di Man Ray redatta del prof. Arturo Swart, il quale scrive che, Man Ray ancora studente di architettura a New York, per sopravvivere accettava ogni opportunità di lavoro che gli si presentava. Trovò i primi impieghi come disegnatore e poi come  impagintore presso piccole riviste varie, o, come disegnatore tecnico; infine si appassionò illustratore presso una una casa editrice di piantine geografiche, come premessa, posso accettarla anche se… approfondendo…

Affascinato dall’illustrazione come mezzo di comunicazione, frequentò presso gli Istituti serali i corsi artistici uscendone sempre insoddisfatto. Aveva voglia di qualcosa che soddisfasse la sua bramosia di sapere, ma non accademica, qualcosa di più, di diverso, qualcosa affine al suo sentirsi  diverso. In America, in quegli anni, venire in possesso di una invenzione (copy) era la garanzia di successo sociale ed economica. Man Ray Vagò fino a quando identificò presso l’istituto artistico serale “Francisco Ferrer Social Center“ il luogo giusto, ideale, dallo spirito appagante le proprie aspirazioni, sentendo avvolgenti gli insegnanti e in particolare modo Emma Goldman e Alexsander Berkman (due cognomi ebrei), insegnanti affini al suo mondo immaginario e di appartenenza libertaria asserirà Man Ray: “Era come quando andavo a scuola da bambino, quando tutti mi dicevano quello che devo fare. Io invece volevo già fare ciò che uno non dovrebbe fare“ Li, invece, si poteva fare.
Le scuole in genere si differenziano tra loro per lo spirito di condotta degli insegnanti. Man Ray era arrivato nel luogo giusto al momento giusto? Tra gli insegnati spiccavano altri nomi che diverranno importanti come: Will Durant (ancora studente di filosofia), o come i pittori George Bellows e Robert Enri.

Due parole su questa scuola devono essere spese per capire le scelte sulle adesioni politiche future di Man Ray in Europa, sia presso i Surrealisti, gli anarchici e gli spagnoli “rivoluzionri”.


Francisco Ferrer è il fondatore della omonima scuola alla quale darà nome e lustro all’Istituto frequentato da Man Ray, all’anagrafe è Francisco Ferrer Guardì. (nato ad Alella il 10 gennaio 1859 – deceduto a Barcellona il 13 ottobre 1909), ed è stato un anarchico, pedagogista, massone e libero pensatore spagnolo.

tratto da Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Francisco_Ferrer_Guardia

“Fu un seguace del capo repubblicano Manuel Ruiz Zorilla, ma il suo impegno politico gli procurò ben presto dei problemi perché perse il posto di lavoro per aver aiutato dei rifugiati politici a nascondersi. Inoltre nel 1885 fu esiliato a Parigi con la moglie Teresa Sanarti e i quattro figli perché implicato nell’insurrezione di Santa Coloma de Farners. Ben presto però intervenne una crisi familiare dovuta sia all’educazione religiosa che la moglie impartiva ai figli in contrasto con le idee libertarie di Ferrer, sia alla prematura morte di due dei bambini. La crisi sfociò in modo violento con una revolverata della moglie a Ferrer per costringerlo a fargli dire dove si trovavano gli altri due bambini superstiti e finalmente divorziarono nel 1899. Ferrer si risposò poco dopo, con una facoltosa insegnante parigina.”

Francisco Ferrer , insurrezionalista, è stato incarcerato e liberato più volte anche quella volta che fu accusato dell’attentato ai sovrani. E a proposito di Manuel Ruiz Zorilla capo insurrezionalista spagnolo, la sua affinità ci porta ad un altro Ruiz di fama internazionale: lo spagnolo Pablo Ruiz y Picasso. Da qui è possibile capire perchè Picasso volle sopprimere il cognome paterno Ruiz e defilarsela a Parigi,  allontanando in questo modo da se, i sospetti di collusione politica con i repubblicani di “Ruiz Zorilla” che poi insceneranno la feroce Guerra Civile di Spagna. Era un parente?


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La “Escuela moderna “ di Fancisco Ferrer
fu fondata per insegnare i valori sociali radicali; ebbe molte filiali in Europa di cui una anche a New York dove Man Ray fu educato a tale pensiero ed azione.
La “Escuela Moderna” ebbe il meritato successo per simpatia e adesione di giovani “allievi” tale da fondare diverse succursali in giro per l’Europa (Italia compresa). Fu infine condannato a morte.

