Picasso: Ordine della PIPA 1/2

ORDINE DELLA PIPA 1/2

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Per mettere in piedi la tresca nell’arte che ci porterà al Collezionismo Capitale odierno, bisognava attivare un meccanismo “promozionale” o pubblicitario  di vendita in perdita e di notevoli proporzioni iniziali. Picasso e banda del Bateau Lavoir , si avvalsero degli introiti da riciclare ricavati provenienti dal contrabbando  di confine tra i paesi Baschi e Francia, meccanismo brigante nel quale tessere proficue alleanze economiche fino  a impadronirsi della intera rete gestendola per anni. Come simbolo di appartenenza ad una cosca piuttosto che un altra, la Pipa divenne il simbolo di appartenenza alla cosca di contrabbandieri  cubisti.

La storia della “Pipa”, come di altri oggetti di appartenenza simbolica in altre cosche malavitose spagnole, era una tradizione tutta spagnola e che Alice Toklas accennerà su questa simbologia nelle sue “Autobiografie” scritte agli albori durante una visita guidata da Picasso in Spagna. La tradizionale simbologia oggettuali di appartenenza alle  cosche, sono ancora in uso oggigiorno, specie in italia. Non verranno accennate nello specifico da Alice Toklas  e Gertrude Stein nelle visite  guidate da Pablo Picasso in Spagna come in Italia meridionale,  simbologie malavitose presso tali cosche abbondava assai laddove avevano il controllo territoriali per pizzi e taglieggi. Il simbolo esposto era un monito che quell’esercizio era prottetto da una cosca piuttosto che da altra. Ma una traccia indelebile  presentata “distrattamente” da Alice Toklas. ci da modo di capire anche  le motivazione di quelle visite ai “Balletti”
Alice Toklas ci darà un altra sottile traccia significativa quando narra di Marcel Duchamp che presentò a Gertrude Stein il pittore italiano Giuseppe Stella, anche lui ebreo e figlio di “Notai” come Duchamp e molti altri capi delle Avanguardie, ma  almeno  il nostro Jo Stella, da buon italiano sapeva dipingere e anche bene, ma non sarà quella la sua arte di edificatore di “Quadri” in italia, ma negli Stati Uniti (N.Y.)

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Quando il Cubismo come organizzazione eversiva anteguerra (’14/18) attraversò un momento critico, grazie ad una rapida  metamorfosi politica Picasso farà sparire le proprie tracce in vista della Guerra Mondiale. Lo scettro della “Pipa” passerà, per volere della grande Finanza americana (Chicago) al Surrealista Salvador Dalì, e successivamente a Renè Magritte in quanto Dalì si rivelerà non essere all’altezza come organizzatore di “Quadri”, ma Gala ( la moglie russa terrà la contabilità del gruppo fino allo scioglimento del gruppo anarchico e socialista , decimato durante la guerra civile di Spagna. Dalì preferirà la vita mondana, il consumo di droghe a favore della ricerca pittorica complessa. Amedeo Modigliani ne verrà fuori disperato e sconfitto dalla guerra civile spagnola, tradito appunto dai cubisti passati sotto la bandiera di Franco.

La Pipa merita una nota dedicata, sia come ‘oggetto’ di riconoscimento d’appartenenza alla cosca designata, sia come simbolo riconoscimento picassiano quale “Capo Pipa”.

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Foto. Renè Magritte.

Questo “quadro” surrealista di Renè Magritte dal titolo “Questa non è una pipa”,  nella Storia dell’Arte è ancora  oggi un rompicapo intellettuale diventando un capolavoro capostipite delle correnti “Concettuali” che dagli anni ’50 in poi ne faranno la loro bandiera. Per quell’enigma, si scateneranno una serie infinita di “opere” facsimili ispirate da quella frase  enigmatica fuori luogo appartenente alla concettualità surrealista informale. La frase  fu inscritta inscritta nel quadro per altri motivi, ma ignari del significato fu adulata dai discendenti artisti “Concettuali”, diventando quel quadro la pietra miliare della concettualità per la propaganda pubblicitaria.
Di quel quadro “campione” si sono scritte fiumi e fiumi di parole squisite, osannandolo, divinizzandolo l’artista Magritte per diverse generazioni sia i critici che gli “artisti concettuali”. Il nuovo , il diverso nasce sepmre da un errore. Vediamolo.

PIPA: voce del verbo pipare.

Io pipo
Tu pipi
Egli pipa
Noi pipiamo
Voi pipate
Essi pipano.

Pipare cosa?
Hascisc, Oppio, Fumo, Polvere, Funghi o che altro?

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La lampe philosophique

A me spiace scoperchiare questa pentola del Diavolo che ha dato origine a una serie interminabili di equivoci artistici e problemi sociali in occidente (la droga); ma il nesso tra Droga-Arte, Droga-Economia, Droga-Religione, Droga-Guerra, Droga-Politica, Droga-Medicina, Droga-Psicologia o altro che sia stato intaccato dalle droghe, ci porta a scoprire che i fornitori di cocaina agli eserciti durante la Prima Guerra 1914/18 saranno agenti malavitosi infiltratisi nell’Arte, quindi  non facili da scoprire perché muniti di un tacito passaporto speciale  della Cultura, una licenza di follia dettata dagli atteggiamenti “strani” degli artisti dopati, ma scoprendo anche che l’Arte è l’unico archivio umano nel quale inconsciamente (o consciamente) gli artisti  riversato le proprie fantasie, mentre gli infiltrati riversano bugie. Ogni opera  delle Avanguardie del novecento francese, se tali  le vogliamo ancora chiamare opere,  svelano reati finanziari contro l’uomo ignaro e la loro storia infinita sempre fuori controllo.

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Il soggetto  Pipa fu un tema molto ripetuto da Picasso in quanto, tutti coloro che facevano parte della segreta e vasta rete organizzativa dei Cubisti di Barcellona, se esibivano un quadro di Picasso al muro con quel tema, erano referenti di provato giuramento, trovandosi davanti un “quadri logo” politico riconoscibili quale logo di fabbrica picassiano.
Tale quadro doveva essere di esclusiva pertinenza di un adepto giurato. Bastava un occhiata che subito tra gli adepti anche se sconosciuti tra loro, si apriva un intesa caratteriale, politica, religiosa, affaristica e bellica. La Pipa picassiana era un lasciapassare alle attività segrete dell’organizzazione.

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Anche quando dipingiamo Martiri, Sante e Vergini; Condottieri, Imperatori e Battaglie; Rivoluzioni, Caduti di guerra o Lussurie o un Cristo crocefisso, un Battista decapitato, un eroe sentenziato, è perché con l’Arte non si vuol dimenticare e, l’Arte stessa non vuole dimenticare, proteggendo l’opera in modo sacrale dalle disavventure, riportandoci alla mente i nostri reati anche se camuffati nell’intellettualismo onorato e di buona fede.

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Picasso che concetto aveva dell’Arte? Solo  produrre, produrre , produrre giornalmente “roba” in serie all’americana o produrre  artigianalmente “Roba” da smerciare come Arte per accalappiarsi i pingui guadagni dei Mercati mondiali? Geloso della sua invenzione non permise a nessuno del suo secolo entrare a far parte di quel monopolio da lui costruito.

