Poesia Cosmica n.70

Il Tramonto è poesia

Svolgimento:

Sono un poeta, così credevo di essere.
Nessun tramonto mi fa impazzire,
solo tristezza alle cinque della sera.
Non ricordo d’essere stato poeta emotivo
davanti al tramonto come accademia esige:
Se non ti emozioni davanti al tramonto
non sarai mai un poeta vero
! (Chi se ne frega)

L’ora della minestra s’avvicina.

Pelare le acre patate, sfilettare sedani
e verdi cornetti dalle cima in giù,
verdure scure, carote, ampio cavolo e fagioli;
spezzare su occhi d’olio le lacrimevole cipolle,
odorano di sudore come le ragazze rosse,
cosi belle alle cinque della sera spettinate
coi capelli ramati splendenti in controluce
e smeraldi gli occhi su pel di carota;
buffe a vedersi ma carine da infastidire
o per divertimento stuzzicare.

La mia minestra si chiama Claudia
è rossa e bella, mi ama, io… guai per lei.
Tutto il giorno mi rincorre divertita
ma alle cinque della sera: “Claudia dai..
metti su te il minestrone, mi fa schifo lo sai.”
Non so perché, mi fa sentire la morte addosso.

Poi alle ore otto della sera tramontata,
il minestrone sa di un buoooono “mmmmhh”.
“Ruffiano” mi rimprovera ” meriteresti
pane e formaggio come i topi” e sorride,
lei, che sul volto e crini ha ancora
i colori infuocati delle cinque di sera
e di scintille ramate brilla ancora
al lume della candela, immersa
nel lieve odore di cipolla cruda,
d’amore sudata tra limonati baci
e strazi, la mia ragazza innamorata,
rossa infuocata come le 5 della sera.

Gabriële Buffet o “il cervello erotico” dice Francis Picabia — Cucinando poesie

Articolo di Nonna Pittilla: reblog

prima di parlare di Francis Picabia, uno dei massimi esponenti del Gruppo di Puteauz, penso si debba parlare di sua moglie Gabriële Buffet, che fu senza troppo apparire uno dei personaggi che hanno fatto la storia e la differenza di quel periodo storico ed artistico. Musicista, moglie di Francis Picabia, amante di Marcel Duchamp e […]

Gabriële Buffet o “il cervello erotico” dice Francis Picabia — Cucinando poesie

Note aggiuntive e di critica:

Il link allegato ci porta all’articolo completo di “Nonna Pittilla”, una gentile ed elegante blogger di Word Press, meritevole di questo buon articolo introduttivo su Gabriële Buffett, una star concettuale dell’Arte delle Avanguardie dei primi novecento, facente parte di una congrega di fede responsabili del cambiamento concettuale dell’Arte, modernizzandone più la Storia che il contenuto.

La devozione delle Avanguardie a Gabriele Buffet era dovuto al fatto che la sua pungente e severa penna di Critica d’Arte non permetteva soprusi e scavalcamenti nella disciplinata organizzazione DADA.
Soddisfare le sue grazie voleva dire essere ingaggiati ai piani superiori nell’organizzazione Dada europea che adunava migliaia di adepti sparsi ovunque, e si poteva assumere un ruolo politico ed artistico, ma solo sotto al suo severo comando di Critica d’Arte. Coi suoi due massimi superiori Francis Picabia e Marcel Duchamp ella poteva dirigere i progetti finanziari e politici di due alti potentati finanziatori dell’impresa DADA, i mecenati Katherine Dreier e Walter Arensberg cofondatori della “Society of Independent Artists”, Club a copertura per finanziamenti occulti e operazioni politiche azzardate in Europa.

Gli interessi e le mira delle Comunità americane in Europa godevano di ampie convivenze storico politiche, spesso sconosciute alle autorità dei vari Stati europei indipendenti e ostili tra loro, come ai loro rispettivi popoli, e che, ignari sull’esistenza di un potere extra nazionale già presente da secoli nei propri territori, andavano incontro alle loro disfatte storiche, mutamenti e rivoluzioni socio industriali, considerandole come fenomeni naturali o ciclici di Storia.

Gabriële Buffet assumerà inizialmente un ruolo di “aiuto regia” imponendosi col tempo anche nel ruolo regista nella rivoluzione europea al modernismo, da qui il titoli attribuitele di Re e Regina sulla scacchiera geopolitica diretta da noti scacchisti e direttori d’orchestra che avranno un ruolo importantissimo per l’ascesa devastante dell‘estrema destra in Europa e della Democrazia poi (pentitasi) a rimedio nel dopoguerra.