Ferrer fu arrestato il 31 agosto 1909 con l’accusa di essere il fomentatore della rivolta contro la Guradia Civil. Sottoposto ad un processo farsa da parte del tribunale militare, venne condannato a morte con prove artefatte e fucilato a Barcellona, il 13 ottobre 1909 nella fortezza di Montjuich.
Francisco Ferrer Guardi diventerà un mito presso i gruppi anarchici di tutto il mondo. S’inscenarono cortei di protesta e petizione, ma a nulla valse salvarlo dalla pena capitale. Gli verranno dedicate Targhe, Piazze e Strade.

Ora, da queste poche informazioni è possibile imbastire molte deduzioni che porteranno l’avvicinamento di Man Ray a Pablo Picasso, ai Surrealisti spagnoli defilandosela invece dalla Guerra Civile di Spagna seguendola da Parigi.

Su Emma Goldman e Alexsander Berkman non ci sono parole per descrivere il loro impegno politico avventuroso diventando i due simboli anarco/rivoluzionari per eccellenza, special modo per Emma che in America è stata la madre fondatrice dell’Anarchia americana.


Emma Goldman: https://en.wikipedia.org/wiki/Emma_Goldman

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…nasce in una famiglia ebrea ortodossa a Kovno nell’Impero russo, che oggi conosciuta come Kaunas in Lituania. Subirà dal padre ortodosso pesanti punizioni corporee per richiamarla alla disciplina, invano. Dopo vicissitudine rocambolesche e fallimentari del padre, riuscirà a sbarcare in America dove l’aspetterà una vita dura e difficile. Ma per quel suo spirito combattivo e indomite, diventerà una grande organizzatrice di scioperi e comizi dove la sua voce si affermerà tra i lavoratori spingendoli verso l’anarchia. Organizzo anche un attentato fisico ai danni di un imprenditore, asserendo pubblicamente:

Nel suo primo giorno in città, Goldman ha incontrato due uomini che hanno cambiato la sua vita. Al Sachs’s Café, un luogo di ritrovo per i radicali, fu presentata ad Alexander Berkman, un anarchico che la invitò a un discorso pubblico quella sera. Andarono ad ascoltare Johann Most, direttore di una pubblicazione radicale chiamata Freiheit e sostenitrice della “propaganda dell’azione“, l’uso della violenza per istigare al cambiamento. Rimase impressionata dalla sua ardente orazione e la maggior parte la prese sotto la sua ala, addestrandola nei modi di parlare in pubblico. La incoraggiò energicamente, dicendole che avrebbe “preso il mio posto quando me ne sarò andato”.

Lei e lo scrittore anarchico Alexander Berkman, il suo amante e amico di lunga data, progettarono di assassinare l’industriale e finanziere Henry Clay Frick come un atto di propaganda dell’azione. Frick sopravvisse all’attentato nel 1892 e Berkman fu condannato a 22 anni di carcere. Goldman fu imprigionata più volte negli anni seguenti, per “incitamento alla rivolta” e distribuzione illegale di informazioni sul controllo delle nascite. Nel 1906, Goldman fondò la rivista anarchica Madre Terra.

Leggere la scheda di Emma su Wikipedia ci si accorge che Man Ray qualche bugia l’ha raccontata, in quanto, le lezioni di Emma Goldman non erano certamente di disegno artistico ma piuttosto di disegno eversivo. Quindi prima di parlare d’Arte andiamoci piano. Magari di Politica mi trova anche d’accordo .. ma d’Arte no!

Che le Scuole e le Università americane fossero, e lo sono tutt’ora, “centri di potere eversivi ” è arcinoto, quindi, quando il Prof. Artur Swartz, curatore in Italia dell’immagine di Man Ray ci presenta tutta l’Innocenza della “Esquela Moderna” per la creazione di alunni da inserire nel mondo dell’Arte … bhe , un sorrisino beffardo ci scappa.


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Man Ray: CADEAU

ariaroliCadeau, 1921, edizione del 1974,

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Cadeau tradotto in “Dono”, è una famosa icona del surrealismo francese.

E un ferro da stiro dei primi del novecento. Si metteva sulla stufa calda a riscaldare. Una volta bollente, lo si adoperava per stirare i panni. A tale ferro Man Ray aggiunse dei chiodi di rame incollati. A primo acchito l’oggetto perde la sua originaria funzione diventando un Ready Made. Ma tale non fu mai classificato in quanto l’intervento umano apportava  una trasformazione e lo rendeva manu-fatto (fatto a mano), quindi non più oggetto trovato integro che non abbisogna di un intervento artistico esprimendo appieno il concetto sottinteso dall’artista. Dono rientra nella composizione concettuale e quindi scultura.   