Arte voleva dire per lui organizzare insurrezioni per un mondo nuovo da scoprire e quindi da inventare, oppure creare un modello monopolizzato da non cedere in futuro? Certamente per Picasso era tutto questo ed altro ancora nelle grande rivoluzione capitalista del nuovo secolo.

La Bellezza? Nulla centrava per lui. Si era in piena rivoluzione industriale, guerra tra eserciti e nel pieno delle brutalità umane.   Tutto si doveva vincere a tutti i costi, come afferma l’artista:“rubare e copiare”, l’importante era inventare, conquistare  e amministrare  coi propri adepti disciplinati e dipendenti, l’impero picassiano impostosi nel mondo dell’Arte con la brutalità di un “marrano” conquistatore.

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Le rivoluzioni segrete quando sono imminenti non permettono riflessioni, tutto deve essere preordinato con scrupolosità maniacale e militare, per poi eseguirle alla lettera i piani. Le varianti verranno dettate durante le battaglie da strateghi e complottismi comodi nel preordinare nuove mosse. Picasso era un Militare arruolato all’Alleanza e quindi dettava ordini ai suoi fratelli Cubisti, ordini da eseguire alla lettera  e bisogna farlo velocemente affinché  l’effetto shock a sorpresa funzionasse. La lezione guida e finanze veniva da lontano, dai Cosmopoliti Nord americani.

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Foto: Ufficiali nord americani (Cosmopoliti dell’ordine della Pipa) nella guerra civile d’America

Numero  120.000 opere catalogate, più altrettante in giro ancora da catalogare, quante opere fanno al giorno? Domanda legittima: Quanti dipendenti aveva Picasso? Chi erano i suoi agenti di riferimento in Europa e in America per la collocazione delle sue opere a fine di finanziamenti illeciti avuti in dalla stessa Gertrude Stein e fratello LEO Stein, fondi percepiti da Acciaierie americane, Università, Cotonifici e industrie belliche ‘pesanti ecc? Li, presso questi signori della guerra troveremo le cataste di quadri ammassati di Pablo Picasso e Enri Matisse, agenti segreti in Europa.

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Foto: Daniel-Heinrich Kahnweiler


A reggere il gioco internazionale e in tanti anni per Picasso ci vorrà un soggetto pragmatico come il tedesco cosmopolita  Daniel-Heinrich Kahnweiler che gli starà vicino tutta la vita. Nel dopo guerra ’18 sarà il suo mercante d’arte di riferimento e di tutti i cubisti in generale fino alla vecchiaia, vestendoli, nutrendoli , sostenendoli.
Daniel Kahnweiler fu il loro “Alto Ufficiale”.


Nei momenti di tranquillità Pablo Picasso amava adunare ed ascoltare le imprese belliche di dei suoi reduci cubisti, combattenti volontari nella Grande Guerra del 1914/18. Che ci facevano i cubisti armati e volontari fuori confine e combattere per chi?

Forse ciò che si sostiene fin dal principio comincia a prendere forma: le Avanguardie artistiche del ‘900 se indagate a fondo aggredirono con tracotanza l’Arte, un “bene comune” atto  alla crescita spirituale  della società, maltrattandola  male, come bestia da soma,  riducendola a “Cosa e Roba” da vendere al Mercato del bestiame, o qualsivoglia sotto forma di , roba da usare per fini capitalistici od egemonici non artistici.
Perché?

Segue pagina 2/2


(Cubismo e Picasso)
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Quotidianità — chi ha paura di virginia woolf?

Che cos’è l’ Orfismo?

I gesti del muoversi in casa, sin dal mattino, sono quelli di sempre. In apparenza non è cambiato nulla. In apparenza è come un giorno qualsiasi di vacanza. Non c’è scuola, il tempo scivola in lentezza, viene cancellato l’affanno del prepararsi al mondo. Ma il quotidiano è solo finzione, un inganno dettato dall’insidia invisibile che […]

via Quotidianità — chi ha paura di virginia woolf?

Paginetta Orfica di Maar e risposta orfica di Red Rose.

Buona Lettura…


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Red Rose: Orfiche varie

DADA: La Nascita (5). Le donne ufficiali.

a  raLe Donne Dadaiste.

Si narra di DADA: “Nel verso infantile DADA, i dadaisti trovano la parola più adatta per esprimere il proprio nichilismo, il rifiuto delle convenzioni borghesi, e della retorica belligerante dei politici.”

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Foto: scherno agli ufficiali della S.A. tedesca.

La lezioni sul dadaismo cominciano sempre con questa frase diventata noiosa e ripetitiva, sempre la medesima per tutti e per tanti anni, dogma che ha bollato intere generazioni di allievi, artisti, operatori di settore congedati dalle Accademie di Belle Arti e Università di Storia dell’Arte come se essere insurrezionali o rivoluzionari sia un privilegio artistico o una bandiera da tenere alta perché dogma coniato dai dadaisti e quindi comandamento scolastico e culturale per tutti.

Quella citazione è una una farsa, peggio, una bugia bella e buona. Appunto: una menzonia, e, tale si rivelerà mano a mano che ci si addentra al tema sul Movimento dadaista tenuto spesso sottaciuto  agli allievi, dubbio che assale nel vedere a prima vista la Follia isterica e schizofrenica dadaista presente nelle loro opere.

Durante lo  studio di DADA qualcosa non quadra.

A prima vista DADA non piace e se mai dovesse piacere lo è per chi studente diligente rispettoso e inesperto si appresti allo studio per uscire dagli atenei acquisendo meriti e crediti preordinati per ottenere il massimo punteggio di riconoscimento al proprio futuro artistico, ripetendo quella cantilena a memoria.
Le cristallerie Universitarie non di toccano, non si contestano e non si devono infrangere; esse fanno parte dell’arredo e vetrinistica uguale per tutti gli Atenei e sempre in perfetto ordine mondiale, allineandole in modo uniforme in tutti i Musei d’Arte Moderna divenuti seriali.

Che cosa si cela dietro tale bugia dadaista?

Le menzogne artistiche dadaista nascondono da una parte, ed evidenzia dall’altra, tutte le responsabilità dei Cosmopoliti nel tener nascosta la propria vera identità tramando tranquillamente nell’ombra e passare impuniti al giudizio della Critica Politica e Storia dell’Arte. Grazie al camuffamento artistico, i cosmopoliti, per tutto il Novecento (e ancora prima), hanno potuto agire nell’ombra le loro congiure, siano esse andate a buon fine come andate a male. Per i dadaisti l’Arte fu soltanto un pretesto dietro al quale avere il lasciapassare “diplomatico” per i propri agenti e foglio di “buona condotta” da rilasciare alla Storia.

DADA:“Rifiuto delle convenzioni borghesi…” vediamo se è vero.