La castità sessuale, il celibato, il nubilato, il noviziato, come l’abbandono dei propri pargoli o l’affidamento a tate, collegi e adozioni, sono d’obbligo per chi, caricatosi di una responsabilità storica post cedente il matrimonio o ante cedente i grandi motti rivoluzionari, è prassi nella storia dei grandi interpreti e condottieri l’abbandono dei figli in quanto mettono in primo piano il ruolo da sostenere perché legati a “giuramenti mortali” a priori , siano essi militari militanti o di fede.

Gabriële Buffet, resterà una penna critica longeva, e per essere stata “scaricata” da Francis Picabia (divorzio) in favore della bella Germaine Everling, anch’ella giornalista e critica d’arte) ci narrerà la deriva di Picabia finito nel baratro dell’alcol e droghe fino alla demenza più totale soffiandogli il posto prestigioso conteso anche dalla seconda moglie G. Everling.

Per capire meglio la portata di una festa organizzata da Francis Picabia sul finire dei suoi anni, basta leggere alcuni nomi degli invitati alla festa attentamente selezionati per comprendere quanto sia stata manipolata l’arte dall’Intelligence borghese cosmopolita. Picabia accettò volentieri questa missione  di nuovo genere e, sempre perseguitato dalle malattie e dai farmaci, annunciò un “Veglione cacodilato!” di fine anno 1921.

Si narra:

Vi erano, tra cento convitati, Léon Barthou e Léonce Rosemberg, il pittore Marcel Bain ed il deputato Henry Pathé, George Scott ed il senatore Lederlin, Erik Satie, Georges Clemenceau (nipote del grande Clemenceau), Maurice Martin du Gard, Jean Victor-Hugo, Jean Cocteau, Georges Auric, i pianisti Magda Tagliaferro e Marcelle Meyer, la baronessa Jeanne Double, Dunoyer de Segonzac, il principe Rospigliosi, i fratelli Isola, l’infante Luis de Bragance, Picasso, Ambroise Vollard, Brancusi, Francis Poulanc, Raymond Radiguet, Olympe Herriot, Thérèse Diehl, la danzatrice Cariathis, Irène Lagut, Paul Morand, Gabriel Grovlez, ecc.
inoltre: Francis Poulenc, Darius Milhaud, Marthe Chenal, Georges Auric, René Blum, i Fratellini, Rolland Dorgèles, Georges Casella, François e Jean Victor-Hugo, Tzara, “Magda-da” Tagliaferro, Marcel Duchamp, Jean Crotti, Dunoyer de Segonzac, Pierre Lalo, Paul Poiret, Ezra Pound… ecc

Che cosa hanno in comune fra loro? 😉


La cultura italiana muore.

Gabriele D’Annunzio (poeta)

Lamenta il socialista N. O.

Scrive un mio vecchio avversario politico e caro amico personale che poco tempo fa, nel Comune di cui lui fu a lungo sindaco, nel corso dello “smantellamento” di una biblioteca comunale, sono stati scartati, gettandoli in un cassonetto, dei libri perché considerati “obsoleti o non più interessanti”. Tra quelli scartati, una collezione di libri di Gabriele D’Annunzio, comperati dal podestà nel 1938, custoditi poi da 5 sindaci comunisti. Ed ora mandati al macero da sindaco e giunta di destra.

Ecco perché non c’è più speranza.

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Enea Anchise

Caro compagno, il “decadentismo” è un lungo processo mentale del tipo senile (sfascismo). Che il decadentismo sia anche biologico ce lo dimostra tutti i giorni la vecchiaia combattuta con orpelli e finte pose. L’invecchiamento è notturno. Ci si alza all’alba e si è diversi da ieri, non per data anagrafica ma perché le “cellule” si riproducono di meno e il corpo biologico invecchia.

Così è il “corpo politico” senza più “cellule”, invecchia, muore.

Fatiscenza è ciò che oltrepassa la decadenza, disgregazione dovuta alla perdita progressiva di vitalità ed efficienza, manifestando deficienze.
Il Decadentismo fu una corrente di pensiero francese che si appropriò dell’aggettivo per qualificare il fallimento politico della borghesia di Francia sul finire dell’ottocento cercando di rinnovarla, invano. L’opera di Paul Verlaine “Languer” (languore) ha battezzato la corrente artistica nello stato d’animo di chi, rassegnato, era in evidente stato di “decadenza”; quindi, tutto il modernismo in arte a seguire dalle Avanguardie in poi era il suo proseguo destinato e truccato.