“I quattordici chiodi incollati” dichiarerà Man Ray, “sfuggendo alla regola logica di appartenenza, diventa oggetto riflessivo”, quindi psicologico e surreale, L’oggetto o la visione surreale è ciò che diventerà parte della “realtà visiva non più oggettuale” immagine pervenuta da un altro mondo: dall’irreale, dalla fantasia. L’ascesa a tale mondo immaginifico, l’artista ce la ripropone  tra il “surreale” e l’irreale, ma sempre oggettuale resta. L’osservazione sposta lo spettatore all’interno della sua razionalità in cerca di una risposta o un orpello che dia una risposta, oppure sorride nel Surreale Buffo o ironico sarcasmo. 

Man Ray, adulatore del Marchese De Sade, amava trasfondere come sangue trasfuso l’oggetto rendendolo “simile ma non uguale” al suo concetto nervoso, evidenziando dell’oggetto il piacere del sottile dolore che produce (tortura) ma oggetto da diffidare per chi fa uso della sana ragione. La tortura è  Arte prelibata del folle Marchese de Sade e parzialmente godereccia delle sue vittime amanti.
La tortura durante il novecento diverrà una pratica quotidiana del Potere militare contro gli insorti riconoscendo Man Ray in de Sade, il piacere degli oggetti da tortura. De Sade fu un testo letterario in voga tra le Avanguardie del ‘900. Fu infatti rivalutato e riscoperto ad opera del Surrealismo,  dell’Esistenzialismo e della Psicoanalisi. L’interesse di Freud (medico) era direzionato inizialmente sullo studio della “soglia del dolore”, che nelle donne in amore la natura vuole che si elevi rendendole meno sensibili e permettere la copula selvaggia all’uomo garantendo una solida erezione e più guizzante eiaculazione, garantendo copule fecondative. Freud aggiungerà qualcosa di suo diventando per se , l’Eros. sede e principio di ogni malattia mentale.

Quando in Arte la presentazione deve nascondere un messaggio sublimato, la tesi di Man Ray calza perfettamente quanto dice a proposito: “Ci sono oggetti che hanno bisogno di nomi“, essi devono manifestare ciò che evidenziano. In questo caso, cosa, chi e a chi?

Il giorno dell’inaugurazione della sua prima mostra personale a Parigi, Man Ray si concesse un aperitivo con il compositore Erik Satie; al momento di lasciare il bar vide in un negozio di ferramenta gli ingredienti per l’Opera che stava per apprestare,  opera commissionata a facoltosi imprenditori e militari … con l’aiuto concettuale di Erik Satie?

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Indagandolo, il noto pianist – di nascita scozzese –  condusse una vita un po rocambolesca. Massone Rosacrociano dell’Ordine di Scozia, dichiaratosi Anglicano, si convertì al cristianesimo fondando una Chiesa dove lui era l’unico sacerdote e unico fedele. Passerà in Francia il resto della sua avventura artistica (non a caso) a Montmartre.  Che ci faceva quel giorno Erik Satie in compagnia di Man Ray, americano da poco sbarcato in Francia il quale non sapeva mettere insieme una sola frase completa in lingua francese? In quale lingua comunicarono? Visto la provenienza di Erik Satie scozzese, certamente in inglese. Il dibattito che in America nel 1922 l’elettro saldatura (uso di elettricità per unire parti metalliche fra loro ) pur essendo già in uso industriale, segretato metodo di saldatura, era da divulgare alle carpenterie generali e navali in vista della guerra prossima alla Germania del Kaiser. 1914/18. Ciò fa dedurre che questo oggetto/concetto di Man Ray fu indirizzato non tanto al pubblico dell’Arte figurativa, ma a chi Cosmopolita tra il pubblico del Salon de Automne , riconoscesse in quell’oggetto l’esempio di alta carpenteria, e, che l’autore, avesse risolto l’enigma anche tra metalli diversi. Avvicinandosi per informazioni e acquisto dell’oggetto, pagava in modo criptato il contatto la licenza ad uso industriale, e quindi il compratore avrebbe contattato il compositore Erik Satie per le formalità commerciali.