Gli anni bellici dadaisti (1916-18) non furono anni facili per nessuno in Europa. La Guerra si sa, porta lutti e scompiglio nella vita quotidiana. La bella poesia del focolare, senza fuoco, con la dispensa vuota come la pancia e con tanti reduci traumatizzati dalla violenza di guerra allo sbando, si manifesta socialmente in tutta la sua crudeltà trai gli stati  perdenti caduti in disgrazia e depressione.
A parte l’enfasi dei primi sei mesi di guerra 1914, il programma per la realizzazione della Guerra Lampo al fine di sbaragliare le Monarchie europee ed aprire una grande era tecnologica, nei piani di quel conflitto i cosmopoliti prevedevano l’estensione della guerra anche alla Russia Zarista e all’Impero Ottomano imponendo il “Nuovo Ordine Mondiale” a favore di una borghesia emergente industriale, illuminata, bancaria e cosmopolita ebraica, sempre più ricca ed agguerrita per la tecnologia raggiunta, la quale, superò di in gran lunga in valore economico i depositi auriferi dei loro stati, dei loro Governi e dei Sovrani.

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Chi abbia inserito nella Storia dell’Arte i dadaisti come Movimento artistico ha commesso un grave errore in quanto Dada è un movimento politico ben strutturato ma non artistico. Se poi tra una trame e l’altra la “fidanzata”di Raoul Hausmann  si sia trasferta in Svizzera e si sia cimentata a costruire delle bamboline graziose o burattini, ci passa, ma che nel tardo dadaismo si sia messa di lena a ricostruire il Movimento DADA svizzero dissolto nel nulla, possiamo darle merito di essere stata una brava archivista e bibliografa e sartina stilista dalle manine d’oro. Ciò le da merito anche se modesto. 

   Foto:  Hannah Höch

Dada’s Women
“Se non fosse stato per Emmy Hennings, Sophie Taeuber, Hannah Höch, Suzanne Duchamp e Céline Arnauld, il movimento Dada non avrebbe mai raccontato certi fenomeni sessisti riscontrabili nella società dei ruggenti anni venti europei.”

La storia del femminismo europeo lamenta i Dadaisti essere stata una compagine espressamente maschile e che poco spazio lasciarono alle donne. Una cosa il femminismo dovrebbe tenere presente quando criticano il maschilismo Dada: essendo DADA una organizzazione Cosmopolita militare, il rischio di perdere la vita o la libertà nelle scorribande parapolitiche era molto alto. La paura allontana le femmine dal rischio se pericoloso.

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Solo Emmy Hennings, sprezzante della vita, coraggiosa,  ha saputo essere una dadaista patentata. La sua specializzazione era la recitazione teatrale nell’Arte cabarettista, quindi perfettamente allineata al gusto e alle esigenze circensi delle Avanguardie.
Tale Movimento, essendo una compagine esclusivamente ebreicaa, “il verbo” è e resta la loro fede e arte. Quindi non potendo rappresentare l’arte figurativa, se non in forma astratta (unica licenza rabbinica) la parola e l’azione sono la loro vera Arte. L’Avanguardia Dada al fine di camuffare meglio il personaggio che un adepto volesse raffigurare o rappresentare per la presa prossima del potere, tutti i dadaisti dovevano prendere lezioni di dizione e recitazione. Qui, la maestria di Emmy Hennings  s’impose e, tutti i dadaisti, a turno, dovevano  addestrarsi al compito assegnatogli, recitandolo a perfezione.

 Foto: Emmy Hennings con marionetta 

Lo stesso Lev Trotsky  passerà un anno in America ad imparare la buona dizione e recitazione prima di affrontare la grande avventura in Russia, e, poiché Vladimir Lenin abitava a pochi passi dal Cabaret Voltaire, qualche lezione di dizione e teatralità deve averla presa per nascondere la erre moscia di gola molto pronunciata  nella sua voce, caratteristica tipica di chi parla a lungo l’aramaico. Quella caratteristica fonetica fu portatrice di  guai severi per molti ebrei durante i motti russi e germanici, diffidando i possessori, o peggio, perseguitarli anche senza motivi validi. Per ragione di sicurezza la erre  aramaica andava corretta.

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Nel piccolo universo femminile DADA, la diva   che più di tutte ebbe incarnato il dadaismo femminile fu la  baronessa Elsa von Freytag. La sua follia spregiudicata, l’arroganza, l’improvvisazione , la mancanza assoluta di pudore fecero di Elsa l’artista femminile Dada numero Uno. Innamorata di Duchamp, vissero insieme nello stesso appartamento per un periodo breve. Duchamp aveva capito che Elsa, per le strade di New York era il futuro di donna prototipo. Per Duchamp, Elsa era la  punta più avanzata della creatività cabarettista vivente per immaginazione, follia imprevedibile, genialità materializzata in una donna inaffidabile. Pare dalle ultime dicerie d’arte, che Elsa sia stata l’ispiratrice dell’opera Fontana di Duchamp.  Hannah Höch non ne parlerà mai, quindi non ci sono prove. Scoperto il significato dell’opera Fontana l’opera medesima scagionerà la baronessa Elsa da questa diceria.

foto: Elsa von Freytag

Hannah Höch, dal suo archivio ricostruirà, quasi alla fine del periodo post bellico la storia del movimento DADA scomparso. Pubblicherà la storia del movimento sulla base dei ricordi personali e fotografici. Gli stessi artisti interessati faranno invece sparire le tracce e le prove perché implicati in quel disastro che sarà la seconda guerra mondiale.
Quindi, quanto ci sia di vero, o meglio , omesso nelle memorie svizzere di Hannah, evidenzia nella ricostruzione una vestizione artistica e romantica del movimento; e basta. studiare Dada  attraverso le sue memorie di Hannah Hochnon nascondono al Dadaismo svizzero essere stato un movimento artistico, ma di altro certamente lei nega, ma le riviste e manifesti Dada ci presentano il vero lato nascosto del movimento.

Hannah Hochnon, pur avendo fatto parte della direzione del Movimento, DADA, il fatto che non fece trapelare nulla sulle opere douchampiane  ne deduce che ella fosse fuori dal gioco oppure legata da giuramento al silenzio. Saranno proprio gli spezzoni sparsi dei documentati rimasti tra le mani dei sopravvissuti a svelarci preoccupante quadro militare di DADA.

Arte anti borghese?
Come si fa a sostenere una tesi simile quando i vertici dadaisti erano figli della borghesia e che nella vita post bellica ricopriranno incarichi artistici di un mondo cosmopolita borghese vincente?
Se a causa del clima sconvolgente di Guerra cui i DADA hanno contribuito a costruire quel monopolio culturale, i loro messaggi subliminali attraverso le “letterine anonime” ritagliate e collage dispregiativi furono uno strumento mimetizzante obbligatorio e non geniale. Parlare d’arte tra i dadaisti è un obbligo monopolistico perché non di opere d’arte si  tratta ma cimeli.
Il luogo ideale museale dei DADA è certamente il Museo dei  cimeli di Guerra, in quel luogo assumono tutto il significato e valore dovuto.


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archivio Dada

Labirinti — chi ha paura di virginia woolf?

I ricordi, sui quali di tanto in tanto ci si affaccia, con curiosità, fanno dei nostri pensieri un labirinto, con stanze composte di intrecci e diramazioni e punti di non uscita, a volte. Nel labirinto sono stanti le persone che hanno attraversato la nostra vita, coloro che si sono affiancati a quello che siamo, a volte […]

via Labirinti — chi ha paura di virginia woolf?

Un bel capitolo evocativo di Mizaar (blogher) una paginetta orfica introvabile altrimenti .


