Picasso: Periodo Blu

Nel cielo dipinto di Blu… con tanto di stelle bianche.

L'Impero coloniale Spagnolo

Per capire il “periodo blu” di Picasso una premessa va fatta; nell’anno 1500 l’impero di Spagna era in Europa il più vasto impero territoriale. Contava centinaia di Colonie riunite sotto una sola Corona. La Spagna in quegli anni godeva di una abbondanza alimentare, politica espansionistica e potenza navale senza uguali. “Reina” dei mari, la sua flotta fu soprannominata l‘Invincibile Armada.
Il suo impero durò pochi secoli. I portoghesi prima e gli europei poi, si spinsero in massa verso le nuove terre da conquistare dando sfogo alle precarie condizioni alimentari da suddividere tra popolazioni affamate in grande esplosione demografica cristiana spaventosa, aggirandosi per l’Europa lo spettro della fame: “Diverrete più delle stelle” profetava il loro Dio, un suggerimento imperdonabile e insopportabile per le terre europee sfruttate, erose e denutrite per tante nascite divine.
Ma la Spagna cattolica se ne guardava bene di perdere un simile prestigio geopolitico. Gli Inglesi e i Francesi assestata una nuova flotta navale militare, partirono all’arrembaggio della Nuova Terra, conquistando da principio le zone fredde in alto, territori poco interessanti per gli spagnoli che preferivano il clima caldo e le praterie. Un impero troppo vasto da controllare, ma pian piano… pian piano…

Impero spagnolo - Wikipedia

I Cosmopoliti

A partire dal XIX secolo tutti i territori conquistati dai cattolici spagnoli furono soggetti a numerosi movimenti indipendentistici che portarono alla progressiva erosione dei domini territoriali nelle Americhe. Dal 1825 vengono perduti i principali possedimenti in Nord America, Centro America  e Sud America.

Impero spagnolo spagnolo Americano guerre di indipendenza Ispanica ...


Spagna ultimo atto.

Le ultime colonie spagnole in America: Cuba e Porto Rico, furono perse definitivamente nel 1898 con la “Guerra ispano-americana.” Con la perdita di Cuba e i relativi attacchi alle ultime colonie in Asia, Theodore Roosevelt 26esimo presidente degli Stati Uniti s’impossessò avidamente di tutto ciò che apparteneva alla Spagna, rotte marittime comprese, diventando la sua flotta navale US ARMY, la futura “Reina” dei mari con motori potenti e cannoni modernissimi di grande gittata.

La grande depressione in Spagna.

Con la perdita di Cuba e colonie asiatiche, la Spagna cadde in una depressione economica profonda. I Cosmopoliti ebrei con Theodore Roosevelt al comando erano candidati a diventare l’impero più grande del Mondo, a condizione che, si fossero impossessati anche dell’impero dello Zar e di tutte le Russie.
Theodore Roosevelt attaccherà la Russia nel 1905 utilizzando i giapponesi foraggiati con Armi moderne, Capitali e supporto logistico bellico elevato, sconfiggendo i giapponesi la Russia dello ZAR.

Le piccole guerre alle monarchie minori rimaste in vita avrebbero messo a segno e in breve tempo il programma mondiale del Congresso di Basilea portando la parola“fine” alla Storia” dei popoli.

Il mondo sarebbe diventato Uno, un unico Stato mondiale. Le infingarde “Nazioni Unite” sotto i talloni speronati con stelle bianche dell’esercito degli stati Uniti d’America avrebbero imposto il Nuovo Ordine Mondiale il secondo il capitolo della loro Bibbia. Ma le cose non andarono come progettate. La miseria in mano ai despota e ai tracotanti è un arma e scettro per assoggettare i popoli. Così fu ed è ancora, ma governarli è un altra cosa.

Periodo Blu

Pablo Picasso, periodo blu . Poveri in riva al mare. -si noti il ...

Il Padre di Picasso Josè Riuz Blasco anche lui figlio d’arte, pittore, decadendo l’imperò spagnolo fu trascinato in un inferno economico lontano dagli antichi splendori. Senza commesse di lavoro dovette adattarsi a funzionario scolastico di pittura arrotondando con qualche quadro al mese sperando nella magnanima fortuna. Il figlio “Pablo Reiuz”, seguendo il mestiere del padre s’ingegnò nell’arte. Pur bravo nelle rappresentazioni figurative classiche dovette meditare un qualcosa di diverso che la Spagna cattolica non avrebbe comunque accetto da lui dopo la sconfitta per mano dei Cosmopoliti americani, ed essendo Pablo Riuz di origine ebrea e con un cognome politicamente compromesso negli attentati alla casa Casa Reale, cambiò cognome assumendo quello meno noto della mamma ebrea Maria Picasso, cognome di origine italiano, di Recco, Genova, potendo così accedere a commesse la dove la famiglie ebraiche non potevano accedere, o la dove , gli ebrei avendo conquistato uno spazio di potere dentro ad una monarchia furiosa per le perdite subite in America, potevano cospirare alla corona, passandogli qualche commessa, ma tutto ciò non bastavano alla sua precaria sussistenza. Quindi, a causa dell’instabilità polico/commerciale della Spagna sconfitta, il nuovo Pablo Picasso si alleerà con i gruppi internazionalisti detti “Cubisti”, una antica Setta Segreta con sede in Barcellona, movimento in moto perenne per la distruzione totale del regno di Spagna. Ma tutto ciò non bastava.

Emigrato in Francia, arricchitosi, Picasso diventerà il leader dei ” cubisti” di Barcellona dirigendoli sotto mentite spoglie aderendo alla confraternita francese “Avanguardia d’Arte”, leader internazionale (giacobina) dei motti “rivoluzionari” europei fino ai nostri giorni.

DuemilaEventi di FiloRosso, ricorda quest’anno essere il 46° anniversario dalla morte di Pablo Picasso avvenuta il 08 Aprile del 1973. Aveva 91 anni ma non è morto per Corona Virus, tranquilli, spirò nel suo letto d’amore, ricco e pasciuto.

Milano 05/07/2020
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In evidenza

Picasso è nato morto.

Picasso precubista | barbarainwonderlart

Pochi conoscono questo aneddoto sulla vita di Pablo Picasso.
Il giorno che Pablo Picasso fu partorito dalla mamma Maria, la balia dispiaciuta lasciò sul tavolo il fagottino del bambino “nato morto” e se ne andò sconsolata e dispiaciuta. La madre disperava nella tragedia e fece chiamare subito lo zio medico di Pablo, Salvator Riuz Blasco, fratello del marito padre di Picasso: ( Josè Riuz Blasco),. Il medico era in casa pronto ad intervenire in caso di complicazioni da parto.
Arrivato al capezzale della puerpera, ella indicò in lacrime il fagottino sul tavolo col neonato al quale il dottor Salvator Riuz Blasco apprestò le prime cura del caso. Il piccolo non respirava.

Premessa:
Era usanza ai tempi per gli uomini europei più agiati fumare un buon sigaro cubano detto “el Puro” (il migliore per antonomasia) perché il tabacco era ritenuto a quei tempi un perfetto antibatterico odontoiatrico, sia fumarlo ( senza ingerire il fumo) che masticarlo sputando il succo estratto.
Il lezzo del sigaro è notorio, quindi il medico Salvator Riuz Blasco dopo essersi assicurato con la mano e con la guancia che non uscisse alcun spiro d’alito dalle narri del neonato, lanciò una boccata di fumo sul volto del bimbo per notare eventuali movimenti atmosferici dovuti ad eventuale respirazione impercettibile.

Foto: “Tabagista io? Tutta colpa di zio Salvatore.”

Il neonato sentito il lezzo insopportabile, starnutì liberando le vie respiratorie e pianse infastidito. Il bambino s’era risvegliato, animato, risorto, altrimenti buttato via vivo coi panni sporchi da parto. Questo aneddoto che Picasso solea raccontare durante le confidenze, ci da modo di carpire la tempera del suo carattere e la non curanza sui rischi di morte. Ciò fa capire molto sulla sua doppia personalità tra mimesi e realtà. Picasso si rivelerà nelle indagini essere uno sfacciato infingardo e gran bugiardo.


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Cubismo e Picasso

Enea sbarca a Chicago.

Da questo momento ha inizio un viaggio fotografico a Chicago.
Chi vuole ci segua.

Perché uso la particella pronominale “ci” segua ? Perché gli autori di questo viaggio siamo due: io (Enea Anchise) e Turk Meyers.

Turk Mayers è un gentile cittadino di Chicago conosciuto in Face Book durante la quarantena da Corona Virus. A causa degli arresti domiciliari di massa per impedire il diffondersi del virus malefico ebbi molto tempo a disposizione da spendere in Internet (web). Mentre ricercavo, costruivo e correggevo le mie pagine d’Arte qui in Word Press, nell’intervallo di tempo il mio occhio magico per l’indagine d’Arte volle attraverso Face Book cadere su Chicago. Visto che le mie indagini finivano sempre in quella città sconosciuta volli fare in giro ispettivo tra i siti per interrogare, sapere e scoprire.
“Qui non si parla di politica”. Questa frase è nella scheda di partecipazione alla pagina scoprendo che in America non si parla di politica per non finire nella rissa. Il dualismo politico (soluzione pericolosa) scatena le tifoserie, sport che riduce a punkabbestie i tifosi urlanti dagli spalti esprimendo tutta l’anima primitiva quali discendenti dei primate. Quindi meglio tacere perché l’americano è anche ignorante (voce del verbo ignorare) nel senso che non deve sapere. e tra gli insapienti di Chicago ho cercato l’arte e la storia della città come anche la ricerca su Picasso in una città sepolta viva da Corona Virus.

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Foto: Inaugurazione del monumento a Pablo Picasso 15/agosto/1967

La scultura, in Daley Plaza nel Chicago Loop , è di 50 piedi (15,2 m) di altezza e pesa 14 tonnellate. La scultura cubista di Picasso è stata la prima opera pubblica importante nel centro di Chicago.

Premetto che su Chicago, prima d’ora nulla sapevo se non qualche cenno storico assimilato dalla Storia dell’Arte in Italia. Una città abbandonata perché rea confessa di malavita e quindi priva per me d’interesse.

Dopo qualche pagina di lettura F.B. vidi tra le immagini storiche una scultura gigantesca di Pablo Picasso in una piazza della capitale. La cosa mi stuzzicò la voglia di capirne di più, scoprendo che: i cittadini di Chicago vollero issare in omaggio al grande artista scomparso (meno male), una sua papera ingigantita e posizionarla in bella vista in una piazza a lui dedicata dall’amministrazione di Chicago, capitale dell’Illinois State.
Chicago, 2.705. 994 abitanti, la terza metropoli più popolosa degli USA,

Covid a Chicago 2020.

Appena scattò l’allarme sanitario COVID-19 in America, più della metà delle pagine di Face Book entrarono in Black Out in quanto la maggior parte degli americani che ne fanno uso. utilizzano F.B. dal computer dell’ufficio dove lavorano. Restando a casa, il Corona li trovò sprovvisti di computer, di pass legate all’ ID, quindi privi di comunicazioni virtuali. Tutte le trasmissioni social diurne parevano sospese. Un silenzio informatico regna ancora adesso negli Usa.

Gironzolando a vuoto e senza risposte alle mie mille domande, scoprii con meraviglia Turk Meyers – un lavoratore volontario e a rischio – che si stava prodigato coraggiosamente a consegnare cibi caldi ai cittadini asserragliati in casa e che grazie al suo impegno sociale potevano nutrirsi. Turk Meyers restò meravigliato nel vedere la sua città vuota. Scattò le prime immagini al monumento di un noto senatore Repubblicano che presentava i fasci littori come decorazione. Avvicinatolo gli chiesi se poteva fotografare i particolari appassionandolo a scattare altre foto e metterle sulla pagina d’arte ove era iscritto. Dopo previ accordi, continuò a scattare fotografie dal suo Smart nei percorsi di consegna, restando spesso interdetto e affascinato nello scoprire un altra Chicago mai vista prima. Anche se non riceveva i dovuti “mi piace” lo spinsi a proseguire suggerendogli che quelle immagini negli anni avvenire sarebbero divenute uno straordinario documento fotografico /Book) per gli studenti di architettura, pittori, fotografi, sociologi ecc. futuri interessati della città. Seguirlo fu per me un gran bel giro turistico affascinante scoprendolo direttamente da casa mia i particolari di una citta addormentata. Avevo a disposizione un punto privilegiato di osservazione. Una simile occasione non si sarebbe presentata mai più, quindi tutti i giorni andai – e tutt’ora – a guardare cosa ha fotografato di nuovo Turk Mayer.