In quella “rivoluzione reazionaria” vedrà le destre avanzare in tutta Europa insieme ai nostri baldanzosi Futuristi italiani, non a caso, reazionari, spinti da una forza di rinnovamento tecnoindustriale forzata da “positivismi” ma che tali non si riveleranno mai essere. L’intenzione era buona solo sul loro Manifesto: GERARCHIA.

Qui s’innesca il nostro Gabriele D’Annunzio.

Il Poeta, che si spacciava Profeta della nuova società industriale avanzando baldanzoso e bombardando dal suo aereo giocattolo l’umanità sottostante, si trasformò in criminale patriota applaudito, come se uccidere a distanza fosse legale e onorifico. Dopo la ferita all’occhio (che perderà) fece uso di morfine, droga per alleviare il dolore, trascendendo il pensiero in beatitudini oppiacee.
L’agiatezza ricavata delle sue imprese militari e politiche, le droghe poi, lo porteranno verso mondi paradisiaci lontani dai militari, direzionandosi alla scoperta del “Poetico” mondo romantico e convalescente, scoprendo nella parola italiana, l’origine della cultura latina divenuta romana imperiale che il Dux assunse ufficialmente il poeta Orazio nelle scuole italiane come capostipite del pensiero Patria elaborato dal poeta antico.
Da parte del Dux e D’Annunzio, Orazio fu il poeta romano preferito a Virgilio per una ragione da spiegarti in privata sede perché, quella scelta nasconde un se un segreto storico inquietante. Le nuove destre italiane – che non sono italiane e nemmeno destre – sono gli stessi “sfascisti” disseminati in Europa che si spacceranno pubblicamente rivoluzionari. Il D’Annunzio a suo tempo si accorgerà troppo tardi dell’intrigo.

Da li, il Poeta si staccherà dal potere mistico del fascismo per un nuovo balzo poetico aereo. Le sue parole assumeranno – condite di morfina – una vena poetica che lo spingeranno a comporre opere di sublime bellezza arricchendo il vocabolario scarno degli italiani resi Balilla e Avanguardisti divenendo egli materia didattica sperando di acculturarli in meglio… ma invano.

Belli erano belli, arditi pure e ginnici. “Tutto corpo e niente spirito” , truffatori che bindolarono anche voi socialisti, ricordi? cavalcandovi prima e gettati da cavallo poi. Eppure anche Gabriele d’Annunzio fu un vessillo sotto bandiera italiana. Leggendolo bene non sarà più cosi ma avvinto ad un destino che lo vedrà esiliato per sempre al Vittoriale.

Oggi quel D’Annunzio non ha più senso perché la parola italiana da lui magistralmente ripulita si sta inquinando di lessico anglosassone a sgambetto e volgarismi sottoproletari scurrili.
L’analfabetismo funzionale” informatico sta diventando un affare di Stato (ciò è molto preoccupante), cittadini ridotti forzatamente agli arresti domiciliari per assorbire incoscienti, eccessive bordate immaginifiche dalla cinematografia americana commerciale diffusa da emittenti “private” nazionali già nate appositamente decadenti con ciarle scurrili da condottieri televisivi di un popolo allo sbando.
Il “Funzionario funzionale” è il prodotto telematico responsabile del decadimento totale, ma non solo del lessico italiano, ma anche per l’Arte stessa, la Cultura, il Parlamento, perché i Media sono diretti da scaltri decadenti che hanno promosso per anni questa loro sottocultura capitale sapendosi l’unico potere popolare dal quale ha avuto consenso.

L’ignoranza è un virus letale, se non lo si arresta dilaga.

Se il Sindaco di quel Comune indicato, caro compagno Nino, è arrivato alla sua funzione di stato letteralmente ignorante, peggio ancora se “analfabeta funzionale, acclamato, applaudito e votato, è normale che cestini nell’immondizia Gabriele D’Annunzio in quanto, tutto ciò è in linea con l’oscurantismo che si sta promuovendo e avanzando, e non solo, ma sperperare un patrimonio editoriale difficile da riorganizzare dopo la loro caduta, con quello scempio inquisitorio personale e di Giunta, fanno terra bruciata per la ripresa futura. Qui riconosco il tuo lamento finale come preoccupante.