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Red Rose: canti orfici vari

DADA: Sindrome Giacobina (1/2)

DADA: Orrore amato

E’ tradizione francese rivoluzionaria decapitare i sovrani o a chi, onesto, capito il gioco, smaschera gli agguati degli assaltatori mimetizzati. Quella feroce crudeltà francese non è l’espressione del popolo di Francia ma di quelle Avanguardie infiltratesi diversi secoli prima  (450 anni max sanciti dalla legge divina) per appropriarsi di tutto l’Oro e le ricchezze di uno stato e lo stato stesso come successe ancora oggi dai tempi dei faraoni.

Fu grazie alla “Rivoluzione” aizzata in nome della Liberazione (da cosa poi?), che i giacobini hanno perpetrato i peggiori crimini e massacri che la Francia potesse subire a proprie spese. Per fare ciò, ci volle una reparto specializzato che non avesse – per legge  divina – l’anima (fenech), e che nessun vivente fosse considerato  possessore di anima, per  poterli  decimare senza rimorsi di coscienza ed eliminarli come corpi animali da macello e conquistare la Francia. Conquistarla non sui campi di battaglia, ma dal suo interno stesso senza essere riconosciuti, appunto, con la Rivoluzione.
I Borghesi di Francia insorti, inscenarono  una rivoluzione popolare che popolare non era ma Borghese, rivoluzione per la trasformazione dello Stato Monarca in Stato liberista. I Giacobini furono la colonna armata di quei feroci Borghesi.

Ma chi erano veramente i giacobini e come si sono costituiti in banda armata così tanto potente? I Giacobini erano le Avanguardie alla riscossa appartenenti ad un antichissimo esercito senza nome e stato che tutti gli eserciti del mondo vogliono possedere (per legge divina). Stiamo parlando dei cosmopoliti discendenti della tribù di Giacobbe conosciuti alla Storia moderna come i Giacobini. Altre tribù di Davide, in altre Nazioni del mondo,  hanno preparato le loro rivoluzioni sanguinarie o le stanno preparando come “rivoluzioni colorate”, non sempre finite nel sangue, ed altre ancora ne seguiranno ciclicamente in tutti i settori sociali e di sviluppo nei vari stati; tutte  uguali, stesse modalità, rituali.

II°
Perché furono tanto feroci?

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Per capirli bisogna andare a leggere il loro manuale comportamentale: Genesi-Bibbia: la quale chiarisce il senso di tanta violenza rituale ed odio. Giacobbe, figlio di Isacco, colui che sul patibolo, il padre Abramo tentò di recidergli la gola per attuare la giustizia paritetica esemplare contro la moglie Sarah che aveva condannato a morire di stenti il primogenito di Abramo Ismaele, avuto da Agar, giovane schiava favorita, e che per non condividere Sarah con nessuno  il  futuro regno mondiale “Promesso” dal loro Dio, in tal modo, Sarah sarebbe diventata la Regina Madre (la Matriarca) generatrice del popolo degli ebrei fondatori del popolo di Israele. All’inizio di ogni futuro impero, c’è sempre a monte un rito di morte tra fratelli o coi genitori ove si da luogo a un giuramento tra la Vita e la Morte.

Abramo venutolo a sapere, per punire Sarah del gesto sacrilego con la sua lama giustiziera stava incidendo la gola innocente del povero Isacco ancor prima di essere avvertito in tempo da un messo,  annunciante il ritrovamento del figlio Ismaele e la madre sua ricondotti a casa vivi. Isacco, si narra, fosse un taciturno dalla voce fievole ed afona, silenzioso, parlando poco per tutta la vita. La lama di Abramo aveva inciso a fondo senza recidere la carotide creando danni alla laringe. Mistero del rito ebraico che li lega alla parola nascosta o non pronunciata.

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Da quel sacrificio umano è possibile  comprendere appieno il comporta-mento dei discendenti di Giacobbe figlio di Isacco nipote di  Abramo.
I Giacobini vedranno in quel gesto teologizzato, la “giustizia” divina in loro favore  contro chiunque  avesse mandato a morte uno di loro, diven-tando quel rito umano propiziatorio, scuola del pensiero abramitico.

Foto: Ghigliottina giacobina.

III°
Palazzo Eliseo
I giacobini, sterminata la famiglia  reale e concubini, da  quel momento in Francia  la pittura greco/romana  di stampo pagana, cui i Sovrani amavano circondarsi per lo splendore pittorico a decoro delle loro reggi e giardini, la bandirono per sempre. Sfrattate le autorità monarche e cortigiani, una serie di palazzi residenziali della nobiltà monarchica pagana furono adibiti a usi diversi. Tra queste c’e ne una che desta la dovuta attenzione, un palazzo diventato poi noto in tutto i mondo come “Palazzo Eliseo”, residenza stabile del Presidente della Repubblica di Francia.

Domanda: “La sontuosa dimora pagana dei Campi Elisi, costruita a monte delle modeste botteghe e via di commercio,  posta nel centro di  un faubourg , si ammantò segretamente fin da principio come Palazzo dedicato ai pagani Campi Elisi o la sua destinazione fu camuffata solo in seguito per altri intenti?   Perché in arte ci si deve porre questa domande e a quale fine? Ricordiamo il lettore che questo articolo nasce per scoprire le origine profonde del Dadaismo.
In Arte questo “test” diventa un bel dilemma, in quanto poco si sa sulle tribù di Israele presenti in Parigi prima della Rivoluzione, tribù adunatesi per la grande impresa finale rivoluzionaria per poi scomparire nel nulla facendo perdere le proprie tracce nel sommerso urbano, dirigendo come setta segreta la Francia.
I soli giacobini non sarebbero stati in grado di inscenare una simile rivoluzione e di così grande portata. Palazzo Eliseo sorgeva sopra un Borgo (i borghesi) con un’ampia strada centrale che portava fino all’uscita verso le Porte della città. Di mattina presto, il portone veniva aperto e,  su quella strada, avveniva il mercato di merci varie per l’approvvigionamento e funzionalità della città di Parigi.
E’ arcinoto che la dove c’è il Mercato, i cosmopoliti razzolano per il monopolio di tutte le merci per poi distribuirle per la città variegando i prezzi  asseconda delle opportunità. Nasce il monopolio etnico e con esso una robusta economia in mano a pochi. E’ arcinoto anche che, la Francia aveva i suoi confini sconfinati fino in America e il re Sole solea dire per quella questione geografica estesa: “Sul mio Mondo non tramonta mai il sole”, quindi neanche il cibo.
Che sia stato il Palazzo Eliseo la sede ideale di cospirazione giacobina fin dalla nascita e organizzatrice di lobby commerciali dei discendenti del culto del profeta Eliseo?

Vediamolo.
Nel lessico francese i campi Elisèe e il profeta Elisèe si scrivono e pronunciano allo steso modo. Sfido chiunque riconoscere tra i due “Élisée et Élisèe”
dove si nasconda il Profeta.
Si narra che il giovane Eliseo fu trovato nel suo Campo arandolo alla guida di una nutrita muta di buoi. Elia il profeta passando, lo spronò a seguirlo scegliendolo quale suo allievo e successore, appunto: Campo di Eliseo, un campo ostile alla coltivazione. ecc.