Sito: https://www.facebook.com/groups/207881226643638

Nel seguire la sua camera scopro Chicago essere una città americana vista senza filtri, una città reale, osservata con occhi umili di chi consegnando cibo resta attonito nel vedere la propria città la prima volta. Turk scopre angoli segreti, flora, fauna, ponti, parcheggi, monumenti, negozi chiusi ecc. e rari esseri umani silenziosamente mascherati in giro per garantire l’assistenza base alla città convalescente.

Fatto conoscenza virtuale, superata la diffidenza americana, era come se insieme a Turk si aggirassero “due fantasmi” nella grande città misteriosa che tanto ha fatto parlare di se nella pagine di politica nera negli anni del proibizionismo (1920 Gangster), come altri fatti di corruzione e sangue nella politica economica moderna. Una cosa ho capito: i cittadini di Chicago nulla sanno della propria città se non il servizio che danno come buoni cittadini per farla funzionare bene. Però c’è da dire anche che, questo difetto urbano è presente in tutte le Metropoli del mondo.

Ora, con Turck, ho coordinato le nostre operazioni dando vita a un programma per un prodotto congiunto,; Turk Mayers si è preso l’incarico di Foto/Reporter, ( lui scatta senza chiedersi nulla, scatta solo a piacere o curiosità per poi guardare a casa il risultato del giorno), io invece osservo le sue foto dall’Italia e se è il caso – perché l’immagine è illuminante, gli chiedo altri dettagli della medesima foto.

Mentre la parte Alta della città possiede geometrie impeccabili, grande ordine e pulizia, la parte Bassa (la più ampia) è molto disadorna a causa dell’economia ristretta cui sono sottoposti molti cittadini periferici. Ma ci sono anche quartieri bassi molto eleganti ed IN. La cosa che mi ha turbato e nel contempo meravigliato, è la presenza di fili elettrici aerei con impianti volanti improvvisati che hanno compiuto almeno 50 anni e senza mai interrarli, dove la corrente elettrica (110 volt) va da palazzo in palazzo creando una giungla di fili che sembrano liane della foresta. Da li nasce la seconda idea che avrà corso, dove i fili della luce saranno gli interpreti della raccolta fotografica “Ironica Concettuale” per dare modo a chi guarda di sentirsi cosmicamente sospesi tra realtà oggettuale e realtà metafisica.

Da ciò nasce questa idea già fattasi copertina:

Turk Mayer & Enea Anchise: copertina

Penso che questa, per me, sia la prima volta dove la copertina nasce prima dell’opera (in pdf ” seguirà la raccolta delle foto ritoccate (da me).

Face Book: Art In Around Chicago Pictures, è la piatta-forma dove Turk & Enea si sono incontrati e conosciuti. Essa ospita altri artisti amatoriali con i quali si è stabilito un rapporto debole, fievole, ma si sa, gli americani sono diffidenti perché la prudenza in America non è mai abbastanza. Da loro, le trappole e le violenze sono sempre in agguato, ma si sa, siamo a Chicago.

Enea Anchise

FiloRossoArt


Arte: La perfezione (1/2)

Ecco!

La “Perfezione”. Fu chiamata in causa dalle Avanguardie per essere distrutta in quanto, la perfezione è lo stato di qualità di ciò che è eccellente, altero, esente da difetti, sovrana, non suscettibile di miglioramenti. Eccellente è un prodotto portato a termine dalla completezza (cura dei dettagli)

La Perfezione essendo un voce irraggiungibile al rachitismo, le Avanguardie pensarono di manifestare tutto il loro disprezzo e dissenso verso ciò che sarebbe stato un impedimento frustrante durante la creazione di cose nuove e diverse nel proseguire sulla strada dell’Arte. Tutto ciò in vista di un nuovo mondo tecnologico da inventare e nuovi committenti da soddisfare.

Il mondo industriale chiedeva una interruzione drastica , uno stop assoluto col passato, per riflettere sulla creazione del nuovo avvenire dove la Tecnica e la Tecnologia volevano inscrivere le loro idee nuove su di un foglio bianco, immacolato, capace di dare vita ad un altro Mondo; il Laico o se meglio gradite l’Ateo, in quanto essendo creatori , potevano sostituire il vecchio Creare immutato della Natura divina.
Li avvenne la frattura dei due sistemi creativi; il Biologico e l’Artificiale. L’Arte fu chiamata in causa a sostegno del secondo Mondo dissociandosi dalla Teologia del Divino Creatore di ogni cosa. L’uomo, nutritosi del frutto delle scienze diventa Creatore con artificio.

L’Avanguardie è l’imperfetto.

Con la rivoluzione industriale s’innesca una trasformazione sociale epocale. I centri direzionali cosmopoliti avevano già elaborato i prossimi cinquanta anni post/bellici e tutti in salita.

Lo sviluppo sarebbe stato affiancato da un universo di materiali inesauribili: Acciai, potassa, rame, alluminio, petrolio, cotone, carbonio. utensili al vidiam, punte temperate e gomma; legna stagionata , ceramiche, cromo, zinco, laterizi vari, chimica , farmaci ecc. elementi naturali e no per asservire il mondo magico dell’industria animato da una corrente elettrica a 380 volt, erogata da grandi generatori e corpi illuminati, linee elettriche di rame interminabili.

cntrale elettrica

Il rame divenne un elemento strategico come lo fu per gli egiziani antichi nel fondare il loro impero prima della scoperta del bruno ferro. Quindi Oro ferro e rame era sinonimo di modernismo. Con la forza motrice (elettrica) era possibile entrare prepotentemente nell’Era del gigantismo produttivo con macchinari sempre più enormi dall’aspetto spaventoso. Sculture semoventi
Nella Cosmologia astrale, sul disco della propria galassia (vedi Via Lattea), il pianeta Terra si trovava precisamente al punto opposto delle Ere dei dinosauri. Si poteva iniziare a costruire per riflesso le grandi opere. La stella Polare si trovava perfettamente all’opposto della grande stella Vega. (ex magnete polare primordiale)
I centri universitari filosofici e sociologici in Germania, nelle loro analisi scoprirono esserci due coefficienti fastidiosi da rimuovere per il buon esito delle operazioni rivoluzionarie, elementi che avrebbero impedito o rallentato lo slancio progressivo industriale magico. I due elementi fortemente impedenti erano: Le Masse sindacalmente organizzate e le antiche Case Reali.

I Re e gli Imperatori e la Corte di vassalli avevano finito il loro compito di Storia, si prospettava per loro un tramonto tragico rosso come il sangue. Per gli agguerriti industriali emergenti, quelle dinastie andavano rimosse al più presto, sia politicamente o con la forza bruta (guerra), e con loro, i sudditi non più gestibili come popoli ma come futuri contribuenti, specie quelli fuori controllo demografico.
Tutto andava amministrato diversamente. e nessun altro esempio o sperimento sociale dava soluzioni imminenti se non il modello industriale capitalista angloamericano già collaudato.
Gli imprenditori, fornitori delle monarchie, compresero l’esigenza di far nascere al più presto nuovi soggetti industriali, altrimenti travolti da una valanga estera modernissima. Ma le monarchie non seppero adeguarsi velocemente come lo furono gli stati borghesi uniti, restando diffidenti e frastagliati tra loro. Subirono per ciò: guerre di confine, rivoluzioni borghesi interne e proletarie, distruzione, fame e sonore sconfitte.

fabbrica di cannoni

La quantità di merce prodotta nel mondo industriale stava rivoluzionando i modelli di vita in cammino verso un benessere futuro e di massa. Nulla faceva presagire diversamente, proprio nulla.
Per i cosmopoliti, il futuro sarebbe stato governato da un unica direzione d’impresa monetaria a modello capitalista, sovrana in tutti i Mercati.

riserva aurifera

Sul finire del secolo ottocento, le primitive banche indipendenti e sparpagliate sul territorio americano rastrellatici delle pepite minerarie per farne gioielli , durante la guerra civile di fine ottocento cominciarono a formarsi in loro l’idea di adunarsi tutte sotto un unico monopolio pilota: La Banca Centrale d’America e farne lingotti.

Con la guerra civile americana (Guerra del Cotone) l’America convogliò i propri coloni al progetto di una Unione di Stati autonomi riuniti sotto una sola bandiera nazionale con l’unico Governo Centrale. La fine della guerra civile adunò gli stati perdenti nel progetto U.S.A. e le loro industrie si dovettero adunare nelle Lobby esistenti nordamericane perche già internazionali. Le Banche progressiste resero possibile la nascita di quell’impero democratico coprendone tutti i reati e le spese.

Chicago capitale economica

Alla fine dell’ottocento con le buone o con le cattive gli Stai Uniti d’America erano pronti ad esportare il proprio modello di successo in tutto il mondo. Nell’Olimpo delle Nazioni era nata una nuova potenza divina: gli USA, divinità che detterà i suoi ordini a tutte le agende e cancellerie mondiali per tutto il XX° secolo restando perennemente in Guerra. L’industria lo permetteva.

Correva l’anno 1897. L’analogia del Primo Congresso Sionista coincise con la scoperte di una stele in Siria che confermava un alluvione avvenuto del tutto simile a quello di Noè. Per la casa d’Israele la stele fu un segnale divino come le tavole di pietra di Mosè (a Stele). La Stele siriana non si sa bene per quale motivo associabile, divenne un forte segnale di fede monoteista che il Messia sarebbe venuto a governare tutti i popoli del mondo entro e non oltre l’anno 2.000. A Basilea dal 29 al 31 Agosto del 1897 il Congresso in oggetto adunava tutte le famiglie e tribù ebraiche per un giuramento collettivo di conquista del Mondo preparando il Regno al loro Dio Unico nella prassi consolidata storicamente come Nuovo Ordine Mondiale (NOM) riscontrabile come portatore di disordini e guerre come testimonia la lunga storia travagliata d’Europa e d’America.

Il Duemila è l’anno dell’arrivo del Signore. Tutti i Re della Terra deporranno


Per chiunque studi la Storia o da qualsiasi angolo possibile ponga il suo punto di vista nell’osservarla, deve tenere sempre presente questo passaggio importantissimo in quanto gli permette di aprire (senza scardinare) tutti i sigilli che racchiudono i segreti storici d’Occidente.
La grande comunità dei senza patria, per secoli hanno governato nel bene o nel male in tutti i paesi in cui furono ospiti vivendo e dirigendo la storia d’Europa da invisibili dal regno delle ombre (anonimato)
L’ebraismo è un prodotto umano disciplinate e costruttore di ottimi Leader spregiudicati, compito non facile al quale si sono messi alla prova. Le prove di ciò che si sostiene sono nella Storia dell’Arte perché generatrice del creato Artificiale. L’ansia da prestazione per chi vuole dirigere il mondo da un solo punto di vista sta nella ostinata “Perfezione”.


Picasso: Guernica è Arte?

Per chi sì appresta la prima volta a visitare il famoso quadro Guernica di Pablo Picasso resta un poco basito sulla dimensione, la tecnica d’esecuzione  e narrazione. La prima domanda che si pone lo spettatore è la seguente: “Questa opera è Arte o un disegno a fumetti gigante? “

Siamo nel 1939 a un passo dalla seconda guerra mondiale con l’ordine internazionale cosmopolita di reprimere con la forza ogni forma di ribellione al capitalismo quale modello sociale unico ed universale, reprimendo con la forza estrema ogni forma di rivoluzione sociale che permetta l’espansione del comunismo sovietico o l’anticapitalismo in Europa.

Ricostruzione storica?
Guernica, la cittadella disobbediente, fu bombardata ripetutamente tre volte in un giorno durante il mercato del bestiame per distruggere i rifornimenti alimentari ai democratici spagnoli in rivolta contro il Colpo di Stato dei Militari contrari alla democrazia. La scena del quadro si svolge nelle cantine usate come precari rifugi antiaerei e distrutte con bombe incendiarie ad opera di fascisti italiani e nazisti tedeschi in aiuto alle camicie nere spagnole. Il Nero è il colore di queste organizzazioni militari criminali che sperimentavano l’esportazione della guerra tradizionale di trincea con la nuova da espandere anche alle metropoliti. L’esperimento di Guernica spingerà l’architettura a progettare nuovi e immediati rifugi antiaerei robusti e in tutti i quartieri d’Europa. Il Sacrilegio era stato commesso. Le civiltà mondiali furono allertate perché minacciate.