Ascolta, e ricordati queste parole scardinanti di chi poeta oltrepassando i confini del reale scoprì all’origine delle parole e con stupore, un qualcosa di universale e pagano che va ben oltre la favella di chi la ode e ama:

Taci. Su le soglie
Del bosco non odo
Parole che dici
Umane; ma odo
Parole più nuove
Che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
Dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
Salmastre ed arse,
Piove su i pini
Scagliosi ed irti,
Piove su i mirti divini,
Su le ginestre fulgenti
Di fiori accolti,
Su i ginepri folti
Di coccole aulenti,
Piove su i nostri volti silvani,
Piove su le nostre mani ignude,
Su i nostri vestimenti leggieri,
Su i freschi pensieri
Che l’anima schiude novella,
Su la favola bella che ieri
T’illuse, che oggi m’illude,
O Ermione.
Odi? La pioggia cade…
(e prosegue)

Gabriele D’Annunzio

Prendi atto
Prendo atto
Viviamo d’illusioni e ciechi al reale che accade.

Buon Anno compagno Nino.
Buon 2021 più amaro.

Enea

Un mondo migliore: Le luci Led 1/2

La luce della notte era Blu.

Quando sono nato, l’illuminazione di casa con lampadine incandescenti era già una realtà, quindi le nuove generazioni che non hanno memoria storica acquisiscono il passato per narrazione.
La lampadina stava in mezzo alle stanze, sulle scale e per le strade; sui fanali delle auto e neon nelle industrie. Nella mia infanzia la lampadina viveva di luce propria fino a quando, comperata la prima bicicletta capii che era la dinamo a far funzionare le lampadine. La dinamo era il generatore. Prima di quella scoperta ero convinto che la luce stava dentro il cono della lampadina sede della pila, e l’interruttore dava il comando di apertura o chiusura come un rubinetto. Spenta, mi piaceva osservare al buio l’aureola incandescente dentro la lampadina, tungsteno rosso incandescente che si spegneva lentamente. In punta di piedi mi piaceva accendere e spegnere la luce girando l’interruttore.

Suora del Sacro Cuore di Gesù
(mio ordine materno)

Orfano ho avuto una educazione religiosa e quando nelle camerette o camerate si spegneva la luce, il crocefisso alla parete restava un po’ acceso fosforescente. Ci osservava. Dicevano le suore: “non fate peccati impuri perché il signore al buio vi vede”. Non capivo a cosa si riferissero quelle parole perché ancora troppo piccolo, ma la sua posizione sul muro a braccia aperte, il Cristo mi dava l’orientamento prima di dormire e, di notte, al risveglio improvviso, mi dava il punto cardinale nella camera buia. Poi divenne obbligatorio la “Luce della notte”, Blu, una sorta di lampadina diversa che emetteva una luce azzurra fastidiosa e macabra. Mi faceva paura e quindi mi nascondevo sotto il lenzuolo per non vederla perché mi generava incubi. Sudavo di paura sotto coperto fino a quando lo vidi. Era un ombra d’uomo adulto col cappello nero seduto ai piedi del mio letto che meditava. Mi spaventava tanto e quindi mi coprivo tutto per non vederlo. Più volte la suora mi scoprì di scatto spaventandomi a morte convinto fosse lui, invece era lei che voleva sapere se facessi atti impuri, Le spiegai invece le mie visioni, la paura, scoprendomi più volte sudato di paura perché non ci credeva, punendomi di giorno con estenuanti preghierine e fioretti.

Poi una notte sentii il suo urlo, uno strillo di terrore acutissimo, straziante e la fuga verso le colleghe del reparto femminile. La Superiora venne da me che tenevo strette ancora le lenzuola sopra la testa tutto coperto e, delicatamente chiamandomi piano, mi scopri il volto: avevo gli occhi rotondi rotondi tutto sudato anche in testa e le disii ” Se n’è andato?” Stavolta lo aveva visto anche lei, la Suora. Chiese di essere trasferita immediatamente, era terrorizzata, non voleva più stare in quell’orfanotrofio. Cosi avvenne. Io fui interrogato e poi benedetto. Non lo vidi mai più l’ombra di quell’uomo con il cappello nero, magro, seduto ai piedi del mio letto.