Da Wikipedia France:

Élisée (hébreu : אלישע ; arabe : اليسع) Élisée est un prophète de l’Ancien Testament dont l’activité est edécrite dans le deuxième livre des Rois. Son nom vient de l’hébreu El Yasa que l’on peut traduire par Dieu a aidé. À une époque troublée où les rois d’Israël successeurs de Salomon s’adonnaient à l’idolâtrie et à la débauche, Élie et Élisée ne cessaient de rappeler à ces derniers qu’ils devaient se détourner des divinités étrangères, Baal et Astarté, et retourner au culte du seul vrai Dieu. Il est fêté le 14 juin

traduzione:

Eliseo (ebraico: אלישע; arabo: اليسع) è un profeta dell’Antico Testamento la cui attività è descritta nel secondo libro dei Re. Il suo nome deriva dall’ebraico El Yasa che può essere tradotto da “Dio aiutato”. In un momento travagliato in cui i re di Israele, successori di Salomone, si abbandonarono all’idolatria e alla dissolutezza, Elia ed Eliseo continuarono a ricordare loro che avrebbero dovuto allontanarsi dalle divinità straniere (pagane), Baal e Astarte, e tornare al culto dell’unico vero Dio. Eliseo si celebra il 14 giugno.

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La traduzione presenta un difetto di forma  sui tempi di adorazione del Vitello d’Oro, cosmologia  già sistemata da Mosè nei confronti del fratello Aaron fondendo il Vitello a favore della conia monetaria, imponendo le tasse su tutto.
Tornando al Palazzo Eliseo, pochi storici si accorsero sulla manipolazione segreta e sostituzione d’intenti nel quale finirono i nobili Campi Elisi  in ciò che è l’attuale Palazzo Eliseo, oggi sede del Presidente della Repubblica di Francia. La Repubblica divenne un modello sociale laddove i cosmopoliti vincenti governavano. La loro organizzazione sociale prenderà il nome politico di Partito Repubblicano.

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Il primo Presidente della Repubblica francese  a prendere dimora fissa nel 1874 a Palazzo di Eliseo fu M. Mac Mahon, Gran Generale del Risorgi-mento italiano, di stampo repub-blicano, diventato poi   Maresciallo di Francia che a seguito della caduta del secondo impero divenne prescelto quale Presidente della Terza Repubblica francese, proclamata il 30 gennaio 1875.
Il Risorgimento italiano diretto dal Generale Mac Mahon,  fu una manovra militare di successo che mette in luce però la matrice di quella strana rivoluzione italiana presentandoci il nostro Generale come un Gran Massone Cosmopolita. (altro argomento)

Palazzo Eliseo da Wikipedia:

Imponente dimora signorile, sorse fra le modeste botteghe del sobborgo (faubourg) Saint-Honoré. Venne edificato dall’architetto Armand-Claude Mollet fra il 1718 e il 1720 per Louis Henri de La Tour d’Auvergne, conte d’Évreux. Il complesso venne concepito, secondo il gusto del tempo, sul tipico impianto dell’Hôtel particulier: palazzo inserito lungo un asse trasversale dove sul davanti si apre la corte d’onore e, dietro, i giardini. Ne rappresenta uno dei migliori esempi.

Patrizio M. Mac Mahon duca di Magenta e Maresciallo di Francia poi, nel 1874  in una  Francia caotica che si stava normalizzando divenne Presidente. Da quel momento in poi, la Francia si ammanterà di oscure trame internazionali alleandosi agli Stati Uniti d’America tramando contro tutte le Corone europee da scalzare. L’Arte diverrà un mantello floreale da dove tramare una futura Europa da conquistare; da qui hanno radici  le Avanguardie artistiche francesi, avanguardisti che in nome dell’arte facevano valere il diritto di sconfinare in altri Stati usando linguaggi criptati dentro l’Arte.

Da quel momento cominciarono in Francia le prime timidi operazioni “Anti Arte” sostituite i tradizionali decoratori figurativi per dare spazio agli imbianchini dalle tinte monocromo piatte, le operazioni di messa al bando  del paganesimo e per l’ennesima volta da parte del sistema monoteista biblico diede il via a quel lungo processo mimetico di smantellamento della figura umana e animali, possessori di anima e quindi di  sentimenti per far posto alla disintegrazione pittorica a favore della  geometrica decorativa piana o astratta futura. Con la retorica dei nuovi filosofi sostenitori della logica pura, cominciava a farsi strada in  Parigi la Seconda Repubblica, Parigi fu sottoposta a una forzata modernizzazione da reggia Città Stato Borghese, dove vigila la proprietà privata esentasse. L’adesione fu totale come anche l’illusione. Nel frattempo  s’impose il modello industriale, sistema dai grandi numeri e prodotti innovati. Nasce una città moderna fatta di grandi viali, amplissime piazze esaltate da monumenti in centro, punto di incrocio di molte strade. 

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Foto: Arco del Trionfo e Champs Elisèè

Espandendosi le città a dismisura, furono abbattute le mura di cinta e le Porte doganali  difensive d’entrata, diventarono Monimenti storici e crocivie in tutte le città d’europa

La pittura classica del tardo Ottocento, attraverso una congrega di allievi cosmopoliti che  occuparono lentamente la direzione delle Accademie d’Arte a Parigi avviarono quel processo di astrazione rappresentativa composta da solo oggetti quotidiani (e nature morte) o figure ridondanti piane, dando la preferenza alla linee geometriche e filiformi (Art Nouveau e Liberty). Le Avanguardie più avanti, consolidatesi, bandiranno dai loro Manifesti dogmatici  l’ipnotica “Grazia Femminile” svuotandola delle ridondanti superfici carnali preferendole in figure piane sempre più invisibili, eteree femminilità, in favore di una donna Borghese composta a mo di manichino come le mode dettano, inneggiando la propria sartoria mentre stava avanzando il fatidico giorno in cui i Manifesti artistici bandirono ufficialmente la donna romantica a favore di una donna  rilegata e imbruttita addetta alla produzione industriale in vista delle mattanze belliche in cantiere che essi stavano progettando.

Ma la Rivoluzione francese cosmopolita, che si era monopolizzata l’intera filiera produttiva e politica dello stato, non volle dividere la torta (come promesso) col i volghi lavoratori suoi. La Borghesia aveva generato promesse piene di speranze ma mai mantenute. I Borghesi, con l’inganno avevano seminato qualcosa che gli si rivolterà contro: il Socialismo e con esso il primo vessillo rosso nato in Francia: la Bandiera Rossa.

continua:  Sindrome giacobina (2/2) 


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DADA: Sindrome Giacobina (2/2)

da Sindrome giacobina 1/2

(….)  qualcosa che gli si rivolterà contro: il Socialismo e con esso il primo vessillo rosso: la Bandiera Rossa. (nata in Francia)


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Foto 1: Tomba di Carlo Marx – morto 1883
Foto 2: tomba del nonno di Marx, Rabi Chaja Lwow Abraham Mosche ben Heschel Lwow, morto 1788

La risposta Borghese giacobina non tarderà a farsi sentire.