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Che la parola Arte sia stata inflazionata non è un opinione e nemmeno una novità. E’ sufficiente che appaia un’immagine colorata su di un quaderno o rivista commerciale, come un “graffito” sul muro o immagine su di un monitor, che subito la parola Arte si intrufola con tutta la presunzione che il caso impone a priori dell’essere una “Opera d’Arte” chiedendone immediato rispetto e il dovuto valore.

Lo specchio Magico.
Che l’Arte sia sempre stata una sorta di specchio magico che riflette sulla propria  superficie un aldilà immaginario oltre la realtà apparente, ogni autore dell’immaginario proprio tende a quella pretesa. Che la Critica sia l’ultima spartiacque capace di risvegliare dall’incantesimo lo spettatore attonito, è pari al diritto di uno storico che abbia la pretesa di dire la verità senza nulla sapere sulle intenzioni macchinose che hanno dato origine agli eventi bellici o rivoluzionari sconvolgenti. Alcuni casi bellici si presentano semplici epigrammi, scaramucce, altri invece sono veri e propri teoremi rompicapo in quanto occultano le prove evidenti. Tutto ciò che conosciamo sulla nostra storia è relativo al nostro sapere formale, se indagata invece….

Storia senza ragione.
La presunzione modernista non vuole sentire critiche contro il suo operato nell’interpretare le parole storiche deformate a fini speculativi, per ciò, tale presunzione di fatto genera una sorta di mala-educazione linguistica o distanziale dovuta alla perdita del senso della ragione nella parola stessa e  il suo significato ancestrale. Il disegno, l’illustrazione, la grafica, fatte entrare prepotentemente nel tempio dell’Arte si sono accomodate spesse volte non sui banchi di orazione o sui muri illustrati, ma direttamente sugli altari divenendo gli artisti stessi la divinità a riferimento guida.

Illustrazione e Arte.
Il confine tra Illustrazione e Arte e fievole, quasi impalpabile se non si conosce l’argomento, e la Storia dell’Arte fu la prima responsabile nel aver dissociato la sacralità dall’opera iconoclasta per contemplarla a motivo di studi ispettivi e sua storicizzazione. Chiamare certe narrazioni artistiche Arte  definendole piuttosto opere “figurative” o “raffigurative” o “rappresentative” di un mistero, la storia accademica  commise un grave errore metafisico imperdonabile scinderle a priori dalla loro funzione.
Da quel momento in poi, scissa  dalla realtà oggettiva tra spettatore  e mistero metafisico rappresentato, il mistero steso si spegne divenendo sempre più fievole, invisibile, fino a scomparire. A quel punto l’Arte maiuscola diventa atea o quadro, lasciando spazio sulle  nuove tele per la  raffigurazioni del nuovo stile e dare più importanza alla ideologia da difendere piuttosto che al mistero nascosto nell’evento accaduto raffigurato.

“Simile non uguale”

Il “simile non uguale” produce un faxsimile  e cioè, ciò che i pittori da cavalletto hanno prodotto per quasi due secoli: Decorazioni.
Dopo che le Avanguardie di fine ottocento hanno cominciato allontanarsi dal vero aprendo la strada agli artisti del primo novecento adunati in Sette Segrete, decretarono “critica mente” che una  immagine qualsiasi,  essendo una “manifesta/azione” della creatività umana, anche se brutta, ciò è inevitabilmente un Opera d’Arte. a Questo punto ogni cosa che esce dalle loro mani viene santificata come Arte,

Capolavoro:
Così come ci  è stato insegnato nelle Accademie, il Capolavoro  era  l’espressione massima e verticista di un mestiere altamente raffinato e professionale che ha saputo offrire prodotti  al limite della perfezione estetica, appunto: “Simile ma non Uguale”. Da qui nasceva la scuola di pensiero che sapesse produrre artisti dalle opere Ideali, mete Ideali, fini Ideali. Ciò spinse  le nuove forze Critiche concettuali a sostenere che: ” E’ l’Idea che fa l’Arte non l’artista”. da qui il dogma moderno: “Arte è Idea.”
Su queste disquisizioni si sono mossi eserciti di Critici che hanno riempito scaffali di Cataloghi d’Arte e di Filosofia Critica che hanno prodotto una ampia collezione di concetti autostradali con barriere controllate in entrata e in uscita, prerogativa per soli addetti o eletti. (Monopolio del Mercato d’Asta e Collezionismo).

Ritorno al figurativo.
Che le Avanguardie sul calare delle esperienze patriottiche cosmopolite di appropriazione indebita delle russie e la  preparazione bellica negli anni a seguire il 1917 (o abbiano inscenato altre nuove guerre), abbandonato in parte la conflittualità politica contro l’arte figurativa in favore all’astrattismo muto e inespressivo, capita anche la trappola cosmopolita in  cui tutti gli artisti erano finiti dentro, il bisogno del ritorno , della riscoperta graduale della figura umana (vedi i surrealisti pittori e dadaisti illustratori), ciò fu riacquistare credibilità nella comunicazione diretta per tornare in tal modo di parlare alle masse, fu uno scatto doveroso quel tornare indietro verso la figura umana mentre gli oltranzisti dadaisti e futuristi estremisti continuavano imperterriti le loro scaramucce espressive in bianco nero e grigio.

Arte e ipnosi.
Non c’è da meravigliarsi se davanti ai disastrosi anni prebellici  organizzati e diretti da autorità senza testa negli anni ’20 si siano dimostratisi poi dei macellai scellerati ideologici e colonialisti in divisa nera o grigioverde militare, artisti da caserma per tragedie umane belliche dall’esito devastante. L’Arte venne spazzata via dalla nuova Arte più ipnotica della pittura e  della illustrazione: La RADIO e il Cinema. .

Per la Radio  è imminente la propria brutalità risolutiva, come la caduta rovinosa della pittura e del pensiero intellettuale divenuti inutile macerie ai processi istruttivi degli storici radiofonici, i quali, nascosero e negarono il futuro promesso dai  senz’anima, che portò molti dei loro adepti arruolarsi per  sconvolgersi in lutti subiti. Riscopriranno dopo la guerra nel figurativo il bisogno poetico  di rivolgersi con immagini di eroi e condottieri stampati su immaginette, a chi devastato potesse riprendere fiducia nel l’uomo e non nelle geometrie, tenendo nei taschini interni e portafogli le immagini iconoclaste di santini, genitori e futuri amori.

Riscopriranno gli artisti delusi le vecchie linee guida abbandonate o negate durante i grandi  moti,  onda d’urto generata dallo “Specchio infranto”  cubista. Quel ritorno, per molti artisti voleva dire riscoprire del mondo primitivo gli idoli antichi (scultura), o i mondi silenziosi che stavano oltre la cornice argentata o dorata, dove il quadro riflette una realtà umana portatrice di eros e sentimenti disconosciuti alla psicanalisi logica moderna e geometrica. La Critica li condannerà e li esiliò perché al futuro, come dice Orfeo non si deve voltare le spalle per rivedere l’inferno che abbiamo lasciato indietro.

guernica aerea
Foto: vista aerea di Guernica bombardata.  

Guernica non è un opera cubista perché Guernica essendo una cittadella Basca non è mai stata cubista come Barcellona, neanche come architettura, anzi, subendola molto spesso. Bisogna fare molta attenzione col passato storico di Picasso perché spesse volte è ingannevole come lui stesso.

Questa opera pittorica, per cominciare a capirne il senso, va considerata come gran bozzetto o “cartone” per la realizzazione di un quadro in stile surrealista. E’ opera  apparentemente sobria e  incompleta come se gli abbisognasse ancora di essere colorata per diventare un vero quadro,  ma che quadro è già, finito pur  presentandosi incompleto. Guernica è una grande illustrazione per stampe in bianco e nero a tiratura economica e divulgativa. La macchina pubblicitaria cosmopolita di sinistra divulgherà il quadro nel mondo con la notizia dell’eccidio di strage, olocausto risolutore di un azione bellica, negando lo stesso Picasso con quel quadro le sue responsabilità dirette. L’opera divulgata farà tremare le sinistre europee perché  una notizia simile, con quella illustrazione allegata, serviva ad incoraggiare le destre europee ad andare oltre.

L’opera  profetizza l’evento stragista alla compagine marxista spagnola, in trappola, incastrata, come dire : “Questa volta non si scherza, questa è la tua fine” perché in guerra i colori svaniscono tutto resta in bianco nero e grigio e marrone cupo . Per chi era ebreo oppositore al capitalismo,  quel quadro senza colori,  dalle teste rasate fu una dichiarazione di olocausto imminente: fu Nazi reato (opera di purificazione biblica ) che da il diritto di uccidere la carne impura dopo essersi rasati completamente testa e viso)… e così  sarà.

I non colori.
I colori fondamentali del quadro sono: Nero, Bianco, Grigio e poca Ocra. Questi non colori, non nascono in Guernica  per una esigenza estetica dell’artista (che la stampa editoriale allora esigeva) ma per l’artista Picasso ciò  fu per motivi religiosi. La cosa può sembrare strana, tendenziosa, maldicente visto che su Picasso non si hanno notizie in merito sulle sue scelte religiose. Vediamolo.

Innanzitutto è difficile trovare nella sua vastissima collezione (120.000 opere) un osanna all’erotismo sexy tipico dei pittori per generare incanti nell’ipnosi, lui no. Le sue nudità, come si dimostrano essere  Les Damoiseles d’Avignon, 1907, non sono erotiche, anzi, pietose, orribili, sia per le pose che per la grossolanità anti estetica dei corpi. L’arte di Picasso, spogliandola a dovere, risulta essere profondamente casta.
La castità sessuale denota l’appartenenza ad una corrente religiosa monoteista profondamente etica.  Già questa osservazione  dovrebbe mettere in allarme i galleristi e critici d’Arte. Picasso non è ateo, anzi, pur possedendo una forte tempera sessuale l’artista è profondamente religioso, monogamo e di rispettosa fede coniugale. L’avere avuto diverse compagne dopo il primo matrimonio denota la sua condotta morale essere retta nello sposare poi le proprie nuove compagne. L’ombra sospetta sui suicidi delle mogli avute, apre un argomento scottante ma che esula dall’Arte, come i figli legittimi mai abbandonati  al loro destino o diseredati a cagione delle loro madri.  I suoi divorzi sono sempre stati consenzienti o finiti in modo tragico, quindi risolutivi.
Tornando ai tre colori base in Guernica, Picasso lo si  evidenzia rigorosamente religioso proprio per la scelta dei tre colori  di base, e, per meglio capire questo concetto, prendiamo da un passo tratto  dall’Autobiografia di una nota Modella francese del tempo, modella  per fotografi e pittori Kiki di  Montparnasse quando parla di Man Ray pittore dice:

Man Ray non ha mai smesso di dipingere pur dedicandosi alla fotografia. Anche i suoi quadri sono straordinari. Come nelle sue foto,  usa tre colori soltanto, il nero, il bianco e il grigio. Quello che fa disperare Man Ray è che io abbia gusti da negra.Vado matta per i colori sgargianti. Tuttavia a lui i negri piacciono. 

da: “MEMORIA DI UNA MODELLA” di  Kiki di Montarnasse (pref. di Ernest Hemingway)  ed: Castelvecchi

Cosa hanno in comune Pablo Picasso e Man Ray da usare gli stessi colori? Una cosa limpida e una nascosta: la limpida  è che Picasso sceglie la prima moglie ebrea, mentre Man Ray  è americano di origine russa sceglie Kiki l’ebrea (come anche altri nell’Avanguardia francese), ma la cosa che li rende comuni tra loro nelle abitudini coloristiche è che sono ambedue monoteisti e di fede ebraica. Quando le stranezze sono affini, denota che: Man Ray fotografo, di nudità femminili abbonda, spingendosi oltre,  quasi al limite della pornografia, mentre come pittore non dipinge mai esseri con l’anima dichiarandosi astrattista parando dietro  la monocromia la sua fede religiosa come Picasso. 
Domanda: Come mai questa differenza tra fotografia e pittura dove la prima è un arte permissiva nel nudo e l’altra si rivela casta?