In Arte (al Salon) ciò che determinava le condizioni di acquisto o di licenza, avrebbe coperto l’affare commerciale. Il  prezzo  di acquisto dell’opera lasciava interdetti e smarriti i critici d’arte per tanto interesse intorno ad un oggetto blasfemo.
Si da il caso che, nel pomeriggio stesso l’opera Mode non fu venduta perché “rubata”. Ciò eleverà l’interesse generale tra sorrisini e interessi mondani d’Arte. Mode verrà pubblicato e divulgato come opera sulle riviste d’arte, seguendo il regolare percorso artistico dovuto regolato dalle avanguardie.

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Il primo sistema di saldatura con l’elettricità fu ideato nel 1877 dall’ingegnere americano Elihu Thomson. Consisteva nel serrare le parti da saldare tra due elettrodi di rame riscaldati dal passaggio di una corrente elettrica. Gli elettrodi a loro volta scaldavano i due metalli tra loro al punto da creare un punto di fusione. L’esperimento avveniva sulle cime degli elettrodi di rame e non è un caso che i chiodini saldati sul ferro da stiro sono in rame. Il suggerimento a Man Ray sulla possibilità di realizzo tra i due metalli chi glie lo diede?

Ora, Erik Satie oltre essere un eccentrico pianista bocciato più volte alla sua accademia, riparò per un certo tempo nell’esercito Francese come ufficiale. Intollerante alla disciplina di caserma, si procurò volutamente un  problema polmonare nel cortile stresso della caserma. Subì un principio di congelamento e che per tale infortunio  venne congedato. In Francia una volta che si diventa ufficiali dell’Esercito Nazionale non si è mai esonerati, e si passa ai “Servizi” correlati. Le strade tra i due “artisti” non si separeranno mai più… come mai? Anche Man Ray era un ufficiale in “servizio” permanente.

“Dono”… Perchè Dono?

A A A cercasi imprenditore capace d’intraprendere – su licenza – il metodo rivoluzionario per la realizzazione di carpenteria elettro saldata senza costo aggiuntivo all’acquisto, ma riconosca nel Diritto d’Autore la donazione ai singoli pezzi venduti (Copy). (rendita base di Enry Satie)

I Multipli entreranno ufficialmente nella storia dell’Arte, in quanto quell’lettrosaldatura fu veramente un capolavoro del saper fare arte operaia.

Qualcuno, passando, letto il titolo dell’opera e compresa appieno, sottoscrisse il primo “Dono” iniziale. Quante furono le licenze mondiali alla  produzione di viti, chiodi, perni e carpenterie termosaldate? Quei doni, sommandoli per cinquemila esce il prezzo finale dell’opera d’Arte.

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Multipli di CADEAU di Man Ray , riprodotti e  catalogati dal prof. Artur Swartz (Milano)


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Cubismo: Arte industriale?

Pablo Picasso con Olga Khokhlova (ballerina)
(Ordine della PIPA – Sezione d’Oro)

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La storicizzazione degli eventi sostenuti delle Avanguardie non scagionano in toto il loro impegno soggettivo dalle altre rivoluzioni industriali  ancora in corso oggi nel mondo; rivoluzioni di  gran lunga superiori a quelle delle Avanguardie rivoluzionarie in Arte, rivoluzioni industriali tenute  in secondo ordine dalla Storia rispetto a chi oggi osanniamo come: Sacerdoti d’Arte gli artisti delle Avanguardie ai quali abbiamo dato più importanza del dovuto.

La domanda che sorge spontanea è la seguente. ” E’ l’Arte che ha rinnovato l’industria  o l’industria  che finanziando più del dovuto l’Arte l’ha spinta a rinnovamento perenne al sistema industriale dominante?”

Quando si cita l’Industria, i suoi laboratori di ricerca, la creazione e lo sfruttamento dell’indotto che ha generato molteplici lotte sindacali per la gestione e ripartizione dell’utile, non possiamo non mettere in campo la Politica economica e, solo quando si dice politica si dice rivoluzione. Ma la Rivoluzione non è politica; rivoluzione è una rotazione imposta dalle nuove invenzioni tecnologiche, generanti distruzioni, sconvolgimenti, ricostruzione, abbandono rinnovamenti e innovazioni sostenute da moti acceleranti di cippi che sviluppano forti tensioni. La politica la divulga o si adegua.

Quindi nessuno può arroccarsi il diritto di essere titolare della parola Rivoluzione e tanto meno di dare un senso morale alla questione. L’innovazione invece si, essa genera rivoluzioni.