Con l’avvento di Carlo Marx, i lavoratori ingannati dalla Borghesia francese si organizzeranno in Sindacati avviando una lunga marcia di rivendicazioni salariali ancora oggi non ben definite. La borghesia cosmopolita francese al potere Legislativo, respinse con la legalità e manganelli le rivendicazioni salariali e sociali dei lavoratori. Resterà basita nel vedere accrescere una forza politica nuova tanto robusta e caparbia che chiedeva di partecipare all’utile capitale ricavato dalle  vendite del prodotto industriale manufatto dalle loro stesse mani . Marx evidenzierà nel Capitale, il motore Borghese destinato ad ingripparli.

I cosmopoliti si spaccarono in due blocchi contrapposti e i fondatori della Prima Internazionale comunista, (11 cosmopoliti su 13)  conoscendo i vizietti assassini dei loro confratelli borghesi, l’Internazionale comunista utilizzerà la stessa tattica delle Avanguardie borghesi: camuffarsi  nello stesso modo facendo perdere le proprie tracce agli avversari rendendosi introvabili dentro una massa troppo estesa di lavoratori.
La Borghesia per salvarsi dalla malaparata innesca nelle classi lavoratrici la concorrenza salariale tra maschi e femmine  amplificando volutamente le contraddizioni sociali sulla differenziazione di salario e sesso. Per sostenere tale politica repressiva  aveva bisogno di guerre immotivate per meglio separare i sessi e allontanare i giovani maschi al fronte, lontano dalla fabbriche . Le monarchie e le borghesie industriali avevano bisogno di una guerra simbolica di copertura, una volta innescate si apriranno invece  delle macellerie umane sui più fronti, avviando in tal modo alla produzione,  le donne e le  spose, vedove, orfane e vergini incitate in fabbrica a produrre per il bene della Patria e i congiunti da salvare.

La donna entra ufficialmente nel mondo del lavoro industriale e nell’era moderna. Il capitale raggiunse in breve il suo scopo: una donna indipendente, meno feconda e più nichilista. La donna divenne la Retroguardia del sistema capitalista, una nuova forza lavoro a sottocosto che garantiva i costi bassi della guerra.

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Foto 3: giovani operaie.

In questo clima le Avanguardie strillone propagandano sui loro Manifesti  il nuovo modello di donna muscolosa, aromantica, pragmatica ed efficiente nella produzione di ingranaggi lucenti, lampadine fluorescenti, armi e bombe; ricompensate da  abiti corti non più casti, capelli liberi al vento; donne da risvegliare dal dominio monastico familiare e perché no, diciamocelo pure, un po puttana e seducente, Un abbaglio. La Borghesia non da niente in cambio di niente. Essa presenterà il conto su un piatto d’argento con sopra  l’invito da sottoscrivere alla Guerra di Liberazione mondiale e contrattuale per imporre il proprio modello Borghese come l’unico  e Universale.

Avanguardie :“Noi siamo contro la guerra, viva la Guerra” . E i futuristi?: ” Noi futuristi , Balla e Despero, costruiremo milioni di animali metallici, per la più Grande Guerra…”.

Le Guerre, le rivoluzioni, le sommosse di massa erano il progetto principe delle Avanguardie artistiche, scoprendo in seguito, essere gli artisti dei politici Borghesi, finanziatori di Avanguardisti, organismi paramilitari sotto il diretto controllo di cosmopoliti ingannatori come dire, “tra i due litiganti il terso se la gode”, appunto, il Borghese giacobino nascosto nelle masse.

L’arte Pagana (arte classica) persistette ancora nelle famiglie Reali d’Europa ma venne dalle Avanguardie perseguitata e ingiuriata fino alla sua estinzione avvenuta con quella fisica e politica della monarchia stessa nella Grande Guerra 1914/18.  Qualcosa resterà ancora in piedi nei paesi cattolici in quanto, Potenza Multinazionale disseminata a macchie di leopardo in tutti gli stati del mondo.
I cosmopoliti, una volta divenuti vincitori assoluti, passeranno infine alla formulazione dell’Arte Moderna non più retinica o iconoclasta, ma espressione della geometria industriale conquistatrice marciante verso la concettualità, disciplina della ragione pura e pragmatica, posta oltre l’astrattismo in cammino verso l’origine delle invenzioni: l’Idea.

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Da quel momento l’Artista non sarà più il pittore imbrattatele, ma  una testa che pensa e che non opera più. Un cervello guida. Sarà Padre delle nazioni capaci di costruire con le sue idee: l”Opera Metallica, la fabbrica di acciai. Svetteranno i grattacieli, gli ascensori, le città urbane cubiste,  le  ferrovie, le navi di ferro, i ponti metallici, il cemento armato, le auto, le strade asfaltate  e  tante bombe e guerre.                                                                                                        

 L’arte comincerà a implodere su se stessa lasciando la parola ai cannoni distruttori e alla magia della tecnica, lasciandoci i pochi monumenti neoclassici e cubisti sopravvissuti al delirio della tecnica.

      foto 4/5/6 : architettura metafisica, cubista e neoclassica di  Regime

Poesia Cosmica n.51

                         Precessione.

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Peccato dice, che tu sia di altra, lasciati guardare, piaci.

Poi si siede per una fotografia al Gran Bordello Poetry

Qualcosa di malvagio da quella parte arriva verso

mezzanotte alla sala di sopra ove si recita a voce.

Maggiori informazioni arrivano dalle girls sulle ginocchia

che sfogliano album pornografici e ti baciano sul collo

lo leccano come vampire pregne di desideri sessuali

come fecero le loro nonne qui senza voglia di lavorare.

Non siamo prostitute ragazzo, siamo ragazze laureate

basta pagare boy, pagare e qualsiasi ragazza è tua.

Dimmi….

Che t’importa se è la “Fine del Mondo”, mica è tuo

è di Dio! perdio! lasciaglielo è affar suo, godilo!

mi deve anche dei soldi quel pessimo economista.

Qui si fanno eventi con parole pronunciate nel vizio

vieni fuori e leggi per noi ciò che hai descritto e bevi.

Bevi e ascolta le varie voci lette  ed è effetto Chicago

e, agli ospiti poeti, fate sentire la vostra voce, svestitevi!

il fanciullo è arrivato, il fanciullo è arrivato in aereo qui,

è la fine del Mondo! Dio, è Apocalisse per noi, meno male

che arrivata, pensavamo fosse una reliquia antica fasulla.

 

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Foto: Precessione degli assi e astri, appuntamenti profetici.

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Poesia Cosmica n. 52

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“Capitano Capitano” dice l’alieno al superiore ,

“Cos’è quella crosta in Terra che prima non c’era?

Ne è pieno tutto il pianeta, ovunque.”

Cementite!“- risponde il Maggiore- ” la produce

un mollusco anemule murato con peli lunghi in testa

e sulla faccia; sta conquistando il mondo, è  un parassita

del pianeta infettato da Covid 19″ , l’opera sua continuerà,

l‘importante è che non invada l’Universo.