Casto e no.
Il meccanismo sta nel principio della “Creazione”.
La Pittura “crea”, la Fotografia “riproduce”, quindi quando Man Ray ebreo pittore crea si attiene scrupolosamente alle regole religiose della castità della sua tribù d’appartenenza, quando invece è fotografo, ogni sua modella risponde personalmente e secondo coscienza della propria nudità. Il Fotografo è un acuto maneggiatore della Luce in quando progettista di “scena composta”.
Ecco perché nel mondo ebraico la forbice dalla Castità  e Prostituzione (sacro e profano) si spalancano  ampiamente, perché tra il sesso maschile e il sesso femminile nel loro mondo avviene una separazione concettuale profonda, due mondi completamente diversi dove: l’uomo è Sacro e la Donna è profana, quindi il corpo della donna ebrea non dissacra la religione se scomposta mentre l’uomo è direttamente responsabile delle proprie azioni ed intenzioni. Se Man Ray sceglie per se una compagna di fede ma di facili costumi che  le inscena forti rimproveri di gelosia in pubblico sulla smodatezza erotica di Kiki, in privato, l’ama nella  perversione più spinta fino al sadomaso venerando il Marchese de Sade suo Gran Maestro ed ispiratore.

Picasso ebreo invece, pur pittore e anche lui fotografo, esige per se donne pubblicamente caste, donne da tenere segregate nella fede ma, di forte appetito sessuale, arte  da non lasciare trapelare pubblicamente, non rispondendo mai sul vociare a suo carico. Sulle allusioni giornalistiche e maldicenze, Picasso non le confermerà e smentirà mai perché  ciò accresce la vanità sessuale senza peccare di tradimento, ma solo dopo  separazione dichiarata.  

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Il titolo Guernica.
Osservando il quadro Guernica di Pablo Picasso il titolo  è solo pretestuale in quanto non c’è nessun simbolo inconfutabile che confermi o ricordi minimamente la città martire spagnola bombardata. Le scene, i personaggi,  si presentano come sequele di disegni ritagliati e incollati dando vita a un collage o coupage in linea allo stile cubista, dadaista e surrealista, correnti attigue. Interessante è anche la fase preparatoria di  fogli di giornali, dipinti a ornamento e riempiendoli sembrano forme ritagliate anch’esse, tipica  tecnica sulla preparazione di quinte teatrali o muri privati di casa con fodere economiche per la  sovrapposta tappezzeria o grandi manifesti come i trompe-l’œil scenografie che permettono di ripulire facilmente le superfici decorate al cambio scena da riutilizzare più volte gli stessi fondali,  tecnica utilizzata anche per la creazione  pupazzi animati in cartapesta  di carri carnevaleschi o carri allegorici. Guernica si manifesta carro allegorico. 

Tecnica.
Vero è anche che la tecnica di sovrapporre più immagini disgrafiche tra loro con la dissolvenza delle prospettive multiple ed aeree, sono di pertinenza picassiane in quanto è stato il primo ad utilizzarle , ma indagando a fondo,quell’invenzione pittorica scopriamo che, lo stile multi prospettico a dissolvenza nello spazio, essere appartenenti  ad un  genio poetico  del Male, il Poeta ebreo “Isidore Luciern Ducasse” conte di Loutreamont, ispiratore e guida di tutte le Avanguardie ebraiche francesi della prima metà del Novecento. (fonte bibbia per i pittori , intellettuali adepti di allora). Anche Loutreamont ispiratore, come i nostri due artisti allievi in causa,  predilige nelle sue composizioni i tre colori del male: Nero Bianco e Grigio 

Cubismo o Tromp-oil?
Il trompe-l’œil dal francese “inganna l’occhio”, (inganna lo spettatore) induce all’osservatore l’illusione di vedere oggetti reali  dipinti a parete. Il trompe-l’œil consiste  nel dipingere un soggetto in modo sufficientemente realistico da far apparire alla vista e in parete, l’esistenza di ciò che non c’è o far scomparire ciò che non si vuole che si veda (porte armadi finestre ecc). 

Il “Cubismo” invece si rivelerà essere una organizzazione eversiva  Cosmopolita con sede in Barcellona, (cubismo a motivo urbano), organizzazione massonica precedente la nascita di Pablo Picasso tra le cui fila cospiravano per la caduta del Re di Spagna anche tutte le famiglie “Riuz” di cui Picasso faceva parte per discendenza paterna ( Don José Ruiz y Blasco suo padre) e tra i parenti, che negherà appartenere, risultava esserci un omonimo Riuz, adulator politico insurrezionale fatto imprigionare e fucilato dai sovrani per  presunti  collegamenti con l’attentatore mancato alla vita del Re di Spagna durante la cerimonia nuziale.
Tale attentato avvenuto del 1906, mirava all’eliminazione fisica della casa reale di Spagna con un Colpo di Stato  finale a seguire mai avvenuto. L’occasione del Colpo di Stato si ripresenterà un  decennio dopo per mano di  Emilio Mola, e portato a termine dal crudele Generalissimo  Francisco Paulino Hermenegildo Teódulo Franco y Bahamonde (Dux: il Caudillo ) decorato in campo.

L’attentato fu simile a quello di Sarajevo. L’attentato al Re di Spagna serviva per punire tutti i cugini congiunti alla casa reale di Russia dello Zar Nicola II° . Il  31 maggio 1906 Re Alfonso XIII° sposò la principessa Vittoria Eugenia di Battenberg (1887-1969), nipote di Edoardo VII del Regno Unito: Altezza Serenissima per nascita; ella fu creata Altezza Reale un mese prima delle nozze affinché queste fossero tra eguali. Quando i due sposi di rientro dalla cerimonia nuziale sfuggirono all’attentato da parte dell’anarchico bombarolo Mateu Morral, adepto dell’organizzazione eversiva “Mano Nera”,  si scatena la rappresaglia contro le fazioni anti monarche.

La sindrome di Cuba
Il disegno di Guernica è tipicamente picassiano: è una ripetizione estetica drammatica quale sintesi di una esperienza che ha le sue origini nell’opera Les Damoiseles d’Avignon del 1907 durante la guerra africana per la spartizione tra Francia e Spagna del Marocco. Per la Spagna, la trascorsa  sindrome di Cuba fu una ferita non ancora marginata. Uno spettro si aggirava all’interno dello Stato spagnolo per far decadere la Spagna sovrana anche al suo interno, mutando completamente l’assetto geopolitico spagnolo da stato sovrano a nullità, stato completamente cancellato dalla Storia per 50 anni ancora fino alla morte del dittatore Franco.

La Spagna che abbiamo conosciuto sotto il tallone crudele di Francisco Franco non era già più la Spagna classica, ma un altra cosa, un altra entità sottomessa e schiavizzata e culturalmente lobotomizzata alla quale hanno annullato tutta la sua straordinaria memoria storica imperiale. 

Pablo Picasso
Fu un personaggio politico e militare che seppe nascondere bene la propria identità. E che dire sui due aerei da guerra donati al Re di Spagna per fermare le rivolte democratiche? Erano presenti anche loro allo scempio di Guernica?
Link alla scoperta degli aerei da guerra di Picasso: https://filorosso.art.blog/2019/01/28/laviazione-di-picasso/

Guernica fu un manifesto minatorio contro chiunque si fosse opposto all’asse:  Roma- Tokio -Berlino.
Il resto è storia, ma che sotto sotto …tra i tre dell’Asse c’è altro da sapere. FiloRossoArt sta indagando in merito riservandovi grosse sorprese…

Chi ha fondato e diretto i Fasci, i Nazi e i Jap e perché  hanno poi disobbedito alle loro autorità Cosmopolite?

La Storia dell’Arte ci rivelerà tutto questo ed altro ancora…


Cubismo
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Arte: Lobby del Cotone (2/2)

Cotonificio Filo Rosso 
la Rivoluzione comincia qui

Furono le donne del Cotonificio Krasnaja Nit (Filo Rosso)  vecchia filatura di cotone in  San Pietrogrado nel quartiere Vyborg ad avviare lo sciopero che darà origine alla lunga processione rivoluzionaria comunista russa.

filo rosso inizio rivoltafoto: reparto filanda Filo Rosso dove ha avuto inizio la Rivoluzione Comunista in Russia

Perché a San Pietrogrado?

Questa città ha una storia affascinante misteriosa e variegata.
Nasce come San Pietroburgo, diviene San Pietrogrado per ordine dello Zara Nicola II°,  poi Leningrado alla morte di Lenin, per poi tornare San Pietroburgo  dopo caduta dell’URSS.

Si narra:

Le tessitrici della tuttora esistente Krasnaja Nit’ (Filo Rosso) situata nel rione di Vyborg, decidono in autonomia di scioperare chiedendo aumenti salariali e maggiori razioni alimentari: pane e aringhe!  Staccano il lavoro ed escono fuori, vanno in corteo alle officine metallurgiche Putilov e si trascinano a dietro gli operai sul Sampsonievskij prospèkt verso il ponte Litejnyj che unisce Vyborg e il centro cittadino scavalcando la Nevà (…)

fabbrica filorosso

La Russia in piena guerra  1914-18 era affamata per il prolungarsi inaspettato della guerra.  Ciò varrà anche per la Germania e gli Asburgo. La “Sindrome Cubana”, tecnica di accerchiamento americana,  garantì il suo storico successo. Il popolo preventivamente affamato, si ribella alle sue autorità innescando, anarchia scomposta, disordine sociale, rivolta insurrezionale  e saccheggio indiscriminato diminuendo le scorte alimentari aumentandone penuria e rabbia.
Le operaie di Filo Rosso chiedevano un aumento salariale negato dalla  proprietà, quindi, in stato di sciopero, si diressero verso il palazzo governativo per chiedere ciò che il Governo non amministrava direttamente in quanto merce privata: e non poteva battere moneta dal 1905 quando la Russia perse la guerra lasciando a Francia e Germania l’incarico di Zecca monetaria. Il Rublo era stampato da Banche straniere come oggi in Italia l’Euro. Chi erano i proprietari della fabbrica tessile Filo Rosso? Analizzando la loro storia politica ci troveremo davanti ad una sorpresa sbalorditiva.

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Prima di svelare l’arcano politico segreto della rivoluzione d’Ottobre, dobbiamo comprendere la rivoluzione tenuta nascosta avvenuta nel febbraio 1917 dell’industria Filo Rosso. Per fare ciò dobbiamo passare attraverso le maglie precedenti della Storia.

Cenni storici generali:

Abbiamo visto come nella seconda metà dell’ottocento e primi del novecento le Lobby del Cotone essere quasi tutte di  proprietà esclusive di famiglie ebraiche, e queste si stavano coalizzando come unico Monopolio mondiale (Cartello).
Con un salto storico notiamo come già la guerra Civile Americana di fine ottocento nascondesse nel suo cono scuro per tanta ferocia unionista, il Cotone quale
ragione primaria di quella guerra. Il Sud, più esposto ad un sole caldo produceva molto più cotone del nord mettendo in difficoltà i mercati nordisti. Le vere motivazioni che scatenarono la guerra civile americana, a parte le false ingiurie giornalistiche per preparare l’opinione pubblica all’evento straordinario, era che il Sud rispetto al Nord godeva, nella produzione di cotone, una manodopera quasi gratuita, mentre il nord , pur pagando pochi dollari i suoi lavoratori, aveva dei costi fissi di produzione e quindi, il Sud ostruiva il mercato del Nord vendendo il cotone a buon prezzo. Concorrenziale  sul mercato internazionale vanificherà  le esportazioni dei nordisti . Perse le staffe diplomatiche, tra i due scoppia la sanguinosa Guerra Civile. Il resto è storia.

aspetti-curiosi-guerra-civile Gli Unionisti (Nord)  avendo un esercito più piccolo finirono quasi per soccombere. Fu grazie all’intuizione politica di Abramo Lincoln di promettere ai lavoratori neri  schiavi del Sud: la Libertà. il Salario, il diritto di Residenza e  Cittadinanza americana quale premio se avessero combattuto per il Nord. Così avvenne. Le fila degli unionisti s’ingrossarono dando vita ad un nuovo esercito nero di combattenti ben motivati a vincere in nome della Libertà promessa. Questa mossa fu una delle chiavi di successo della grande vittoria unionista.
Il Cotone fu conquistato, gli schiavi liberati, i salari rimasero miseri e i cittadini di colore  furono  sottoconsiderati allora, come oggi. La politica ingannevole si sa, non mantiene mai le promesse.