La Rivoluzione, per chi la subisce, è un ciclone non annunciato; viceversa, per chi la promuove o la esercita come spinta animatrice, il Ciclone è lui stesso. Ciclone genera cicli, forze centrifughe potenti non sempre controllabili. Chi anima una rivoluzione deve saperla direzionare, gestire e fermare altrimenti ne escono  sconfitti tutti. (vedi la Spagna cubista)

Possiamo dire che “Pablo Picasso” è stato una forza distruttrice presente nell’Arte in quanto  aderente ad una organizzazione cosmopolita rivoluzionaria e conquistatrice, imponendolo baluardo dell’Arte del ‘900 in Spagna e in europa e nel mondo; ma diciamocelo francamente: “Rivoluzionario per conto di chi?”. 

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Se nel novecento le rivoluzioni industriali erano nel mondo diverse migliaia (1093 brevetti  solo Edison); a partire dall’ago con la cruna che diventa macchina da cucire, dallo straccio per la polvere che diventa aspirapolvere, dalle mani del panettiere che diventano impastatrici industriali; dalla falce contadina che diventa trebbiatrice, dalla spada ed elsa diventati carro armato e mitragliatrice  ecc. , il “quadro” d’Arte  che rivoluzione ha avuto?

                Il quadro in se non ha subito nessuna rivoluzione: da quadro è rimasto il riquadro a forma di quadro appeso al muro.

Solo verso la metà del ‘900   il quadro subirà una significativa mutazione rivoluzionaria; il  quadro appeso al muro diventa la cosa più straordinaria che l’Arte poteva donarci e  che pochi la contempliamo come Arte: la Televisione.

Il quadro come supporto depositario d’immagini illustrate statiche, aveva da sempre rappresentato attimi della vita dell’uomo storicizzati. Nel quadro l’artista Uomo rappresentava le proprie vicende storiche, aspirazioni materiali e divine nelle cose create “da se” medesimo e innaturali.  Nel divino immutabile, la Moda proposta, scandirà il tempo i costumi e gli stili dei secoli.

Nella raffigurazione dell’Arte, la “rivoluzione” si manifesterà solo verso la fine del secolo XX° quando l’uomo sfonderà la barriera del tempo e dello Spazio  diventando l’Arte sempre piu astratta e spazialista, la vetta sarà raggiunta da Lucio Fontana e Yves Klein .
I tentativi precedenti di staccarsi dalla rappresentazione Classica, Iconoclasta, Estetica, Illustrativa ecc., apporteranno solo piccole varianti verso un qualcosa non ben definito.

Piano piano, artista dopo artista, spogliati di lauro i pittori,  qualcosa viene alla Luce.
Nei primi del ‘900 bisogna riconiscere al “Cubismo” uno scatto significativo: l’aver frammentatato  l’immagine grafica e tipografica rendendola irriconoscibili a prima vista, ma solo se lo spettatore si fosse sottoposto a forti dosi di droghe poteva intravvedere ciò che occhio umano non vede. Il cubismo fu il primo quadro psichico”, il primo stile pittorico a dare nuove immagini mai rappresentate prima anticipando il futuro “quadro psichedellico” dei Surrealisti.

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Su Pablo Picasso caposcuola di un pensiero modernista, inventore di mille nuove vie e possibilità per futuri artisti, muovergli una critica antiartistica sana e demolitrice è un compito arduo e delicatissimo, difficile da sostenere per mancanza di prove in quanto inquinate da salamalecchi critici, fino a quando poi si viene in possesso di una serie di informazioni inquietanti sul suo ruolo e sui retroscena artistici che lo hanno animato. Essere un indotto finanziario controllato da finanzieri e bancari non fa molto artistismo, ma  essere un rappresentate finanziario fa molto impiegato. Il tutto va detto senza togliere i meriti al Cubismo come espressione artistica primitiva.
C’è anche da dire che, da Picasso in poi, in Arte, tutto sarà possibile e permesso e altro ancora, di più;  quindi possiamo parlare seriamente d’Arte in futuro davanti alle sue opere o di illustrazioni “moderne”? Una Caravella spagnola, in mezzo all’oceano quando di botto senza bussola decisde una nuova rotta, o ha ricevuto una telefonata o il caso fa l’errore giusto.