 

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30 – 60 – 90 – 120 e passa , come le fatture insolute di fine mese …


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DADA: la Nascita (4) – SHOCK’ART

DADA: Le lettere anonime

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SHOCK’ART
«…perché le loro opere,
rifiutate quando stavano in vita,
oggi sono diventate popolari»

Erica Bisetto
Tesi: anno accademico 2014/15,

Che ogni uomo gridi: vi è un grande lavoro distruttivo,
negativo da compiere. Spazzare, ripulire. La pulizia
dell‟individuo s’afferma dopo lo stato di follia,
di follia aggressiva, completa, d’un mondo lasciato
nelle mani di banditi che stracciano e distruggono i secoli.
Senza scopo né disegno, senza organizzazione: alla follia
indomabile, la decomposizione.»
Tristan Tzara,

Manifesto DADA:. Tristan Tzara,

Basterebbero soltanto quelle due note a citazione per comprendere appieno che DADA non fu un movimento artistico ma un movimento ordinario per il disordine. Per fare ciò ci vogliono giovani cadetti coscienti che abbiano voglia di dimostrare in pratica le lezioni apprese nelle Accademie Militari.
Un Manifesto è un atto costitutivo pari a un giuramento per gli adepti  che vi aderiscono , e le parole schizofreniche del rumeno Tristan Tzara (fondatore zurighese) sono già intrise su ciò che sarà la pulizia etnica che avverrà ad opera del gruppo dadaista dissoltosi in Germania nelle maglie naziste:

La pulizia dell’individuo s’afferma dopo lo stato di follia,
di follia aggressiva, completa, d’un mondo lasciato
nelle mani di banditi che stracciano e distruggono i secoli.

continua Erica Bisetto nella sua tesi di Laurea:

È una repulsione istintiva, quasi atavica, ad essere evocata da quest’arte “. Eppure, ciò che dovrebbe essere naturalmente rifiutato non solo è accettato, ma prolifera e SI insinua fino all’interno delle istituzioni più prestigiose. Dove finisce la sua forza d’urto? Come puoi convivere ammirazione e ripugnanza? Perché, insomma, l’arte degli ultimi anni ha scelto lo shock?
Che ci sia stati momenti nella storia dell’umanità ove si sia fatto uso della  Shockterapia, le pagine di storia moderna sono intrise di ferocia progettuale oltre il limite umano, quasi rasente il castigo divino per tanta esagerazione avvenuta. Le opere classiche di letterature sono le migliori fonti informative sulla quantità e metodi di shock utilizzati, e, per quanto vogliamo negarlo, l’effetto sorpresa genera sempre shock. Per operatori militari quale si riveleranno poi i DADA, lo shockterapia sarà una pratica costante nei mutamenti di umore della loro Arte.  Lo scandalo, l’ingiuria, la falsità, la follia, il crimine, la crudeltà sono pratiche attinenti alla creazione di un effetto  Shock.
Dopo Fauve, Cubismo e Dada lo shock in arte diverrà una prassi quotidiana.
Continua Erica Bisetto:
Che qualche momento della storia sia stato un altra sopraffazione operata dallo shock ai danni di altre categorie può essere, in definitiva, ad attribuire un valore alla retorica dello shock. Affrontare in quest´ottica il tema dello  shock   significa allora, primariamente ritrovare l’originario significato di un termine la cui pervasiva presenza nel discorso critico si associa alla mancanza di un qualsiasi riconoscimento a livello minore del suo impiego, giacché né l’arte né, tanto meno, la storia dell’arte compaiono nelle proposte,  proposte dai presenti anche affronte dell ‘ormai consolidata istitu-zionalizzazione della retorica che fa dell’elemento sorprendente, perturbante, innovativo la struttura stessa del racconto storico, scandito fino all’approccio scolastico alla materia da una sorta di ritmo del capolavoro

(…) DADA è imporre la capacità di adunare i martiri fratelli per disorganizzare la plebe, concetto estetico adottato dagli esuli: la clandestinità occultata e il brigantaggio
Le Lettere anonime, i pizzini, i portaordini, le staffette ecc. erano le formule più consone per comunicare, minacciare, ribellarsi, arte malavitosa utilizzatrice della famigerate “lettere o letterine  anonime” di chi vuol ferire senza essere scoperto.

La lettere anonime sono il ceppo su cui poggia Dada che sceglierà queste come modello di comunicazione tipica delle società anonime perché Avanguardia cosmopolita e quindi, perennemente mimetizzata nelle avventure strategiche. L’anonimato, l’indecifrato, l’incomprensibile sarà il linguaggio ideale delle loro operare azioni di sabotaggio e disordine sociale. Manipolare senza farsi scoprire, questa è l’arte delle arti: l’inganno.

Le droghe

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Il cubismo il dadaismo il surrealismo sono discipline pittoriche capaci di creare illusioni ipnotiche enigmi risolvibili solo in presenza di droghe. Quindi  “Basta con l’alloro!”, decantava Charles Pierre Baudelaire: Viva! l’Assenzio, la Belladonna, la Morfina, l’Oppio ecc. Baudelaire sdoganava in Francia agli artisti l’uso di nuove droghe inscritte nel  suo capolavoro:  “I Fiori del Male“. Baudelaire in quel capolavoro ci descrive in modo criptato gli effetti reali e i danni collaterali di ogni singola droga sotto la sua ipnosi sa  genere.
I Fiori del Male è in sostanza un opera “botanica” per Baudelaire alla scoperta meticolosa dei veleni storici dell’Arte diventando egli stesso  la cavia numero zero,  cavia intelligente che attraverso metafore ne descrive gli effetti paradisiaci o i devastanti inferni paranoici di  quei veleni botanici assunti in corpo, aspirati  o disciolti nelle vene  come profumi  o sostanze mediche sottoponendosi viaggiatore chimico sottoposto ai potenti veleni e sappia tenere sotto controllo la ragione per descrivercela nei minimi dettagli prima di dissolversi nelle forme e figure etere lontane, irraggiungibili alla ragione, luogo astratto dove le geometrie e colori si scompongono e tra questi le parole.

L’opera  “Fiori del Male”  diverrà per le Avanguardie parigine un manuale d’uso, , non solo guida per gli artisti ma anche per letterati ,  medici e farmacisti. Negli anni diverrà Charles Baudelaire una stella guida e ispiratrice della letteratura mondiale. Opera sogget-ta a mille interpretazioni perché criptata.  Siamo a fine ottocento e la conoscenza messasi a disposizione della scienza  voleva sapere tutto, scoprire nuovi mondi fino a ieri vietati, sconosciuti al puritanesimo e  alle religioni dominanti.

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I Cosmopoliti volevano approfondire e sperimentare tutte le scienze spalancandone di nuove nascoste dentro, preferendo le idee pratiche alle ipotesi dogmatiche o divine per avviare nuove industrie mai prima viste, nuovi modelli di pensiero, nuove mode, nuovi prodotti. L’arte nella scienza ampliava i propri confini non più contenibili nel figurativo, quindi doveva distruggere il vecchio per creare il nuovo; in due parole: “Rivoluzione Permanente” dichiarando guerra non alla Borghesia, falso concetto dadaista di classe in Arte, ma ai “Conservatori” che tutto vogliono immutato nel tempo. Ecco perché nel cosmopolitismo ebraico non si  trova mai nella Bibbia la parola Eterno. Non esiste. Tutto è mutevole sotto la spinta che animi le rivoluzioni, moto perpetuo degli astri celesti rotanti  nel cosmo infinito. A Dada non importa sapere il risultato immediato della propria Arte ma gli effetti che essa genera sulle cause dei movimenti istintivi per dargli una Direzione.