Theodore Roosevelt: da Guerrafondaio e Premio Nobel 

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Domati gli animi sudisti, il Nord America vincitore, premiato da tanto successo in armi passò alla fase 2.0, ovvero, la  conquista de i mercati spagnoli del cotone in America Latina, come anche il  mercato nel sud/est asiatico sempre di proprietà spagnola. Il ritornello si ripete con infamie giornalistiche provocatrici a supporto (giornale giallo)  in seguito all’affondamento” della corazzata USS Maine 1898.
I
Nordisti americani accuseranno responsabili gli ispani dell’infame attentato, ed  appellandosi al diritto di difesa preventiva parte la dichiarazione di guerra americana.
Gli spagnoli, innocenti, con tanto di prove, non verranno mai ascoltati e verranno attaccati militarmente. La trappola ” dell’autoaffondamento”  da inizio alla guerra ispano- americana combattuta dal 21 aprile al 13 agosto 1898 conclusasi a Cuba, gli Usa esproprieranno alla Spagna l’intero pingue mercato sudamericano passando poi ai pochi possedimenti coloniali rimasti sparpagliati nel Pacifico , Africa, Antille e Filippine, guerre facilmente vinte dalla marina Americana grazie alla supremazia tecnologica militare delle loro corazzate. Nell’invasione a terra invece, gli Usa  concordarono,  come a Cuba, l’appoggio ai guerriglieri interni che chiedevano da anni “l’indipendenza” dalla Spagna.

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Mentre gli Usa guerreggiavano con gli spagnoli a Manila, (il ferro si batte quando è caldo, Theodore Roosevelt meditò di mettere le mani anche sul mercato del cotone cino/russo. Per quel desiderio avido di T.R.  la Russia verrà a breve  sottoposta alla disastrosa guerra del 1905 contro il Giappone, stato invasore che pretendeva l’egemonia su Corea, parte della Cina orientale e la Manciuria, laddove la Russia zarista presenziava da 200 anni. L’esercito zarista  conoscerà il lutto di due milioni di soldati caduti sul fronte. Il Giappone nuova nazione emergente, diventerà la più potente nazione presente in Asia, finanziata, istruita ed armata dalla comunità Cosmopolita occidentale angloamericana.
1095 la Russia firmò la resa  col  Trattato di Portsmouth (a New Hampshire – USA). Il 5 settembre 1905, in tre lingue, la Russia riconoscerà solo il trattato in lingua francese.

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Anticipatamente al trattato di Portsmouth e ancora a cannoni fumanti,  Alice Roosevelt (figlia capricciosa del Presidente n. 26) accompagnò il Segretario alla Guerra William Taft e molti altri statisti in una missione diplomatica americana in Giappone, Hawaii, Cina, Filippine e Corea per decidere le sorti della Russia oramai perdente. Taft  (dal 1909-13), dopo qualche anno diventerà il presidente n. 27 degli Stati Uniti d’America. ). A questo punto il Monopolio del cotone era una esclusiva delle borse angloamericanane. Esse imposero un prezzo variabile alle singole Nazioni, ciò gli permetterà di condizionare le scelte politiche nelle nazioni minori da affiliare alla supremazia dell’Alleanza cosmopolita. 

Inizio delle rivoluzioni in Russia.

Eccoci arrivati al dunque. Riassumendo: La Spagna perde tutte le sue colonie costretta a venderle le ultime per 21 milioni di dollari; la Russia Imperiale perde nella guerra contro i giapponesi con 2 milioni di soldati caduti al fronte. La Russia dovrà restituire in primis tutti i prigionieri giapponesi e i rivoltosi cosmopoliti occidentali presenti sul fronte Ovest subendo pesanti sanzioni, rimborsi bellici durante le trattative di Pace che eleveranno il presidente n. 26 Theodore Roosevelt a  “Premio Nobel” per la Pace quale mediatore capace di mettere ordine tutti i conflitti. Già d’allora,al “prestigioso” Premio Nobel non mancava il senso dell’umorismo scoprendosi centrale del cosmopolitismo etnico mondiale. 

Per Teddy Roosevelt l’immensa Russia  non era una nazione facile da conquistare in quanto era una impero troppo vasto e ancora sconosciuto alle mappe militari cosmopolite, tranquillizzandosi però nel  sapere che tutto il cotone prodotto in Russia finiva sotto il controllo delle famiglie ebraiche. Ma lo scatto d’orgoglio dell’esercito zarista, porterà alla fucilazione per alto tradimento  i rivoltosi interni (i BUND) alleati agli americani. Ciò riaprì nuovi scenari di guerra che vedrà la Russia impegnata successivamente nel tranello della Prima Guerra Mondiale 1914/18.
Nel 1905 per T. Roosevelt i BUND andavano ancora protetti, finanziati e diretti preparandoli alla “rivolta interna” successiva utilizzando la sindrome cubana in vista del prossimo Colpo di Stato dopo quello fallito del 1905. L’ira della Russia tradita dai cosmopoliti interni ebrei,  porterà al maltrattamento degli stessi ebrei e in generale in tutta la Russia, in modo particolare verso gli usurai di alimenti terreni e denaro (i Pogrom). La devastazione del Progrom darà inizio ad una forzata emigrazione di ebrei verso le Americhe, per poi tornare organizzati.

Che fare?

Il Cotone dopo la sana alimentazione dell’uomo, nella sua funzione primaria e sociale è la materia principale del decoro fisico e morale di un popolo, specie laddove la temperatura non permette la nudità nei mesi freddi del castigo. Il cotone, proprio per soddisfare la domanda umana sempre più pressante a causa dell’esplosione demografica delle popolazioni mondiali, subì per primo il processo  industriale dando vita a vere caserme  strategiche ad alto rendimento produttivo: le Fabbriche.

Le Mode
L’impiego del cotone lavorato all’interno delle comunità  umane, ha sempre portato una ventata d’aria fresca a vanto per la leggerezza raggiunta dando vita alle Belle Arti Decorative. La colorazioni, il ricamo e variopinta sartoria.

Dal rinascimento in poi, la pittura decorativa muraria sentendo il bisogno di essere esportata diede alla luce in Olanda la tecnica della “Pittura ad Olio”, tecnica che richiedeva come supporto una TELA. Quindi i telai, le tele tramate, come Penelope insegna nell’Odissea non dovevano mai fermarsi perché rendevano l’Uomo (Ulisse) immortale.  Conquistare il Cotone voleva dire conquistare l’immortalità di questa antica frontiera.
l’Arte, sposandosi su tela, vide gli imprenditori tessili promuovere la pittura da cavalletto quale ramo aggiuntivo di consumo del cotone. da qui si scatena l’idea che attraverso l’Arte era possibile fare breccia nei sistemi monarchici per la preparazione occulta della loro caduta. D’altra parte, gli industriali erano diventati  molto più ricchi dei loro sovrani meditando in gruppi organizzati di scalzarli tutti.

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Che cosa’è il Filo Rosso e cosa significa?

Molte cose e anche molte leggende.

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Il filo in sé  ha dato vita a leggende di straordinaria bellezza e ricchezza di fantasie: miti, preghiere, leggende, teologie, filologie e filosofie ecc. Oggi anche al WEB (ragnatela / ragno+tela), è risultato metafisico del mondo idealizzato  dalla Dea OPI romana generatrice di operai e filatrici.

Dalla teologia mitologica ebraica attraversando quattro millenni circa. ci perviene una curiosa processione teologica che ci trasporta da Nativot a  San Pietroburgo, seguiamola:

Si diceva: “La più grande energia, è posseduta da un filo rosso portato da un luogo sacro: la città israeliana di Netivot”.
Inizialmente questo amuleto al braccio (braccialetto) viene da Israele, costruito dai cabalisti seguaci di questo sconosciuto movimento esoterico. Secondo la leggenda, proviene dalla tomba della Matriarca israeliana Rachel che secondo gli insegnamenti della Kabbalah è l’antenata di tutta l’umanità ebraica, tale tomba viene cinta da un “filo rosso”.
Mentre gli uomini ebrei sono riconoscibili dalla circoncisione del prepuzio del pene,  alle donne mancava un segno di appartenenza all’etnia ebraica originaria. Il Filo Rosso venne adottato per sopperire a questa esigenza metafisica nascosta, quindi, le Bundiste ebree russe, (ed altre ebree sparse per il mondo), adottarono il Filo Rosso di Rachele al polso sinistro per riconoscersi durante le agitazioni di piazza alzando il pugno di battaglia (pugna) per evidenziare il filo rosso di appartenenza.  Riconosciutesi con  tale segno , le donne ebree si davano mutua assistenza sia in battaglia che sui luoghi lavoro, commercio o altro, creando l’Esercito delle Matriosche (o Matriarche), un servizio segreto parallelo al femminile poco conosciuto alla letteratura artistica, amuleto tenuto nascosto alla politica e ai militari, ma di grande portata e influenza storico mondiale del mondo femminile ebraico.

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L’usanza moderna d’indossare oggi un filo rosso di riconoscimento al polso sinistro, fu rilanciata dall’Esercito delle Stars hollywoodiane educatrici di masse ipnotizzate e in particolare, nei nostri tempi moderni – dalla Rock Star Madonna. Secondo lei, ripetendo a memoria la leggenda, questo amuleto le rese la vita armoniosa e di alto successo tenendo lontano il “malocchio”  una sorta di avversità alla fortuna. Questa cantilena popolare di natura  superstiziosa, nasconde invece un altra verità più interessante, di natura storico/politica che andiamo a narrare.

unnamedIl successo della Rock Star Madonna le fu dovuto non tanto dal filo rosso che ha sempre portato al polso per scaramanzia, ma in quanto, essendo di origine ebrea godette della protezione e raccomandazione della comunità ebraica americana che ha il Monopolio  su tutti i poteri d’America, special modo quello dello spettacolo e cultura. I primi posti sono nelle classifiche dell’>Arte sono riservati ai solo “eletti”  e non solo in America.
Tali posti sono affidati ai migliori dei loro campioni messi apparentemente in concorrenza ma solo se appartenenti alla Comunità.  Madonna, assistita da Staff di alta professionalità, ci ha messo anche molto di suo pur di restare sul podio mondiale e in quel modo longevo. Altre artiste invece sono crollate nei vizi della lussuria. Il premio di Madonna quale Star storica,  è pervenuto anche da un vasto pubblico giovanile che l’ha saputa amare e seguire fino in fondo. Madonna è diventato l’orgoglio della Comunità ebraica.

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Il Rito: 

Il Filo Rosso cabalistico senza nodi, è di classe inferiore, invece, quello fino a 7 nodi e di alto rango e grado assegnato alle capitane delle organizzazioni massoniche. Il  Filo Rosso diventa un giuramento cabalistico se segue questo principio: si prende un filo rosso di matassa,  si fa sette volte il giro della tomba della Matriarca Rachele, si “spezza il capo”, poi si recita la preghiera conosciuta ai soli addetti e una volta consacrato il filo se ne ricavano dei braccialetti rossi, semplici per gli Adepti o con 7 nodi se affidati a  dirigenti Matriosche in Russia o alle Matriarche dirigenti capitaliste. Tale riconoscimento è assegnato anche a chi abbia saputo fondarne un nuovo modello di vita ed essere promossa in campo con titolo Matriarca per meriti acquisiti nel gestire al meglio il Monopolio da governare.

Perché sette nodi?

Perché “Donna Rachele” figlia di Giacobbe nipote di Abramo, sancì per giuramento che il numero di 7 vite morte avversarie pareggiavano la Vendetta per ogni morto subito dalle Famiglie sue discendenti. Ciò servì per imporre il rispetto alla sua progenie. Lenin ebreo, vedremo che lo attuerà contro la famiglia dello Zar composta da 7 componenti fucilati per avergli fucilato il fratello maggiore insorto nel 1905.

Ed ecco la sorpresa: https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Generale_dei_Lavoratori_Ebrei

Detto fatto, la Filanda russa Krasnaja Nit (Filo Rosso) era un covo di BUND ebrei Titolari compresi. Quale modo migliore per confabulare agitazioni e sommosse  nascondendosi dietro l’anonimato tra le moltitudini di lavoro e dirigerli?
Sui Bundisti bisognerebbe aprire una pagina a parte in quanto, tutti i loro nominativi tenuti segreti furono trovati negli archivi delle Intelligence americana, trasferiti solo poi nel 1945 a Londra.  I B.U.N.D. si mossero nel mondo come un agenzia di cosmopoliti  cospiratori ed informatori (spie) a vantaggio del capitalismo americano, anche se, i Bundisti si sono sempre dichiarati socialisti non sapendo di essere manipolati dalle destre ebraiche americane. Il Partito Comunista Americano fu negli anni 20/30 un gran bel partito partecipato di lavoratori,  ma dei Bundisti che si credevano una setta segreta, ne facevano grande uso anche i Servizi Segreti della polizia URSS (la  “Čeka” (ЧК)) per avere informazioni di prima mano (interscambio) sulle tecnologie, usi e  spostamenti politici interni americani (e viceversa). Il PCUS era informato di tutto e tutti fingevano di non sapere nulla sulla esistenza BUND, tallonandosi tutti a vicenda. L’Arte è l’unica disciplina che conserva e rivela le cospirazioni di questo strano mondo che ha sconvolto l’Europa industriale per quasi due secoli.