Altre ombre vidi col tempo alla luce delle candele in chiesa e nei corridoi che fuggivano sempre per non essere viste. Forse l’uomo nero era un mio genitore pensavo… non so, o forse ero io in delirio e quelle erano le mie proiezioni; ma non credo, perché la suora urlò quella notte mentre dormivo profondamente risvegliandomi di soprassalto assieme a tutti gli orfani ma senza scoprirmi per paura che l’uomo nero mi fissasse negli occhi punendomi per aver fatto la spia. Mai più visto. Argomento chiuso.
La luce della notte era blu, crebbi e cambiai collegi e riformatori. Quella luce la rividi da grande negli ospedali di notte. Non avevo paura, ero grande, potevo affrontarlo. Le ombre non sono solide, sono solo la proiezione di qualcosa di presente.

Raggiro elettrico

Molti anni dopo sposato, mi arrivò una bolletta della luce che mi lasciò di stucco. L’importo era surreale, superava 20 volte il mio consumo medio bimestrale. Feci il conto delle lampadine, gli elettrodomestici e il loro consumo in Watt, accorgendomi che qualcosa non quadrava. Scoprii durante la contestazione che quella bolletta era falsa e il beneficiario era una succursale dell’Ente ma risiedente a Napoli. La schivai per un soffio perché la mia compagna, impiegata, fu caparbia, volendo andare fino in fondo senza pagarla. Era una truffa.

lumino a olio

La prima volta senza.

Una sera parlammo di luce nella residenza estiva di campagna di sua madre e le chiesi se era disposta a passare un mese senza luce e gas per vedere se era ancora in grado di sopravvivere senza. La suocera disse che non era impossibile per lei, aveva passato tutta l’infanzia senza lampadine vivendo al lume della lanterna ad olio appesa sopra la tavola e in camera sul comodino. Accettò la sfida trovando la cosa divertente ringraziandomi tanto perché era per lei l’occasione per dare una sonora lezione alla figlia impiegata, super urbanizzata, intollerante alle narrazioni antiche della madre trovandola lagnosa. Solo 20 giorni e poi basta proposi. La moglie allegramente accettò


Pittore potevo tenere sotto controllo la luce solare dipingendo serenamente mettendo appunto le tecniche solari, imparando bene “la teoria delle ombre” vivendo anche senza orologio. Sbagliavo l’ora, se interrogato, di soli 5/10 minuti fino a raggiungere quasi la perfezione. Nei quadri l’ora era perfettamente allineata alle ombre degli oggetti rappresentati con l’ora indicata da una clessidra o meridiana presenti nel dipinto.

Dopo 15 giorni, mia moglie esplose una crisi isterica tremenda maledicendomi. Voleva indietro tutte le comodità moderne altrimenti avrebbe chiesto il divorzio. Mio malgrado accettai. La motivazione della rottura dell’incantesimo fu la lavatrice. 15 giorni estivi senza luce per me furono meditativi e illuminanti. Sua madre rideva a tavola divertita. Capii che quella lezione era per me. (Ah! le donne…)

Vinta la sfida contro il frigo cominciai con i piccoli elettrodomestici, rimembrando l’infanzia e il passato coniugale. Fu la volta della mia dichiarazione di guerra alla Luce industriale a favore delle lucerne e luci solari.

Grandi magazzini Castorama : reparto luce

Castorama: grandi magazzini,
reparto illuminazione. Cominciai a fare domande su come avere la luce incandescente in casa senza l’energia elettrica nazionale. Mi indicarono il Generatore a benzina trovandolo rumoroso e inquinante. Sospesi la ricerca. Gli anni passano e con essi il miglioramento energetico proposto dagli inglesi avanzava galoppante. Erano arrivate le micro luci al Led. La sfida mi stuzzicava assai, pensando: “Chissà se coi Led appare l’Uomo Nero?…”

Continuerà 2/2

Poesia Cosmica n. 70

Galassia 21

Troppo firmamento sconvolse l’ordine
infinite parole caddero nel vuoto
obbiettivi rimasti a metà scompaiono
femmine ansiose senza incontri ansimano.
Uomini si spengono seduti davanti al vuoto
per puntate televisive di chi non ha più parola,
e sentono del potere battere lento il cuore
fievole la speranza, forte la delusione
ed è preoccupazione, quasi orrore.

Chi ci governerà senza televisione?
Ai divani! Ai divani!
Vogliamo illusioni!