CAOS

Nulla è  preordinato dice il “Libero Arbitrio” ma non sapendo nulla del domani cosmico ecco che nel Caos si attinge non alle idee, ma alla sperimentazione mai prima azzardata. Scomporre per ricomporre, tagliare per disassemblare, ressemblante, e assemblare nell’unito, sovrapponendo cose e cose e parole senza una ragione precisa in quanto la ragione è sinonimo di “conservatorismo”, ecco il motivo de Genio/i nella storia che mai ebbero lasciato per iscritto nulla, lasciando l’interpretazione libera ad ogni Arbitrio.

Gli artisti e letterati sottoposti agli effetti ipnotici di droghe, cominciarono – con una serie di esplosioni dinamitarde al rallentatore – a rappresentare la dissociazione tra forma e colore incamminandosi verso la scomposizione frammentata con l’utilizzo di spatole e pennelli per confinate nella forma figurativa. A partire dal 1839 la rivoluzione artistica fu certamente condizionata durante il Romanticismo causa la nascita delle prime  macchina fotografichePer svincolarsi da questo abbraccio mortale impari per alta definizione dei solfuri,  ecco che gli artisti lanciano la sfida  dell’uomo contro la macchina fotografica facendo cose che la stessa macchina non poteva fare, produrre immagini la dove all’obbiettivo era interdetto ad entrare: nella mente.

Saranno le “le nuove tecniche ” pittoriche a determinare un  diverso approccio all’arte e non più la veridicità di rappresentazione della realtà nel fare alto di valore ad  un ritratto e una prospettiva.
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el 1823 nasceva il Realismo (pittura politica) come ultimo canto del cigno, poi, dal 1850  nasce l’Impressionismo , segue il Puntinismo  avviandosi al Postimpressionismo. Ma la macchina fotografica nel frattempo si evolve con lastre sempre più belle e precise nei contorni e finiture e quindi, la pittura comincia a pedalare in salita esalando fiato buffato fino a quando le Avanguardie che daranno vita a nuove discipline pittoriche simili alle primitive dell’uomo. Non più  rappresenteranno la realtà in Arte, ma l’effetto di droghe che nell’immaginario vive l’artista scavando  nella psiche (nuova materia medica di Freud) cervello sottoposto a bombardamento neuronico da parte di allucinogeni somministrati elaborando nel surrealismo le allucinazioni visive apparse.

Arte e Copyright

In quel percorso storico dell’Arte, in America nasce il Copyright, il Diritto di invenzione, Diritto d’Autore che coinvolgerà gli artisti capitalizzandoli, e che per tale malattia da denaro trasformerà tutti gli artisti in  manieristi, dando vita alle correnti estetiche dell’arte censurate e riservate al singolo. “Vietato imitare la mia arte”.
La ricerca o rincorsa costante verso nuova estetica diventerà una fustigazione costante per gli artisti non più liberi di aggiornarsi. Dada se non altro è meritevole di aver combattuto il monopolio stilistico in pittura facendo uso di spazzatura letteraria. Ecco le letterine anonime ritagliate dai giornali prendere forma e senso criptandole

occhio cerchiatoFoto: Hannah Hoch – “Occhio cerchiato” in codice (Alto Ufficiale)

Pittoricamente, il collage figurativo cubista darà i natali alla formula “pittorica”  dadaista, che a sua volta,  al tramonto della corrente isterica,  passeranno il diritto di Copy ai surrealisti.

Dira Kiki di Montparnasse di loro: “Usciamo con dei tipi che si chiamano dadaisti e altri che si fanno chiamare surrealisti, ma io non riesco a vedere questa gran differenza tra loro!”), notti in cella, ricoveri, eccessi…

La sovrapposizione delle immagini che fluiscono una dentro all’altra dando più punti di vista nella frammentazione del tempo in cui avvenne il fotogramma (flash) o dello spazio di tempo in cui avvenne la “scena”  fu il proseguo dell’esperienza psicoanalitica, psichiatrica e psichedelica delle droghe. Ciò vale per tutte le correnti del Novecento.

Ma i dadaisti  molto presto si rendono conto che le immagini figurative non erano più sufficienti  per combattere l’ideologia marxista che imperversava in Europa infastidendo la  Borghesia industriale e i Conservatore. I Cosmopoliti si resero conto che dovevano, non solo creare nuovi intellettuali  a sbarramento, ma nuovi poeti capaci si sintetizzare un concetto in uno slogan ,  ma per ciò ci voleva a monte in arma capace di combattere la parola logica della filosofia marxista. La guerra stava unificando i dialetti dei combattenti nella unica lingua nazionale. I sondati umili imparavano a leggere e  i lavoratori  stampavano i loro quotidiani. Bisognava attaccarli sul territorio del lessico.
Dada individua la Parola facendola sua arma d’attacco. 

I Capannelli

Il “Krarsch ttinraas add sre ti ututur tu tsm ecc” sproposito dadaista, corrispondeva al nostro “bla bla bla bla bla” con gli indici nelle orecchie di chi parla ma non ascolta, gesto ritenuto maleducato o provocatorio per  interrompere o scanzonare il proselitismo marxista o la discussione dei capannelli di piazza. In  Europa i capannelli di piazza erano molto diffusi e affollati, or non più. Il Capannello era una “sorta di dialogo”   dove si sfidavano due opposte fazione di pensiero oratorie e le persone in circolo seguivano la discussione imparando molte cosse, apprendendo  molta cultura, cambiando opinione in basa alla ragione di diritto. il capanellismo di piazza (non più di moda) poteva adunare fino a 30 spettatori e moltiplicarsi in decine e decine di adunanze diverse  nella stessa piazza. I più frequentati erano quelli domenicali. Quindi la provocazione DADA cominciò a dare spettacolo  di se blaterando frasi sconnesse tra i capannelli.   

L’Analfabeta funzionale: 

La metamorfosi intellettuali nelle masse è compito degli intellettuali, ovvero, coloro che facendo della parola un arte sanno generare in scrittura profonde ipnosi stabili convertendo spesso la ragione. Ma erano pochi quelli che sapevano leggere e scrivere a quei tempi, quindi confondere le idee al popolo con l’oratoria è sempre stata una cosa  possibile. Nascono i DADA, disturbatori di piazza, teatro, e oratoria contro la Ragione Umana attraverso l’uso della parola sconnessa o raggirata.

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Poesia DADA

” Prendete un giornale. Prendete le forbici.
Scegliete nel giornale un articolo della lunghezza che desiderate per la vostra poesia.
Ritagliate l’articolo.
Ritagliate poi accuratamente ognuna delle parole che compongono l’articolo e mettetele in un sacco. Agitate delicatamente
Tirate poi fuori un ritaglio dopo l’altro dispo-nendoli nell’ordine in cui sono usciti dal sacco.

Copiate scrupolosamente.
La poesia vi assomiglierà.
Ed eccovi divenuto uno scrittore infinitamente originale e di squisita sensibilità,
benché incompreso dal volgo.”
Trattto da : Tristan Tzara, “Per fare una poesia dadaista”

continua….


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