Israele in Siberia

imagesPremiati  per il loro eccellente servizio,  ai Bundisti il PCUS darà una regione siberiana  per fondare il loro nuovo stato “Israele” dove vivere sereni secondo le loro usanze, costumi e leggi religiose senza più nascondersi. In Siberia, all’estremo Est che da sull’Oceano Pacifico,  Birobidžan è la capitale dell’Oblast’ Autonoma, capoluogo della nota regione/stato Birobidžanskij.
Quando nella controcultura anticomunista si citano gli ebrei deportati e flagellati in Siberia, in realtà venivano trasferiti come pionieri nella regione di Birobidžanskij a costruire il loro nuovo stato sotto il diretto controllo dei loro superiori di fede ebraica.

Aleksandr Isaevič Solženicyn, (Solgeniski) per esempio, come altri ebrei spie capitaliste infamanti, verranno nell’URSS confinati nei “Gulag” (terre da colonizzare). Quegli esiliati accuseranno se stessi con menzogne infanganti contro  l’URSS (oggi Russia), perché agli ebrei piace assai mescolarsi appassionatamente nascosti nei  grandi movimenti storici  rivoluzionarie  mondiali pretendendo di restare nella Russia europea o paesi satelliti, dove c’è molto da intrigare, confabulare cospirare. Odiano restarne fuori dal gioco (e sono da capire), perché quella ebraica è una storia appassionante fatta di mille intrighi a corti, tranelli, veleni, rivoluzioni, guerre, trame, conquiste e scoperte; Arte, letterature, musica, scienze, mestieri; politiche e religioni come i razzi interstellari e le ciminiere nucleari fumanti  ecc ecc,  succo della loro esistenza basata sul santo comandamento:

“L’immortalità la si raggiunge con l’Impresa”.

I primi grandi collezionisti d’Arte nel mondo furono tutti imprenditori del tessile, come mai? La Rivoluzione Russa fu pilotata da sedicenti “Fili Rossi” borghesi finanziati dagli imprenditori tessili? Oggi è come allora basta vedere la politica espansionista ebraica sotto il governo di  Boris Eltins. Nascono le super imprese private dei cosmopoliti chiamati oggi come Privati od Oligarchi.

Che importanza ha giudicarli nel Bene o nel Male se gli hanno governati ambedue con il  pubblico consenso? Ma i reati quelli no, se ne devono fare carico anche le generazioni innocenti nuove e future.

L’Arte è più nascosta e segreta di loro, li osserva, li guida, li usa ma non li giudica… medita.

bundfoto: Il Collezionista. Rivoluzione russa inscenata dai “fili rossi” nel 1905 contro lo Zar.
Di operai se ne vede poco o nulla, invece di rivoluzione borghese trattasi.

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Avanguardie 900

Kiki e Tsuguharu Foujita

Lolita prodigio e Musa

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Alice Prin, soprannominata Kiki de Montparnasse.

Kiki, per un periodo  di tempo fu amata e adulata dal “pittore” giapponese Tsuguharu Foujita, personaggio doppiogiochista legato ai servizi segreti franco-giapponesi in servizio per conto del  proprio paese durante la preparazione della Seconda Guerra Mondiale come agente degli “Alleati” e anche per conto dei servizi tedesco-giapponesi. Un patto segreto univa i democratici con le nuove destre europee nel piano comune di aggredire l’URSS. Durante il percorso storico che porterà alla Seconda Guerra Mondiale, la Germania, il Giappone e l’Italia si staccheranno dall’Alleanza Cosmopolita angloamericana creandone una alternativa: l’Asse Roma,  Berlino, Tokio..
L”URSS verrà aggredita e, per la quarta volta con una “Guerra ampo” contro di lei., ma che  falli miseramente anche questa volta, allungandosi i tempi di ben 6 anni, spezzandosi in più fronti estendendosi la guerra anche alle colonie arabo/africane.  Tsuguharu Foujita vista la malaparata dei tedeschi e del suo paese, porterà a termine i suoi Servizi per conto della sola Francia. Infine verrà insignito al valore militare da Francia e Belgio nel cospirare da giapponese contro l’asse Roma-Berlino-Tokio.

Nei grandi eventi bellici, gli Agenti segreti spesso cambiano umore con le vicissitudini che la guerra prende.  Kiki fu per lui un amore insano ma di grande  rispetto verso colei che le fu Musa  posandogli modella per molto tempo, cadendo ambedue nel gioco sottile dei sentimenti. Il compito di Kikki era di istruirlo e sorvegliarlo svelandogli il mondo seducente della cultura francese, ammaliandolo non poco, dandogli in uso non solo il corpo ma anche l’anima. Si lasceranno quando i rischi di guerra si fecero pericolosi.  Tsuguharu Foujita capito il mondo femminile francese si adeguerà a quel modello di vita difendendolo. Avrà altri due incontri delicati prima dell’approdo definitivo che gli darà figli legittimi.

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Chi è Tsuguharu Foujita?

Spia non ben identificata ma ben collocata fin dall’inizio del suo Servizio, lavorerà per conto dell’ambasciata belga e francese. T. Foujita era un residuo bellico dei trattati diplomatici franco/giapponesi sotto la regia di Claude Monet il Gran Giardiniere risalenti alla preparazione della Guerra Russia-Giappone del 1905 che univa nell’Alleanza: Usa, Inghilterra, Francia e Giappone.
Tsuguharu Foujita restò un perfetto anello di congiunzione diplomatico durante la rottura del Giappone con l’USA nel ’35, preferendo la via occidentale  e abbandonò  il suo popolo.
La Germania era più generosa  rispetto gli USA e anche più malleabile nel rilasciare licenze tecnologiche e concessione e bassi tassi di interesse rispetto il Capitalismo strangolante americano rivelatosi poco affidabile alle promesse fatte.

Tsuguharu Foujita, fu accolto subito nelle sfere  cosmopolite dell’Avanguardia e imparò a dipingere uno stile personale su commissione (Copyright)  utilizzando anche lui l’Arte come portafoglio per i  finanziamenti illeciti per la sussistenza del suo “gruppo di fuoco” spionistico ben inserito in Giappone e Germania. Nel periodo che precedette la guerra si rilassò imparando a dipingere utilizzando il colore a “lavatura” come fosse china diluita. La tecnica è giapponese classica. Le sue opere avranno un impennata proporzionata all’impegno militare preso. Scoveremo dietro la sua arte pittorica i movimenti dei finanziamenti illeciti a beneficio della sua “Sezione” di agenti giapponesi presso l’ Accademia della  “Ecole de Paris”.  Questa era una accademia concettuale composta prevalentemente da ebrei facenti parte sei servizi segreti Cosmopoliti di tutta europa, non francesi, che perpetuavano la tradizionale esperienza di truccarsi da artisti per altri scopi e fini politico/eversivi. Praticamente La Scuola di Parigi era un centro direzionale di finanziamento e organizzazione eversiva occultato detto: Avanguardie per gli stili d’intervento a guida delle varie centrali operative. 

Tsuguharu Foujita  fece scalpore la priva volta al Salon d’Automne – Parigi 1922 col suo quadro che ritraeva Kiki nel “Nu couché à la toile de Jouy,” acquistato per oltre 8.000 franchi di allora. Kiki gli fece da madrina.  Kiki fu colei che gli apriva le “porte del cielo” e Tsuguharu Foujita in cambio eseguiva scrupolosamente  gli ordini ricevuti dalla centrale delle Avanguardie riportandoli o depistando o favorendo il proprio paese e i suoi agenti in Germania senza sapere bene da quale centrale partissero gli ordini. Doveva informare Kiki la quale provvedeva a girare le informazioni.  Per l’occasione, e per essere meglio affiliato al progetto di adesione germanico, si fece crescere i baffetti a “mosca” sotto il naso con Hitler.  Era la guerra a volerlo, e lui, attore doveva adeguarsi al gioco in quanto era a conoscenza dell’esito finale vincente. Il suo Stato, il Giappone, finn dal principio fu vincolato all’Alleanza USA per amministrare il dominio dell’Asia. Tutto ebbe un corso regolare senza troppi scossoni fino a quando…

I giovani  europei  crescevano ignari; marciavano in fila per due, scolaretti dai canti di gloria alla Patria, in divisa militare e finti moschetti sulle spalle pronti a combattere e morire per la Patria che aberrava il mondo socialista di altra scelta, atea e comunista amica dei cinesi detti “Pericolo Giallo” senza sapere die essere parte integrante del vecchio piano Théodore Roosevelt, enigma irrisolto di una partita militare rimasta in sospesa a ‘inizio secolo: conquistare la  Russia. Il piano verrà portato avanti da Franklin Roosevelt

Tornando al Salon d’Automne e i meccanismi che lo governavano, nell’Autobiografia di Alice T. Toklas, la scrittrice ci racconterà in un brevissimo dialogo a tre: Alice Toklas, Gertrude Stein e Pablo Picasso, sulle motivazioni e fini del   Salon d’Automne, in quello che non doveva essere un normale “Salon d’Arte” per cui fu fondato, ma una volta conquistato dal capitalismo, essere la base logistica dei finanziamenti illeciti passati attraverso la copertura di Aste d’Arte.  (una sorta di Borse dell’Arte)
Quei finanziamenti, tenuti sotto controllo da prima di Monet in poi, ci porteranno  a comprendere perché l’Arte francese moderna si espanse nel mondo in modo così rapido e anomalo con l’ausilio delle Avanguardie.
Le “Avanguardie” la “Ecole de Paris” come la “Session d’Or” spagnola, avevano il compito di spacciare brutte opere d’arte in opere “tres magnifique”,
dove i collezionisti finanziatori erano tutti rigorosamente Cosmopoliti cospiratori a parte qualche piccolo malcapitato  che ci era cascato, strapagando uno scarabocchio artistico senza copertura finanziaria futura americana o Svizzera in quanto non coperto dalla “Organizzazione” etnica mondiale.

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Foto: Kiki in “Nu couché à la toile de Jouy,” by Tsuguharu Foujita, ( 8.000 franchi)

La lieve peluria sul pube di Kiki è un arbitrio dettato dalla morale giapponese che ne vieta l’esposizione pubica in quanto a riprova lei  narrerà nella sua biografia di modella su quelle sessioni di posa nel  1929:
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“… posai anche per Foujita. Ciò che lo stupì di me era il mio sesso depilato. Veniva spesso a metterci il naso per vedere se i peli  non crescessero durante la posa! disse… “Questo è più igolo … senza peli!
Perché hai i piedi sporchi? “.
Avevo l’abitudine di camminare a piedi nudi ed egli si era dimenticato di mettere i tappeti … “

 

La prima moglie di Tsuguharu Foujita fu giapponese, le altre due francesi. Sul finire del suo impegno, davanti al disastroso risultato della Seconda Guerra Mondiale, come altri artisti abbandonerà l’organizzazione e subirà la conversione al Cattolicesimo assumendo il nome di Leonard Tsuguharu Foujita. Le conversioni ebraiche in cristiane o cattoliche non sono ben viste tra gli ebrei, per loro è una sorta di tradimento mentre per gli interessati, è un addio ufficiale al mondo dei Fratelli e Patriarchi in quanto non più d’accordo sui metodi e la gestione dei risultati. Ciò accade sempre in tarda età quando gli uomini sapendosi prossimi al trapasso, prepara l’anima per il grande viaggio senza ritorno verso un altro mondo non più Cosmopolita.

Nonostante i servizi resi alla Francia, solo nel 1955 riceverà la Medaglia d’Onore, il grado di Ufficiale dell’Esercito Francese e la cittadinanza francese.

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Nel dopoguerra, il suo tour in sud america sarà un tripudio artistico di pubblico e vendite, ma sapendo il sud america essere diventata la seconda patria delle destre eversive europee esiliate senza subire un regolare processo, qualcosa non “quadra” nei suoi “disegni” eversivi.