Abbattere un imponente elefante minaccioso con un fucile da caccia grossa ci da modo di vergognarci del sacrilegio perpetuato ai danni della Natura, ma se l’animale avvicinatosi troppo mette a rischio la sopravvivenza del minacciato, la sfida si conclude senza troppi preamboli. Così succede quando ci si pone davanti a un elefante artistico come Pablo Picasso per capire come sia stato possibile il sacrilegio che ha perpetrato nei confronti dell’Arte. Indagando sui meccanismi, si viene a sapere ciò che ha permesso che tutto ciò  e chi lo ha reso possibile; dal futo della Gioconda al Louvre, alla distruzione e scomparsa dei quadri classici spagnoli prima e durante la Guerra Civile, al suo  Incaricato ai Beni Culturali in Spagna, ai finanziamenti illeciti sovversivi; la regalia di 2 aerei alle destre, il suo ruolo di Ufficiale militare in marocco,   ai suicidi sospetti ecc. Picasso non ne viene fuori molto pulito.

Pablo Picasso, per la storia dell’arte è l’Ascia da guerra implacabile che ha tagliato di netto l’arto con il quale Arte aveva raggiunto un altissimo e raffinato livello espressivo e decorativo facendola stramazzare a terra morta.

Il “Passato”, per la Comunità Ebraica di Picasso, andava distrutto dichiarando Guerra all’Impero Austoungarico  e alla corona di Spagna. Forte degli entroiti smisurati che la fabbrica Picasso acquisiva, il cubismo adunò in pochio anni, uomini e mezzi a Parigi pronti a scatenare la Prima Guerra Mondiale contro le Case Reali d’Europa. La barbaria avrà il sompravvento sulla bellezza. (come sempre)

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(Gustav Klimt)

Per iniziare il nuovo secolo rivoluzionario, Picasso, contro l’Accademia delle Belle Arti  contrappose la sua nuova Accademia delle “Brutte Arti”. Tutto ciò fu possibile grazie a una escalation che aveva radici nelle Avanguardie del novecentodieci e che,  incolpando la neonata Fotografia di contrapporsi all’Arte con immediate immagini della realtà rappresentata, aduno Picasso intorno a se molti giovani pittori delle belle arti arruolandoli nelle Avanguardie per scopi eversivi in vista di scopi erranno a galla con lo scoppio della Grande Guerra. Dirà Picasso: “La Grande Guerra l’abbiamo creata noi cubisti”. Le sue dichiarazioni apparemtemente ciarliere risulteranno essere veritiere. Cosa c’entrasse la Guerra con la pittura cubista e chi la dirigena, ciò mettera in luce la cospirazione interna di intere nazioni europee politicamente sprovvedute.

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La donna “Romanticà” verrà  attaccata dall’arte e che  disprezzandola, renderanno schiave industriali intere masse femminili. Inizia l’Era Moderna che ci porterà ai nostri giorni.

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Si dice che i ritrattisti classici trovandosi senza lavoro si siano dispersi o riciclati in altri mestieri per non morire di stenti. Anche le Accademia delle Belle Arti e i grandi studi d’Arte, i critici, gli ecclesiasti, i porporati non recepirono il forte segnale del noto pittore Gustav Klimt che annunciava la fine di un Era aurea e l’arrivo di  un tremendo mostro annidatosi sotto il mantello dell’Arte per governarla, imbruttendola, sfruttandola, commercializzandola , erogando immagini degne degli inferi.

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Alla luce di quanto detto, come pulci ci addentreremo tra i pellami dello scimmione che Gustav Klimt ci aveva segnalato e lo seguiremo passo passo nel suo fagocitare in Arte per mettere a segno altre mire, evidenziandoci i meccanismi e i personaggi che imposero la Brutta Arte con l’inganno.

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Thomas Alva Edison (Milan, 11 febbraio 1847 – West Orange, 18 ottobre 1931) ebreo, è stato un inventore e imprenditore statunitense. Inventore della sedia elettrica e mille altre novità moderne all’Avanguardia.

Tomas Edison fu il primo imprenditore che seppe applicare i principi dell’invenzione nella produzione di massa. Era considerato uno dei più prolifici progettisti del suo tempo, avendo ottenuto il record di 1.093 brevetti registrati a suo nome, in tutto il mondo industriale, inclusi Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania.
Il Cubismo di Pablo Picaaso  fu il primo movimento delle Avanguardie del novecento ad applicare il principio della Produzione di Massa in Arte. Pablo Picasso vanta al suo attivo 20.000 opere classificate e un numero ancora imprecisato di opere non classificate.
Chi fu per Picasso la Musa ispiratrice? Gertrude Stein? Da sola no poteva tanto, ci leva una esercito conposto di milioni di individui nascoti:  “L’Alleanza Cosmopilita”.