Morirà di cancro in Svizzera nel 1968 quando le destre  internazionali cominciarono a rialzare la testa. Leonard Tsuguharu Foujita, lasciamolo sepolto in pace con la seconda moglie francese tumulati insieme nella cappella di famiglia da lui stesso progettata e costruita, ultimo suo “sforzo artistico” completato prima di riposare in pace. Dentro, sui muri, è possibile ammirare la sua sacralità affrescata dove evidenzia ancora  tutto l’orrore subito in guerra, morendo nel rancore per aver combattuto per una fede a lui mai ben compresa, (Atomica) esaltando l’armonia delle madonne, condannando la cattiveria degli uomini assassini.

Una cosa è possibile ammirare all’interno della cripta, ed è, che, nonostante tutte le pressioni subite dalla rivoluzionaria “Arte Moderna”, vedrete  l’esperienza interna sua d’Arte concludersi nell’ultimo respiro pittorico nel risorgere  tutta la sacralità della bistrattata “Arte Iconoclasta” combattuta per un intera vita, per poi tornare a decorare intimamente nella sua cripta, la spiritualità che torna a narrare i Segreti dell’Arte nel figurativo pregno di umani  o gloriosi difetti, espressioni che sui volti beati o dannati si manifestano senza parlare.

link: Cappella Tsuguharu Foujita
accenni artistici in lingua francese: di T. Fujita: 

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Dopo che divenne cittadino francese nel 1955, iniziò a seguire le lezioni di cattolicesimo, convertendosi infine nel 1959. Al suo batte-simo prese il nome aggiuntivo Léonard come riferimento sia al martire giapponese Leonard Kimura sia in omaggio a Leonardo da Vinci. Durante il suo periodo di istruzione cattolica, Papa Benedetto XV ha aperto le porte delle collezioni vaticane all’artista giapponese. Era particolarmente ammirato dalle opere di Giotto e dai murales della Cappella Niccolina.

Le opere di Foujita includevano sempre più scenari religiosi con un fascino particolare per la madre col bambino.

 

Kiki ?
Della nostra simpatica “Regina di Montparnasse ” che ne fu?
Ebrea come Man Ray come tutto il gruppo delle Avanguardie, è loro abitudine religiosa lanciare il sasso e poi scappare  trasferendosi per sicurezza personale negli Stati Uniti d’America come tanti altri altri artisti lapidatori intellettuali legati ai Servizi Segreti Cosmopoliti, fautori della Seconda Guerra Mondiale.
Ella morirà in sovrappeso avvelenata da alcol e droghe a Parigi, girando tra i tavolini misera come nell’infanzia zingaresca a leggere la mano dei clienti, lei , che dell’Arte fu una Musa prescelta, poi spia diseredata per aver rinnegato  l’operato della sua intera organizzazione.

Tsuguharu Foujita dei “fratelli” d’avventura delle Avanguardie nei bei tempi bohemien  e amanti di letto di una “sorellina” considerata meno di due di picche e da tutti, fu l’unico che si presentò silenzioso e sommesso ai funerali di Kiki, la modella dai piedi sporchi che si vendeva per poco: un letto caldo, una cipolla, un po di pane e una bottiglia di vino.

E del nostro Man Ray nel frattempo che ne fu?… Figura poliedrica è sotto indagine.

images.jpg3      kiki3                     MAN RAY                                                                                 KIKI

la ricerca continua …


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Picasso: Ordine della PIPA 1/2

ORDINE DELLA PIPA 1/2

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Per mettere in piedi la tresca nell’arte che ci porterà al Collezionismo Capitale odierno, bisognava attivare un meccanismo “promozionale” o pubblicitario  di vendita in perdita e di notevoli proporzioni iniziali. Picasso e banda del Bateau Lavoir , si avvalsero degli introiti da riciclare ricavati provenienti dal contrabbando  di confine tra i paesi Baschi e Francia, meccanismo brigante nel quale tessere proficue alleanze economiche fino  a impadronirsi della intera rete gestendola per anni. Come simbolo di appartenenza ad una cosca piuttosto che un altra, la Pipa divenne il simbolo di appartenenza alla cosca di contrabbandieri  cubisti.

La storia della “Pipa”, come di altri oggetti di appartenenza simbolica in altre cosche malavitose spagnole, era una tradizione tutta spagnola e che Alice Toklas accennerà su questa simbologia nelle sue “Autobiografie” scritte agli albori durante una visita guidata da Picasso in Spagna. La tradizionale simbologia oggettuali di appartenenza alle  cosche, sono ancora in uso oggigiorno, specie in italia. Non verranno accennate nello specifico da Alice Toklas  e Gertrude Stein nelle visite  guidate da Pablo Picasso in Spagna come in Italia meridionale,  simbologie malavitose presso tali cosche abbondava assai laddove avevano il controllo territoriali per pizzi e taglieggi. Il simbolo esposto era un monito che quell’esercizio era prottetto da una cosca piuttosto che da altra. Ma una traccia indelebile  presentata “distrattamente” da Alice Toklas. ci da modo di capire anche  le motivazione di quelle visite ai “Balletti”
Alice Toklas ci darà un altra sottile traccia significativa quando narra di Marcel Duchamp che presentò a Gertrude Stein il pittore italiano Giuseppe Stella, anche lui ebreo e figlio di “Notai” come Duchamp e molti altri capi delle Avanguardie, ma  almeno  il nostro Jo Stella, da buon italiano sapeva dipingere e anche bene, ma non sarà quella la sua arte di edificatore di “Quadri” in italia, ma negli Stati Uniti (N.Y.)

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Quando il Cubismo come organizzazione eversiva anteguerra (’14/18) attraversò un momento critico, grazie ad una rapida  metamorfosi politica Picasso farà sparire le proprie tracce in vista della Guerra Mondiale. Lo scettro della “Pipa” passerà, per volere della grande Finanza americana (Chicago) al Surrealista Salvador Dalì, e successivamente a Renè Magritte in quanto Dalì si rivelerà non essere all’altezza come organizzatore di “Quadri”, ma Gala ( la moglie russa terrà la contabilità del gruppo fino allo scioglimento del gruppo anarchico e socialista , decimato durante la guerra civile di Spagna. Dalì preferirà la vita mondana, il consumo di droghe a favore della ricerca pittorica complessa. Amedeo Modigliani ne verrà fuori disperato e sconfitto dalla guerra civile spagnola, tradito appunto dai cubisti passati sotto la bandiera di Franco.

La Pipa merita una nota dedicata, sia come ‘oggetto’ di riconoscimento d’appartenenza alla cosca designata, sia come simbolo riconoscimento picassiano quale “Capo Pipa”.

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Foto. Renè Magritte.

Questo “quadro” surrealista di Renè Magritte dal titolo “Questa non è una pipa”,  nella Storia dell’Arte è ancora  oggi un rompicapo intellettuale diventando un capolavoro capostipite delle correnti “Concettuali” che dagli anni ’50 in poi ne faranno la loro bandiera. Per quell’enigma, si scateneranno una serie infinita di “opere” facsimili ispirate da quella frase  enigmatica fuori luogo appartenente alla concettualità surrealista informale. La frase  fu inscritta inscritta nel quadro per altri motivi, ma ignari del significato fu adulata dai discendenti artisti “Concettuali”, diventando quel quadro la pietra miliare della concettualità per la propaganda pubblicitaria.
Di quel quadro “campione” si sono scritte fiumi e fiumi di parole squisite, osannandolo, divinizzandolo l’artista Magritte per diverse generazioni sia i critici che gli “artisti concettuali”. Il nuovo , il diverso nasce sepmre da un errore. Vediamolo.

PIPA: voce del verbo pipare.

Io pipo
Tu pipi
Egli pipa
Noi pipiamo
Voi pipate
Essi pipano.

Pipare cosa?
Hascisc, Oppio, Fumo, Polvere, Funghi o che altro?

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La lampe philosophique

A me spiace scoperchiare questa pentola del Diavolo che ha dato origine a una serie interminabili di equivoci artistici e problemi sociali in occidente (la droga); ma il nesso tra Droga-Arte, Droga-Economia, Droga-Religione, Droga-Guerra, Droga-Politica, Droga-Medicina, Droga-Psicologia o altro che sia stato intaccato dalle droghe, ci porta a scoprire che i fornitori di cocaina agli eserciti durante la Prima Guerra 1914/18 saranno agenti malavitosi infiltratisi nell’Arte, quindi  non facili da scoprire perché muniti di un tacito passaporto speciale  della Cultura, una licenza di follia dettata dagli atteggiamenti “strani” degli artisti dopati, ma scoprendo anche che l’Arte è l’unico archivio umano nel quale inconsciamente (o consciamente) gli artisti  riversato le proprie fantasie, mentre gli infiltrati riversano bugie. Ogni opera  delle Avanguardie del novecento francese, se tali  le vogliamo ancora chiamare opere,  svelano reati finanziari contro l’uomo ignaro e la loro storia infinita sempre fuori controllo.

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Il soggetto  Pipa fu un tema molto ripetuto da Picasso in quanto, tutti coloro che facevano parte della segreta e vasta rete organizzativa dei Cubisti di Barcellona, se esibivano un quadro di Picasso al muro con quel tema, erano referenti di provato giuramento, trovandosi davanti un “quadri logo” politico riconoscibili quale logo di fabbrica picassiano.
Tale quadro doveva essere di esclusiva pertinenza di un adepto giurato. Bastava un occhiata che subito tra gli adepti anche se sconosciuti tra loro, si apriva un intesa caratteriale, politica, religiosa, affaristica e bellica. La Pipa picassiana era un lasciapassare alle attività segrete dell’organizzazione.

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Anche quando dipingiamo Martiri, Sante e Vergini; Condottieri, Imperatori e Battaglie; Rivoluzioni, Caduti di guerra o Lussurie o un Cristo crocefisso, un Battista decapitato, un eroe sentenziato, è perché con l’Arte non si vuol dimenticare e, l’Arte stessa non vuole dimenticare, proteggendo l’opera in modo sacrale dalle disavventure, riportandoci alla mente i nostri reati anche se camuffati nell’intellettualismo onorato e di buona fede.

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Picasso che concetto aveva dell’Arte? Solo  produrre, produrre , produrre giornalmente “roba” in serie all’americana o produrre  artigianalmente “Roba” da smerciare come Arte per accalappiarsi i pingui guadagni dei Mercati mondiali? Geloso della sua invenzione non permise a nessuno del suo secolo entrare a far parte di quel monopolio da lui costruito.

Arte voleva dire per lui organizzare insurrezioni per un mondo nuovo da scoprire e quindi da inventare, oppure creare un modello monopolizzato da non cedere in futuro? Certamente per Picasso era tutto questo ed altro ancora nelle grande rivoluzione capitalista del nuovo secolo.

La Bellezza? Nulla centrava per lui. Si era in piena rivoluzione industriale, guerra tra eserciti e nel pieno delle brutalità umane.   Tutto si doveva vincere a tutti i costi, come afferma l’artista:“rubare e copiare”, l’importante era inventare, conquistare  e amministrare  coi propri adepti disciplinati e dipendenti, l’impero picassiano impostosi nel mondo dell’Arte con la brutalità di un “marrano” conquistatore.

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Le rivoluzioni segrete quando sono imminenti non permettono riflessioni, tutto deve essere preordinato con scrupolosità maniacale e militare, per poi eseguirle alla lettera i piani. Le varianti verranno dettate durante le battaglie da strateghi e complottismi comodi nel preordinare nuove mosse. Picasso era un Militare arruolato all’Alleanza e quindi dettava ordini ai suoi fratelli Cubisti, ordini da eseguire alla lettera  e bisogna farlo velocemente affinché  l’effetto shock a sorpresa funzionasse. La lezione guida e finanze veniva da lontano, dai Cosmopoliti Nord americani.

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Foto: Ufficiali nord americani (Cosmopoliti dell’ordine della Pipa) nella guerra civile d’America

Numero  120.000 opere catalogate, più altrettante in giro ancora da catalogare, quante opere fanno al giorno? Domanda legittima: Quanti dipendenti aveva Picasso? Chi erano i suoi agenti di riferimento in Europa e in America per la collocazione delle sue opere a fine di finanziamenti illeciti avuti in dalla stessa Gertrude Stein e fratello LEO Stein, fondi percepiti da Acciaierie americane, Università, Cotonifici e industrie belliche ‘pesanti ecc? Li, presso questi signori della guerra troveremo le cataste di quadri ammassati di Pablo Picasso e Enri Matisse, agenti segreti in Europa.

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Foto: Daniel-Heinrich Kahnweiler


A reggere il gioco internazionale e in tanti anni per Picasso ci vorrà un soggetto pragmatico come il tedesco cosmopolita  Daniel-Heinrich Kahnweiler che gli starà vicino tutta la vita. Nel dopo guerra ’18 sarà il suo mercante d’arte di riferimento e di tutti i cubisti in generale fino alla vecchiaia, vestendoli, nutrendoli , sostenendoli.
Daniel Kahnweiler fu il loro “Alto Ufficiale”.


Nei momenti di tranquillità Pablo Picasso amava adunare ed ascoltare le imprese belliche di dei suoi reduci cubisti, combattenti volontari nella Grande Guerra del 1914/18. Che ci facevano i cubisti armati e volontari fuori confine e combattere per chi?

Forse ciò che si sostiene fin dal principio comincia a prendere forma: le Avanguardie artistiche del ‘900 se indagate a fondo aggredirono con tracotanza l’Arte, un “bene comune” atto  alla crescita spirituale  della società, maltrattandola  male, come bestia da soma,  riducendola a “Cosa e Roba” da vendere al Mercato del bestiame, o qualsivoglia sotto forma di , roba da usare per fini capitalistici od egemonici non artistici.
Perché?

Segue pagina 2/2


(Cubismo e Picasso)
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DADA: La Nascita (5). Le donne ufficiali.

a  raLe Donne Dadaiste.

Si narra di DADA: “Nel verso infantile DADA, i dadaisti trovano la parola più adatta per esprimere il proprio nichilismo, il rifiuto delle convenzioni borghesi, e della retorica belligerante dei politici.”

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Foto: scherno agli ufficiali della S.A. tedesca.

La lezioni sul dadaismo cominciano sempre con questa frase diventata noiosa e ripetitiva, sempre la medesima per tutti e per tanti anni, dogma che ha bollato intere generazioni di allievi, artisti, operatori di settore congedati dalle Accademie di Belle Arti e Università di Storia dell’Arte come se essere insurrezionali o rivoluzionari sia un privilegio artistico o una bandiera da tenere alta perché dogma coniato dai dadaisti e quindi comandamento scolastico e culturale per tutti.

Quella citazione è una una farsa, peggio, una bugia bella e buona. Appunto: una menzonia, e, tale si rivelerà mano a mano che ci si addentra al tema sul Movimento dadaista tenuto spesso sottaciuto  agli allievi, dubbio che assale nel vedere a prima vista la Follia isterica e schizofrenica dadaista presente nelle loro opere.

Durante lo  studio di DADA qualcosa non quadra.

A prima vista DADA non piace e se mai dovesse piacere lo è per chi studente diligente rispettoso e inesperto si appresti allo studio per uscire dagli atenei acquisendo meriti e crediti preordinati per ottenere il massimo punteggio di riconoscimento al proprio futuro artistico, ripetendo quella cantilena a memoria.
Le cristallerie Universitarie non di toccano, non si contestano e non si devono infrangere; esse fanno parte dell’arredo e vetrinistica uguale per tutti gli Atenei e sempre in perfetto ordine mondiale, allineandole in modo uniforme in tutti i Musei d’Arte Moderna divenuti seriali.

Che cosa si cela dietro tale bugia dadaista?

Le menzogne artistiche dadaista nascondono da una parte, ed evidenzia dall’altra, tutte le responsabilità dei Cosmopoliti nel tener nascosta la propria vera identità tramando tranquillamente nell’ombra e passare impuniti al giudizio della Critica Politica e Storia dell’Arte. Grazie al camuffamento artistico, i cosmopoliti, per tutto il Novecento (e ancora prima), hanno potuto agire nell’ombra le loro congiure, siano esse andate a buon fine come andate a male. Per i dadaisti l’Arte fu soltanto un pretesto dietro al quale avere il lasciapassare “diplomatico” per i propri agenti e foglio di “buona condotta” da rilasciare alla Storia.

DADA:“Rifiuto delle convenzioni borghesi…” vediamo se è vero.

Gli anni bellici dadaisti (1916-18) non furono anni facili per nessuno in Europa. La Guerra si sa, porta lutti e scompiglio nella vita quotidiana. La bella poesia del focolare, senza fuoco, con la dispensa vuota come la pancia e con tanti reduci traumatizzati dalla violenza di guerra allo sbando, si manifesta socialmente in tutta la sua crudeltà trai gli stati  perdenti caduti in disgrazia e depressione.
A parte l’enfasi dei primi sei mesi di guerra 1914, il programma per la realizzazione della Guerra Lampo al fine di sbaragliare le Monarchie europee ed aprire una grande era tecnologica, nei piani di quel conflitto i cosmopoliti prevedevano l’estensione della guerra anche alla Russia Zarista e all’Impero Ottomano imponendo il “Nuovo Ordine Mondiale” a favore di una borghesia emergente industriale, illuminata, bancaria e cosmopolita ebraica, sempre più ricca ed agguerrita per la tecnologia raggiunta, la quale, superò di in gran lunga in valore economico i depositi auriferi dei loro stati, dei loro Governi e dei Sovrani.

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Chi abbia inserito nella Storia dell’Arte i dadaisti come Movimento artistico ha commesso un grave errore in quanto Dada è un movimento politico ben strutturato ma non artistico. Se poi tra una trame e l’altra la “fidanzata”di Raoul Hausmann  si sia trasferta in Svizzera e si sia cimentata a costruire delle bamboline graziose o burattini, ci passa, ma che nel tardo dadaismo si sia messa di lena a ricostruire il Movimento DADA svizzero dissolto nel nulla, possiamo darle merito di essere stata una brava archivista e bibliografa e sartina stilista dalle manine d’oro. Ciò le da merito anche se modesto. 

   Foto:  Hannah Höch

Dada’s Women
“Se non fosse stato per Emmy Hennings, Sophie Taeuber, Hannah Höch, Suzanne Duchamp e Céline Arnauld, il movimento Dada non avrebbe mai raccontato certi fenomeni sessisti riscontrabili nella società dei ruggenti anni venti europei.”

La storia del femminismo europeo lamenta i Dadaisti essere stata una compagine espressamente maschile e che poco spazio lasciarono alle donne. Una cosa il femminismo dovrebbe tenere presente quando criticano il maschilismo Dada: essendo DADA una organizzazione Cosmopolita militare, il rischio di perdere la vita o la libertà nelle scorribande parapolitiche era molto alto. La paura allontana le femmine dal rischio se pericoloso.

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Solo Emmy Hennings, sprezzante della vita, coraggiosa,  ha saputo essere una dadaista patentata. La sua specializzazione era la recitazione teatrale nell’Arte cabarettista, quindi perfettamente allineata al gusto e alle esigenze circensi delle Avanguardie.
Tale Movimento, essendo una compagine esclusivamente ebreicaa, “il verbo” è e resta la loro fede e arte. Quindi non potendo rappresentare l’arte figurativa, se non in forma astratta (unica licenza rabbinica) la parola e l’azione sono la loro vera Arte. L’Avanguardia Dada al fine di camuffare meglio il personaggio che un adepto volesse raffigurare o rappresentare per la presa prossima del potere, tutti i dadaisti dovevano prendere lezioni di dizione e recitazione. Qui, la maestria di Emmy Hennings  s’impose e, tutti i dadaisti, a turno, dovevano  addestrarsi al compito assegnatogli, recitandolo a perfezione.

 Foto: Emmy Hennings con marionetta 

Lo stesso Lev Trotsky  passerà un anno in America ad imparare la buona dizione e recitazione prima di affrontare la grande avventura in Russia, e, poiché Vladimir Lenin abitava a pochi passi dal Cabaret Voltaire, qualche lezione di dizione e teatralità deve averla presa per nascondere la erre moscia di gola molto pronunciata  nella sua voce, caratteristica tipica di chi parla a lungo l’aramaico. Quella caratteristica fonetica fu portatrice di  guai severi per molti ebrei durante i motti russi e germanici, diffidando i possessori, o peggio, perseguitarli anche senza motivi validi. Per ragione di sicurezza la erre  aramaica andava corretta.

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Nel piccolo universo femminile DADA, la diva   che più di tutte ebbe incarnato il dadaismo femminile fu la  baronessa Elsa von Freytag. La sua follia spregiudicata, l’arroganza, l’improvvisazione , la mancanza assoluta di pudore fecero di Elsa l’artista femminile Dada numero Uno. Innamorata di Duchamp, vissero insieme nello stesso appartamento per un periodo breve. Duchamp aveva capito che Elsa, per le strade di New York era il futuro di donna prototipo. Per Duchamp, Elsa era la  punta più avanzata della creatività cabarettista vivente per immaginazione, follia imprevedibile, genialità materializzata in una donna inaffidabile. Pare dalle ultime dicerie d’arte, che Elsa sia stata l’ispiratrice dell’opera Fontana di Duchamp.  Hannah Höch non ne parlerà mai, quindi non ci sono prove. Scoperto il significato dell’opera Fontana l’opera medesima scagionerà la baronessa Elsa da questa diceria.

foto: Elsa von Freytag

Hannah Höch, dal suo archivio ricostruirà, quasi alla fine del periodo post bellico la storia del movimento DADA scomparso. Pubblicherà la storia del movimento sulla base dei ricordi personali e fotografici. Gli stessi artisti interessati faranno invece sparire le tracce e le prove perché implicati in quel disastro che sarà la seconda guerra mondiale.
Quindi, quanto ci sia di vero, o meglio , omesso nelle memorie svizzere di Hannah, evidenzia nella ricostruzione una vestizione artistica e romantica del movimento; e basta. studiare Dada  attraverso le sue memorie di Hannah Hochnon nascondono al Dadaismo svizzero essere stato un movimento artistico, ma di altro certamente lei nega, ma le riviste e manifesti Dada ci presentano il vero lato nascosto del movimento.

Hannah Hochnon, pur avendo fatto parte della direzione del Movimento, DADA, il fatto che non fece trapelare nulla sulle opere douchampiane  ne deduce che ella fosse fuori dal gioco oppure legata da giuramento al silenzio. Saranno proprio gli spezzoni sparsi dei documentati rimasti tra le mani dei sopravvissuti a svelarci preoccupante quadro militare di DADA.

Arte anti borghese?
Come si fa a sostenere una tesi simile quando i vertici dadaisti erano figli della borghesia e che nella vita post bellica ricopriranno incarichi artistici di un mondo cosmopolita borghese vincente?
Se a causa del clima sconvolgente di Guerra cui i DADA hanno contribuito a costruire quel monopolio culturale, i loro messaggi subliminali attraverso le “letterine anonime” ritagliate e collage dispregiativi furono uno strumento mimetizzante obbligatorio e non geniale. Parlare d’arte tra i dadaisti è un obbligo monopolistico perché non di opere d’arte si  tratta ma cimeli.
Il luogo ideale museale dei DADA è certamente il Museo dei  cimeli di Guerra, in quel luogo assumono tutto il significato e valore dovuto.


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Poesia Cosmica n.51

                         Precessione.

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Peccato dice, che tu sia di altra, lasciati guardare, piaci.

Poi si siede per una fotografia al Gran Bordello Poetry

Qualcosa di malvagio da quella parte arriva verso

mezzanotte alla sala di sopra ove si recita a voce.

Maggiori informazioni arrivano dalle girls sulle ginocchia

che sfogliano album pornografici e ti baciano sul collo

lo leccano come vampire pregne di desideri sessuali

come fecero le loro nonne qui senza voglia di lavorare.

Non siamo prostitute ragazzo, siamo ragazze laureate

basta pagare boy, pagare e qualsiasi ragazza è tua.

Dimmi….

Che t’importa se è la “Fine del Mondo”, mica è tuo

è di Dio! perdio! lasciaglielo è affar suo, godilo!

mi deve anche dei soldi quel pessimo economista.

Qui si fanno eventi con parole pronunciate nel vizio

vieni fuori e leggi per noi ciò che hai descritto e bevi.

Bevi e ascolta le varie voci lette  ed è effetto Chicago

e, agli ospiti poeti, fate sentire la vostra voce, svestitevi!

il fanciullo è arrivato, il fanciullo è arrivato in aereo qui,

è la fine del Mondo! Dio, è Apocalisse per noi, meno male

che arrivata, pensavamo fosse una reliquia antica fasulla.

 

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Foto: Precessione degli assi e astri, appuntamenti profetici.

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